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La certosa di Vedana rivive!

Vedana rivive

Cari amici di Cartusialover, vi parlerò in questo articolo ancora una volta  della certosa di Vedana, stavolta per una lieta notizia. Dopo la chiusura, avvenuta tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015, a causa della veneranda età delle ultime monache certosine rimaste, il complesso monastico è rimasto in attesa di una sistemazione definitiva. Ebbene, finalmente lo scorso sabato 9 giugno, in una giornata che si può definire storica, si è svolta una cerimonia che ha visto l’insediamento delle suore dell’ordine delle Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento. La solenne celebrazione ha avuto inizio con una processione che è partita dalla vicina chiesa di San Gottardo, e si è diretta verso la certosa. Dietro alla croce, si apriva una numerosa schiera di persone, tra queste una nutrito gruppo di monache, una trentina di sacerdoti, Dom Jacques Dupont il procuratore generale dell’ordine certosino, ed i due vescovi:mons. José Carballo, segretario della Congregazione dei religiosi, e il vescovo Renato. Dietro di loro una folla proveniente da Sospirolo e dai paesi limitrofi. Il corteo al canto delle litanie dei santi, è giunto in certosa dove nella chiesa, si è svolta la funzione religiosa. In questa occasione era anche prevista l’accettazione della professione monastica di due novizie: Anna e Marina.

Sono gioiose, tenere e visibilmente emozionate: Anna viene dal Messico, Marina dalla Croazia. Da oggi, si chiameranno con nuovi nomi: Maria Cecilia del preziosissimo sangue, la prima; Maria Noemi Cristo Re la seconda.

L’ aspetto comunitario e, insieme, solitario della comunità, sono questi i tratti comuni con lo spirito dei certosini, che hanno abitato Vedana in precedenza. Questo concetto è stato affermato da Dom Jacques Dupont, il quale dopo aver con un gesto simbolico effettuato un passaggio di consegne del complesso monastico, donando alle suore le chiavi della certosa, si è così espresso:

«Oggi, per grande gioia dell’ordine, la certosa rimette alle Adoratrici l’eredità di molti monaci, che sarà da loro raccolta ed arricchita», ha affermato il procuratore, prima di parlare di «carisma differente, ma con comune spirito di vocazione continua, due facce dello stesso diamante».

Dopo l’omelia, anche papa Francesco, attraverso il segretario generale Pietro Parolin, ha espresso gioia e partecipazione alla comunità, parlando di «vivo compiacimento per la felice circostanza» e augurando un «fecondo cammino ecclesiale».

Le novizie hanno ricevuto lo scapolare rosso e il velo, a seguire il canto ed il battimani da parte della folla dei fedeli che ha seguito tutta la celebrazione, prima snodandosi nella processione, poi riempiendo ogni angolo davanti alla cappella. Una cerimonia molto suggestiva, che ha visto una nutrita partecipazione di fedeli, come potrete vedere dal video e dalle immagini che seguiranno. Grazie a queste monache la certosa di Vedana rivive!

Si ringrazia Telebelluno per il video ed il Corriere delle Alpi per le foto

La certosa

 

La processione

Dupont consegna le chiavi

Dom Jacques Dupont consegna le chiavi della certosa

Gli ambienti monastici (interni)

La Diocesi, rende noto che la chiesa esterna della Certosa, sarà aperta ai fedeli che desiderano partecipare ai momenti di preghiera, nei giorni feriali per le lodi (alle 6.50), per la messa seguita dall’Ora Terza (alle 7.30), per l’ora Sesta (alle 12.45), per l’ora Nona (alle 15.45), per i vespri al tramonto.

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Videoreportage dalla certosa di Portacoeli

i certosini di Porta Coeli

Cari amici di Cartusialover, ecco per voi una straordinaria testimonianza filmata della certosa spagnola di Santa Maria di Portacoeli.

