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Il “pittore dei certosini”

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L’articolo di oggi, voglio dedicarlo ad una persona del nostro tempo, noto a tutti per essere considerato appunto, “il pittore dei certosini”.

Ma chi è costui?

Trattasi di Antonio Callà, nato il 4 dicembre 1946 a Catanzaro in Calabria.

La sua infanzia l’ha trascorsa a Serra San Bruno, dove ha frequentato le scuole, ma a quell’epoca si interrompevano gli studi per cominciare a lavorare. Egli già da piccolo nutriva l’interesse per l’arte ed anche una passione per la certosa di Serra ed i suoi monaci.Tra il 1965 ed il 1975 Antonio ha lavorato in Germania, dove ha incontrato la moglie dalla quale ha avuto due figli. Dopo tanti sacrifici fatti all’estero, riesce a tornare in patria. Nell’agosto 1981, ha cominciato a lavorare presso l’ospedale di Serra San Bruno, prima come autista di ambulanza per cinque anni, poi come assistente in farmacia fino al suo pensionamento. Da questo momento in poi, Antonio ha potuto dedicare il suo tempo libero interamente alla sua passione ed amore per l’arte.

Ha eseguito numerose opere d’arte commissionategli dai monaci di Serra San Bruno, tra cui il restauro delle vetrate del Grande Chiostro. La sua produzione di dipinti, sculture, medaglie commemorative e statue in terracotta, è stata molto prolifica.

Antonio Callà è considerato il “pittore dei certosini” non soltanto perché molti dei suoi quadri raffigurano il momenti di preghiera dei monaci e la vita claustrale nell’ascesi certosina ma anche perché così è stato definito dalla prestigiosa rivista Analecta Cartusiana, del compianto Professor James Hogg. Il nostro amico serrese, ha sviluppato negli anni numerose tecniche tra le quali ricordiamo la scultura, la lavorazione della creta, lo sbalzo su lastra metallica e naturalmente la pittura.

Le sue opere sono state spesso esposte in Italia, di recente, nell’ottobre 2013, ma anche in Austria presso la certosa di Gaming ed in Spagna.

A seguire, una carrellata di immagini delle sue principali opere d’arte, ed in seguito un breve video che ci mostra il suo laboratorio.

Complimenti ad Antonio per la sua passione e dedizione verso i certosini espressa con il suo talento artistico.

La regina Isabella la Cattolica nella certosa di Miraflores

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Nell’articolo di oggi, vi propongo un dipinto realizzato dal pittore spagnolo Luis Alvarez Català (Madrid, 1836-1901), che è stato anche direttore del Museo del Prado, dal 1898 fino alla sua morte. La tela, realizzata nel 1866, descrive un episodio storico della vita della regina Isabella la Cattolica, avvenuto nel 1486 allorquando si recò nella certosa di Miraflores. Il motivo della sua visita era quello di poter vedere le spoglie mortali di suo padre Giovanni II di Castiglia, morto nel 1454, quando lei aveva appena tre anni. Il sovrano alla sua morte fu seppellito in certosa. Solo successivamente, fu eretto il favoloso monumento sepolcrale realizzato da Gil de Siloe’(1489-1493) per celebrare sia Giovanni che la sua consorte Isabella del Portogallo.

Ma torniamo alla visita di Isabella descritta nel quadro conservato al Museo del Prado. L’ingresso della regina in certosa fu consentito per il rinomato privilegio.

Isabella particolare

La regina, vestita di verde e visibilmente commossa, si sporge verso la bara aperta per osservare i resti mortali di suo padre. Alla sua sinistra si scorge sua figlia, l’infanta Isabella e la sua governante, più dietro gli accompagnatori della regina. Sullo sfondo dietro la bara aperta, un gruppo di monaci che ha accompagnato il feretro, mentre a sinistra, nel dipinto si vede il padre Priore ed altri monaci, uno dei quali sorregge una croce astile. Ciò ci lascia supporre che abbiano organizzato una solenne processione per far giungere la bara alla vista della sovrana. Il pittore, attraverso la rappresentazione di molti dettagli degli abbigliamenti e dell’architettura, ci mostra le sue notevoli qualità. Preziosa è l’illuminazione della scena e dei soggetti dipinti, giochi di luci ed ombre che arricchiscono ed enfatizzano la drammaticità della scena. Su tutto, sublime il volto triste e dall’aria malinconica di Isabella, che scruta le spoglie mortali del padre alla presenza austera del Priore che sembra raccolto in preghiera.

Quest’opera, valse all’artista la seconda medaglia nell’Esposizione Nazionale di Belle Arti del 1867.

Un augurio per l’eternità

copertina Duclaux

Il titolo di questo articolo l’ho coniato a seguito della lettura di questa lettera di un monaco certosino, estratta da libro “Confidences d’un chartreux” che le ha raccolte, essa ci invita a riflettere sul tempo breve e transitorio di questa vita terrena. Egli augura felice eternità!

Ma vediamo chi è il certosino in questione.

