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  • I Fratelli Certosini

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Una testimonianza dal Cile

novizio in cortile

Ecco per voi una testimonianza di un caro amico che ha vissuto anni fa una esperienza in  Certosa, e come lui stesso dice, in maniera sanguigna scrive “tutto ciò che mi è venuto fuori dal cuore”.

Largo alle sue parole…

“Scrivo di questo meraviglioso Ordine, da un paese in cui non esistono certose, il Cile, probabilmente perché siamo stati evangelizzati chiedendo ordini e non ordini monastici; nondimeno ciò non fu un impedimento, tanto che con un libro di orientamento professionale conobbi la vita certosina all’età di quindici anni (oggi 73), innamorandomi di lei ed in seguito della vita contemplativa in generale.

Attraverso le letture ed ora grazie ad internet, cosa lasciano quegli uomini che diventano monaci, e iniziare a conoscere la loro vita quotidiana seguendo la spiritualità che si può intravedere. Una cosa fondamentale, è che devi avere un’enorme vocazione, un dono di Dio, per poter condurre quel tipo di vita, in caso contrario, credo che il sottoscritto non avrebbe trascorso 3 notti di clausura; Con questo, è possibile abbattere il fatto che è andato al chiostro a causa di una certa delusione amorosa, impossibilità di affrontare la vita e altre ipotesi obsolete; nient’altro che la ricerca di Dio consentirà di rimanere in quelle case benedette, monumenti di preghiera dove ci si abbandona a Dio.

Stando in Spagna molti anni fa, non potei trattenermi dallo scrivere alla Certosa di Miraflores per richiedere un possibile ritiro spirituale; Ho ricevuto una risposta molto gentile dal Priore dell’epoca, Padre Chávarri, (Dom Eduardo Chavarri Zunzunegui)che mi informava che solo se avessi voluto dimostrare la mia vocazione avrei potuto farlo, e non l’ho fatto e credetemi fratelli è ciò di cui mi pento ancora oggi. L’amore e l’ammirazione per la vita contemplativa sono stati un denominatore comune per tutta la mia vita e se qualcosa rimarrà in sospeso sarà quello, solo immaginare il contrario mi fa sorridere in questo momento.

Cercare Dio, penso sia la cosa più importante, se aggiungiamo silenzio, la sola preghiera è l’equazione perfetta.

Sono sicuro che non è solo la decisione del candidato, ma anche la comunità che decide se farlo rimanere, ma se non si prova non si potrà mai sapere.

Ho trovato amici e sacerdoti che mi dicono che vorrebbero diventare certosini la mia risposta è l’invito a provare di fare un’esperienza, che deve essere molto utile, se si è benedetti da Dio bene, altrimenti è comunque una benedizione.

Vedere il film “Il grande silenzio” produce così tanta gioia e sviluppa il desiderio di volare nel tempo e di conoscere Dio, faccio un appello…. per favore chi sente che questa irrequietezza non lo lascia tranquillo, a volte ce solo una opportunità nella vita il tempo trascorre e non succede più, credetemi amici siate certi che non ve ne pentirete.

San Bruno ha saputo unire così bene la vita eremita e cenobitica che così facendo ha inoculato le due vocazioni in una inutile radicalità.

Il silenzio e la solitudine in sé non servono molto in questo cason se non sono veicoli per conoscere Dio.

C’è un dolore nel mio cuore per il fatto che la Certosa di Evora sia finita, penso che andranno a Montalegre, a Dio piacendo che sia per preservare l’Ordine e nient’altro.

Cari fratelli, ho scritto di cuore nel far conoscere i miei sentimenti più profondi per l’Ordine della Certosa, nella mia esperienza personale con lei.

Grazie per tutto quello che fai Roberto, e per la diffusione in rete, che Gesù ti benedica e Maria si prenda cura di te e faccia lo stesso con questo prezioso dono che il Signore ci ha fatto con questo benevolo Ordine.

O’Bonitas.

R. E. (Chile)

Cile

Una meditazione per l’Immacolata Concezione

Affresco Immacolata ingresso certosa di Trisulti (Balbi)

In occasione della festività liturgica dell’Immacolata Concezione, ecco per voi una meditazione estratta dal testo “Vita Christi” del certosino Dom Ludolfo da Sassonia.