Un antico video, fine anni ottanta, della durata di circa due ore, che risulta essere un vero e proprio reportage estremamente minuzioso per conoscere la vita dei monaci certosini. Immagini un po sbiadite, in lingua spagnola, con una qualità video approssimativa, provenienti dalla certosa di Portacoeli.

Un vero tesoro, imperdibile la visione!

E se non vi bastano le immagini, ho provato a tradurre il contenuto del video in italiano, e ve ne offro di seguito il testo.

Il commentatore descrive la localizzazione della certosa, la quale dista trenta chilometri da Valencia ed a 325 metri sopra il livello del mare in un luogo isolato e verdeggiante. Le immagini ci introducono mostrandoci le mura esterne del monastero certosino, immerso in una fitta vegetazione e caratterizzate da un profondo silenzio. Dopo aver percorso un lungo viale ci si imbatte nel primo contatto che i certosini hanno con il mondo esterno, il fratello portinaio. A seguire Il Padre priore Dom Pio ci espone un breve riassunto storico dell’origine dell’Ordine certosino, e dello sviluppo delle certose in territorio iberico, per poi decrivere la storia della fondazione di Santa Maria di Portacoeli, ovvero la terza di quelle costruite in Spagna. Ci narra anche delle figura di spicco che hanno vissuto in Portacoli come Dom Bonifacio Ferreri, fratello di san Vincenzo Ferreri e Dom Francesco Maresme che diventerà Generale dell’Ordine, ed unico spagnolo a ricoprire questo prestigioso incarico. Solitudine silenzio, semplicità di vita, povertà, austerità e mortificazione per identificarsi nella povertà di Cristo, questi i pilastri della vita certosina. A seguire scorrono le immagini che ci mostra il paesaggio che si può ammirare dalle terrazze della certosa, con lo sguardo che arriva fino a scorgere Valencia ed il mar mediterraneo. Gli orti ed i vigneti circostanti sono irrorati dall’acqua proveniente da uno stagno artificiale. La clausura è stretta e solo su permesso del priore solo gli uomini che ne fanno richiesta possono accedervi. Viene concesso quindi all’operatore di questo filmato l’accesso alla porta dell’invalicabile mondo certosino!

Si comincia con il mostrarci l’uscita di cella dei monaci nel cuore della notte per recarsi in chiesa per recitare l’ufficio del Mattutino, in latino e cantando il severo e austero gregoriano. Compaiono i monaci, una trentina, con il capo coperto dal loro cappuccio, intenti a recarsi in chiesa, nel coro per cantare Gloria in excelsis Deo, nel silenzio e nella semioscurità della notte un soave canto offerto a Dio. Immagini rare ed emozionanti, che ci mostrano il fervore dei monaci. Ascoltiamo rapiti. Alla fine dell’ufficio i monaci si inginocchiano e risuonano tre volte le campane, per rivolgere l’Angelus primo saluto alla Madre del cielo per cominciare il nuovo giorno. I Padri ritornano nelle proprie celle. A seguire, nel filmato ci viene mostrata la facciata della chiesa con le statue di Maria di Portacoeli e di san Bruno e san Giovanni Battista opere del XVIII secolo di Josè Puchol. A seguire una breve descrizione del retablo, dell’altare maggiore della chiesa, e degli altri affreschi che adornano le pareti. Di nuovo in chiesa per vedere la liturgia eucaristica secondo un antico rito monastico proprio, risalente ai primi secoli della chiesa cattolica.

Il celebrante la domenica, prima della messa conventuale, benedice l’acqua con la quale ha effettuato l’aspersione dell’altare, e con la quale benedirà i monaci che si apprestano cantando. Questo è un antico riro certosino che essi conservano inalterato nei secoli.Preziosissima è questa riproduzione filmata! Dopo aver cantato il kyrie eleison, i concelebranti si pongono al lati del celebrante, ricalcando un antico rito liturgico proprio dei certosini, per il rito della comunione, la comunità si reca sul presbiterio inginocchiandosi, ed uno dei concelebranti accompagna il celebrante alzando il calice. Avviene in seguito la distribuzione della particola che nutre tutta la comunità certosina.

