• Translate

  • I Fratelli Certosini

  • Memini, volat irreparabile tempus

    ottobre: 2019
    L M M G V S D
    « Set    
     123456
    78910111213
    14151617181920
    21222324252627
    28293031  
  • Guarda il film online

  • Articoli recenti

  • Pagine

  • Archivi

  • Visita di Benedetto XVI 9 /10 /2011

  • “I solitari di Dio” di Enzo Romeo

  • “Oltre il muro del silenzio”

  • “Mille anni di silenzio”

  • Live from Grande Chartreuse

  • Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi e-mail.

    Segui assieme ad altri 508 follower

  • Disclaimer

    Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001. Rare immagini sono tratte da internet, ma se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione. L'autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno insindacabilmente rimossi.


  • I.F.S.B.

Fratello Hipolito Raymond

Fratello Hipolito Raymond

Professo di Val San Pietro

Fratello converso

La santità di un umile converso, quasi ignorato, pesa tanto nell’equilibrio di Dio quanto a volte più della santità di un personaggio distinto e di un marchio saggio. Il fratello Raymond, che morì a metà del diciassettesimo secolo, aveva una sua personalità. Certamente non che voleva essere qualcuno; ma la popolarità è arrivata a lui, come i metalli vanno al magnete. Era, in ogni senso della parola, uno di quei buoni israeliti, in cui, come diceva il Salvatore, né malizia né ombra di travestimento. Fece ingresso, da giovane, a Val Saint Pierre, ha condotto una vita pura ed edificante, non cercando Dio in tutte le cose. Reso professo tendeva alla raddoppiata alla perfezione, sfidando sempre lo straordinario. Un religioso interessato a se stesso diventa ridicolo e diventa insopportabile. Semplicità, ancora e sempre semplicità! Incaricato di prendersi cura dei malati, il buon Fratello si dà senza riposo. Dove c’è un dolore da curare, offre i suoi servizi senza calcolare la stanchezza. Questa dedizione assoluta, realizzata senza ulteriori motivi, diventa il suo carattere distintivo. Quando in seguito gli verrà affidato il compito di mantenere la porta con la distribuzione delle elemosine, si dedicherà con diligenza al servizio dei poveri. Lo sfortunato, il piccolo, il vecchio lo troveranno sempre pronto ad ascoltarli e ad aiutarli. Nel giorno del suo funerale, erano tutti lì con le lacrime, dicendo a modo loro che avevano appena perso un vero amico. Dove il fratello Raymond ha consegnato il tesoro della sua carità, è stato con i suoi aspiranti, i donati e i giovani professi che hanno avuto cura della loro esperienza e del loro zelo. Questi doveri, sebbene differissero essenzialmente da quelli del maestro dei novizi, poiché non implicavano né confessione né direzione, non hanno meno importanza capitale. Questo è così vero che anche qui possiamo dire: “Vale tanto l’educatore, tanto vale il discepolo”. Le nuove reclute mantengono invariabilmente il segno del luogo in cui sono state espresse. Quale eccellente impulso per un maestro Fratello, desideroso della perfezione stessa, se, per parlare un linguaggio molto comune, vede i suoi simili solo attraverso il seno sacro del Salvatore! Tale era l’eccellente converso di cui abbiamo parlato. Lo spirito soprannaturale abbondava in lui; era visibilmente visibile nelle sue parole, nelle sue azioni, anche dall’esterno. “Quando mi preoccupo delle sciocchezze, ha detto, mi ritiro nella parte posteriore del mio cuore, ascoltando abbastanza a lungo perché nessuno si accorga della mia ritirata.” Ha mantenuto lo stesso atteggiamento a Mont-Dieu, dove ha trascorso gli ultimi anni del suo la tua vita. Il coraggioso Raymond si era sempre distinto per la profonda devozione a San Giuseppe: ora non si prevedeva che una cappella, eretta di recente in onore del marito di Maria, fosse aperta al culto, ma una benedizione liturgica. Mentre si avvicinava il 19 marzo (1639), il fratello Ippolito chiede umilmente di porre fine a questa formalità. Infatti, e come si crede, il priore benedirà l’oratorio alla vigilia della festa e lì dirà messa il giorno successivo.

