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Esperienza vocazionale in certosa

Esperienza vocazionale in certosa

cartoon certosino

Vi propongo una lettera, scritta da un giovane al termine di una sua esperienza vocazionale vissuta nella certosa portoghese di Scala Coeli, in Portogallo. Il testo che segue ha lo scopo di estendere una testimonianza delle emozioni che si provano nell’intraprendere questo cammino contemplativo in certosa.


La mia esperienza in Certosa

Caro amico, V. H. vorrei dirti che la mia esperienza alla Certosa di Scala Coeli a Évora è stata unica; momenti di immensa spiritualità, come mai prima avevo sperimentato nella mia vita.

Il primo giorno sono arrivato a piedi, sulla strada di Arraiolos; ho suonato il campanello ed è apparso uno dei monaci, addetto alla portineria, che mi ha portato dal Padre Priore  Dom Antao, poi quest’ultimo mi ha portato alla cella “V” (“V” come l’iniziale del tuo nome mio caro amico, non ho potuto che vedere in esso un piccolo segno di umorismo del mio buon Padre, mio Dio, per me!).
Ero un po ‘ansioso, e lì, da solo, perso nello spazio e nel tempo, lo confesso, ero in attesa che il telefono interno (interfono) suonasse.

Ho parlato, inizialmente, con il Padre Maestro Isidoro, che mi ha dichiarato di essere d’ora in poi il mio angelo custode (ciò mi ha reso più tranquillo).

Ho notato la presenza di enormi gatti per il Chiostro, che sembravano essere molto ben nutriti.

Padre Antao mi ha anche spiegato che quel Chiostro è il più grande del paese. Alcuni giorni dopo, hanno suonato alla campana della cella ed è apparso un monaco converso di nome: Fratello José Maria.
Lo guardai e sentii una luce unica provenire dai suoi occhi. Ci salutammo e subito dopo, mi ha consegnò una chiave per aprire la cella.
Mi hanno insegnato ad accendere la stufa, perché in inverno fa molto freddo. Con grande meraviglia, per la seconda volta, sono già riuscito ad accenderla da solo.

Al terzo giorno dal mio arrivo, il monaco Jose Maria mi ha insegnato a raccogliere le arance che sono nel chiostro grande, sono salito in cima ad una scala per raccoglierle; e poi, più tardi, con un erbicida ho dovuto distruggere le erbacce del giardino di una cella vuota.

Dopo c’è stato un giorno per la passeggiata. Poi ho conosciuto i due ragazzi (della “famiglia” postulanti alla Certosa!); una passeggiata unica….che nostalgia!

E per finire la mia esperienza più forte: Il “Mattutino” quella lunga preghiera nella Cappella nella notte…mi ha riempito come non è mai accaduto.

Dio benedica noi… ed anche la Certosa.

Il mio grazie per accompagnarmi con tanti suggerimenti di letture che mi hai fornito nel corso del tempo! Grazie anche alla tua famiglia per avermi accolto in casa tua, per mostrarmi la tua vasta colezione di libri sulla Certosa e per avermi mostrato la visualizzazione del bellissimo documentario “Il Grande Silenzio“. Con il tuo aiuto, mi sono reso conto della strada che il Signore, nostro Padre, vuole rivelare alla mia vita.
Questa mia esperienza a Scala Coeli è servita a farmi vedere il mio posto nella Chiesa: è nella Certosa che voglio rimanere e servire il Signore.

Un forte abbraccio a te, caro fratello V. H., ed a tutti i membri degli “Amici dell’Ordine Certosino”!

Con l’augurio che il percorso di questo giovane possa trovare il suo approdo definitivo nella vita contemplativa della comunità certosina, vi invito a pregare affinchè questo avvenga. San Bruno intercederà per consentire che sia compiuta la volontà di Dio.

