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Un’ inaspettata intervista

Un’ inaspettata intervista

io e Tonino Luppino (chiesa della certosa)

Cari amici lettori, da sempre contrario ad un eccessivo risalto mediatico, sono stato coinvolto da un caro amico giornalista, nonché appassionato dell’Ordine certosino, a rilasciargli un’intervista.

Nella splendida cornice della “mia” certosa di san Martino a Napoli, ho ricevuto la visita dell’amico Tonino Luppino, il quale al termine di una piacevole chiacchierata su argomenti di comune passione ha voluto pormi delle domande. Ad esse ho risposto con slancio e spontaneità, rendendomi conto che egli mi ha offerto la possibilità di poter dire, dopo averlo scritto, l’obiettivo del sito e del blog Cartusialover. La diffusione su social network, giornali e tv locali è stata effettuata con l’intento di aiutarmi nella divulgazione della conoscenza dell’Ordine certosino.

Il video dell’intervista integrale ed alcune fotografie negli ambienti della certosa completano questo inusuale post. Ringrazio Tonino Luppino per l’intervista, e tutti voi miei cari ed affezionati lettori, che avete permesso che ciò accadesse.

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La Vergine del silenzio

La Vergine del silenzio

La Vergine del silenzio

Vi propongo una profonda meditazione sulla Vergine del silenzio, raffigurata nell’icona, scritta da un certosino.

La perpetua freschezza della verginità di Maria, l’umbratile nascondimento della sua umiltà, la profondità del suo silenzio che custodivano l’ardore della sua carità, sono per noi uno specchio tersissimo nel quale possiamo contemplare ciò che la grazia ci chiama a diventare.

La Vergine infatti è colei che più di ogni altra creatura ha compreso e condiviso, nel silenzio e nell’ombra, il mistero della solitudine di Cristo ed è lei che, silenziosamente, vi introduce il certosino. Ella è l’arca dell’alleanza che lo guida nel suo cammino nel deserto, anzi che lo precede in questo lungo pellegrinaggio, per cercargli e preparargli un luogo di riposo (cf. Nm10,33).

Sappiamo che, in mezzo alle prove di questo mondo,condividiamo, sia pure in parte,la vita di lei, per-ché come lei e con lei, ci sforziamo,nonostante imperfezioni e debolezze, di trascorrere tutta la nostra esistenza nella contemplazione e nell’adorazione incessante di Dio, non negli splendori della visione a faccia a faccia, ma nell’oscurità della vita feriale di Nazaret.

È in questa oscurità che Maria, silenziosamente e nascostamente, ma incessantemente, genera Cristo nell’anima del monaco, senza quasi che egli se ne accorga.

Solo quando giungeremo alla visione e, nel silenzio dello Spirito, il Padre pronuncerà in noi il suo Verbo, solo allora vedremo in piena luce ciò che ora ci viene donato, nell’ombra della fede, nelle profondità del cuore, fra le mura di una cella.
E allora il silenzio adorante, con cui accoglieremo il dono di tale mistero, sarà l’ultima e più piena parola del nostro amore.

Tibi silentium laus. (un certosino)

