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Certose storiche: Certosa di Žiče

Certose storiche: Certosa di Žiče

Žiče Mappa.JPG

Prosegue il nostro viaggio virtuale nello spazio e nel tempo. Oggi vi propongo un approfondimento sulla certosa Notre-Dame du Val-Saint-Jean-Baptiste de Zicka, sita nell’attuale Slovenia. Il primo insediamento monastico certosino è datato 1160, per volontà del marchese Ottokar di Stiria. La storia alquanto travagliata di questa certosa giunge fino al 1782, allorquando fu soppressa a seguito di leggi anticlericali. Fu una certosa rinomata per la sua farmacia, famosi furono i suoi unguenti e medicamenti naturali. e la sua ricca biblioteca, nel 1487 si contavano oltre 2000 tomi e manoscritti! Fu un notevole centro spirituale ed all’epoca del Grande Scisma d’Occidente fu anche sede del Capitolo Generale dell’Ordine certosino nel periodo dal 1391 al 1410. Come di consueto, affido al potere delle immagini la descrizione della imponente struttura monastica certosina, che appare ancora oggi sontuosa e sprezzante del tempo che scorre. Rappresenta un polo di attrazione turistica e culturale notevole che è visitato annualmente da circa ventimila visitatori. In occasione del 850° anniversario della sua fondazione, il Governo sloveno ha dichiarato l’antica certosa monumento culturale di importanza nazionale. A voi una selezione di immagini, un interessante video con una ricostruzione tridimensionale, ed un prodotto dalla RTVSLO.



I certosini nel cuore di Maria

I certosini nel cuore di Maria

Il cuore di Maria

Il titolo dell’articolo odierno “I certosini nel cuore di Maria” oltre ad avere un significato figurato, ha un vero riscontro letterale. Vi spiegerò il perchè nell’aneddoto che sto per narrarvi.

La settimana scorsa, a serra San Bruno, oltre alla consueta processione solenne svoltasi in occasione del lunedi di Pentecoste, il giorno successivo ovvero il martedi 17 maggio, il corteo devozionale ha avuto un percorso straordinario.

Ciò a causa delle celebrazioni giubilari in occasione dell’Anno Santo straordinario della Misericordia, voluto da papa Francesco. Il Martedì di Pentecoste, è di consueto il culmine della festa della Traslazione delle Reliquie di San Bruno e del Beato Lanuino, con il ritorno in certosa dopo la sosta nella chiesa di Santa Maria del Bosco. Ma quest’anno essendo esso giubilare, ha visto la presenza straordinaria in processione della statua lignea della Vergine che come tradizione visiterà la cittadina, in occasione dell’Anno Santo. Le suggestive immagini che corrobboreranno questo testo, sono state realizzate dall’amico serrese Raffaele Timpano ai quali vanno i miei più grandi complimenti e ringraziamenti. Scatti che colgono i momenti topici di questa sentita celebrazione, che allieteranno tutti coloro che, come me e Raffaele, dedicano il loro tempo con amore alla gloria di San Bruno.

Detto ciò voglio ritornare alla descrizione della cerimonia. La processione si è dunque mossa, dopo la Santa Messa dalla chiesa di santa Maria del Bosco alla volta della vicina certosa. Uno stuolo di pellegrini ha affiancato il corteo cantando lodi celebrative rivolte al Santo protettore di Serra. Giunti avanti alla certosa il Padre Priore Dom Basilio Trivellato, ha accolto il busto e la statua della Vergine e con una speciale benedizione ha affidato la certosa a Maria, recandole in offerta simbolica le chiavi del complesso monastico. Entrati i due simulacri in certosa, sono stati sistemati nella chiesa. Il busto argenteo ha ripreso la sua posizione naturale, ovvero sull’altare maggiore, mentre la statua lignea della Vergine rimarrà sull’altare fino al giorno 23, quando poi peregrinerà per le chiese del paese.

In questa sua permanenza in certosa, i certosini entreranno nel cuore di Maria!

Difatti come da tradizione secolare, in occasione di ogni giubileo il simulacro ligneo di Santa Maria del Bosco, caratterizzato da un cuore d’oro sul petto avente la funzione di un prezioso scrigno. In esso infatti è contenuta una pergamena recante i nomi dei certosini di Santo Stefano del Bosco e che viene “aggiornata” ogni anno santo, sia ordinario che straordinario.