Per un singolare privilegio, Maria fu ripulita dall’originale senso di colpa nel grembo materno, come dice San Bernardo: “La Vergine Maria era piena di titoli di beni e senza dubbio era santa prima della sua nascita. Penso che una benedizione più abbondante della santificazione le verrebbe su che negli altri che sono stati santificati nell’utero. Questa benedizione non solo santificherebbe la tua nascita, ma manterrebbe anche la tua vita libera da ogni peccato. Era giusto che per singolare privilegio avesse condotto una vita senza peccato, con un dono di santità più grande di tutto ciò che ha dato alla luce il distruttore del peccato e della morte. ” Dalla sua vita scrive sant’Ambrogio: “Possa la descrizione della vita di Maria essere per noi un’immagine in cui la bellezza della sua carità e il modello della virtù risplendano in uno specchio. Era vergine nel corpo e nella mente, umile nel cuore, seria nelle parole, prudente nello spirito, esperta nel linguaggio e più diligente nella lettura. Non ha sperato in incerte ricchezze ma in umili preghiere. Attento al lavoro, con un linguaggio modesto, cercava come giudice della sua mente, non uomo, ma Dio. Nessuno ha fatto male, tutti ne hanno beneficiato. Prima che il grande si alzasse, nessuno invidiava, si vantava di evitarlo, seguiva la ragione e amava la virtù. Tale era Maria: la sua vita incomparabile è un insegnamento per tutti. Se l’autore ci fa piacere, gli diamo la nostra approvazione; chi vuole il premio, imitare il suo esempio. ” Questo disse Ambrogio.

Orazione

Salve tesoro, bastone di Gesù! fiorito e fecondo, Beata Vergine Maria. Da te è venuto l’unico fiore e frutto, da cui è germogliato il germe delle virtù spirituali; il fiore che emette il profumo più dolce e il frutto più dolce che dona dolcezza; il fiore la cui bontà getta dolore e il frutto, la cui abbondanza dà piena gioia. Benedici la radice di Gesù! benedetto è il fiore che è uscito da una tale radice Benedici l’albero e il frutto dell’albero! Mi sono ricreato con il tuo fiore. Liberami con il tuo frutto da ogni miseria, Vergine Maria, eternamente benedetta.

Amen.

Top ten di Dicembre

badge con logo

Da settembre e fino a questo mese di dicembre vi ho proposto un post contenente il meglio di questi primi dieci anni.

In questo articolo celebrativo del decennale del blog, vi propongo i post più letti nel mese di dicembre di ogni singolo anno, dal 2009 ad oggi. Un modo per far conoscere gli articoli più datati agli amici lettori più recenti, esso è anche rivolto ai più nostalgici che seguono Cartusialover dall’inizio.

Top ten Dicembre

2009 “Certosino”, il dolce di Natale

2010 Auguri di Buon Natale

2011 “Certosino”, il dolce di Natale

2012 Auguri di Buon Natale

2013 Fra Paolo Maria da Fonseca

2014 Primo giorno da priore a Serra

2015 Office of the night

2016 Sulle tracce della certosa di Venezia

2017 Testimonianza di un giovanissimo

2018 Il giardino della mia cella.

Pregando per le vocazioni femminili.

 

in chiesa.jpg

Cari lettori, in questo articolo voglio proporre una preghiera di una monaca certosina, molto profonda. Ma prima di leggerla e apprezzarne il contenuto, vorrei fare una premessa. Negli ultimi tempi si è diffusa la notizia della imminente chiusura della certosa femminile di Benifaca, in Spagna, ebbene voglio smentire parzialmente questa triste eventualità. E’ per questo che invito tutti voi a pregare per le vocazioni, poichè la comunità di Benifaca sta attraversando un periodo di estrema fragilità, ma che almeno per ora non prevede la chiusura imminente. Stringiamoci dunque intorno alle consorelle certosine ed auspichiamo che aumentino le vocazioni verso il ramo femminile dell’Ordine certosino.