Nei panni di un certosino

Nei panni di un certosino

Locandina

L’articolo odierno sfugge ai consueti testi volti a diffondere e divulgare la ricchezza spirituale dell’universo certosino, ma ciononostante mi sembra lecito segnalarvi questa notizia più leggera.

Recentemente, in data 21 aprile, è uscito nelle sale cinematografiche italiane un film dal titolo “Le confessioni”, sulla cui locandina campeggia l’immagine di un monaco certosino.

foto

Mi spiego meglio.

Il protagonista di questo film thriller è, tale (nome di fantasia) Roberto Salus un monaco certosino magistralmente interpretato dall’attore premio oscar Toni Servillo. Questi è al centro di un intrigo internazionale, rivelandosi personaggio chiave della storia poichè custode di segrete confessioni di uomini di potere. Sembra bizzarro che si sia scelto un monaco certosino come protagonista di un film non religioso, ma evidentemente il motivo è riconducibile alla importanza data al silenzio ed al rigore morale dell’Ordine fondato da San Bruno. Il regista Roberto Andò:ha spiegato «Alla casta dei super ministri che decidono sulla pelle degli altri, lui opporrà una scelta di vita per loro inconcepibile. Il massimo del potere a confronto con il massimo del non potere. Una sfida di mondi». Semplicemente una curiosità, che ho voluto comunque segnalarvi. A voi il trailer del film:

La vita interiore di F. Pollien Capitolo VII

La vita interiore di F. Pollien Capitolo VII

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO VII

IL DISORDINE

Adesione a me stesso

116. L’appropriazione. – 117. La ricerca di me stesso. – 118. L’umano. – 119. Gloria mea nihil est.

116. L’appropriazione. – Aderendo alle creature, trattengo in me qualcosa di esse e lascio in esse qualcosa di me. In tal modo tolgo a Dio una parte della mia vita ed una parte delle cose che devono servirmi per lui. Ciò che tolgo a Dio delle creature, ciò che ripartisco della mia vita è per appropriarmelo; di qui nasce lo spirito proprio, l’amore proprio, e l’interesse personale. Ciò che del mio spirito e delle sue vedute s’arresta in me senza risalire più in alto, forma lo spirito proprio. Ciò che della mia volontà e dei suoi affetti si arresta in me senza andare fino a Dio, produce l’amor proprio. Ciò che delle mie forze e delle loro azioni si riposa in me senza andare oltre, costituisce l’interesse personale.

Contro tale appropriazione indebita, contro questo « proprio », i santi hanno scritto terribili anatemi. Gli autori mistici, soprattutto, ci rivelano, a questo riguardo, pensieri di una profondità terrificante, in cui si vede meglio ciò che sia il tutto di Dio e l’obbligo essenziale, assoluto, di riferirgli ogni cosa. Egli è il Signore che ama la giustizia e non può tollerare il minimo furto nel sacrificio.

117. La ricerca di me stesso. – Lo spirito proprio, l’amor proprio e l’interesse personale ripiegandosi su di me, riempiono e occupano nella soddisfazione egoista le mie potenze interiori e le mie risorse esteriori di vita. Invece di eccitarmi alla vista, all’amore e alla ricerca di Dio, mi immergono completamente nella vista, nell’amore e nella ricerca di me stesso. Soddisfarmi nelle creature fino a dividere, trascurare, dimenticare, ferire e calpestare la gloria di Dio, è la tendenza della natura viziata. Con le parole ricerca di me stesso intendo significare il veleno della pietà, la sorgente dei miei difetti, la causa dei miei peccati, la ragione del male, che mi distoglie dalla legge della mia creazione.