Una tradizione secolare che viene solennemente rispettata e che ho voluto narrarvi, per mostrarvi ulteriormente il legame indissolubile tra i certosini e la Vergine Maria.

Un video dell’amico Gerardo Madonna, realizzato lo scorso anno, vi mostrerà quanto vi ho esposto facendoci ammirare il volto soave della Vergine.

Cliccate sulle immagini per ingrandire e …Buona visione.


La vita interiore di F. Pollien Parte III

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

LIBRO TERZO

LA CRESCITA

139. L’eliminazione del peccato mortale ristabilisce nell’anima le basi dell’ordine, la riconduce alla vita, alla sua famiglia, al suo Padre celeste. Quando l’anima si sarà talmente fortificata da mantenersi abitualmente in stato di grazia, allora condurrà una vita fondamentalmente cristiana. Quella parte più profonda del disordine, che chiamai « la esclusione » della gloria divina, è ora eliminata, mentre la prima tappa della ascesa al divino, quella che chiamai « il risveglio dell’anima », è percorsa; Dio è ritrovato.

Ecco affacciarsi la seconda tappa, quella della « crescita ». Il male da distruggere è «il dominio » dell’umano sul divino, è la falsità di certe preferenze alle creature, che domina e per conseguenza intralcia e diminuisce la gloria di Dio. Col nome di vita ascetica si designa questa parte di tragitto spirituale in cui prevale maggiormente lo sforzo compiuto dall’uomo, nello svincolarsi dall’umano e nel ricercare il divino, mediante diverse pratiche di penitenza e di preghiera. Col nome di vita illuminativa, invece, si designa meglio il lato divino e i doni di Dio ché portano all’anima i lumi eterni. Poiché lo scopo prefissomi non è di precisare lo sforzo umano, né di definire i doni divini, che sono i due fattori della vita, ma di seguire la vita stessa nelle sue soste e nei suoi progressi, caratterizzo questa tappa, dal lato di ciò che l’arresta, col nome di « dominio » dell’umano e, dal lato del suo progresso, col nome di « crescita ».

In che cosa consiste il dominio? Mi sembra che esso abbia due gradi: il peccato veniale e l’imperfezione. Di conseguenza, la crescita consisterà nell’eliminazione di questo duplice male.

La mia vocazione, la ricordo molto bene.

tLLa mia vocazione, la ricordo molto bene.

monaco de la valsainte

Dalla certosa svizzera di la Valsainte, ci giunge questa testimoninza di un Padre certosino, con un racconto che parte dal momento topico della comparsa della vocazione. Una dimostrazione di come la Divina Provvidenza abbia per ognuno di noi un disegno apparentemente contorto, ma in grado nel suo sviluppo di renderci felici.

Leggetela, spero vi piaccia!

Volevo confessarmi, ma non è avevo la forza.Per darmi coraggio, o meglio, per ottenere la grazia, sono andato a una piccola preghiera libera, dove c’era l’adorazione eucaristica, che si è conclusa a mezzogiorno.Ma sono arrivato quindici minuti prima della fine.A mezzogiorno, la suora che era lì in conclusione cantava una canzoncina, e la gente lasciava la cappella. In quel momento, un religioso mi si avvicinò e disse: Questo “Se si vuole, si può stare ancora … Questa è la chiave del tabernacolo, quando hai finito, chiudi il tabernacolo e metti la chiave qui.” credetemi fui sorpreso e molto toccato.

Poi cominciò la lotta interna di confessarmi.E ‘durata due ore.Ma io non mi potevo arrendere. Scoraggiato, ho chiuso la tenda e ho lasciato la cappella;nel corridoio, ho indugiato davanti a un piccolo dispenser con opuscoli, immagini sulla fede, etc. A caso, ho preso un volantino su Claire de Castelbajac, della quale avevo letto già una biografia. Ho letto che Claire prima di morire molto giovane, ha avuto una lunga preghiera a Lourdes, prostrata, che era tornò con un aria seria. Pochi giorni dopo il fulmine ha dichiarato la malattia che si sviluppò in fretta. è stato specificata la data di inizio di questa terribile malattia: Sabato 4 gennaio. Ma quel giorno che ho voluto confessarmi era anche un Sabato 4 gennaio.Ho sentito la terra cedere sotto i miei piedi.Ero sconvolto, ma senza capire perché.Come al solito, questo tipo di coincidenza mi lascia indifferente.Ora ero davvero commosso, per cercare di capire cosa mi stava succedendo, sono andato a nascondermi in un bagno pubblico nella piazza di fronte alla cappella.