Contemplazioni mariane di Guillerand IV°

Contemplazioni mariane  IV°

di Dom Augustin Guillerand

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Stabat Mater 

Gesù , Verbo Incarnato , riproduce il Padre . E’ lo specchio in cui possiamo vederlo , egli è l’immagine perfetta in cui il Padre si riconosce : <<Chi mi vede , vede il Padre >> (Gv. 14,9) .
Questo è Gesù : un riflesso , riflesso ideale che non è che una cosa sola con l’oggetto che riflette ; un riflesso posto fra noi e questo oggetto , in modo che tramite suo noi lo si possa conoscere .
Il Padre però ha voluto ci fosse , tra noi e questo riflesso , in intermediario , un’altra immagine più vicina a noi , che riceva nella perfezione le sue sembianze e ce le trasmetta . Perchè questo secondo intermediario , questo specchio più ravvicinato ?
Non si discute Dio nè la sua volontà . Si accetta ciò che stabilisce , lo si adora….e in seguito si tenta , nella sua luce , di intravedere le bellezze dei suoi disegni , sicuramente meravigliosi . Ogni altro atteggiamento dell’animo non è cristiano o lo è in modo insufficiente .
La vita di Gesù e la vita di Maria , l’animo di Gesù e l’animo di Maria << sono una sola cosa >> ; essi hanno vissuto senza sosta l’uno dell’altra , l’una per l’altro ; trovare l’uno significa raggiungere l’altro . Vederli così , vicini nell’accostamento delle loro anime , vuol dire conoscerli meglio entrambi .
In Dio , infatti , tutto e tutti si rischiarono a vicenda . In queste due vite c’è un culmine : il Calvario .
La loro storia , semplice come il loro animo , in questo momento si delinea con maggiore precisione . Essi vi appaiono esattamente in questo rapporto : l’uno davanti all’altro , in atteggiamento di comunicarsi tutto ciò che essi sono ; l’oggetto divino davanti allo specchio ; l’uno in piena luce , staccato dalla terra , stagliantesi nel cielo , al di sopra del mondo e degli uomini , mentre li raduna per elevarli con Sé ; l’altra ancora sulla terra , mescolata agli uomini , ai quali deve mostrare quanto riceve , preoccupata unicamente di ricevere perchè l’immagine risulti perfetta .
<< Vicino alla Croce di Gesù stava Maria , sua Madre >> (Gv. 19,25) .
Maria guarda e segue tutto , per ricevere tutto .
Questo è uno dei significati delle parole << vicino alla Croce >> .
Ed è una delle ragioni di questa posizione che l’attenzione cristiana ha giustamente notato : in piedi e vicinissima . Ella non deve perdere né un movimento , né un dolore ; non sarebbe più in grado di riprodurre perfettamente .
E’ abituata a mantenere fisso il suo sguardo , senza distoglierlo né rivolgerlo altrove ; questo sguardo è stato la sua vita . Se fosse cessato , avrebbe anch’ella finito di vivere .
Questo sguardo è stato fissato attraverso l’Immacolata Concezione ; l’Angelo l’ha salutata quando l’ha definita
<< piena di grazia >> ; la tenerezza materna ne ha accresciuto incessantemente la fissità intensa ; la Passione , il desiderio di compatire….e di compatire per conservare , prolungare , trasmettere , far rivivere , fondare una nuova famiglia , dare dei fratelli a Gesù e dei figli a suo Padre , rappresentano in quell’istante , per questo sguardo , un qualcosa che nessuna parola può esprimere .
Per Maria , in quest’ora , il raggio divino , attraverso questo supplizio , questa croce , quest’abbandono così completo , è un raggio diretto , la luce è scintillante , è la Luce stessa…
L’oggetto divino è senza veli : non gli rimane che questa donna , che non è un ostacolo , certamente , e che , d’altronde , egli si prepara a donarci . Più nulla di creato ; fino a questo momento , il creato non l’ha occupato , ma avvolto . Anch’egli , per noi , toccava col piede il suolo e viveva la nostra vita , così come farà ancora Maria , sempre per noi , per qualche anno .
Ora , è il momento del passaggio , del ritorno . Egli si allontana , si distingue da tutto ciò che è tenebre ; si eleva al di sopra ; è in piena luce ; si fissa in essa ; lo sostiene la croce un tempo oscura e oramai risplendente di lui per tutti i secoli .
Di fronte a questa luce , a questo splendore , Maria sta << ai piedi della Croce >> .
E’ questo ch’Ella vuole riprodurre perfettamente e mostrarci e generare in noi , è la Luce che illumina la vita e vivifica tutto e tutti : << Colui che mi segue non cammina nelle tenebre , ma avrà la luce , che è vita >> (Gv.8,12) .
Maria guarda questa Luce , se ne colma ; essa non è più che uno specchio che la riflette , così come Gesù riflette suo Padre , luce-riflesso , la luce dei tempi in cui il Sole di giustizia illumina di lontano e di sbieco , attraverso gli immensi spazi della fede , che è notte oscura .
Divenendo riflesso , finisce di generare , di essere madre .
Anche se Giovanni , che ha seguito ogni cosa , compreso tutto , voluto tutto , vissuto tutto , insiste nel ricordare il suo titolo :<< Vicino alla Croce di Gesù, stava Maria, sua madre >> .
E’ l’ultima volta ; senza distaccare lo sguardo da lui , per mostrarlo a noi , diviene << LA MADRE DEGLI UOMINI >>.
<< STAVA >> . San Giovanni fa largo uso dell’imperfetto , il tempo impreciso che si prolunga dal passato al futuro , sino alla durata eterna , e sembra partecipare di entrambi .
Gli studiosi mi daranno dotte spiegazioni di questo fatto . Io preferisco le ragioni semplici e contemplative che , sole , sono all’altezza di un’anima come quella di San Giovanni .
<< Ella stava >>, rimaneva là , a lungo ; prolungava , sosteneva quello sguardo e quello sguardo la sosteneva . Non aveva alcun altro sostegno , e quello le era sufficiente in ore così lunghe e crudeli . Erano davvero lunghe e crudeli , quelle ore ? Sì , indicibilmente ; tuttavia erano , nello stesso tempo , dolci e brevi , perchè Maria era unita .
Strano mistero contro cui mi trovo ad urtare ad ogni momento , quando mi pongo di fronte a loro : sofferenze senza nome e una gioia ancor più profonda !
Mai la loro unione era stata più completa e profonda e così intimamente dolce . E’ il risultato di tanti fatti , di tante azioni , di tante ore d’amore ! Oso appena pensarci .
Vedo levarsi davanti alla mia immaginazione gli anni che hanno preceduto l’Incarnazione….., poi quelli che hanno seguito il periodo di gestazione , in cui egli fu veramente per lei sola .
San Giuseppe stesso – sì , persino San Giuseppe – non suppone la celeste presenza .
Poi i trent’anni dell’esistenza terrena . Tutto aveva per scopo quell’istante , quello << STABAT >>per lei , quella Croce di Gesù….
Tra di loro è nata una comunione che non vuole morire , non può finire , deve proseguire , dev’essere feconda , una comunione che la separazione esteriore non può minacciare ; ed è questa comunione che Gesù consuma prima di morire .
E’ la VETTA della loro vita comune , quaggiù .
Essi l’hanno scalata assieme…lentamente , cioè con il passo di Dio , che non è né lento né rapido , ma giusto . E ancor ora , entrambi immobili , lui fissato alla croce , lei al suo Crocifisso , sono nel movimento , ridicono il loro << FIAT >> comune , che ha accordato le loro anime durante la loro vita .
<< Ella stava >> là , in piedi ed unita , in piedi perchè unita , dritta nel volere divino che è la rettitudine infinita , forte della sua forza .
Non ho più nulla da aggiungere : sento fortemente che tutta la sua anima è là , in quel volere che li lega l’uno all’altro e al loro Principio….e che tutto è là !.