Ricordiamo quanto segue….

Nelle certose la comunità si divide in monache del chiostro ed in sorelle converse: le primi conducono la giornata pregando e lavorando in cella, mentre le seconde si occupano anche delle mansioni del monastero da compiersi al di fuori della cella.

Le monache Certosine fanno ben cinque voti: conversione dei costumi, stabilità, obbedienza, povertà, castità e può anche aggiungersi il voto di consacrazione verginale (molto importante, in quanto permette alla monaca la proclamazione del Vangelo durante la Santa Messa festiva).
La vita è quindi condotta nel silenzio e nella solitudine della cella. Anche i pasti vengono consumati nella solitudine della cella, tranne nelle festività dove il pranzo è consumato in refettorio mentre una monaca legge dei brani tratti dalla Regola di San Bruno, o altri brani spirituali.
Il cammino proposto prima di giungere alla Professione Perpetua è lungo. Prima di tutto, avviene una conoscenza della Certosa. Poi la richiesta di poter fare un periodo di silenzio nel Monastero, in genere una decina di giorni. Segue il Postulandato (uno o due anni), due anni di Noviziato, quattro anni di Professione Semplice e poi quella perpetua. Naturalmente, in questo periodo la giovane si approccia in maniera graduale all’austerità della vita Certosina.
Una vita impegnativa? Certamente sì. Ma è una vita impossibile? No, perché nulla è impossibile a Dio. Ogni strada è impegnativa e dura; per chi ha la vocazione alla Certosa, vivere immerso in quel silenzio e in quella solitudine, nella fatica e nella penitenza, non è qualcosa di impossibile o di troppo utopistico. E’ realtà, perché è Dio che accompagna i consacrati; senza di Lui nessuno ce la potrebbe fare.
Vi è una unica certezza che, vocazione certosina o meno, san Bruno può oggi farci riscoprire il valore e l’importanza del silenzio nella ormai sempre più caotica vita mondana.

 

Ascolterò la tua parola,
nel profondo del mio cuore
la ascolterò.

Nell’oscurità della notte,
la Tua parola come luce
brillerà.

Mediterò sulla tua parola,
nel silenzio interiore
la mediterò.

Nel deserto delle voci,

la parola d’amore
risuonerà.

E seguirò la tua parola,

per le vie del deserto
la seguirò.

Nella trance del dolore,

la parola della Croce

mi salverà.

Terrò la tua parola,
alla sete dei miei giorni
la terrò.

Nel tempo,
la parola dell’Eterno
non passerà.

Una certosina

cliccare sulle foto per ingrandirle

L’Opus Pacis di Dom Oswald de Corda

Opus pacis
Il personaggio di cui vi parlerò oggi, è un certosino di origine tedesca tale Oswald de Corda. Costui completò i suoi studi all’Università di Parigi, dove ebbe modo di conoscere e frequentare il teologo e filosofo Jean Gerson. Terminati gli studi umanistici, laureatosi nel 1403 il giovane de Corda entrò nella certosa bavarese di Nördlingen nel 1405, fu poi ospite della Grande Chartreuse nel 1410, dove fu nominato Vicario. Nel 1429, date le sue doti e la spiccata personalità, fu inviato alla neonata certosa scozzese di Perth dove fu nominato Priore, il 31 marzo del 1429, svolse questo compito fino al giorno della sua morte, il 15 settembre1434.
Ma a cosa è legato il nome di questo certosino?
Egli nel corso della sua esistenza si dedicò alla realizzazione di un testo dal titolo “Opus Pacis”, ovvero un trattato indirizzato a tutti i copisti e correttori di manoscritti antichi. Dom Oswald scrisse questo volume nel 1417, quando era Vicario alla Grande Chartreuse. Egli volle formulare principi di emendazione testuale, una sorta di regole di codificazione. L’Opus Pacis era costituito da due parti. Una si occupava principalmente di ortografia ed un altra di pronuncia ed accentazione, Dom Oswald affermava che il suo motivo nel creare queste regole di codificazione era dovuto dal desiderio di dissipare l’ansia dei suoi confratelli certosini Molti membri dell’Ordine, infatti, erano preoccupati per l’omissione di singole lettere, non solo di frasi, parole o sillabe all’interno di copie di un dato testo. La meticolosità certosina esigeva dunque questo imponente lavoro linguistico per la correzione e stesura fedele dei testi.
Dom de Corda asseriva che nel caso delle bibbie, gli scribi non dovrebbero immediatamente modernizzare le grafie arcaiche, perché questa operazione avrebbe dato origine ad un’ulteriore variazione all’interno dei testi. Egli specificatamente aveva apprensione per la trascrizione degli Statuti Nuovi del 1368. Affermava altresì, che nessuno poteva emettere copie dell’Antico e del Nuovo Testamento, a meno che non lo facessero contro esemplari che erano stati prescritti dal loro ordine. Chiunque avesse corretto i testi in modo incoerente con quegli esemplari sarebbe stato pubblicamente riconosciuto come colui che aveva corrotto il testo, e successivamente punito!
Nella seconda metà del quattrocento, l’Opus Pacis era diventato uno standard di riferimento specificamente per la Devotio Moderna. L’ultima copia sopravvissuta fu scritta nel 1514, a indicare che la correzione del manoscritto rimase un argomento importante per sessanta anni nell’era della stampa.
Ho voluto con questo articolo dare gloria a questo certosino ed alla sua opera, importante trattato di riferimento per i suoi tempi.