Dopo alcuni momenti di pianto ora, improvvisamente, ho pensato di aver visto una porta aperta, sulla quale si affaccia una grande luce, con una chiesa nel mezzo. Ma ciò che mi ha colpito è stata la sua abitudine, il suo abito religioso. E ho pensato che tutto ciò stava accadendo a me, era una chiamata alla vita religiosa. Credo che non mi sono fermato più di cinque minuti nella toilette. Immediatamente, mi sono precipitato dal sacerdote – un carmelitano – che mi aveva confessato di recente. Ho subito fatto la mia confessione, e poi gli ho detto quello che stava succedendo, ma con molta cautela, perché io non mi volevo condizionare. Quando alla fine gli ho chiesto, con molta cautela, se pensava che potesse essere una vocazione, egli ha risposto con un sorriso: “Ma sai, mi aspettavo!” A questa risposta il peso di una tonnellata è caduto sul mio cuore, e ho pianto dentro di me:“Finalmente posso fare del bene a tutti in una volta!”

La spontaneità di questa reazione mi ha sorpreso profondamente.

Più tardi, ho trovato la stessa preoccupazione nella narrazione della vocazione di più persone chiamate alla vita contemplativa.Nella conversazione che seguì, il Padre mi ha chiesto se avevo un’idea circa la congregazione religiosa dove volevo andare. Senza pensare, ho detto, ma non sapevo quasi nulla su di loro, “Certosino!”. Solo questo: 3 o 4 anni fa, un amico mi ha spiegato che i certosini utilizzano cucchiai e forchette di legno nei giorni hanno preso i loro pasti insieme, senza fare il minimo rumore.Ho dimenticato il resto.Ma in quel momento mi sono reso conto per la prima volta che era gente che viveva solo per Dio. E io dissi: “Da quando abbiamo detto che Dio è così importante, allora questo è l’unico modo veramente coerente di vita.” Mentre aggiungendo: “. Ma in ogni caso è troppo alto per me,” e io non ci ho mai seriamente pensato, fino al 4 gennaio.

Due anni più tardi, eccomi qui in certosa. I primi giorni sono stati completamente scoraggianti.Tutto sembrava troppo difficile per me, e ho sentito che mai e poi mai sarei arrivato lì. Ho chiesto a Dio di farmi morire, di sfuggire a questa montagna di sforzo. Ma un giorno stavo riscrivendo questa “preghiera” (Vedo la sala dove è accaduto), una specie di gentilezza, il calore, la gentilezza, mi avvolse completamente, e ho sentito – senza parole, ma è stato molto chiaro: “. non si sa come andrà ma andrà bene” E ‘stato detto in un tono che non riesco a descrivere meglio che con la sola parola “padre”, ma nel vero senso , profondo, forte e gentile. Questo mi ha fatto decidere di compiere gli sforzi richiesti da questa vita esigente.

Ero debole, moralmente parlando, senza energia e piuttosto “amorfo“. Non ho mai avuto l’abitudine di fare sforzi o vincolarmi in alcun modo in discipline. Ho imparato qui, e ho sperimentato i benefici che ne derivano. Anche se non ho incontrato particolari difficoltà, lo sforzo di adattarsi alla vita certosina mi è costato molto, a causa della mia mancanza di energia. Ho spesso avuto l’impressione di aver raggiunto il limite estremo delle mie capacità. Questo è durato per molti anni. Quello che mi ha sostenuto è stata la sensazione di essere davvero nel posto giusto stando nella mia cella, che ho tradotto come:“Anche se ho fatto dieci volte il giro del mondo, non potrò mai trovare un posto dove mi sento bene come qui. Per me, la felicità è qui, e non altrove. “

A questo punto, la questione non è stata: “Dovrei rimanere?“, Ma “Come si riesce a rimanere?“.E mi ha aiutato molto, perché anche se questa certezza di essere al mio posto non rimuove le difficoltà, è ancora un vantaggio di sapere che sono sulla strada giusta.