Dom Hilarion Duclaux, nacque nel 1727 a Valréas, nel Vaucluse. Proveniente da una famiglia profondamente cristiana, molto presto sentì la chiamata alla vita consacrata ed entrò nella certosa di Bonpas, dove fece professione il 6 agosto 1748. I dolorosi eventi del tumulto rivoluzionario non risparmiarono la sua comunità, difatti i monaci furono espulsi l’8 settembre 1792. Dom Duclaux, che era in cattive condizioni di salute, sentì profondamente questa violenza diretta contro la Chiesa e il suo convento, e morì nella sua città natale nel 1793, all’età di 66 anni.

Recentemente sono state ritrovate delle lettere che egli scrisse alla sua famiglia. Essenzialmente al fratello sacerdote ed a suo padre, al quale scrisse dal gennaio 1748, anno della sua professione, fino all’aprile 1788, quindi alla vigilia della Rivoluzione francese. Le considerazioni spirituali contenute in queste lettere di Dom Duclaux sono incredibilmente attuali, costituendo un vero alimento per la meditazione personale. Si rivela da questi testi, l’animo sereno e fervente rivolto a Dio di questo pio certosino.

Per voi una di queste lettere, scritte al padre per augurargli un buon inizio anno.

Da Bonpas, 1 gennaio 1752

Al signor Duclaux, notaio ed impiegato,

a Valréas

Mio caro padre,

Avevo promesso al mio caro fratello di scriverti e quelli erano i miei desideri. Ma il tempo non mi ha permesso di realizzarle. Ultimamente, ho perso un’opportunità favorevole che si è presentata, ma, dato che era una giornata di spazio, non avevo ancora nessun momento di svago. Ne approfitto ora con grande entusiasmo di chi rimane, per adempiere a te il dovere che il nuovo anno che iniziamo oggi mi richiede: ti auguro felice e colmo delle benedizioni del Signore. Deve farci pensare a questo anno eterno che ci aspetta tutti e che sarà, se gradirà la misericordia divina, la fine della nostra felicità e che deve rendere, in questa valle di lacrime, l’oggetto di tutti i nostri sospiri. Gli anni che trascorriamo qui di seguito sono così piccoli rispetto alla loro breve durata e alle miserie che li accompagnano, che meritano la nostra stima solo quando ci vengono dati per accumulare tesori per il l’eternità. Inoltre, il nostro cuore è creato solo per Dio solo, che è eterno, e nulla di ciò che accade è degno di Dio. Beati coloro che fanno queste riflessioni e che, non attaccandosi a questa vita deperibile, attendono uno che non avrà fine, dove tutti i beni sono compresi, perché uno ha Dio lì, che è la felicità di santi. È lì, mio carissimo padre, che ti auguro, e per tutta la casa, perché la salvezza delle tue anime mi è cara come la mia. E tutto ciò che voglio nella nostra solitudine è vederti un giorno, riunito in questa patria celeste. Dio ci conceda la grazia!

Non ti parlo qui, mio carissimo padre, della parte che hai preso in onore che la Divina Provvidenza mi ha fatto, elevandomi al sacerdozio. Penso che sia molto grande. Sarei stato molto felice di vederti partecipare alla mia prima messa. Questo è abbastanza naturale. Mio carissimo fratello mi fa sperare che avrò il piacere di vederti con il mio carissimo zio, quando il tempo e gli affari lo permetteranno. Attendo con impazienza questo felice giorno, che potrebbe essere l’ultima volta che ci vedremo in questo luogo di esilio. E spero, con l’aiuto di Dio, che lo spendiamo in discorsi spirituali. Mi renderai felice se sei solo voi due.

Ho ricevuto una lettera da mio fratello Joseph qualche tempo fa. Sta andando bene. Mi piace anche, per grazia di Dio, buona salute e grande contentezza. Ti prego di offrire i miei umili rispetti a mio caro zio e mio caro fratello, a tutta la casa ea tutti i parenti.Vi auguro tutta la pace del Signore e, soprattutto, il suo amore divino, che deve essere l’anima della nostra anima. Concludo con i desideri e con i sentimenti più umili e più rispettosi con cui sono,

Da Bonpas, 1 gennaio 1752

mio caro padre, il tuo servo molto umile e molto ubbidiente,

Fratello Hilarion Duclaux, certosino. “

Lettera sulla Devozione al Sacro Cuore

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Oggi per voi, un’altra perla sulla Devozione al Sacro Cuore, stavolta una lettera concepita da Dom Giovanni Giusto Lanspergio. Egli la scrisse verso il 1525, allorquando era Maestro dei novizi nella certosa di Colonia.

Dedicata al novizio, che vive nella cella posta nell’angolo vicino al cimitero; possa la tua devozione crescere costantemente!