Augustin--Maxime--Guillerand

Dom Augustin–Maxime–Guillerand

 

Il segreto della “Chartreuse”

Dom Benoit osserva la  avvenuta distillazione

Dom Benoit osserva la avvenuta distillazione

In questo articolo, ritorno a parlarvi  del liquore prodotto dai monaci certosini: la Chartreuse.

Lo spunto mi viene offerto da una preziosa intervista rilasciata per France 3, nel novembre scorso, da Dom Benoit e dal Fratello converso Jean Jacques, unici detentori della ricetta segreta. In quanto tali si occupano della corretta scelta delle 130 piante, del preciso dosaggio dei componenti e dell’esatto procedimento per la preparazione finale. Guardiamo il video e leggiamo il testo dell’intervista, tradotto per voi in italiano.

Intervistatore: Puoi parlare un po’ su questo manoscritto? Con cosa sarebbe simile, che cosa si tratta, senza tradire il segreto?

Dom Benoit: Bene, si tratta di un elenco di 130 piante, e quindi abbiamo … bene, ogni pianta è numerata e poi abbiamo una stima di peso, che può essere una piccola presa, una manciata o, di fatto, un peso che è stato utilizzato dagli antichi. Questo manoscritto è stato dato alla Certosa di Vauvert, vicino all’attuale Palazzo del Lussemburgo. Così è stato consegnato lì, e da quel momento, sembra che hanno provato di fare lì, da fratelli speziali (farmacisti) che hanno avuto la cura dei monaci del monastero. Ma loro non hanno avuto successo nel riuscire a preparare il prodotto, è davvero definitivo. Allora, il manoscritto è arrivato qui a Grande-Chartreuse. Non sappiamo bene come. Ma è venuto qui ed è stato dopo vari tentativi di diversi fratelli qui in diversi anni, infatti, che siamo riusciti a produrre l’Elisir, il famoso Elisir di Salute.

Intervistatore: Notevolmente, l’ascolto di quello che dici, è complesso.