Quello che mi ha fatto rinascere, è l’esempio di Teresa di Lisieux. La conoscevo un po ‘, ma non mi ero reso conto di quanto nella sua vita aveva fatto bene. E io dissi: “Bene, io sono debole e non vivo molto lontano dall’essere cristiano. Ma io sono ancora giovane, Dio è buono, e se posso fare del bene fintanto che posso, quindi lo voglio. “Sapevo che avrei lottato e sofferto tremendamente, e che ero lungi dall’essere grado.Ma ho avuto anche nel mio cuore questa certezza: “Se io sto facendo tutto il possibile, con la migliore volontà che posso fare, sarà Dio stesso che mi aiuterà a farmi riuscire. Mi sosterrà nei guai.

Posso dire che la mia aspettativa non fu tradita. Ho avuto tutto da imparare, e spesso mi sono rotto il naso. Ma quando, nonostante tutto l’aiuto la mia comunità, stava diventando troppo per me, Dio è sempre intervenuto. Dio esiste, Egli è Padre, Egli può e ci renderà felici. In precedenza, ho pensato che queste erano le opinioni degli altri, ora so per esperienza che questo è vero. Ecco perché non ho paura del futuro. Anche se sono un po’ preoccupato a causa della crisi delle vocazioni (di cui soffrono come tutti gli altri ordini) è ancora la fiducia a prevalere.

(un Père Chartreux de la Valsainte)

 

Un apparizione mariana

Un apparizione mariana

Virgen Protectora cartujos Porta Coeli

Nell’articolo odierno, voglio narrarvi un aneddoto dai contorni leggendari, ma che pare sia accaduto realmente. La notizia è tratta dal libro “De mirandis Deipara Virginis” e riferisce la storia di un anonimo giovane nato per intercessione della Vergine, cresciuto ed educato sotto la sua protezione. A vent’anni entrato nella certosa di Vauclaire, per affeto, per fervore e per adorazione della Vergine. La sua vita dedita alla severa regola certosina, fu caratterizzata da uno zelo particolare verso la preghiera e la disciplina monastica. Dopo qualche anno egli divenne Priore, ed a causa del suo ruolo era costretto ad abbandonare il monastero per intraprendere viaggi al fine di compiere commissioni e mandati. Si narra che in uno di questi viaggi, il religioso si trovò ad attraversare un bosco, che a sua insaputa era notoriamente infestato da malviventi, Questi loschi individui alla vista del bonario certosino, cominciarono a seguirlo attendendo il momento propizio per poterlo aggredire e derubare. Mentre il pedinamento si svolgeva, il Priore si rammentò di non aver ancora recitato il Rosario in quella giornata. Siccome era quasi tramontato il sole, decise così di assolvere a quel compito per il quale nutriva una smodata devozione. Si fermò accanto ad un albero e si pose in ginocchio come se fosse di fronte ad un altare, e cominciò a recitare la preghiera alla Vergine. I ladri appostati dietro ad alcuni rovi, assistevano con pazienza a quel rito, in attesa di fare il colpaccio, ma all’improvviso furono sorpresi nello scorgere accanto al pio certosino la figura di una donna di incomparabile bellezza ed eleganza. La figura femminile era intenta a cogliere delle belle e profumatissime rose, che in maniera prodigiosa uscivano dalla bocca del monaco in orazione, e che lei intrecciava formando una corona. Questa era formata da rose bianche, ed ogni dieci ve ne era una rosa rossa. Terminata la ghirlanda di splendide rose, tra lo stupore dei malviventi la leggiadra donna spiccò un volo scomparendo nel cielo!

Dopo aver assistito a tale spettacolo prodigioso, videro il Priore certosino farsi il segno della croce, rialzarsi e riprendere il cammino, come se nulla fosse accaduto. Impietriti i furfanti si guardarono tra di loro ed all’unisono rincorsero il certosino per chiedere spiegazioni sul fenomeno a cui avevano assistito. Il certosino interpellato sull’accaduto, rispose che non aveva visto niente e nessuno e dietro le insistenti richieste, egli disse che aveva semplicemente recitato il Rosario alla Vergine Santissima come era sua abitudine farlo ogni giorno. Ascoltata tale spontanea risposta, i ladri rivelarono al monaco le loro malevoli intenzioni, e si resero conto che avevano assistito ad un’apparizione prodigiosa della Vergine. Si inginocchiarono ai piedi del Priore e chiedendo perdono per le loro malefatte, chiesero una benedizione giurando di abbandonare per sempre quella condotta di vita insana. Promisero inoltre di recitare ogni giorno il Rosario alla Vegine Maria.