Mio caro figlio, abbi cura di eccitarti per venerare l’ottimo Cuore di Gesù, questo Cuore così pieno di amore e misericordia; onoralo con adorazione assidua, abbraccialo ed entra con il pensiero in questo Cuore che è aperto a te. Chiedi attraverso di lui ciò che desideri, offrigli tutte le tue azioni, poiché è il vaso che contiene tutte le grazie celesti, la porta attraverso la quale andiamo da Dio e attraverso la quale Dio viene da noi. Metti quindi, in un luogo in cui devi passare spesso, un’immagine di questo Cuore divino (o delle Cinque Piaghe), ecciterà in te l’amore di Dio e ti avvertirà spesso di agire per lui. Mentre guardi questa immagine, ricorda che sei in esilio e nella miserabile schiavitù del peccato; poi, con gemiti, sospiri e aspirazioni ardenti, porta il tuo cuore a Dio; quindi, raccogliendo nella tua mente, senza alcun suono di parole (o persino usandole se ti sono di aiuto), grida al Signore per ottenere la purificazione del tuo cuore e l’unione della tua volontà nel Cuore di Gesù, c è per il piacere di Dio. Potresti anche, se la devozione interiore ti preme, abbracciare questa immagine, vale a dire il Cuore del Re Gesù e persuaderti nella tua mente che hai veramente il Cuore divino del Salvatore Gesù sotto le tue labbra. Oh! poi brucia con il desiderio di legare il tuo cuore a Lui, di immergerti, di assorbire il tuo spirito in lui. Oppure, dopo averlo chiesto, credi che da questo Cuore amabile attiri nel tuo cuore il suo spirito, la sua grazia, le sue virtù e, infine, tutto ciò che è benefico in questo Cuore (ed è incommensurabile), il Cuore di Gesù, infatti, è abbondantemente pieno di tutti questi tesori. È una pratica molto utile e pia, onorare devotamente il Cuore del Signore Gesù; nei tuoi bisogni, cerca rifugio con lui per attingere da esso, con consolazione, saggezza, grazia e forza. Anche quando i cuori di tutti gli uomini ti abbandonano e ti ingannano, rimangono nel riposo e nella fiducia; questo cuore molto fedele non ti ingannerà, non ti lascerà mai.

Papa Pio VI esiliato in certosa

Ritratto_di_Papa_Pio_VI

L’episodio storico che oggi vi racconto riguarda un triste periodo, nel quale, a seguito dell Rivoluzione Francese, il Papa venne esiliato nella certosa di Firenze.

Gian Angelo Braschi salì al soglio di Pietro nel 1775, dopo la morte di Clemente XIV scegliendo il nome di Pio VI.

PIO VI 4 Certosa_di_firenze,_entrata_dell'appartamento_di_pio_VI

Certosa di Firenze entrata dell’appartamento di Pio VI

Egli a seguito della Rivoluzione Francese, si rifiutò di riconoscere i moti parigini, difatti quando ai sacerdoti fu richiesto un giuramento di fedeltà al regime, il papa condannò come scismatica la Costituzione. Le relazioni diplomatiche furono interrotte e la chiesa francese fu profondamente divisa. Il 15 febbraio 1798 il generale Berthier entrò in Roma, proclamò la repubblica romana e, deposto il pontefice (considerato come un capo di stato), lo costrinse a ritirarsi in Toscana. L’esilio del Papa cominciò nel permanere alcuni mesi a Siena, presso gli agostiniani, ma poi fu trasferito nella certosa di Firenze. II primo giorno di giugno del 1798, alle ore 7 partì da Siena per giungere in certosa alle ore 16, dove fu accolto con gran calore ed affetto dalla comunità monastica. Fu ospitato nella foresteria, composta da tre grandi ambienti, oggi detti anche “Appartamento del Papa” in ricordo del pontefice che vi soggiornò in reclusione. Vi si trovano una grande sala, uno studio e una camera da letto, con numerose opere d’arte e oggetti appartenuti a Pio VI. Durante tutto il periodo che egli stette alla certosa, non uscì mai da quel luogo, nel quale non si dava accesso nè ai fiorentini, nè ai forestieri. La sua residenza fu guardata a vista da due commissari francesi. Ebbe rari incontri, i principali vennero immortalati in stampe, che vi propongo in questo articolo e che riguardano la visita di S. A. Ferdinado III Granduca di Toscana, avvenuta il 5 giugno. 

PIO VI 1

 

L’altra visita immortalata, è quella delle maestà Sarde che rendono omaggio al povero Papa. Entrambi le visite si svolgono sotto lo sguardo vigile dei certosini.

PIO VI 2

Nel frattempo le sue condizioni di salute peggioravano, difatti la sua paralisi faceva spaventosi progressi, ed egli soffriva moltissimo specialmente a motivo di dolorose vesciche sulla cute. La sua infermità divenne severa al punto che Pio VI perse l’uso delle gambe e non fu più in grado di reggersi in piedi. Sua Santità non potè più aver la consolazione tanto grande di celebrare la S. Messa. L’ascoltava nondimeno ogni giorno, e di tanto in tanto si comunicava alla Comunione del celebrante. Nella mattina del dì 27 marzo, dopo nove mesi e 28 giorni di reclusione, trascorsi in certosa il General Gaultier e il Ministro Rheinard, che avevano assunto il supremo comando della Toscana, si presentarono al Pontefice per notificargli gli ordini ricevuti. Gli agenti francesi, incuranti della salute cagionevole del Papa gli ordinarono bruscamente di lasciare la certosa, per condurlo a dormire fuori Firenze in un albergo, l’indomani lo si fece partire prima dei giorno. Fu scortato da 200 soldati che lo trasferirono, con un estenuante viaggio, attraverso Torino e fu costretto ad attraversare le Alpi lungo sentieri innevati, giungendo a Briançon e poi a Valence. Pio VI morì prigioniero nella cittadella di Valence il 29 agosto 1799.