Il male in sé non consiste nella soddisfazione stessa; questa viene da Dio, e niente di ciò che viene da Dio può essere cattivo in se stesso. Il male non consiste nemmeno nel prendere la soddisfazione per me, poiché essa è creata per me, ma consiste invece nel modo alterato con cui la cerco e ne uso. Infatti io la prendo come se fosse la mia felicità, mentre ho visto che nessuna creatura può essere sorgente di questa felicità, la quale non si trova che in Dio e non nasce che dalla sua gloria. Pretendo in tal modo attribuirle un compito che non è affatto suo. Inoltre, non contento di metterla al posto della mia vera felicità, l’antepongo e la preferisco alla gloria divina. Il male consiste dunque in questo spostamento e disordine di valori.

118. L’umano. – Questo spostamento e questo disordine prendono anche il nome di: umano. E’ questa una parola assai significativa, che bisogna precisare meglio. Gli autori spirituali quando parlano dell’umano in contrapposizione col divino, intendono sempre un disaccordo, per cui l’uomo si allontana da Dio e vive per se stesso, spostando e sconvolgendo un po’ qualcosa che appartiene al suo fine, alla sua vita e ai suoi mezzi; in sostanza è il disordine esteso a tutto.

Circa il fine, io sposto l’oggetto della mia felicità cercandola nelle creature; in tal modo sconvolgo il piano divino anteponendo alla gloria di Dio il falso piacere.

Circa la via, invece di lasciarla in Dio, io trasporto in me il centro d’iniziativa e di direzione dei miei progetti, determinazioni e operazioni; attingo da me e non da Dio, e preferisco obbedire ai miei istinti naturali, in un movimento separato e indipendente dall’azione di Dio e dalle sue leggi; ascolto e seguo me stesso invece di ascoltare e seguire Dio.

Circa i mezzi, mi isolo dalle risorse soprannaturali, ponendo piuttosto fede nelle mie industriosità e operosità, alle quali la fantasia ricorre, senza corrispondenza né sottomissione alla grazia.

L’umano, dunque, per contrapposizione al divino, è l’azione o lo stato del mio essere allontanato da Dio, privo di sottomissione a lui, che cerca fuori di lui o pone al disopra di lui, qualche interesse che falsifica il suo fine, la sua via, i suoi mezzi.

L’espressione « umano, umana » conserva parecchie volte, in quest’opera, il suo significato ordinario, per designare ciò che appartiene alla natura dell’uomo e che è buono. A scanso di equivoci, la parola sarà stampata in corsivo tutte le volte che vorrà significare lo sviamento con cui l’uomo si separa da Dio.

119. Gloria mea nihil est. – « E’ vero, dice san Francesco di Sales, che quello che noi facciamo per la nostra salvezza è anche fatto per il servizio di Dio, purché riferiamo la nostra salvezza alla gloria divina come fine ultimo. È vero altresì dire che il nostro Salvatore non ha operato in questo mondo se non per la nostra salvezza, come fine prossimo, ma l’ha riferita, come fine ultimo, alla gloria del Padre suo. Infatti egli stesso disse di non essere venuto a cercare la sua gloria, ma quella di colui che l’aveva mandato, e protestò che, se egli avesse cercato la sua gloria, questa sarebbe stata un nulla, qualora la gloria di Dio non fosse stata il suo fine principale ». Qual è il bene creato che possa uguagliarsi alla gloria umana del Salvatore? Ora, se questo bene, eminente fra tutti, non fosse, come egli dichiara, che pura vanità e un nulla fuori della gloria del Padre suo, che cosa bisogna dire di tutti gli altri interessi della creatura, guardata, ambita, o presa fuori della gloria di Dio? Vanità, nulla, disordine.

La regina che turbò i certosini

La regina che turbò i certosini

dipinto

Lo spunto datomi per realizzare questo articolo è la storia racchiusa nel dipinto che ho inserito come immagine principale. Su di esso vi è una iscrizionein francese, che tradotta recita: “Dono della regina, dipinto da ella stessa per i Padri certosini di Parigi, 1764”. Ma scopriamone la storia ad esso legata!