Dal chiostrino, un piccolo chiostro comune a tutte le certose, si accede alla chiesa, al capitolo, alle cappelle ed al refettorio. Di pregevole fattura, in esso è presente una fontana, che serve per l’abluzione che fanno i monaci prima di recarsi in refettorio. Nel refettorio la comunità mangia insieme soltanto le domeniche e nei giorni di festa, rispettando sempre il massimo silenzio, e mentre si consuma il pasto, un padre dall’ambone legge sacre scritture per alimentare l’anima dei confratelli. Le immagini ci mostrano questo momento, con gli annessi rituali.

Prima di accedere alla biblioteca della certosa vi è un inginocchiatoio posto ai piedi di una immagine della Vergine, dove ogni monaco può affidare le sue orazioni. Il fondo bibliotecario è esclusivamente composto da testi di spiritualità, ed in essa possono accedere una volta alla settimana i monaci per consultare o per prelevare testi da consultare nella propria cella, oppure chiederlo con un biglietto lasciato al monaco bibliotecario nella sua cella. Nella sala capitolare avvengono le riunione della comunità monastica, è il luogo più importante della certosa dopo la chiesa. In esso si riuniscono i monaci per deliberare, per eleggere il priore, per esprimere il parere sull’ammissione di un nuovo candidato etc. Una volta a settimana si legge un capitolo della regola o delle Sacre scritture, da qui ne deriva il nome capitolo.la severa vita di silenzio e solitudine viene addolcita, una volta alla settimana, la domenica, dopo il pranzo comunitario i monaci scambiamo momenti cenobitici di fraternità e sana allegria. Inoltre un giorno alla settimana i padri ed una volta al mese i fratelli, escono fuori dalla certosa per una passeggiata nei dintorni, il cosiddetto spaziamento. In coppia, ed alternandosi durante le circa tre ore della passeggiata i monaci si scambiano opinioni sulla vita comunitaria conventuale, e rinfrancano l’anima ed il corpo a contatto con la natura. Per impervi sentieri, si incamminano per poi giungere su un altura che consente la visione della certosa dall’alto. La certosa di Portacolei si innalza al cielo in una radura silenziosa e solitaria attorniata da montagne, i mandorleti, aranceti e oliveti rendono meno aspra la zona. Nel centro del chiostro grande è ubicato il cimitero, per la sepoltura vi sono croci senza nome ne data, a testimoniare una vita trascorsa giorno dopo giorno al servizio del Signore. Qui a Portacoeli vi è un altro chiostro, del secolo diciasettesimo, costruito poichè apparve insufficiente il precedente, su di esso si affacciano quattro celle. Queste sono molto piccole e riservate per quei monaci molto anziani o malati, al centro una grossa croce di pietra. Con eccezione della domenica e dei giorni di festa, i padri certosini mangiano nella propria cella, ed il fratello dispensiere distribuisce loro il pasto e poi ne ritira i piatti svuotati. Il passaggio avviene attraverso un vano ed uno sportellino apppositamente concepito di fianco al portone della cella. Il regime alimentare in certosa è sano ed austero, non prevede colazione ed il primo pasto si effettua a mezzogiorno, e tra autunno ed inverno risulta essere l’unico pasto. In questo periodo la sera ci si limita ad una fetta di pane ed un poco di acqua. In primavera ed estate vi è una frugale cena intorno alle ore 18. I certosini non mangiano carne, ma nonostante questo rigido e severo regime alimentare i certosini esprimono sempre gioia pace e eserenità d’animo. Immagini dalla cella del certosino, dalla quale egli esce soltanto tre volte al giorno per gli uffici liturgici. Precisamente la cella è un miniappartamento di due piani ed in essa è incluso un giardino ed un laboratorio/falegnameria. Vi è all’interno tutto il necessario per un equilibrio psicologico e fisico, che esige questo regime di vita solitaria ed austera. Nella prima stanza della cella vi è sempre una immagine della Vergine ed un inginocchiatoio, la cosiddetta Ave Maria, di fianco alla finestrella con sportellino per ricevere il pasto, si trova un tavolino utile per poter consumare il cibo. Proseguendo vi è un corridoio illuminato dalla luce esterna che conduce al laboratorio di falegnameria, da una porta si accede all’orto o giardino che ogni monaco coltiva secondo il proprio gusto. Una scala laterale ci conduce al piano superiore illuminato da ampie finestre