Pio Vi  riceve l' ordine di lasciare  la Certosa

Pio Vi riceve l’ ordine di lasciare la Certosa

Viaggio avventuroso, passaggio al Moncenisio di Pio VI

Viaggio avventuroso, passaggio al Moncenisio di Pio VI

Nella sua ultima lettera Quoties animo scritta il 13 agosto 1799, pochi giorni prima di morire, scrive queste parole: “Le tribolazioni che ci hanno molto colpito ci avrebbero sopraffatto, se la grazia di Gesù Cristo non ci avesse aiutato”…

Desidero inoltre condividere, ciò che scrisse Giovanni Paolo II, quando asserì che “gli ultimi mesi di Pio VI furono la sua personale via crucis”.

Ho voluto raccontarvi questo triste e drammatico episodio, nel quale i nostri amati monaci certosini furono impotenti testimoni e spettatori, che seppero coccolare il successore di Pietro con dedizione ed amore cristiano.

Morte_di_Pio VI a Valence

Morte di Pio VI a Valence

 

Festività del Sacro Cuore di Gesù

Sacro Cuore Ubaldo gandolfi

Seppure la festa del Sacro Cuore, che oggi si celebra, fu celebrata per la prima volta in Francia probabilmente nel 1672 e divenne universale per tutta la Chiesa cattolica solo nel 1856, autori certosini ne avevano diffuso la devozione da tempo.

Oggi voglio offrirvi una meditazione di Dom Giovanni Giusto Lanspergio.

Meditiamo e lasciamoci cullare da queste deliziose esortazioni.

Il Cuore di Gesù è un rifugio sicuro.Sii tu per me un luogo di forza.

(Salmo 70: 3)

La ferita del Cuore di Gesù è per tutti un rifugio sicuro in tutti i guai. In ogni dolore e afflizione bisogna ricorrere a questo Cuore ferito. Si deve invogliare, e quando siamo sopraffatti dalla tristezza, non si deve temere, perché non c’è un luogo sicuro per voi che nel Cuore aperto di Gesù. Entrare in esso , e non solo per rifugiarsi. Il tentatore non può penetrarvi lì. Il male non può avvicinarsi a questa sacra dimora. In questo santuario inviolabile si può riposare in pace.
Fondendo tutti i tuoi peccati in questa ferita, che, attraverso la gentilezza amorevole di Gesù Cristo, essi potranno essere cancellati e distrutti. Nascondere le vostre opere buone lì, in modo che la santità di Gesù può tenerle e difendere. Portare in questo Cuore Divino tutti i doni che avete ricevuto da Dio, in modo che, sotto la protezione di Gesù, possono diventare ancora più grandi. Imparare ad abitare in questa ferita del Lato è il Cuore di Gesù. Se la vostra anima è il suo amico e sposa mistica, dove può si trovare un più nobile, un più salutare, o un luogo di riposo più dolce del Cuore di Gesù? Se la vostra anima è come una colomba, qui è il posto per poter costruire il suo nido. Se avete scelto di essere come un passero solitario, quello in cui ritiro di condurre una vita di solitudine, in isolamento da tutto, quale luogo può essere più adatto a voi che il Cuore di Gesù? Se la vostra anima è come una tortora, se sospira dopo Dio dai suoi desideri casti, ecco il luogo del suo riposo, il Cuore aperto di Gesù Cristo. Se hai fame, lì troverete la manna che vi nutrire voi; se hai sete, v’è la fontana del Salvatore in cui si può bere abbondantemente. Sì, il Cuore di Gesù è il fiume che è venuto fuori di mezzo del paradiso terrestre; scorre nei cuori di tutti coloro che sono a lui dedicati; bagna e feconda la terra intera. Il Cuore di Gesù è la porta dell’arca, attraverso la quale coloro che vengono sfuggiranno al diluvio. Entra allora, a dimorare in questa ferita, contemplando come una colomba della Passione, la misericordia e l’amore di Gesù.

Amen

Tre short video dalla Corea (terza parte)

Ufficio notturno

Cari amici per voi i terzi tre brevi estratti video del film “La casa alla fine del Mondo”, di cui vi ho parlato in un precedente articolo. Oggi vi propongo gli estratti della terza ed ultima parte. A corroborare i video vi sono i testi tradotti dal coreano, grazie all’aiuto di una rete di amici.

Testo in inglese

Testo in spagnolo

Testo in portoghese

Questi i titoli introduttivi.

L’Ordine certosino fu fondato nel 1084 da San Bruno a Chartreuse in Francia. Da quel giorno la storia è continuata con il silenzio le poche parole del dialogo ed il totale abbandono.

Attualmente, 370 monaci in 11 paesi in tutto il mondo dedicano tutta la loro vita in stretta solitudine e silenzio per seguire la verità dell’eternità.

E 15 anni orsono, a seguito della speranza di Papa Giovanni Paolo II, fu istituito il primo convento certosino in Asia, qui in Corea del Sud.