Per una ragione o per l’altra, non considera appropriato ignorare la richiesta del Fratello. Quindi cede le sue ripetute istanze. Tutto va secondo il programma. Il 18, il santuario è benedetto e il 19, al mattino, il priore è pronto per salire all’altare. Già, ad eccezione della casula, copriva i suoi paramenti; nient’altro è atteso dalle coincidenze. È proprio il fratello Raymond che dovrebbe portarli. Ma ha impiegato alcuni minuti per confessare nel capitolo; che lo ha ritardato naturalmente. Volendo recuperare il tempo perduto, impone il ritmo e ansima a metà della collina. Lì si prende una pausa e, appena seduto, fa il suo ultimo respiro tra le braccia di un converso che il Priore inquieto, gli aveva appena inviato per incontrarlo. Invano si cerca di riportare il calore su questo corpo spezzato. È troppo tardi Il celebrante, che era disceso, recitò alcune preghiere e si ricompose immediatamente per offrire i santi misteri ai defunti.

Domingos António de Sequeira, un certosino mancato

Domingos_sequeira
Cari amici in questo articolo voglio parlarvi di un dipinto realizzato dal pittore portoghese Domingos António de Sequeira, intitolato san Bruno in preghiera. Questo dipinto fu realizzato tra il 1799 ed il 1800, ed oggi è conservato nel Museu Nacional de Arte Antiga di Lisbona. Questo valente pittore era da sempre molto religioso, ed i suoi problemi esistenziali acuirono la sua tendenza ascetica al punto che decise di entrare nel 1798 come novizio alla certosa di Laveiras. Egli era seriamente convinto di diventare certosino, in quell’epoca dipinse questa tela imprimendo in essa la condizione che avrebbe voluto raggiungere. Un suo mentore convinto che si sarebbe perso il suo talento pittorico tra le mura della certosa, decise di convincerlo ad uscire 1801, e fu così che il giovane Sequeira abbandonò la vita claustrale per diventare nel 1802 il primo pittore di corte!

Domingos_antónio_de_sequeira,_san_bruno_in_preghiera,_1799-1800
Ma vediamo ora di interpretare questa splendida tela, che raffigura S. Bruno, il quale si trova in orazione all’interno di una grotta, luogo adatto per la preghiera. Va detto che ci troviamo di fronte ad una posizione totalmente insolita per la figura di un santo, La sua collocazione è di totale dedizione e prostrazione, di sicuro è stato intenzionale mostrare l’estasi e il fervore che questo monaco ha mostrato durante la sua esistenza. Bruno ha davanti a sé un libro di preghiere aperto ed al suo fianco un crocifisso, che poggia su due libri chiusi, un teschio e una lampada accesa. Sullo sfondo si vede una ciotola ed una brocca, in riferimento al severo ed essenziale nutrimento certosino. Gli oggetti che il santo ha accanto a se sono proprio del genere vanitas. Il Crocifisso, il teschio e la candela accesa fanno riferimento alla caducità della vita e in ultima analisi al dovere di essere in pace con se stessi, perché in qualsiasi momento la morte può giungere, memento mori, Questa pace deve essere conquistata con una vita dedita alla preghiera ed al silenzio.Sulle mani, giunte nella preghiera, si concentra la luce in modo che sia il focus della visione dell’osservatore. Nonostante le ombre che si addensano sul fondo della composizione, il crocifisso e il teschio si notano a causa della luce della candela accesa. La morte e di conseguenza la vita eterna.
Un opera eccellente come tutte le altre che realizzò nel corso della sua esistenza, la Provvidenza decise di far si che si realizzasse il suo talento pittorico, anziché quello monastico.

L’abbraccio di Évora ai certosini di Santa Maria Scala Coeli

72698347_1204761643065974_9087493797188730880_n

Cari amici di Cartusialover, nell’articolo odierno vi parlerò della cerimonia celebrativa della chiusura della certosa di Santa Maria Scala Coeli. Lo scorso martedi 8 ottobre, la città di Évora ha voluto salutare la comunità certosina con un ultimo abbraccio. Alle ore 18.30 l’arcivescovo di Évora, D. Francisco Senra Coelho nella chiesa rinascimentale della certosa di Scala Coeli, ha celebrato una messa solenne alla presenza dei monaci e diverse decine di sacerdoti, prelati e diaconi. La peculiarità di questo evento è che la cerimonia era straordinariamente aperta al pubblico, il quale, giunto numeroso ha riempito la chiesa dopo aver visitato tutti gli ambienti monastici certosini. La apertura eccezionale ed unica della certosa ha fatto accorrere molti cittadini, notevolmente rattristati dalla partenza dei certosini. Alla presenza di decine di giornalisti e dei principali canali televisivi, la celebrazione si è svolta in un atmosfera di suggestiva emozione.