che danno sul giardino, in essa troviamo uno scrittoio in legno, una sedia ed una piccola libreria. In un angolo un piccolo oratorio con inginocchiatoio ed un piccolo altare, dove il monaco si sofferma varie volte al giorno per recitare le orazioni. In questa cella il certosino prega, mangia, dorme, lavora, studia, contempla e si rilassa realizzando l’ideale di vita certosino, semplicemente eremitico. Artisticamente preziosa è la cappella di san Giacomo, unita alla chiesa da una porta che conduce al coro dei fratelli conversi e che comunica con il chiostrino. Concepita nel 1512 fu restaurata nel 1950, è dedicata all’apostolo Giacomo che campeggia nel dipinto sull’altare. La sagrestia della certosa risulta essere sobria ed elegante, ha un magnifico pavimento in ceramica, nel coro dei fratelli conversi vi è un leggiadro paliotto d’altare in stile arabo, uno dei più aantichi conservati in certosa. Nel refettorio, vi è un superbo pavimento decorativo di epoca barocca. Dal chiostrino si ha accesso alle celle dei fratelli conversi, le quali sono distanti dal chiostro grande e più prospicienti le dipendenze ove sono impegnati nei lavori manuali. Poichè i fratelli sono principalmente impegati nelle attività lavorative, le proprie celle hanno dimensioni più ridotte rispetto a quelle dei padri. E’ presente tutto il semplice arredo di una cella ma in uno spazio ridotto. In certosa vengono chiamate obbedienze, le relative funzioni lavorative di cui si occupano i fratelli conversi. Dato l’isolamento della certosa essa è dotata di attrezzi per effettuare i lavori nei campi, per la falegnameria, il forno per il pane, cisterne e pozzi per avere autonomia idrica. La falegnameria è dotata di tutti gli attrezzi per poter lavorare gli arredi lignei soggetti a manutenzione, in tutta autonomia per economizzare. Nella lavanderia, il fratello lavandaio lava settimanalmente tutti i panni della comunità, poi li passa al fratello addetto alla sartoria per eventuali riparazioni da effettuare. Nella sartoria, seguendo il principio di povertà vengono cuciti e riparati gli abiti monastici consunti. Accanto al refettorio, vi è la cucina e la dispensa, nonosatante il cibo dei certosini sia caratterizzato dalla semplicità, questa obbedienza necessita di particolare attenzione ed impiego di tempo, Di solito vi è un fratello responsabile e due aiutanti, il secondo cuoco ed il dispensiere che distribuisce il cibo nelle celle. Si da ora uno sguardo al fratello calzolaio che ripare le calzature della comunità, che di solito sono abbastanza forti e robuste, idonee per lo spaziamento fuori dalla certosa. La fucina è una delle obbedienze più necessarie nel monastero certosino, difatti in essa si riparano le macchine agricole in dotazione per il lavoro nei campi, il fratello addetto è abile a forgiare il ferro ed a saldare. Un altro ambiente, utilizzato una volta l’anno è il frantoio dove si produce l’olio dalle olive degli uliveti di proprietà della certosa. Collegata alla biblioteca vi è un laboratorio nel quale si rilegano e si riparano i libri ed i testi talvolta molto vecchi. O consumati come i testi usati quotidianamente per la liturgia. Tlvolta si lavora anche per amici e benefattori della comunità. I monasteri certosini hanno sempre una loro autonomia grazie ai terreni circostanti che ne garantiscono ogni fonte di sostentamento. Data la vita austera tutto ciò che si coltiva è sufficiente per la comunità, Il Padre procuratore, sovrintende al lavoro agricolo dei fratelli conversi. Infine ci vengono mostrate immagini, davvero rare, relative alla visita dei familiari dei certosini, che può avvenire, secondo la regola, solo due volte l’anno. Per tutto il giorno i parenti condividono con il confratello le varie fasi del giorno, tranne il pasto consumato dagli ospiti nella foresteria, il monaco potrà mostrare i vari ambienti claustrali ai congiunti compreso la propria cella. Ovviamente nella stretta clausura, chiesa e cella, è interdetto l’accesso alle donne. La visita si potrà prolungare fino e non oltre le ore 19. Un video reportage molto esaustivo e realizzato con profondo, che termina con il motto dell’ordine certosino Stat Crux Dum Volvitur Orbis, ed il globo crucifero sormontato dalle sette stelle che rappresentano san Bruno ed i suoi sei seguaci. Regina e madre di Portacoeli intercedi e prega per noi sempre!