PARTE TERZA video 1

 

(Da 1 min)

Il nostro cuore è un altare vivente dove offriamo costantemente pure preghiere al Signore. (Statuti della comunità certosina 4-11)

Il nostro principale sforzo ed obiettivo è lasciarci immergere nel silenzio e nella solitudine, in una cella solitaria e silenziosa.

La cella è una terra santa in cui il Signore ed il suo servitore possono parlare insieme. (Statuti della comunità certosina 4-1)

Solo all’uomo puro è permesso vedere Dio nel suo cuore. Per raggiungere questo livello, è necessario un grande abbandono. (Statuti certosini 6-4)

La terra è unita al cielo, ed il divino è unito alla natura umana.

La giornata è lunga ed il percorso è arido ed insensibile per raggiungere la primavera nella terra promessa. (Statuti certosini 4-1)

(Da 3min30)

La casa alla fine del mondo

Monastero di clausura certosino

Possiamo lavorare insieme tre volte all’anno.

I sacerdoti saranno, infatti, lieti di avere queste opportunità di partecipare alle funzioni del monaco del coro. (Statuti certosini 22-14)

(Da 6min15)

Ho una domanda. Cosa si vuole dal candidato certosino?

Non esiste una richiesta specifica. Quindi, siamo pronti ad accettare solo i candidati che Dio ha provveduto per le nostre famiglie.

Ma la cosa più importante è “se i candidati sentono che l’ordine certosino è come la loro casa”. Penso che sentano, per se stessi, che l’Ordine certosino sia come la loro casa.

La cosa più importante è incontrare la nostra vita certosina e sperimentare faccia a faccia il nostro Ordine Certosino.

In realtà, incontrando le nostre vite, sperimentando l’ordine certosino ed il fascino per Dio, la passione per la preghiera…Sento anche che sono importanti.

(Da 8min15)

Comunità

Dovrebbero avere non solo il desiderio di solitudine, ma anche il desiderio di una vita comune – Statuti certosini 8-3.

I raccolti dei rispettivi giardini sono condivisi da 11 fratelli.

PARTE TERZA video 2

 

La casa alla fine del mondo.

Monastero di clausura certosino

Il monaco Lee ha emesso i voti qualche tempo fa.

(Lo spaziamento – dialogo fra monaco Lee ed un monaco anziano)

Sto pregando…Fare questo voto significa il mio matrimonio nella mia vita. Perché è la mia unione eterna con Gesù.

Sarebbe un peccato sposare la persona sbagliata tra un uomo e una donna. Ma ho sposato Dio. Immagino che sarai felice.

Ma come posso vivere in unione eterna con Gesù? So che è al di sopra delle mie capacità. Sto pregando perché penso di aver bisogno dell’aiuto di Gesù.

Santa Maria ti aiuterà a pregare bene.

(Da 1min50 – l’arrivo della famiglia del monaco Lee)

Nonna, non ricordi? Abbiamo pregato qui insieme l’anno scorso.

Sorella Piache è la sorella maggiore del monaco.

La sorella Piache appartiene al convento di nome “I Piccoli Servi della Sacra Famiglia “e il Convento gestisce un ospedale gratuito. I senzatetto, gli anziani soli, le classi povere, i lavoratori stranieri sono trattati qui gratuitamente con la terapia.

(Da 4min5 – l’incontro del monaco con la famiglia)

Hai cantato molte canzoni prima, in macchina.

Vuoi che canti una canzone adesso?

L’anno scorso, caro monaco Lee, eri così debole con il digiuno che non riuscivi a parlare bene. (dice la mamma)

Allora, tua madre ha sofferto l’anno scorso.

Quando ti vedo, mio figlio, così sano, grazie …Grazie Dio!

Nonna, questa volta tuo nipote si è sposato.

Stai mentendo, vero?

Parlo sul serio. Veramente mi sono sposato.

Sono anche sposata. (dice la sorella)

Sai chi ho sposato?

No!

Dio, è lì. (il monaco indica il crocifisso)

Hai fatto un buon lavoro.

Facciamo un pasto,

Mi dispiace, ma non posso. (dice il monaco)

Secondo le regole, non posso mangiare nulla con la mia famiglia, tranne l’acqua.

Nonna, immagino solo che lo mangio nella mia mente insieme a te. Sarò felice di mangiare del tutto.

Nonna, buon appetito.

Sono contento che tu abbia preso il pasto, nonna.

Ti auguro buon appetito.

(Da 6min40 – pranzo in cella)

La persona della comunità sa di essere estranea a tutto ciò che è del mondo da non poter disporre più di nulla, neppure di se stesso. (Statuti 10-11)

(Da 7min30 – riunione in stanza)

Nel mio secondo anno del liceo, ho deciso di diventare un sacerdote che trasmette l’amore di Dio. Sono entrato in seminario subito dopo il diploma.

Ed infine, nel secondo semestre della quarta elementare, ho detto al mio sacerdote che mi sarebbe piaciuto unirmi al monastero.

“Potrebbe essere una tentazione”, ha detto il sacerdote.

Ma le voglie non sono scomparse e sono diventate più forti di prima.

Sono riuscito ad unirmi al monastero all’età di 26 anni.