Alla cerimonia hanno assistito anche le suore dell’ Istituto Serve del Signore e della Vergine di Matarà, il ramo missionario, in rappresentanza delle monache dello stesso Istituto che arriveranno presto a Évora, in sostituzione della comunità certosina.

Secondo l’arcivescovo Senra Coelho, sarà necessario eseguire lavori nell’edificio religioso, vale a dire “rivedere le celle e prendersi cura di alcuni dettagli”, perché “la certosa è stata concepita per una comunità maschile e, ora, sarà per le donne”. Si prevede inoltre di creare una foresteria per consentire alle persone interessate di poter “trascorrere giorni con loro, pregare, tacere, sperimentare il pellegrinaggio interiore, provare a scoprire la bellezza dell’amore di Dio, e quindi condurre una vita monastica per alcuni giorni”.

Tanti amici e tante testate giornalistiche hanno fatto reportage di immagini e di video, a seguire, ecco per voi una selezione degli scatti più significativi e toccanti.

A seguire i video della Messa solenne, della dichiarazione del Padre Priore Dom Antao Lopes.

Ma apriamo con il sunto di questa giornata celebrativa nella quale la clausura ha aperto per l’ultimo abbraccio.

 

La Messa solenne

 

Dom Antão parla un po’ ai giornalisti sull’inizio della Certosa di Evora, che fu fondata da 7 monaci e che quando la vita riprese nel 1960 furono anche 7 monaci fondatori. Proprio come 900 anni fa, all’inizio dell’Ordine.

E chiarisce che la Chiusura della Certosa di Evora è dovuta alla mancanza di vocazioni e all’invecchiamento della comunità. “Sono stati anni difficili, nel senso che siamo andati via via diminuendo e invecchiando…Ma siamo riusciti a vivere la vita certosina.”

Dice che loro sono pochi, sono molto anziani, ma hanno sempre osservato la Regola, come in tutte le Certose del mondo.

Più di 55 anni dopo l’arrivo a Evora, Dom Antão Lopez parla che ha vissuto lì una “bellissima esperienza”. Sono andati a vivere la vita certosina totalmente chiusi e, nonostante tutto, sono stati conosciuti e stimati, fuori, commenta.

Secondo Dom Antão, “il Portogallo è abbastanza cristiano per stimare questo tipo di vita”.

Quando gli è stato chiesto di essere triste per la partenza da Evora, afferma: “Questo addio per me è stato una sorpresa, in parte, ma è stato un segno che il popolo portoghese è un popolo sensibile ai valori cristiani”, aggiunge.

Dom Antão parla del desiderio di “tornare in cella” per riprendere la vita normale. Dice che nella nuova comunità le loro vite non cambieranno, “le nostre vite sono le stesse ovunque” e ammette che “resta una nostalgia dell’ambiente, delle persone”. Ma dice afferma: “questa tristezza è stata compensata da questo addio, così inaspettato”.

Alla fine della Messa, Dom Antão parla:

Per i cristiani, ogni addio è un ‘ci vediamo presto’. Speriamo che un giorno saremo di nuovo insieme davanti a Dio. Pertanto, ringraziamo per il vostro addio, ma vi diciamo anche che torneremo a incontrarci, qualche giorno, alla presenza di Dio. Arrivederci”.

FOTOGALLERY

(cliccare su ogni foto per ingrandirla)

 

Una simpatica testimonianza

59189015_2017854828337908_1778164491163271168_n

Oggi voglio proporvi una simpatica testimonianza, trovata in rete, di una signora che ci parla dei suoi ricordi d’infanzia, riguardanti il suo rapporto di vicinato con la certosa di Farneta. In questa testimonianza video che segue, ella ci parlerà di come ha vissuto il divieto assoluto di entrare in certosa per le donne. Un divieto tassativo che dura nei secoli, e come vi ho proposto qualche articolo fa, per il quale vi è il solo cosiddetto privilegio delle regine. Ora vi lascio alla visione ed all’ascolto di questa singolare testimonianza.