Innanzitutto va detto che la regina in questione era Marie Leczinska, che fu sposa di Luigi XV, re di Francia, dal 1725 al 1768. Essa era una donna molto religiosa, e per sua passione amava frequentare e visitare conventi ed istituti religiosi. Un giorno, espresse il desiderio di fare visita ad un convento certosino, consapevole del fatto che in quanto regina di Francia aveva il privilegio di poteva varcare le soglie dell’eremo dei figli di San Bruno. Era mossa dall’ammirazione per quello stile di vita severo, ma anche dalla curiosità di quelle vere e proprie oasi di quiete e spiritualità.

Decise di fare visita alla certosa parigina di Vauvert, e scelse di farsi accompagnare da due dame anziane, insieme alle quali bussò al portone del monastero. Le tre donne, furono prontamente accolte dal Padre Priore, che dopo le presentazioni condusse le ospiti in chiesa, nei giardini, famosi per i loro rinomati alberi da frutta, e per gli altri ambienti monastici visitabili. Al termine della visita, nel congedarsi, la regina espressa la sua immensa gratitudine al Priore ed a tutta la comunità monastica per la splendida accoglienza ricevuta. La storia ci narra che due settimane dopo di quella visita, il Priore di Vauvert chiese formalmente una udienza presso la regina, che ottenne. Recatosi al cospetto di Marie Leczinska, il certosino disse: “Madame, ringrazio umilmente la vostra augusta maestà, che ci ha onorato della sua illustre presenza, ma vi supplico rispettosamente di non tornarci mai più a fare visita, e vi spiego il perchè. Dopo la visione di Sua Maestà e delle due dame che erano al vostro seguito la mia comunità non è più la stessa. Ho riscontrato che i pensieri dei miei confratelli sono stati turbati dalla vostra visione”. La regina rispose sorpresa: “Ma Padre io sono una donna matura (in quella data la sovrana aveva 59 anni) e le mie due accompagnatrici sono molto più anziane di me, non credo di aver turbato i vostri confratelli”.

Il Priore rispose che la visita era capitata tre giorni prima delle “minutiones“, e a fronte del suo stupore, spiegò lei cosa fossero e soprattutto quale funzione avessero, ossia quella di lenire le pulsione e gli ardori sessuali. Dopo questa dichiarazione, la regina sorpresa e visibilmente imbarazzata si ritirò, ma promettendo solennemente al priore di non tornare mai più alla certosa di Vauvert, per non turbare la quiete e la disciplina monastica certosina. A seguito di questo inaspettato, e spiacevole inconveniente Marie Leczinska, dipinse con le proprie mani il dipinto che ho scelto come immagine di questo articolo, nel quale volle rappresentare un certosino contrito e devotamente genuflesso ai piedi un crocifisso. Il quadro fu fatto recapitare alla certosa parigina, e fu un petit cadeau, donato alla comunità monastica certosina per fare ammenda di aver inquinato i pensieri di quei pii religiosi.

Una preghiera di Adamo il certosino

Una preghiera di Adamo il certosino

certosino in meditazione

Offro alla vostra attenzione, una preghiera di Adamo Scoto, detto anche Adamo il certosino che abbiamo conosciuto in un precedente approfondimento.

“Come sono felici i vostri eletti”

“Come sono felici i vostri eletti Signore Dio, Padre onnipotente, come sono felici, io dico, i nomi di coloro sono scritti eternamente nel libro della vita! Per il loro Redentore, tuo figlio Gesù, hanno accesso per la fede in questa grazia nella quale rimangono e si vantano nella speranza della gloria dei vostri figli. Nel loro cuore si è diffuso l’amore divino per mezzo dello Spirito Santo che si dà loro. Per la loro mente, il vostro spirito testimonia che sono vostri figli. Se sono figli, sono eredi, eredi, eredi di Cristo. Oh benedetto figlio della benedetta predestinazione !