“Meditationes”

copertina

111. Accade a volte che l’ira di qualcuno ti dispiace al punto di lasciarti prendere dall’odio. Se la sua ira ti dispiace, lo stesso deve accadere per il tuo odio.

112. Quando si dice il bene di te, in un certo senso vieni biasimato. Eì ciò che accade quando si mostra un pezzo di legno che, per renderlo più bello, è stato ricoperto d’oro. Non lo si rivestirebbe d’oro, in effetti, se risplendesse di bellezza propria.

113. Il lago non deve gloriarsi per l’abbondanza delle sue acque: ciò è merito della fonte. Lo stesso avviene in te per quanto riguarda la pace. Infatti, è sempre qualcosa di esterno che fa nascere in te la pace, la quale è tanto più debole e vacillante, quanto più è mutevole la causa che la fa sorgere. Quanto è effimera, dunque, quella pace che nasce dal fascino di un volto umano!

114. Ogni uomo desidera vivere sicuro. Egli è tanto più debole, quanto più è esposto all’inquietudine; inoltre, è tanto più turbato quanto più ciò che gli sta a cuore va in maniera diversa da come voleva. Se, dunque, una persona ti dicesse: ” Ti farò del male, ti toglierò la pace; penserò e dirò male di te “, eccoti sul punto di rattristarti e di cadere nel turbamento.

115. Il turbamento dell’anima è la miseria stessa. Tale turbamento, quasi sempre, sorge in te quando il signore, per sua misericordia, sottrae da te le armi di cui si serve il nemico per farti perire, cioè le realtà mutevoli alle quali ti eri attaccato in maniera inconsulta.

Certose storiche: Champmol

Champmol

Per la rubrica certose storiche, oggi andiamo in Francia, e più precisamente a Digione in Borgogna.

Qui venne fondata, il 15 marzo del 1384 la certosa di Champmol, voluta fortemente da Filippo l’ardito duca di Borgogna, il quale decise di costruirla allo scopo di ospitarne al suo interno le sepolture della dinastia di Borgogna. Per secoli questa certosa venne sontuosamente arricchita con opere d’arte, che oggi sono conservate e si possono ammirare nei musei circostanti. I monaci dovettero abbandonare la struttura alla fine del 1700, per le note leggi anticlericali. Nello spazio dove un tempo sorgeva il Chiostro Grande, al centro vi è l’opera più nota, il pozzo dei Profeti o di Mosè, realizzato dallo scultore Claus Sluter tra il 1395 ed il 1403, in esso sono leggiadramente scolpite le figure di Mosè, Davide, Geremia, Daniele, Isaia e Zaccaria. Vi lascio alle immagini che allieteranno la nostra vista!