Il motivo per cui mi sono unito a questo Ordine certosino…

Sono certo che vivrò questa vita, solo guardando il mio Dio e anche sicuro di potergli dare tutto.

L’altra ragione è che quando finirà la mia vita, sarò sicuro che non mi pentirò mai della mia vita.

Prima di entrare nell’Ordine, queste due convinzioni non sono mai state scosse fino ad ora. Non saranno mai scosse in futuro.

PARTE TERZA video 3 (Fine)

 

La casa alla fine del mondo.

Monastero di clausura certosino

Mentre il mondo cambia, la croce resta ferma. Ogni giorno voglio approfondire quel segreto.

(Da 36secondi – dialogo tra il Padre ed il Fratello)

Padre, cosa vuoi fare di più adesso?

Voglio mostrarti che Dio è veramente vivo in mezzo a noi davanti al mondo.

Anche noi vogliamo farlo.

Anche altri monaci vogliono farlo, nei loro rispettivi luoghi. Vogliono anche farlo, al loro posto.

Fratello, cosa vuoi fare di più adesso?

Aiutare le persone…Voglio aiutare le persone. (si è emozionato)

(Da 3min55)

Il Signore ci ha chiamati per rappresentare tutte le creature. Quindi, dobbiamo pregare per tutti, i vivi e i morti. (Statuti certosini 21-13)

(Da 6min50)

I monaci lasciano tutto e vivono solo in base all’essenziale.

Trovano una profonda amicizia con tutti nel mondo attraverso la loro vita. Perché viviamo in Dio tutti insieme.

Ma se dovessimo rendere uno dei Suoi misteri nostro, avremmo bisogno di tempo.

Potrebbe sembrare impossibile passare una vita in un monastero.

Abbiamo bisogno di tutta la nostra vita per entrare nell’unità di Dio.

Siamo uniti a tutti, separati da tutti. Davanti al Dio vivente, siamo nel nome di tutti. (Statuti certosini 34-2)

“Stat Crux dum volvitur orbis”

Mentre il mondo gira, la croce resta ferma.

Grazie, l’Ordine Certosino, la Conferenza episcopale cattolica di Corea e vescovo, Rene Dubon.

San Bruno Corea

Corpus Domini in certosa

10

In questo giorno speciale, nel quale viene celebrata la festività del Corpus Domini, nella quale si celebra il mistero dell’Eucaristia istituita da Gesù nell’ Ultima Cena. La festa, lo ricordo, venne istituita nel 1246 in Belgio grazie alla visione mistica di una suora di Liegi, la beata Giuliana di Cornillon. Poi, due anni dopo, papa Urbano IV la estese a tutta la cristianità dopo il miracolo eucaristico di Bolsena nel quale dall’ostia uscirono alcune gocce di sangue a testimonianza della reale presenza del Corpo di Cristo.

Ma come si vive all’interno di una certosa oggi, e come si viveva un tempo?

Essendo una delle festività più solenni, in certosa si svolge una Processione. Essa, come vedrete nelle immagini che seguono, prende avvio dalla Chiesa conventuale e, procedendo per il percorso rituale intorno al chiostro, rientra nella Chiesa dove si svolge la celebrazione eucaristica. La processione è aperta da un certosino che regge la Croce astile, accanto due certosini reggono i ceri. Immediatamente dietro il Priore con l’ostensorio, seguono altri certosini in fila. Le immagini che ho inserito in questo articolo si riferiscono alla certosa di Serra San Bruno e sono di qualche anno fà. Da questo blog vi ho in passato mostrato un video proveniente dalla certosa spagnola di Montalegre, ed un’altro relativo alla certosa di Santa Maria di Scala Coeli, di Evora in Portogallo.

Circa le testimonianze di ciò che accadeva nelle certose in passato, vi offro una testimonianza, tratta da un testo redatto da un parroco, riguardante la certosa di Pavia.

Ecco alcune parti del manoscritto concernenti il Settecento. “1782 – Il giorno dei Corpus Domini ho spantegato li fiori vestito da angiolo”. Una delle feste più solenni dei Certosini è il giorno del Corpus Domini. Viene organizzata una processione che si snoda dal chiostro piccolo al grande, fino al pergolato, per ritornare quindi in chiesa. Alla funzione partecipano tutti gli abitanti dei dintorni ed i bambini, vestiti da angeli ed adornati di fiori, vengono fatti trotterellare di fianco al preziosissimo baldacchino. Nel 1782 si tenne l’ultima processione del secolo XVIII, con la solita pompa.