Dom Andrés Capella, il priore certosino diventato vescovo

certosino in preghiera

Oggi vi parlerò di Dom Andrés Capella (o Capilla, in castigliano). Egli nacque a Valencia il 29 gennaio del 1529, e fin da giovanissimo, all’età di quindici anni entrò tra i Gesuiti facendo il noviziato a Gandia. Studiò teologia, ebraico, greco e latino nella Università di Alcalà, fino ad ottenere il dottorato. Divenuto sacerdote, insegnò teologia nel collegio di San Paolo di Valencia, del quale divenne rettore. Fin dai tempi di Gandia, egli si era formato sui testi di Dionisio de Rijckel e sulla Theologia mistica di Hugo de Balma.

Per questa sua inclinazione alla vita monastica contemplativa si ritirò alla Certosa di Portacoeli, nel 1567, ma non avendo il permesso del gesuita generale, San Francesco Borgia, dovette recarsi a Roma da lui chiamato per insegnare teologia. Alla fine, due anni dopo, nel 1569, ottenne dal papa la corrispondente licenza di ritirarsi in un monastero certosino, la sua grande vocazione, che sembra avesse già da prima di entrare nella Compagnia di Gesù. Riuscì dunque ad entrare nell’Ordine certosino, in cui emise i voti nel monastero della Scala Dei (Tarragona) il 17 gennaio del 1570. Nel 1574 fu incaricato di occupare il posto di priore a Portacoeli, che dovette lasciare l’anno successivo per esercitarlo a Scala Dei. Allo stesso modo, fu scelto per svolgere questo ministero a El Paular (Rascafría, Madrid, 1576-1579), Napoli (1579-1581), Milano (1581-1584) e di nuovo Scala Dei (1584-1586). Fu anche nominato visitatore della provincia lombarda durante il suo periodo italiano, nonché penitenziario apostolico, e trascorse del tempo a Roma. Nonostante tutti questi impegni importanti, egli viveva quotidianamente praticando una astinenza assoluta, nutrendosi di pane ed acqua e frutta secca.

Su richiesta di Filippo II, che lo avrebbe reso membro del Consiglio reale, fu incaricato di riformare i Benedettini de i canonici regolari di S. Agostino in Aragona, in Catalogna e in Rossiglione. La sua eccellente gestione spinse il re a nominarlo vescovo di Urgell insediandosi il 12 aprile 1588, ed avendo come assistente San Giuseppe Calasanzio, che fu collaboratore e poi vicario generale. Nel suo episcopato Andrés Capella ha fondato un collegio della Compagnia di Gesù e un seminario sacerdotale. Successivamente, chiese al monarca di potersi ritirare di nuovo alla vita certosina, che gli mancava tanto, ma il sovrano non glielo concesse, e morì dopo aver lasciato numerose opere religiose.