Dom Benoit: Sì, è complesso. Molto complesso.

Intervistatore: Siete biologici? Completamente biologici?

Dom Benoit: Noi non abbiamo l’etichetta del prodotto biológico. Perché viene da tutto il mondo (gli ingredienti), quindi è più difficile avere questa etichetta. Ma, in realtà, il colore è naturale, totalmente naturale. E abbiamo ereditato la conoscenza della preparazione perché a volte sono macerazione e distillazione che si fondono una con l’altra (sovrapposizione tra di loro), e questo è ciò che permette di avere il colore naturale.

Intervistatore: Non è una cosa semplice, vero?

Dom Benoit: No, decisamente non semplice (ride).

Intervistatore: Come succede la trasmissione delle conoscenze tra voi?

Dom Benoit: Penso che il fratello Jean Jacques, che mi ha preceduto in questo lavoro, può dire qualcosa.

Fratello Jean Jacques: Bene, ho iniziato semplicemente con un altro fratello. Ogni volta che abbiamo messo una pianta in liquore mi sono chiesto cosa era, a cui serviva, che era, ecc, perché io non lo conosceva. Così ho iniziato in quel modo. Ma è anche vero che personalmente non sono chimico e, inoltre, non sono un esperto di piante, quindi i fratelli antichi avevano una profonda conoscenza che io non ho.

Intervistatore: Tuttavia, la qualità è mantenuta.

Fratello Jean Jeacques: La qualità è mantenuta. Questa è la complessità della ricetta. Ci sono circa 130 piante, questo è vero. Ci sono 130 piante, ma allo stesso tempo non hanno messo alcuna cosa comunque. Abbiamo ricette che sono ben calibrate, ben fatte e abbiamo impostato. Infatti, il segreto è il nome delle piante, la proporzione di piante e poi la preparazione. Ci sono le tre cose.

Il martirio di quattro monaci nella certosa di Roermond

Il martirio di quattro monaci nella certosa di RoermondMartirio di quattro monaci nella certosa di Roermond

Il dipinto di Vicente Carducho che oggi vi offro è l’ultimo riguardante il martirio subito dai certosini della certosa olandese di Roermond. Questa tela, continua idealmente la rappresentazione dell’assalto delle truppe protestanti al convento, al quale evento il pittore volle dedicare ben tre tele.

In questa scena, vengono raffigurati, quattro poveri certosini aggrediti dalla furia brutale degli aggressori i quali a colpi di sciabola ghermiscono per poi uccidere i religiosi. Le mani giunte e l’aria di serenità delle povere vittime è l’unica contrapposizione dei monaci alla violenza sanguinaria dei soldati. Sullo sfondo le fiamme bruciano la certosa, mentre al centro della scena dall’alto in uno squarcio di cielo appaiono quattro angeli, con corona e palma simboli del martirio. Un alternanza di luci ed ombre che aiutano a farci calare nell’atmosfera di quel terribile 23 luglio del 1572.

Puzzle

 

 