La Madre singolare dei certosini aveva salvato il monaco in pericolo e redento anime peccatrici grazie alla recita del Rosario.

La vita interiore di F. Pollien capitolo X

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO X

FUGA DEL PECCATO MORTALE

Primo grado della pietà

133. Il peccato. – 134. La riparazione. – 135. L’abitudine. – 136. Atti e abitudine. – 137. Evirare la fretta. – 138. Altezza di questo primo grado.

133. Il peccato. – Il peccato mortale è il dominio della soddisfazione umana fino all’infrazione grave e formale di un precetto divino. È il capovolgimento completo, radicale, dell’ordine essenziale della mia creazione. È la distruzione in me della vita di Dio; è il disordine nella sua orrenda perversità. Io mi metto innanzi a Dio, ne calpesto la sua gloria, immolandola al mio piacere. Tutti coloro che peccano mortalmente sono privi della gloria di Dio (cf. Rm 3, 23). È il male che bisogna piangere, come faceva Geremia: Considerate se è mai accaduta una cosa simile: ha mai un popolo cambiato dèi? Eppure quelli non sono dèi! Ma il mio popolo ha cambiato colui che è la sua gloria con un essere inutile e vano. Stupitene, o cieli; inorridite come non mai (cf. Ger 2, 10-12).

134. La riparazione. – I primi sforzi della pietà sono diretti contro questo abominio; il suo primo onore sarà di trionfarne. Comunque siano le lotte, essa riporterà la soddisfazione al suo ruolo di sottomissione e di servitù senza permetterle gravi usurpazioni dei diritti del Signore. La prima tappa dei suoi progressi sarà percorsa allorché essa avrà sufficientemente elevato e fortificato la mente, il cuore e i sensi, affinché la gloria divina sia vista, amata e ricercata a preferenza di qualunque disordine di amor proprio, capace di offendere Dio mortalmente.

Se il piacere non è in se stesso o nelle sue circostanze proibito dalla legge di Dio, e se è compatibile con la gloria divina, cercherò di rimetterlo al suo posto e di rendergli il suo ufficio di ausiliare. Ma allorché un precetto esige il sacrificio del piacere, senza possibilità di conciliazione, lo sacrificherò anche a costo della vita. A questo prezzo i diritti di Dio vogliono essere rispettati; nessun piacere, neanche quello della vita, può prevalere su di essi.

135. L’abitudine. – Quando sarò nella disposizione di rettificare e di sacrificare, se fosse necessario, ogni soddisfazione, piuttosto che commettere volontariamente un peccato mortale; quando, nell’occasione, agirò con prontezza e facilità; quando questa disposizione sarà solidamente stabilita nell’anima mia, allora avrò raggiunto il primo grado della pietà.

Il predominio di questa disposizione non sarà completo se non quando avrà conquistato tutte le mie potenze, e potrà governarle e difenderle così potentemente, che nessuna creatura, nessuna circostanza farà penetrare il nemico, salvo un caso imprevisto. Il peccato mortale non deve più trovar posto nella mia anima e nemmeno nel mio corpo. « Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua forza e con tutta la tua mente » (Lc 10, 27).

Ho detto: salvo un caso imprevisto, perché la debolezza umana è tale, da rendere sempre possibile siffatte miserie, nonostante le migliori disposizioni. Ma queste cadute passeggere non impediscono all’abitudine acquistata di sussistere e non fanno recedere l’anima dallo stato al quale essa è giunta. Parlando di uno stato dell’anima, di un grado di virtù, non bisogna mai far caso dei semplici sbalzi provenienti da mancanze di mera fragilità.