O vasi puri di predilezione eterna! O santi e amati, di custodire in odore di dolcezza, e da cui prendete le vostre indulgenze. Con quale dolce amore, Signore, come ammirevole e come soave, si sono attaccati quando li chiami, li fai incontrare, li fai unire a voi dal legame indissolubile di un amore eterno, in modo che nessuno può rapirli dalla vostra mano? Mirabilmente agisci in loro, in modo che non solo i benefici, ma anche il male contribuisca al loro bene.O patto di serenità! O patto di pace che stipuli con loro: sorridi loro in maniera allegra e non turbata, guardi loro in maniera graziosa ed elegante, fatti baciare, un bacio per purificarli e prepararli per il finale. La purificazione, data, per il perdono dei peccati, preparando loro con la grazia dei meriti, e condurli al termine dalla gloria dei premi, in modo che siano eterni in se stessi quelli che sono in te per l’eternità! Amen. ”

Adamo Scoto

La vita interiore di F. Pollien Capitolo VI

La vita interiore di F. Pollien Capitolo VI

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO VI

IL DISORDINE

Adesione al creato

113. La sosta. – 114. L’adesione. – 115. Il riposo.

113. La sosta. – Ho considerato or ora l’ordinamento della mia vita secondo il piano divino; bisogna adesso vederne la disgregazione causata dal disordine umano.

La vita è un viaggio che conduce a Dio, un transito in questo mondo attraverso le creature (n. 5). Per andare a Dio devo passare per le creature e servirmi di esse. E’ necessario però che io le sorpassi per trovare Dio solo al disopra di esse, e aderire a lui solo al disopra di tutto ciò che non è Dio. Se so passare servendomi delle creature, il mio pellegrinaggio terreno si compie secondo l’ordine divino.

Ma ecco il disordine. Invece di passare, io mi indugio, mi discosto, mi arresto. M’indugio nelle creature, mi allontano da Dio e mi fermo in me.

In che consiste il disordine? In un ritardo, in uno sviamento, in una sosta della mia vita, che in tutto o in parte non si eleva fino a Dio. Quand’anche una sola particella del mio essere o della mia attività non raggiunge, almeno indirettamente, il fine della gloria di Dio e della mia felicità; quando qualche parte di me non è riferita al fine totale e vero, si ha il disordine. Esso è più o meno accentuato, secondo la natura e l’estensione dell’allontanamento. La sublimità del fine al quale sono chiamato non mi permetterà giammai di stare fuori e sotto di esso. Se vi resto, causo una lesione alla mia vita, un’ingiuria a colui che ne è l’autore, il direttore e il consumatore.

114. L’adesione. – Da dove proviene il disordine? Sempre da un medesimo punto: il piacere creato. Sono fatto per essere felice; un bisogno intenso di felicità è nelle mie facoltà. Nel mio viaggio quaggiù, vicino a Dio che tuttavia non vedo, poiché cammino per fede e non per chiara visione (cf. 2Cor 5, 7), in mezzo alle creature che vedo e il cui piacere mi colpisce, mi lascio ingannare da ciò che vedo e dimentico ciò che non vedo. Invece di mantenere l’attività del mio cammino con l’olio della dolcezza posta a mio servizio, mi lascio attrarre dalla sua stessa dolcezza. Il fascino di queste inezie mi fa perdere di vista il bene, e la vertigine causata dalla passione sconvolge il buon ordine della mia anima (cf. Sap 4, 12).

Il piacere, che doveva far scorrere l’anima attraverso il creato, per elevarla a Dio, ora diventa invece un vischio che attacca l’anima alle creature. Sono ora arrestato da quelle stesse cose che dovevano maggiormente contribuire alla rapidità della mia ascesa. Invece di dare la mia adesione solo in Dio, come dovrei, la inquino con le creature, diventando simile alla macchina che si trascura di pulire, per cui, allorché in essa si mette l’olio, si produce un tale insudiciamento da rallentare ed arrestare il movimento della macchina.