 
preview80 pieceMartirio di quattro monaci nella certosa di Roermond

Contemplazioni mariane di Guillerand III°

Contemplazioni mariane  III°

di Dom Augustin Guillerand

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Vita di Fede

La parola << Grazia >> è la più bella di quaggiù e il suo significato è magnifico. Essa significa la vita stessa di Dio diffusa nelle nostre anime . Che cos’è questa vita ?
Noi , quaggiù non lo sapremo mai completamente . La parola di San Paolo è verissima :
<< L’occhio dell’uomo non ha visto , il suo orecchio non ha udito e il suo cuore non potrà mai presentire ciò che Dio riserva ai suoi eletti >> (1 Cor. 2, 9. – Is. 44,4.) .
Tuttavia noi cerchiamo di parlarne e facciamo bene. Questo sforzo indica come le realtà celesti co interessino e come noi desideriamo conoscerle per quanto è possibile quaggiù e un giorno possederle in Cielo . Cerchiamo quindi nelle cose terrene dei paragoni che ci diano qualche idea di queste realtà . Noi diciamo : << La grazia è una luce >> , ed è giusto . Ma si tratta di una luce specialissima . Entrate in una cappella in piena notte : tutto quanto voi vedete d’abitudine è al suo posto , l’altare con i suoi ornamenti , le statue , i quadri , i banchi , la disposizione delle cose…. Ma voi non lo vedete .
Manca la luce . Premete l’interruttore e , in un istante , vi appaiono . La luce fa vedere ciò che è . Senza di essa , ciò che è per noi come se non fosse ; la luce ci mette in rapporto con le cose ; la luce fisica ci mette in rapporto con le cose corporali ; la luce dell’intelligenza, della ragione , ci mette in contatto con le verità dell’ordine naturale ; ed esiste una luce più elevata che ci mette in contatto con il mondo superiore , soprannaturale , il mondo di Dio .
La Grazia è questa luce che illumina per un’anima il mondo di Dio , mostra ciò che egli è , la sua verità , la sua bontà , il suo amore , la sua sapienza e la sua potenza , tutte le perfezioni ch’egli stesso contempla , che lo rapiscono eternamente in estasi , che noi contempleremo un giorno in lui e che ci estasieranno per sempre . L’anima che vive veramente la vita di grazia , vede Dio . Lo vede in tutto , dappertutto , lo scopre negli uomini , nelle cose , negli avvenimenti , non vede che lui . Questo compito delle cose è grande . Noi siamo legati ad esse , dipendiamo da esse , così come esse dipendono da noi . Dio si nasconde in tutte , perchè noi ve lo scopriamo . Noi le mettiamo in contatto con il Creatore , esse ci rendono il medesimo servizio . Senza di noi sarebbero mute , e senza di esse noi saremo inerti .
La luce della nostra intelligenza non si desta che vedendole , essa è bella di per se stessa , ma la sua bellezza non diventa percettibile che sulle cose ch’essa illumina .
San Paolo della Croce , in una sera di primavera , passeggia nella campagna , attraversa i campi di erba medica in fiore e la sua anima si eleva da queste bellezze naturali alla Bellezza infinita di Colui che le ha fatte , che le fa ad ogni istante ; si ferma , cade in estasi e ci resta a lungo perduto in Dio , trasportato , rapito dalla divina luce di grazia .
San Francesco d’Assisi , di fronte ai fiori e agli uccelli , di fronte agli animali anche crudeli come il lupo , di fronte a tutte le creature , vede il Creatore e dice : << Mia sorella colomba , mio fratello Lupo >> .