Top ten di Ottobre

badge con logo

Dallo scorso mese e fino a dicembre vi proporrò un post contenente il meglio di questi primi dieci anni.

In questo articolo celebrativo del decennale del blog, vi propongo i post più letti nel mese di settembre di ogni singolo anno, dal 2009 ad oggi. Un modo per far conoscere gli articoli più datati agli amici lettori più recenti, esso è anche rivolto ai più nostalgici che seguono Cartusialover dall’inizio.

Top ten Ottobre

2009 Il Rosario certosino

2010 Benedetto XVI sarà a Serra San Bruno

2011 Benedetto XVI in diretta webtv dalla certosa di Serra san Bruno

2012 Progettata nuova certosa in Olanda

2013 “Il silenzio certosino”

2014 News dalla Grande Chartreuse: Il Priore Generale si dimette

2015 Spes Mea

2016 La dieta certosina e la longevità

2017 Preghiera a San Bruno

2018 Preghiera a San Bruno

Un libro dedicato al beato certosino Oddone da Novara

 

70626462_967926343559089_3635415350473916416_n

Cari amici lettori voglio relazionarvi in questo articolo odierno su una lodevole iniziativa, susseguita alla presentazione di un libro sul beato certosino Oddone da Novara.

Lo scorso 28 e 29 settembre a Tagliacozzo, in provincia de L’Aquila, si è svolta una due giorni interamente dedicata alla celebrazione della memoria del santo eremita.

Sulla vita di Oddone, fino ad oggi, vi erano scarne e frammentarie notizie fino a quando il prof. Lucio Meglio ha deciso di curarne ricerche e studi.

Grazie al ritrovamento di una copia seicentesca del rotolo processuale del 1240 sulla vita e le virtù di Oddone, avvenuto presso l’Archivio storico della Certosa di  Trisulti, si è svelata la vicenda storica di questa figura tanto cara al popolo marsicano. Un lungo lavoro di ricerca, oserei dire certosino, consistito prevalentemente nella trascrizione del contenuto pergamenaceo di 2 metri e 86 cm di lunghezza e con l’intera traduzione italiana dal latino. Oltre a ciò si riportano documenti inediti conservati nell’Archivio della Congregazione delle Cause dei Santi. Oddone è così l’unico caso di santo certosino ad avere una considerevole mole di documenti storici coevi riferiti alla sua santità.

Le celebrazioni sono cominciate sabato 28 settembre, quando alle ore 16 nella sala consiliare del comune è stato presentato il libro di Lucio Meglio “Vita, miracoli e culto del beato Oddone da Novara, monaco certosino”, Edizioni Kirke.

Da quasi un millennio le benedettine di Tagliacozzo custodiscono nella chiesa dei Ss. Cosma e Damiano il corpo del monaco certosino Oddone da Novara e da sempre ne hanno avuto cura di ravvivare e incrementare la fiamma della devozione che arde attorno alla sua figura. Le cerimonie sono proseguite domenica 29 settembre nella chiesa dei Ss. Cosma e Damiano dove, dopo anni, è stata esposta l’urna con i resti mortali del beato certosino. La messa solenne è stata officiata dal vescovo dei Marsi mons. Pietro Santoro, al termine della quale è stata benedetta la nuova nicchia dove è stato collocato il beato. La nicchia è composta dal sarcofago medievale che in passato conservava il corpo di Oddone e sul quale oggi sono state riposte le sue ossa. Accanto è stato posizionato il grande quadro settecentesco raffigurante il beato Oddone orante.

Va ricordato, che Tagliacozzo, come Serra San Bruno, è una delle poche città a venerare con grande culto e devozione un monaco certosino del quale si conservano i resti mortali e da oggi grazie al professore Meglio, anche tutta la documentazione storica. Lo scorso luglio l’autore ha avuto l’onore di presentare questo libro nella Certosa di Serra San Bruno, in Calabria, dietro invito del priore, trascorrendo tre giorni con i monaci certosini, dimorando nelle stanze che nel 1984 ospitarono Giovanni Paolo II e vivendo direttamente le loro liturgie, compreso il Notturno. Un raro e meritato privilegio. A seguire le immagini di questa due giorni suggestiva ed a tratti emozionante, che spero possa rinverdire il culto del beato certosino ed a cui voglia elevarsi la nostra breve preghiera.