Per meglio calarci nella suggestiva atmosfera di questa solenne Processione, ecco per voi il cantico di S. Ambrogio e S, Agostino “Hymne Pange Lingua”. Estratto audio dal film “Il Grande silenzio”,

 

Una lettera di Guigo I

"Dom Guigo riceve la visita di San Bernardo alla Grande Chartreuse"

“Dom Guigo riceve la visita di San Bernardo alla Grande Chartreuse”

In questo articolo, voglio proporvi la lettura di una lettera scritta da Guigo I, che come saprete è stato il quinto priore della Grande Chartreuse. Egli poté dare ai certosini le ”Consuetudines Domus Cartusiae” redatte tra il 1127 ed il 1128, non fu un legislatore, ma semplicemente colui che trascrisse l’esempio e le parole del Maestro Bruno. Sono diverse le missive che egli indirizzò ai suoi amici, tra i quali Pietro il Venerabile e Bernardo da Chiaravalle, i quali espressero parole di lode nei suoi confronti. La lettera che vi propongo oggi, fu indirizzata ad un personaggio non identificato, ma presumibilmente il cardinale Haimeric, cancelliere della Chiesa romana. Guigo si rivolge a costui, per esortarlo ad unirsi a lui nella solitudine della vita certosina, e per farlo descrive le peculiarità di tale scelta. Una vita radicalmente consacrata solo a Dio, volta alla ricerca della solitudine del deserto, che implica un assoluto distacco materiale e spirituale dal mondo. Questa lettera fu scoperta dal benedettino Andrè Wilmart, che la pubblicò nel 1936. Essa rappresenta una importantissima testimonianza, poichè si riferisce agli albori dell’Ordine certosino, ed ai primissimi insegnamenti del Maestro Bruno.

Al Reverendo. . .

Guigo, l’ultimo dei servitori della croce che sono in Certosa; vivere e morire per Cristo. In generale, sono convinto che questo sia particolarmente felice, non chi aspira a distinguersi in un palazzo con alte onorificenze, ma chi sceglie di condurre una vita rustica e povera nel deserto, a cui piace indulgere con l’applicazione alla saggezza nel tempo libero (contemplativa), che desidera rimanere seduto, da solo, in silenzio. Perché brillare di onori, essere alti nella dignità, secondo me, è qualcosa di non molto pacifico, soggetto a pericoli, esposto a problemi, sospetto per molte persone, ma sicuro per nessuno. Gioiosa all’inizio, imbarazzata dall’uso, è triste per finire. Applaude gli indegni, dispiace il buono e, il più delle volte, gioca l’uno con l’altro. Mentre rende molti infelici, non dà a nessuno felicità o appagamento. D’altra parte, la vita povera e solitaria, dolorosa all’inizio, diventa facile man mano che si avanza lì e, alla fine, diventa celeste. Nelle avversità è fermo, nell’incertezza sicura, nel modesto successo. Sobrio nel suo cibo, semplice nel suo ambiente, contenuto nelle sue parole, casto nelle sue maniere, molto degno di ambizione perché sei meno ambizioso. Spesso si sente in colpa per i peccati commessi (in passato), evita i peccati attuali e fa da guardia a quelli che verranno. Si fida della misericordia, non si fida dei suoi meriti; aspira ai beni del cielo e disdegna quelli della terra. Cerca con tutta la sua forza costumi puri, è attaccata a loro con costanza e li mantiene perennemente. Si concede il digiuno a causa dell’usanza della croce, ma accetta di mangiare a causa dei bisogni della carne; ha entrambi con la massima discrezione, perché obbliga la ghiottoneria ogni volta che vuole mangiare e la vanità ogni volta che vuole digiunare. Si applica agli studi, ma soprattutto alle Scritture e alle opere spirituali, dove il midollo del significato lo occupa più della schiuma di parole. E ciò che ti sorprenderà, e ciò che loderai di più, è che in questo modo è continuamente nel tempo libero contemplativo (in ozio) perché non è mai inattiva (oziosa). Infatti, moltiplica le funzioni del suo servizio così tanto che manca spesso il tempo rispetto all’occupazione (negoziazione) delle sue varie attività. E lei è seconda più spesso per mancanza di tempo che disgusto per il lavoro. Ma cos’altro posso dire? È un bel soggetto consigliare il tempo libero contemplativo, ma una tale esortazione richiede uno spirito che appartiene a se stesso e che, consapevole di se stesso, disprezza essere coinvolto negli affari pubblici o in quelli degli altri, che combatte in pace per Cristo, in modo che si preoccupi di non essere sia un soldato di Dio che un difensore del mondo, il quale dà per scontato che non può gioire ora con il mondo e regnare in futuro con Dio. Ma piccole sono queste cose e altre simili, se tu ti ricordi chi ti ha invitato a bere, e colui che ti invita a regnare. Volente o nolente, devi seguire l’esempio di Cristo nella sua povertà se vuoi partecipare a Cristo nella sua ricchezza. “Se soffriamo con lui”, disse l’apostolo, “regneremo anche con lui; se moriamo con lui, vivremo anche con lui. »(II Tim., 2, 11-12, cfr. Rom., 8, 17). Lui stesso, dopo essere intervenuto anche tra i due discepoli che hanno chiesto di sedersi uno alla sua destra e l’altro alla sua sinistra, ha risposto: “Puoi bere il calice che sto per bere?” (Mt., 20, 22). Con ciò intendeva dire che si arriva al banchetto promesso ai patriarchi e al nettare delle ciotole celesti dal calice dell’amarezza terrena. Ma poiché l’amicizia nutre la fiducia e tu, il mio unico amico in Cristo, mi sei sempre stato caro non appena ti ho conosciuto, ti consiglio, ti avverto, ti chiedo, poiché tu sii prudente, saggio, istruito e molto abile, per rimuovere dal mondo questo piccolo della tua età che non è ancora consumato e non tardare a bruciarlo per Dio, come un sacrificio serale, mettendolo sul fuoco di la carità. Quindi sarai te stesso, seguendo l’esempio di Cristo, sacerdote e anche vittima di un odore gradevole per Dio e per gli uomini. Ma affinché tu possa vedere meglio dove sta arrivando tutto lo slancio di questo discorso, indico brevemente alla saggezza del tuo giudizio qual è il desiderio della mia anima contemporaneamente al suo consiglio: quello in un uomo con un’anima generosa e nobile, ti impegni a seguire lo scopo del nostro ordine in vista della tua salvezza eterna e che, essendo diventata una nuova recluta di Cristo, guardi montando una guardia divina, nel campo dell’esercito celeste, dopo aver cinto l’anca la tua spada, a causa delle paure della notte. Poiché ciò di cui si tratta e ciò che ti chiedo è una cosa onesta nella sua impresa, facile nella sua realizzazione, favorevole al suo completamento, ti prego di portare a compimento un tale “affare” legittimo come molti lo zelo che il favore della grazia divina ti concederà. Per quanto riguarda sapere dove e quando dovresti farlo, lascio la scelta alla tua sagacia. Inoltre, non credo affatto che un ritardo o un ritardo sia vantaggioso per te. Ma su questo argomento non mi dilungherò ulteriormente, affinché questo discorso rozzo e non istruito ti offenda nell’uomo di palazzo e nella Curia. Lascia che questa lettera abbia una fine e una misura, ma la mia affettuosa carità per te non avrà mai né misura né fine.