Avete notato , nel Vangelo , come l’anima di Gesù fosse completamente immersa in questa vera Luce e com’egli vedesse tutto in questa chiarezza ?
Guardava i magnifici anemoni d’oriente , chiamati da lui i gigli dei campi e diceva :
<< Guardate questi gigli . Salomone , in tutto lo splendore della sua gloria , non era vestito come uno di essi ; il Padre Celeste li riveste incessantemente di queste magnifiche vesti >> (Lc. 12, 27) .
Vedeva gli uccelli del cielo , così liberi nei loro voli , così poco preoccupati del loro nutrimento e diceva : << Essi non seminano , non ammassano nei granai e mio Padre Celeste prepara ed assicura loro gli alimenti di cui hanno bisogno >> (Lc. 12, 24) . Vedeva le viti sviluppare i loro rami e ricoprire la terra e diceva ai suoi Apostoli : << Io sono la vera vite , voi siete i tralci >> (Gv.15,5) ; il tralcio vive della linfa che gli proviene dal ceppo ; restate uniti al ceppo , restate in me , restate nel mio amore , per vivere la mia vita . Vedeva le greggi che il pastore conduceva ogni mattina ai grassi pascoli e riconduceva ogni sera all’ovile e diceva : << Io sono il buon Pastore ; conosco le mie pecore e le mie pecore mi conoscono come mi conosce il Padre e come io conosco lui…..e io dò la vita per le mie pecore >> Gv. 10,14-15) . Potrei moltiplicare all’infinito questi esempi : il Vangelo ne è pieno .
Il divino Maestro vedeva in tutto suo Padre e ne parlava a proposito di tutto ; ogni cosa gli ricordava i misteri della vita divina , perchè egli viveva , era immerso nella Luce ; non cessava di ricordarlo e di riversare sulle cose e sulle anime il fiotto dei suoi raggi .
C’è un’anima in cui la divina luce di grazia ha brillato di uno splendore eccezionalmente vivo ; è quella della Vergine di cui egli ha voluto fare sua madre . La grazia e il raggio di grazia hanno invaso la sua anima dal primo istante della sua concezione ; nessun’ombra , nessuna minaccia in quest’anima .
La Vergine ha compreso e vissuto tutto ciò meravigliosamente . Nelle cose che la circondavano , nei movimenti che animavano queste cose , negli avvenimenti della propria vita in genere , ella vedeva Dio , l’azione di Dio ; e lo benediceva .
Viveva quelle pagine della Scrittura in cui lo Spirito Santo ha tradotto queste disposizioni :
<< Opere del Signore , benedite il Signore…>> .
I Salmi , il << Benedicite >> , tutta la Scrittura , assumevano in lei una pienezza di significato e di movimento . Quando il suo piccolo corpo si formò nel seno di Anna , per un privilegio unico ma assolutamente sicuro , ella possedette la Luce , visse di fronte a Dio che era in lei , si donava a lei , le comunicava la sua vita . E quando nacque , questa Luce non soltanto si mantenne , ma crebbe , si sviluppò incessantemente e assunse delle proporzioni che lo spirito umano deve rinunciare a misurare .
Il pensiero di Dio riempie il suo pensiero , il ricordo della divina presenza , dell’azione di Dio in tutto e ovunque , la segue sempre…. ella vede in Dio Colui che è tutto e non vuole occuparsi di nulla all’infuori di lui . Tutta la sua vita si sviluppa in questa chiarità .
Chiamata a diventare la madre di Dio , al momento di dare la nascita al Cristo , deve lasciare la sua casa , il suo paese , fare un lungo percorso , tre giornate di cammino . Arrivando a Betlemme , piena di stranieri , non trova rifugio per il Dio che porta al mondo . Ne soffre… Il lungo cammino affatica il suo corpo , il rifiuto dell’ospitalità martirizza il suo corpo , il rifiuto dell’ospitalità martirizza il suo cuore….ma la divina Luce brilla nella sua anima , ella vede la volontà divina che permette ciò , l’adora, si sottomette ad essa e la sua sottomissione l’unisce a Colui che per lei è tutto . La stessa Luce la segue in esilio , l’accompagna sulle strade d’Egitto , la sostiene durante gli anni che deve vivere in un paese straniero , tiene la sua anima nella pace superiore . Quando Gesù ha dodici anni , ella lo perde tre giorni .
Colui che è doppiamente il suo tesoro , il tesoro della vita naturale e di quella soprannaturale , suo Figlio e suo Dio , scompare ai suoi occhi , la lascia sola…. E quando lo ritrova , invece di consolarla , egli le ricorda di essere del suo Padre Celeste , di essere venuto per procurare la sua gloria , le ricorda che questa sparizione di tre giorni non è che un annuncio , una preparazione : un giorno egli dovrà abbandonare definitivamente sua madre , darsi completamente agli interessi di questa gloria….
E la Vergine porta e conserva nel suo cuore queste parole . Il suo cuore è triste , ma la stessa Luce brilla su questa ferita , consola il suo cuore infranto : ella vede Dio e il suo divino volere , l’adora , si sottomette ad esso . Ella lo vede , lo adora, l’ama al Calvario , di fronte al martirio supremo , di fronte al corpo torturato di suo Figlio .
Le tenebre coprono la terra , coloro che assistono sono atterriti , tutti tremano , invasi dall’inquietudine e dal terrore . Maria è calma , la sua anima è sempre più inondata di luce : più ogni cosa appare scura agli occhi della sua sensibilità e della ragione , e più la Luce divina l’illumina , appare scintillante allo sguardo della fede .
Ecco ciò che l’Angelo vede quando la saluta : << Piena di Grazia >> ; ecco ciò che loda in lei .
Ecco ciò che noi dobbiamo vedere e lodare quando ripetiamo così spesso, ogni giorno : << Ave , o Maria, piena di grazia >>.
Noi viviamo di questa pienezza ; il tesoro inestimabile della nostra grazia , le luci su Dio e il cielo che rischiarono i nostri spiriti e sostengono le nostre volontà , arrivano a noi per mezzo di lei ; ella è la madre delle nostre anime , la nostra anima .