 

Al confine dell’abisso (seconda parte)

Al confine dell’abisso (seconda parte)

dai racconti di Dom Sebastian Maccabe

Con la seconda ed ultima parte del settimo ed ultimo racconto, termina oggi il testo di Dom Maccabe, su Dom Lanspergio. Spero abbiate apprezzato…

nascondimento

Quando Dom Nicolas ha letto la sua accusa commovente, la luce ha cominciato a scoppiare nel buio della sua anima. Come un uomo che cammina senza rendersene conto, sul ciglio di un abisso, nella notte, e improvvisamente la luce della luna arriva a irradiare un po ‘di luce sulla strada, mostrandogli il pericolo in cui si trova . Così è stato per Dom Nicholas. Ciò che si apriva ai suoi piedi non era altro che l’abisso più pericoloso. Si sedette e pensò a lungo. La storia del suo ultimo anno, che lo rammaricava di più, cominciò a svolgersi davanti alla sua coscienza. Le piccole evasioni alla Regola, gli Uffici Omessi, quei giorni di languide folle seguiti da altri di frenetica, febbrile attività. Quando aveva iniziato ad abbandonare la via della perfezione? Ha cercato di trovare la risposta, ma è venuto più dal cielo che da se stesso, così chiaro, così inquietante: NON LO AVEVA DAVVERO REALMENTE PASSATO DA LUI! Quello che stava cercando nel chiostro era migliore. Fare i conti con se stesso era stato il suo obiettivo da sempre. Ma non aveva mai amato. Come? E questi rari momenti in cui era stato commosso, quasi in lacrime, quando meditava sulla Passione, non era questo amore? Sì, lo era, ma nel suo caso era l’amor proprio che scivolava sottilmente. Conosceva la storia della Via Crucis dalla memoria, ma in realtà non aveva mai realizzato il suo significato profondo: l’amore infinito con cui Dio lo amava, l’amore manifestato all’umanità nel tempo. In un modo che gli uomini potevano vedere e toccare; che hanno il loro posto umano, storico, nel mondo, ma che, allo stesso tempo, era divino ed eterno.

Oh, Nicolas! Ha continuato, “sottometti la tua anima alla volontà di Dio, accetta di morire con lui sulla croce. Non voleva scendere dalla croce, né scappare dalle mani dei suoi nemici, voleva versare un’ultima goccia di sangue e permettere che non ci fosse parte del suo corpo che non sarebbe stata colpita e tutto per salvare la tua anima, la mia Nicolás. Oh anima preziosa, che è stata riscattata a un prezzo così alto! Oh anima preziosa che è stata amata da Dio, il tuo creatore, con un amore così immenso! Il buono è lo stato monastico in cui tu sei, nulla ti salverà, se non Dio, dalla morte. Prima di essere un monaco potresti salvarti senza essere un monaco. Ma una volta diventato monaco, ti sei offerto a Dio. Tu sei il suo possesso. Che dignità è tua! Che grande grazia di Dio! Di nuovo ti prego, ti prego di nuovo, ti supplico di nuovo, caro Nicolás, dal sangue di Gesù Cristo che ti ha redento …