Tra queste il libro di preghiera e il manuale delle considerazioni, le sue opere più famose, sono state tradotti e rieditate più volte in spagnolo, nonché in traduzioni in latino, francese, tedesco e italiano. Nella raccolta dei sermoni di domenica, in conformità con le linee guida del Concilio di Trento in materia di catechesi e predicazione, ha proposto ai parroci “uno stile semplice e piacevole che tutti possano capire”, senza artifici, secondo la capacità degli ascoltatori e nel linguaggio volgare e comprensibile. 

Le notizie tramandate su di lui, lo descrivono come un uomo di preghiera, persino favorito da estasi mistiche con seguenti levitazioni, e di un buon direttore spirituale. Anche la sua carità verso i poveri e i monasteri è di solito evidenziata, e all’interno del suo stesso Ordine certosino ha cercato di promuovere la fondazione valenciana di Ara Christi. Dopo la sua morte, avvenuta il 22 settembre del 1609, il suo corpo fu sepolto nella cappella principale della chiesa parrocchiale di Sanahuja (Lérida). Una prece alla sua memoria!

Ma chi abiterà la certosa di Évora?

Dom Antao Arcivescovo e suore

Quando fu diramata la triste notizia della chiusura della certosa di Évora, al profondo senso di tristezza si aggiunse l’apprensione su quale sarebbe stato il futuro della certosa. L’auspicio era che potesse rimanere integra la sacralità e la spiritualità di quegli ambienti monastici. Ebbene quella speranza, si è trasformata in una piacevole realtà, svelataci lo scorso 8 ottobre dall’arcivescovo D. Francisco Senra Coelho, al termine della celebrazione di addio dei certosini.

Alla messa solenne dell scorso 8 ottobre tenutasi nella certosa di Santa Maria Scala Coeli hanno, infatti, partecipato un numero considerevole di suore dell’Istituto dei Servi del Signore e della Vergine di Matarà, il ramo femminile della Famiglia religiosa del Verbo incarnato. Saranno queste religiose che occuperanno gli ambienti della certosa, opportunamente riadattati alle loro esigenze, sostituendo i certosini.

Ma chi sono? Cerchiamo di conoscerle meglio

La congregazione, fondata nel 1988 in Argentina, ha circa 1.350 suore in tutto il mondo con vocazione missionaria. Ma queste suore hanno anche un ramo contemplativo di 186 suore in 16 monasteri. Sono proprio queste monache di clausura che occuperanno la certosa di Évora.

A seguire il video, il testo tradotto del messaggio dell’ arcivescovo D. Francisco Senra Coelho, immagini e la presentazione delle suore con testo tradotto.

08/10/2019 Video intervista dell’arcivescovo D. Francisco Senra Coelho

Testo tradotto

Signore Arcivescovo, la giornata non è felice, ma anche l’arcidiocesi accoglie una nuova comunità religiosa qui, qual è il sentimento arcidiocesano?

Innanzitutto, una profonda gratitudine per la grande testimonianza che i monaci certosini hanno saputo darci.

È una testimonianza di valorizzazione di tutti gli esseri umani. A questa porta hanno bussato persone con tutti i tipi di problemi, persone di diverse origini culturali, persone con diverse comprensioni, cattolici e non cattolici…Assetate di speranza, persone in situazione di angoscia, in disperazione umana, persone con un profondo senso di perdita per il lutto, senza senso della vita. Chiamavano qui, anche persone che pensavano al suicidio. E questa casa era un cuore, direi una “casa madre” dal cuore aperto, che cercava di aiutare nella fraternità che ci viene dalla nostra umanità.

Vorrei citare la parola humus/terra, “ricordati uomo che polvere sei e in polvere ritornerai”, molte volte la vita ci fa tornare a questa polvere, quando ci sentiamo “un niente”, quando ci sentiamo incapaci…E perciò questi uomini buoni, i monaci, avevano sempre un orecchio, il loro cuore era un orecchio. Sono stati in grado di ascoltare nel silenzio della fedeltà e della fiducia, e quindi la Certosa è diventata un centro di accoglienza e umanità. Questa è l’eredità che abbiamo ricevuto.