PREGHIERA

Signore, concedi a tutti coloro che celebrano la festa del Beato Oddone, che hanno fisso lo sguardo dell’anima nella contemplazione della tua gloria, e che,dopo aver perseverato nella fede in questa vita, risplenda in noi la luce della tua presenza nella patria celeste.

Beato-Oddo_1-2

Vi allego il link per poter acquistare il libro che vi invito a leggere

 

Note sull’autore:

Lucio Meglio è docente di Sociologia presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, Ateneo dove dirige la Rivista “Annali di Storia Sociale ed Ecclesiastica”. È autore di oltre sessanta pubblicazioni nel campo della Storia sociale e della Sociologia delle religioni. È socio accademico della Società Internazionale di Studi Francescani e socio onorario della Pontificia Academia Mariana Internationalis.

Il Rosario e la pietà mariana

certosino mentre recita il rosario

Oggi 7 ottobre, voglio ricordarvi che oltre a celebrarsi la ricorrenza del santo certosino Artoldo, vescovo di Belley, al cui articolo biografico vi rimando, si celebra anche la memoria della Beata Vergine del Rosario. Vi offro un testo di un certosino, che ci illumina con alcune sue precisazioni.

Cosa dire a coloro che pensano che il Rosario ripeta inutilmente le stesse parole?

Il Rosario ha suscitato riserve ed obiezioni basate sulla natura apparentemente meccanica di questo tipo di preghiera: molti lo considerano un esercizio condannato all’automatismo ed alla routine, atto a sterilizzare la vita di unione con Dio piuttosto che a stimolarla.

Tuttavia, si verifica che sia i santi che i grandi saggi cristiani stimavano molto il Rosario.

Non si può formulare un giudizio appropriato su tale pratica se si tiene conto solo della sua faccia esterna. La ripetizione delle preghiere vocali può davvero dare l’impressione che si materializzi e meccanizzi la preghiera (che è essenzialmente l’elevazione dell’anima a Dio); può quindi sembrare incorrere nella condanna che Gesù pronunciò nel Vangelo: “Quando pregherete, non moltiplicherete le parole, come fanno i pagani, i quali credono di essere esauditi alla vista della moltitudine delle loro parole” (Matteo 6: 7). In questo testo, non c’è dubbio, il Signore disapprova il concetto che fa coincidere la preghiera con la ripetizione di parole, come se l’uomo potesse influenzare la Divinità attraverso l’apparato della sua verbosità.

Tuttavia, non è per questa mentalità che si ripetono le “Ave Maria” nella recita del Rosario. No; queste hanno un valore totalmente subordinato; hanno solo lo scopo di creare un’atmosfera, un clima, all’interno del quale lo spirito, pacatamente, possa elevarsi a Dio; è la contemplazione interiore, accompagnata da atti d’amore, che costituisce lo scopo della ripetizione delle formule nel Rosario. La preghiera vocale, in questo caso, può essere paragonata al corpo, mentre la contemplazione agisce come l’anima del Rosario. Ora, proprio come l’anima umana, in condizioni normali in questo mondo, ha bisogno della collaborazione del corpo anche per svolgere le sue funzioni più sublimi, così il sollevamento dell’anima a Dio nella preghiera ha bisogno di un esteiro sensibile, che, nel caso del Rosario è la recitazione delle “Ave Maria”; crea uno “spazio” spirituale all’interno del quale devono svilupparsi la meditazione e l’affetto; la monotonia delle formule è spezzata dal ritmo progressivo della meditazione o della contemplazione. Così il Rosario mette in moto tutte le potenzialità dell’uomo, sia spirituale che corporale, per promuovere l’unione con Dio.

Quanto sono lontani dalla via della verità coloro che rifiutano questo metodo di preghiera (il Rosario) come una formula noiosa e cantilena monotona, conveniente solo per i bambini e le donne semplici!…La pietà si comporta a somiglianza dell’amore: anche se si ripetono sempre le stesse parole, queste non esprimono sempre la stessa cosa; ma qualcosa di nuovo attraverso di loro si traduce, qualcosa di nuovo ispirato per nuovi e nuovi affetti d’amore.

Un certosino