136. Atti e abitudine. – Questo grado, come pure gli altri susseguenti, non sono caratterizzati dalla maggiore o minore molteplicità degli atti prodotti, ma dall’unità e dalla perfezione della disposizione. L’anima infatti non arriva a stabilirsi in uno stato determinato, che nella misura in cui perviene all’unità della disposizione che la caratterizza. So bene che questa disposizione si acquista con la ripetizione degli atti, la quale, se contribuisce potentemente a formare l’abitudine, non è però l’abitudine. Infatti questa ha la sua radice naturale nelle tendenze dell’anima e quella soprannaturale nelle grazie infuse. Essa si sviluppa non solo mediante il mio lavoro umano, ma specialmente mediante il lavoro di Dio in me. Di questo tratterò nella seconda Parte. I fattori della mia vita sono anzitutto le tendenze naturali; poi le grazie soprannaturali e l’azione provvidenziale; infine, l’azione mia personale. Il risultato finale di questi quattro fattori costituisce la pietà.

137. Evitare la fretta. – Queste riflessioni, che troveranno più tardi il loro svolgimento necessario, debbo richiamarle ora per mettermi in guardia contro le impazienze e le inquietudini dell’impulso umano. Infatti, per la febbrile impazienza che assilla ai nostri giorni le anime di buona volontà, sarei immediatamente portato a precipitarmi in un movimento preoccupante o impaziente, che mi farebbe o temere l’impossibilità o cercare troppo presto la possibilità di costituirmi in uno stato la cui bellezza mi attrae. Ed io mi stancherei in timori ansiosi e vani o m’indebolirei in corse sconsiderate e infruttuose.

No, non tanta fretta. Non si comincia a edificare prima di aver fatto il piano e non si parte senza conoscere la meta. L’architetto prende il suo tempo per tracciare interamente i suoi piani. Egli non metterà gli operai al lavoro se non quando il progetto sarà pronto. Il viaggiatore studia e prepara il suo viaggio e non si mette in cammino se non quando i preparativi sono seriamente terminati.

Nello stesso modo qui io mi premunirò contro gli eccessi di timore o di precipitazione. Considererò il piano divino della mia vita fin nelle sue altezze, e mi renderò conto di esso nella calma, senza domandarmi fin dagli inizi, come arriverò all’esecuzione, perché non è bene mescolare e confondere i lavori. Mi applicherò anzitutto a studiare bene il fine. Le questioni sulle vie e i mezzi verranno in seguito, a loro tempo e luogo. Comunque siano le impazienze, le incertezze, i timori, gli scoraggiamenti che si solleveranno in me, non me ne preoccuperò. A ciascuna cosa il suo tempo ed a ciascuna questione il suo posto.

Ciò stabilito, riprendo la considerazione di questo primo grado della pietà consistente nella fuga del peccato mortale.

138. Altezza di questo primo grado. – La fuga del peccato mortale è già un grado della pietà, poiché mediante la vista, l’amore e la ricerca di Dio si evita il peccato, e ovunque essi si trovano uniti ivi è la pietà. Per quanto deboli ne siano gli inizi, tuttavia appartengono alla grande disposizione, che è la sintesi e l’unità vivente della vita cristiana.

Non è compito di un giorno arrivare, non solo a scacciare attualmente il peccato mortale, o ad avere la disposizione di evitarlo ad ogni costo, ma a formare e fortificare questa disposizione in modo da compiere con facilità e prontezza tutti i sacrifici attualmente necessari, anche quello della vita, per evitare un solo peccato mortale. Questa facilità e prontezza dovrà essere stabilita nei sensi, nel cuore, nella mente, in tutto il mio essere.

Sono io arrivato a questo punto? Non oscillo ancora fra le due parti? (cf. 1Re 18, 21). Ho compreso abbastanza come il Signore è mio Dio e come debbo servirlo?

Nella mia lotta contro il peccato ho resistito fino al sangue? (cf. Eb 12, 4). Posso dire di aver salito almeno il primo gradino della pietà?… Ne sono sicuro? Quale prontezza hanno la mia mente, il mio cuore, i miei sensi ad allontanare il peccato… l’idea del peccato? Ho vissuto nel peccato… ne sono interamente uscito?… Non ha esso lasciato in me delle segrete e profonde compiacenze?… Sono caduto nel fango… Mi sono rialzato e purificato interamente?… Che cosa sono io, mio Dio?… Ammasso di terra e di cenere, perché insuperbirmi? (cf. Sir 10, 9). Quale pietà è la mia se non sono ancora sul primo gradino?…

Alla Veglia di Pentecoste

Alla Veglia di Pentecoste

certosino e crocifisso

In questa vigilia di Pentecoste, voglio offrirvi questa meravigliosa omelia realizzata da un certosino, e rivolta alla sua comunità monastica. Vogliate meditare su queste pregnanti parole, affinchè il nostro cuore possa aprirsi per poter ricevere la discesa dello Spirito Santo.