Dom Nicolás interruppe la lettura, improvvisamente e alzò lo sguardo. Gli sembrava che sul muro opposto splendesse misteriosamente quell’immagine delle Cinque Piaghe che il suo ex Maestro gli aveva offerto una volta, spiegandogli le sue virtù. E si ricordò di come una volta l’aveva gettata nel suo cassetto, dicendo con disprezzo, “Immagini pie per i bambini!” Il giovane stanco si nascose il viso tra le mani, e poi arrivò il benedetto sollievo delle lacrime. Come si dice…”Non importa come finisce la lepre sul piatto.” Non sappiamo se queste lettere siano state scritte in latino o meno. O se il proverbio infastidiva il traduttore, o se si affrettava a uscire dalla penna di Lanspérgio. Quelle non erano lacrime di compassione sentimentale per se stesso. Il caldo vento del sud aveva fiaccato leggermente questa anima di ghiaccio, ma le acque che scorrevano erano le lacrime di un uomo in pena per il suo Amore. E se lo Spirito di Dio soffia dolcemente da sud, facendo aprire i fiori e riempendo l’aria con un delicato profumo di ogni tipo, può anche soffiare dal nord e far tremare il sangue nelle vene degli uomini, desiderosi di emergere e mettere in azione. Quindi era ora. Dom Nicolás riprese la sua lettura.

.. Si ricomincia. Rinnova il tuo scopo come se avessi fatto una nuova professione a Dio. Offri di fare e di soffrire tutto ciò che è della sua volontà, estirpando l’amor proprio, fomentando un santo odio contro se stesso. E poiché la nostra vita è breve, desidera ardentemente che Dio riceva consigli e aiuti, luce e guida, conforto e conformità alla sua volontà, per mantenere lo spirito fervente e molto unito a Lui. Ti ho scritto tutto questo per ordine del nostro venerabile padre Priore, troppo impegnato. L’ho fatto di fretta, secondo quello che ricordavo. Se trovi qualcosa di difficile da ascoltare, perdonami, per favore. Se senti che tutto ciò ti tranquillizza e ti fa stare bene, scriverò, con grande piacere, di nuovo e con maggior frutto. Addio, fratello più caro.

Dom Nicholas si alzò e prese coraggio per la nuova vita che avrebbe dovuto iniziare. Non sarebbe stato facile, non avrebbe cercato più cose facili. Cercherò con ardore d’amore, quell’amore forte come la morte e insaziabile come l’inferno. (Ct 8.6). Leggiamo, alla fine di uno degli eventi che hanno segnato la storia umana, che l’eroe, una volta superata la crisi, ha iniziato una nuova vita. “Si alzò e fu battezzato. E avendo preso cibo, recuperò la forza “(Atti 9: 8-9). Il segno che la crisi di Dom Nicolas non ebbe successo fu che in quel momento andò immediatamente alla finestra vicino alla porta della cella per prendere la cena da lungo trascurata. Due uova fritte, quasi fredde, una piccola ciotola di fagioli verdi freddi. Mangiò, pregò Compieta e andò a sdraiarsi e dormì profondamente.

LAUS DEO

“Meditationes”

copertina

106. Felice l’uomo che sceglie un luogo in cui può lavorare con tranquillità. Ora, è scelta sicura, è lavoro utile, il volere rendere un servizio agli altri, al fine di desiderare che essi siano tali da non avere bisogno del tuo aiuto. Essi, infatti, tanto meno fanno ciò che conviene loro quanto più sembrano ricercare prima di tutto i loro interessi. Ora, l’utilità propria di ciascuno è voler mettersi al servizio di tutti. Ma chi comprenderà questo? Quindi, colui che cerca di lavorare per il proprio interesse, non solo non trova in nessun modo la propria utilità, ma, anzi, procura un grave danno alla sua anima. Poichè quanto più cerca la sua utilità, che non ha nessun valore, tanto più è rigettato dall’utilità comune, cioè Dio. Come, infatti, gli uomini hanno una stessa natura, così essi hanno una sola utilità.

107. Qualcuno ha parlato male di te. Se ciò che ha detto non è vero, egli nuoce più a se stesso che a te. Egli, infatti, inganna se stesso. Se si chiamasse sterco l’oro, in che modo si nuocerebbe all’oro? Ma se il male che si dice di te è vero, devi imparare a evitarlo. Chi loda ciò che è buono, non giova a colui che loda, ma a se stesso. Quando ti viene riconosciuto ciò che di bene hai compiuto, a qual fine parlarti di cose che tu conosci meglio di chiunque altro? Tu, biasima te stesso.