Naturalmente, anche qui sono state celebrate molte feste. Molte madri sono venute qui per raccontare la gioia della gravidanza, molti giovani sono venuti qui per raccontare il fascino del primo lavoro, del loro esame riuscito, infine, delle gioie… chemioterapia, esami medici positivi, cure…Qui sono venuti medici, sono venuti malati. Qui arrivarono persone per chiedere la benedizione per la loro mano prima di un intervento chirurgico. Qui sono venute persone per chiedere consigli per aiutare un figlio tossicodipendente, cosa fare per far ricominciare una vita spezzata. Le madri sono venute qui per piangere per la partenza dei loro figli che non hanno avuto un posto al tavolo della società…che sono dovuti partire per le diaspore dell’immigrazione, hanno lasciato il loro letto vuoto, il loro posto al tavolo. Qui arrivarono i padri a chiedere…

Questa è stata una casa di tenerezza. Questa è una casa di affetto che dobbiamo portare avanti nella stessa testimonianza di umanità, al servizio di prestare attenzione alla persona nel suo contesto concreto.

Naturalmente è un’eredità che suscita gratitudine. Questi uomini hanno vissuto in un silenzio gratuito, non hanno mai chiesto nulla in cambio, non hanno mai fatto il proselitismo, mai chiesto a nessuno di convertirsi. Quando si suonava il campanello del cancello di questa clausura, appariva un monaco che semplicemente ascoltava, condivideva la realtà umana e prometteva la preghiera davanti a Dio. Ho vissuto qui 8 giorni con loro prima di essere vescovo, ho fatto il mio ritiro qui…… ( in questo momento riporta un po’ la routine).

Sicuramente questa gratitudine si mescola con un grande senso di responsabilità per questo polmone spirituale. Abbiamo in mano il mazzo di chiavi… E voglio condividere con le Suore Serve di Dio che occuperanno questa casa in modo che sia un silenzio abitato, che sia un silenzio fecondo e che continuiamo ad accogliere.

Vorremmo molto apprezzare l’accoglienza, l’ospitalità, che qui ci fosse uno spazio adeguato per coloro che vogliono venire a fare un momento di oasi o deserto. Deserto per coloro che vivono nello stress dei rumori, infine…Oasi per coloro che sperimentano il contrario: la solitudine, l’abbandono, l’essere soli tra molte persone. Le Suore Serve di Dio hanno questa componente nel loro carisma di avere una locanda, accogliendo coloro che vogliono trascorrere del tempo di preghiera con loro. Speriamo che la Certosa di Évora mantenga sempre questa dimensione di profonda umanità… Che qui sia una fonte di acqua viva e che ogni Suora sia “un guscio”, come diciamo, dove possiamo vivere.

[Sull’incontro con le Suore]

Stiamo trattando di cose molto semplici. Le Suore sono venute qui per visitare la casa circa un mese fa, ancora con una certa riserva per controllare le condizioni e quando hanno visitato il monastero si sono sentite a casa perché gli Ordini monastici hanno molto in comune. Stiamo parlando di piccoli lavori, opere, che dobbiamo fare… Appena questo adattamento sarà pronto, a Dio piacendo, la Fondazione Eugenio de Almeida in collaborazione con l’Arcidiocesi di Évora sarà pronta a risolvere l’ospitalità delle Suore il più presto possibile. Non posso fissare una data, perché stiamo parlando di lavori… Preparare lo spazio della foresteria che era la casa dove abitavano il Signore Conte Vivalva, Vasco Maria Eugenio de Almeida e la signora Dona Teresa, perché hanno vissuto qui quando hanno acquistato l’edificio. Spazi per far sentire bene gli ospiti. Stiamo parlando di cose molto specifiche, perché l’edificio è in buone condizioni, ben conservato.

Presto avremo la gioia di accogliere le persone che vogliono provare un’esperienza nella certosa. Sarà sempre la Certosa! Questo è il toponimo, la Certosa! Anche dal 1834 al 1960, quando i certosini non erano qui, era chiamata Certosa.