Augustin--Maxime--Guillerand

Dom Augustin–Maxime–Guillerand

 

Le pitture di Balbi nella certosa di Trisulti

Le pitture di Balbi nella certosa di Trisulti

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Parlare del pittore napoletano Filippo Balbi è davvero cosa complessa, egli infatti fu un personaggio alquanto enigmatico che entrò in contatto con i monaci certosini nella seconda metà dell’ottocento. Proverò a farvi conoscere la sua personalità eccentrica attraverso le principali opere conservate nella certosa di Trisulti, dove lavorò tra il 1856 e il 1865. Le immagini ed una breve descrizione ci aiuteranno a comprendere o meglio, a percepire ciò che egli in maniera criptica esprimeva.

Cominciamo la carrellata partendo da un dipinto murale posto sulla lunetta del secondo portale d’ingresso. In esso sono disposte simmetricamente, al vertice, le figure della Madonna con il Bambino Gesù  che regge un pezzo di pane che porge ai monaci ed agli angeli. Entrambi posti più in basso, a sinistra ed a destra, ed impegnati a dispensare pane e pesci a poveri fanciulli , i quali ricevono dai religiosi anche assistenza medica, come viene simbolicamente espresso dal monaco con un bicchiere con un infuso medicamentoso.

Immagine 1

Il Balbi dipinse anche la grande Immacolata Concezione che ci accoglie sulla parete centrale del portico antistante la farmacia.

affresco esterno farmacia (F.Balbi)

Ma entriamo negli ambienti destinati alla spezieria,in essi, il pittore napoletano sviluppò tutto il suo estro, difatti gli affreschi presentano curiose scene allegoriche di attraente efficacia. Tra queste il trompe l’oeil di Fra Benedetto Ricciardi, il monaco addetto alla spezieria ed amico del Balbi. La testuale descrizione del pittore dell’ambiente da lui dipinto: :” A destra di chi entra trovasi un salottino, un vero gioiello di arte. Ivi, quando vedi, è opera mia:intagli della suppellettile, ornati, disegni, dipinti, tutto. Ti raccomando poi di non levarti il cappello, com’è avvenuto a tanti altri, innanzi a quel dipinto in fondo al salottino, e che ti viene incontro sorridendo come persona viva. Egli si chiamava Fra Benedetto Ricciardi”. Effettivamente l’anziano certosino con la barba bianca sembra che esca realmente dalla porta! Una vera magia prospettica.

Fra Benedetto Ricciardi trompe l'oeil

A conferma delle doti pittoriche di ritrattista, Balbi esegue un ritratto al fratello dispensiere da lui conosciuto nel periodo della sua permanenza in certosa. Fra Michelangelo, questo era il suo nome, appare nel dipinto con un volto rubicondo contornato da una barba bruna, mentre sorregge una brocca di rame chiaro riferimento alla sua attività nella comunità monastica.

Fra Michelangelo

Degli altri affreschi fortemente simbolici, e riguardanti aspetti esoterici legati alle conoscenze alchemiche dei farmacisti certosini, con i quali Filippo Balbi strinse amicizia e dai quali, presumibilmente, apprese nozioni segrete, su tutti spicca il “quadrato magico”.

Di questo vi avevo già parlato nel sito a cui vi rimando, esso serva da stimolo per le vostre ulteriori ricerche ed approfondimenti sull’argomento.

satiro o fauno sul quadrato magico

satiro o fauno sul quadrato magico

il quadrato magico

Nell’immagine iniziale abbiamo visto il pittore davanti ad una tela, mentre dipinge un’altra sua opera enigmatica: “la testa anatomica”, realizzata nel 1854 ed esposta nel 1855 all’Esposizione Universale di Parigi, oggi conservata nel Museo di Storia della Medicina dell’Università La Sapienza di Roma. Essa è la raffigurazione di un volto umano, realizzato grazie all’intreccio di corpi umani. Un vero capolavoro.

testa anatomica Balbi

Concludo ricordando che Filippo Balbi è anche l’autore della cosiddetta finta porta (trompel’oeil) realizzato nel chiostro della certosa di Roma, con la raffigurazione di Fra Fercoldo, in una perfetta sintesi della vita certosina attraverso raffigurazioni simboliche,che, come sa chi segue questo blog è diventata un pò un icona dello stesso.

Questo articolo è solo uno spunto per ulteriori ricerche su questo artista e le sue opere, avvolte da sempre da un affascinante e misterioso alone di magia. Nel contempo vuole essere un ringraziamento ad un pittore che con passione ha realizzato importanti opere nella splendida certosa di Trisulti, e che ha saputo cogliere l’essenza della vita certosina respirandone l’atmosfera e la spiritualità in essa contenuta.

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