Le vetrate della certosa di Miraflores

“In questa chiesa della certosa di Miraflores dominano le pareti aspre e spoglie, simili alle solide basi ascetiche della nostra vita spirituale, indispensabili per la pura preghiera.

Ma, lassù, mentre il vetro freddo del vetro colorato si svolge caldo, e si

colora quando arriva la luce del sole, così come l’anima del monaco si illumina e si trasforma nel tocco misterioso della luce divina”.

 

Così descrivono i monaci certosini di Miraflores le famose vetrate che adornano la chiesa della certosa.

E da qui, che voglio partire per cominciare a descrivervi questa meravigliosa decorazione artistica.

Bisogna fare una distinzione tra le tre vetrate poste sull’abside e riguardanti La Presentazione al Tempio, l’Incoronazione della Vergine e l’Adorazione dei re Magi. E le dieci vetrate poste nella Navata che si riferiscono a sinistra a: Preghiera nell’orto, la Flagellazione, l’Incoronazione di spine, la Salita al Calvario e la Crocifissione. Mentre a a destra, la Deposizione, la Resurrezione, l’ Ascensione, la Pentecoste ed il Giudizio Universale. L’anno liturgico cattolico è diviso nel ciclo della Natività e nel ciclo pasquale. Le scene dell’abside sono state scelte dalla vita della Madonna e dell’Infanzia di Cristo e appartengono al ciclo della Natività. Al contrario, le scene rappresentate nelle altre finestre appartengono al ciclo pasquale e, in esse, l’importanza non è data alle gioie ma ai dolori della Vergine. Nei libri delle ore, queste scene illustrano spesso le ore dell’Ufficio della Croce.

Nel 1484 Martín de Soria, per ordine diretto della regina Isabella, commissionò e pagò la realizzazione di tredici vetrate nella regione delle Fiandre per adornare le pareti della chiesa certosina, le quali furono infine assemblate nel 1488.
Delle tredici vetrate, dieci, ovvero quelle della navata, sarebbero interamente attribuibili, dopo la scoperta della sua firma in molti di essi, a Niclaes Rombouts, un noto vetraio fiammingo, fino a poco tempo fa, noto semplicemente come Maestro Nicolae. Da quello che si conosce di Niclaes Rombouts (nativo di Lovanio, intorno al 1450 – Bruxelles 1531), questo è stato senza dubbio uno dei più importanti vetrai fiamminghi della fine del XV e dei primi del XVI secolo, ed è da considerare come uno dei migliori vetrai dell’epoca in Europa.

A seguito del degrado dei materiali, tra il 2003 e il 2006, è stato effettuato un restauro al fine di preservare e prevenirne il deterioramento, ed in quella sede si è scoperta la firma dell’autore. E’ stata infatti identificata la firma che appare nella vetrata raffigurante la Crocifissione, dove si può leggere “CLAS LEUVEN EASE”. Inoltre nella vetrata della Pentecoste, viene raffigurato con grande realismo la figura che appare in alto a destra, che si ipotizza essere un autoritratto di Niclaes Rombouts. Le vetrate poste sull’abside non sono riconducibili allo stesso artista. Dopo avervi introdotto e spiegato la storia, e gli aneddoti di queste meravigliose vetrate artistiche, vi lascio alle immagine. In esse, spero, possiate coglierne il lodevole fascino, che esse emanano.

Pianta

 

Dettaglio Crocifissione con firma autore

Dettaglio Crocifissione con firma autore

Dettaglio Pentecoste con presunto autoritratto

Dettaglio Pentecoste con presunto autoritratto