[Sulla speranza che i certosini tornino]

È un grande desiderio, perché crediamo che l’Europa rinascerà!

Abbiamo la gioia di avere nella nostra arcidiocesi tre comunità contemplative, dove abbiamo molte suore giovane (parla di due già esistenti e sulle Suore Serve).

Questa recente fondazione, iniziata nel 1988, ha 1350 Suore nel mondo, 185 monache, 16 comunità monastiche. Loro sono dove soffre la Chiesa. Sono ad esempio in Iraq, sono in Siria, stanno avviando una nuova comunità in Turchia e in molti altri Paesi in cui essere cristiano è pericoloso per la vita. Sono Suore con vocazioni fiorenti. E fra queste 1350 Suore, circa 31 anni costituite (1988 nel pontificato di Papa Giovanni Paolo II) ciò che cresce di più è la vita monastica. Perciò crediamo che quest’Europa scoprirà la bellezza dell’Assoluto, la bellezza dell’amore nella consegna totale e che, chissà, i certosini torneranno qui. Sono sicuro che nel 1834, quando i certosini sono stati espulsi, sarebbe stato meno credibile questo che sto dicendo di oggi. Tuttavia, nel 1960 tornarono. Ma dire questo nel 1834 avrebbe causato risate. Oggi non direi che provoca risate, ma può generare un giudizio di ingenuità. Però l’uomo è un mistero più grande dell’uomo stesso. L’uomo trascende se stesso e l’uomo è sempre una sorpresa. Aspettiamo, perché nel profondo dell’uomo c’è una grande sete ed il mondo non risponde a questa sete, invece, genera più sete e molti giovani cercano Dio. È importante ricordare che 2 anni fa due portoghesi entrarono nel noviziato monastico certosino del Portogallo. Questa porta è aperta ed il futuro appartiene a Dio.

le suore partecipano alla messa ad evora

Dom Antao e sorelle.jpeg

Video presentazione suore

Arcivescovo:

Queste sono sorelle molto legate alla Chiesa sofferente, alle chiese perseguitate. Ma non sono monache, sono suore missionarie. Le monache non escono facilmente, quindi non sono venute. Usano lo stesso abito, vivono in silenzio e raccoglimento. Queste venute stasera sono missionarie attive. Fondata circa 30 anni fa, dal 1988 ad oggi. Sono 1500 sorelle.

Vuoi dire qualcos’altro? (dice l’arcivescovo alla sorella).

La Suora dice in spagnolo:

La nostra Congregazione è nata in Argentina ed è composta dal ramo maschile e femminile. Entrambi hanno vita apostolica e vita contemplativa. Abbiamo monache di clausura e monaci, e siamo in missione in alcune parti del mondo. Siamo in Medio Oriente, come in Siria, Iraq…Siamo in Africa, America Latina, Nord America…

Il ramo maschile è nato nel 1984 ed il ramo femminile nel 1988.

È una grazia poter venire alla Certosa di Evora ed anche una grande responsabilità. Non solo per la grandiosità della certosa (materiale), ma anche per la continuità della spiritualità. Chiediamo la preghiera di tutti i portoghesi in modo che possiamo anche dare frutti di santità e vita qui.

Sulla foresteria…

Le suore vivono in clausura, quindi non escono. Ci sarà la foresteria, come in altri ordini, ad esempio, il benedettino.

Arcivescovo:

C’è anche un dettaglio interessante. Loro sono state accettate in Cina, dove la Chiesa è molto perseguitata, a lavorare con i lebbrosi.

Sì, abbiamo vocazioni in Cina, dice la Suora.

La Suora risponde ad un giornalista:

Mi chiamo Maria della Contemplazione. Siamo una congregazione missionaria e mariana. Tutte le suore cambiano il nome. Il primo nome è Maria ed il secondo è una vocazione della Vergine o una virtù…

Arcivescovo:

È molto recente, perché abbiamo aspettato che la Santa Sede, la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, ci permettesse di passare dal monastero maschile al femminile. Ed anche che mettesse nelle mani del Vescovo la possibilità di ammettere e scegliere la Congregazione. E questa lettera della Santa Sede è arrivata solo questa settimana.