Lo Spirito Santo, da cui possiamo e dobbiamo ricevere in questa festa una nuova pienezza, se siamo preparati ad accoglierlo, egli è uno spirito d’infanzia. È Lui che concede ai nostri cuori il potere di riconoscerci figli di Dio, che ci dà l’amore e la fiducia nel nostro Padre del cielo, come dice San Paolo. Questa qualità di figli di Dio è ciò che ci distingue dai pagani, è proprio ciò che ci rende cristiani.

Se cerchiamo di dire esattamente che cosa è l’atteggiamento filiale, verificheremo che è fatto di sottomissione, di libertà e di gioia. Dico in primo luogo la sottomissione, perché in realtà non si può essere veramente figlio di Dio, se non si possede soprattutto la generosità dell’obbedienza. Dobbiamo, in modo particolare, eliminare i nostri gusti, le nostre idee uniche, per conformarci con quello che la Chiesa impone, o con quello che la vita cristiana esige. Lo dobbiamo fare con coraggio, senza pensare o guardare dietro. Quando si pratica, anche solo una volta, un buon sacrificio di questo tipo, sappiamo bene quanta indipendenza interiore ci può succedere.

Davvero, l’infanzia spirituale è fatta anche di libertà, la libertà che è la figlia della sottomissione, dell’abbandono semplice e generoso. Ubi Spiritus, ibi libertas – dice ancora San Paolo. Dove è lo Spirito Santo, è la libertà, essenzialmente interiore, che consiste di non essere attaccati all’amore di sé. Ciò si acquisisce solo dalla dedicazione e dal raccoglimento. Il vostro lavoro e la vostra preghiera costantemente tendono a liberare voi e raggiungerete questa indipendenza tanto più veloce, quanto più fedeli sarete all’uno ed all’altro.

Ed infine lo Spirito Santo è uno spirito di gioia, perché ci sentiamo felici quando vediamo cadere le nostre catene. La maggiore tristezza dell’uomo è quella di sentirsi arrestato in una prigione che non si può aprire perché ha il nome ‘egoismo’; è in esso che l’uomo è chiuso. Ma ogni atto di obbedienza, di umiltà, di carità, libera il cuore e sentiamo che risuona nel cielo, come il battito d’ali di un uccello la cui gabbia è stata appena aperta. Tutti voi conoscete questa gioia; ognuno di voi ha ricevuto una gran parte di essa. Ed avete il desiderio di comunicarla agli altri, siano loro i più cari, la famiglia che avete lasciato nel mondo, o gli sfortunati che spesso soffrono senza sapere perché.

Bene! L’unico modo per irradiare la consolazione nei cuori degli altri è rendere il vostro cuore un centro di fiducia e di amore, è lasciare vivere in voi il cuore di Cristo. In una famiglia o in una comunità, è già molto se l’esterno è calmo e sereno; perché una figura scoraggiata sovraccarica l’atmosfera intorno a se. Ma questa influenza è niente rispetto alla luminosità di un’anima in cui Dio vive. Lo spirito dell’uomo ha inventato ed ha costruito centri di energia che diffondono la forza su tutta la terra. Quando questo spirito è pieno di luce e di amore divino, pieno dello Spirito di Dio, non è naturale che scintilli all’infinito?

Siamo solidali uni con gli altri, dipendiamo da coloro che lottano e soffrono con noi, religiosi o laici, collaboriamo, costruiamo insieme la Città di Dio. In un certo senso si tratta di un onere, perché sappiamo che le anime aspettano il nostro aiuto, ma è una fonte di resistenza perché, in cambio di tutto ciò che diamo, riceviamo il centuplo. L’unico modo, infatti, per ricevere l’abbondanza della grazia è dare tutto quello che si ha.

Chiediamo allo Spirito Santo questa pazienza, questa disponibilità ad abbandonare tutto ciò che ci viene chiesto e questa gioia soprannaturale, che sono i segni della sua presenza e le condizioni del suo regno in noi, e che Lui faccia di noi fonti di vita per tutti gli uomini come fece con Maria, sua sposa, piena di grazia.

Un certosino

(brano tratto da libro “Silencio com Deus”)

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