115. Il riposo. – Gli affetti disordinati rallentano fatalmente il cammino, il quale termina naturalmente in una sosta. A misura che ci si lascia prendere, la seduzione del piacere diventa più attraente e il cammino verso Dio si rallenta a causa del peso dei piaceri aggiunto a quello del dovere. D’altra parte, le luci dall’alto si attenuano nella proporzione in cui crescono i falsi barlumi dal basso. Per la logica delle sue influenze, questo duplice fenomeno determina un bisogno di riposo in me, per gioire di ciò che è piacevole e sgravarmi di ciò che è arduo.

Ora, qualunque sia la creatura che mi attrae talmente da addormentarmi; per quanto nobile e soprannaturale io la supponga, anche se si trattasse dei più eminenti doni di Dio, tuttavia, non essendo Dio, ma solo suo dono, il mio movimento vitale non è più diretto verso Dio e, di conseguenza, il mio cammino verso di lui è arrestato (n. 305). Qualunque sia l’attività impiegata in questo piacere, essendo essa diretta al mio egoismo, io mi trovo sempre più immerso negli sviamenti del disordine. La gioia, gustata in questo modo, non è quella del giusto (n. 44), né quella che proviene dalla ragione, ma è quella dell’uomo animale, della natura corrotta, del mondo maledetto e spesso anatemizzato da Dio e dai suoi santi. E allorché, come ciò avviene di frequente, il disordine si produce sotto forma di dispiacere, la causa è da individuarsi nel piacere falsamente cercato e non soddisfatto.

Certose storiche: Certosa Reale di Collegno

Certose storiche: Certosa Reale di Collegno

Mappa certosa collegno

La certosa storica che oggi sottoporrò alla vostra attenzione, è quella di Collegno nei pressi di Torino, in Italia. Essa sorse per volere di Madama Reale Cristina di Borbone-Francia, reggente di Savoia, la quale, recatasi a Grenoble per incontrare suo fratello re Luigi XIII, volle visitare la Grande Chartreuse. In quell’occasione Madama Reale, venne colpita ed affascinata dalla spiritualità di quel luogo, facendo un voto alla Vergine di erigere una certosa a Torino. I Certosini di un piccolo monastero di Avigliana furono chiamati nel 1641 ad occuparsi della Certosa che fu dedicata all’Annunziata, patrona di Casa Savoia. Madama Reale aveva per la Certosa grandiosi progetti che furono più volte ridimensionati per difficoltà finanziarie e per il sopraggiungere degli sconvolgenti eventi storici. iGli interventi di ampliamento ed abbellimento furono eseguiti nel 1700 con la creazione del nuovo chiostro grande, e con la creazione del monumentale portale d’ingresso voluto da Carlo Vittorio Emanuele II. Questa opera era stata precedentemente progettata dal celebre architetto barocco Filippo Juvarra che ideò anche le nicchie che contengono le statue raffiguranti la Speranza e la Carità. Successivamente nel 1801, i certosini abbandonarono il complesso monastico a causa del decreto napoleonico di soppressione dei monasteri. Nel 1852 Vittorio Emanuele I, decise di destinare la struttura a “Regio Manicomio”, pur destinando un ala della struttura ai monaci certosini, che provarono a convivere con gli insani di mente. Questa convivenza, durò fino al 1855, quando i monci decisero di abbandonare definitivamente la certosa di Collegno. Seguì un periodo di degrado, dal quale recentemente la storica certosa sta uscendo, grazie all’imponente restauro suisseguito alla chiusura del manicomio. Da qualche anno, infatti, una lodevole associazione culturale, è riuscita a proporre visite guidate interessanti volte al promuovere eventi ed iniziative culturali e didattiche atte alla riscoperta di questa meravigliosa certosa. Come di consueto affido alle immagini e ad un video, realizzato con un drone, le ricchezze architettoniche ed artistiche presenti in questo splendido complesso monastico.

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