108. Se si desidera che preghi per qualcuno ti si dice ” E’ così santo, è tanto buono!”. Avviene lo stesso che se si portasse un malato dal medico e si dicesse a quest’ultimo. “Curalo, guariscilo, perchè sta così bene!”. E’ possibile che ti si parli in questo modo perchè si hanno fondate speranze che quel tale si salvi? Si dice inoltre: ” Prega per lui, perchè ti ha fatto del bene”. Occorre piuttosto riconoscere che ne ha veramente bisogno chi mi ha fatto del male. In effetti, “non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati” (Mt9, 19). se farai così, sarai un figlio di Dio.

109. Lo stolto turbamento dell’anima: ecco la vera miseria. Tale turbamento sorge dentro di te quando Dio, per misericordia, dissolve le cause della tua morte, cioè i beni ai quali eri attaccato in maniera disordinata, affinchè, abbandonandoli, tu viva.

110. Perchè trattieni in te ciò che ti dispiace negli altri, cioè l’ira? Tu vai in collera perchè l’altro si irrita. Adirati piuttosto contro te stesso, per il fatto che ti sei lasciato prendere dall’ira. Se quest’ultima ti dispiacesse davvero, non l’ammetteresti in nessun caso, ma la fuggiresti. Ciò non si può fare in altro modo se non conservando la pace.

Al confine dell’abisso (prima parte)

Al confine dell’abisso (prima parte)

dai racconti di Dom Sebastian Maccabe

cartuxa noite (1)

Era un Don Giovanni veramente turbato che sedeva nel suo piccolo oratorio, una sera, mentre l’ora di Compieta si avvicinava. All’inizio del pomeriggio aveva ricevuto un biglietto da un certo Dom Nicolas, un suo ex novizio che non aveva annunciato nulla di buono. Presto disse che la sua professione era stata un grave errore, che non era fatto per la vita certosina e che la sua salute lo provava. Aggiunse che ora sapeva che i certosini non erano santi come pensano gli estranei, e che poteva servire Dio altrove, anche nel mondo, bene o meglio che come nel chiostro. Che intendeva andare a Roma, anche a piedi, per ottenere i tori che lo avrebbero liberato dai suoi voti. Che aveva saputo che altri lo avevano fatto e che se padre Priore avesse rifiutato la sua autorizzazione, sarebbe andato anche senza averla ricevuta. Dom Giovanni, come molti maestri dei novizi, prima e dopo di lui, aveva avuto più di una volta, l’amara esperienza del potere dire: “I bambini creati e educati, ma essi si sono ribellati contro di me.” Aveva visto più di uno di quelli che sapeva fare grandi cose, ma dopo la professione, con la sua libertà guarita, lascia da parte lui e il suo consiglio e cammina lungo sentieri che non erano proprio i più perfetti. Oh, niente di veramente peccaminoso, solo il principio dell’abitudine, scegliendo il meno difficile nelle alternative. Il che significava dire addio alla santità. Santità che sapeva possibile per loro. Ma se questo era il chiodtro: uno dei suoi figli al punto di abbandonare l’Ordine come un fuggiasco! Cosa potrebbe fare? Prega, certo! Ma non potrebbe intervenire in altro modo per prevenire un simile disastro? Ma, ahimè! Erano passati solo tre anni da quando Dom Nicolás aveva fatto la sua professione, ed era già strano per il suo amico e per la guida che lo aveva servito così bene durante il noviziato. Il suo dubbio fu risolto dall’improvviso arrivo nella sua cella di padre Priore. Lui stesso di persona a quest’ora, aveva sufficiente indicazione che c’era qualcosa di molto serio. Il priore disse rapidamente che cosa stava succedendo, era lo stesso di quello di Dom Giovanni: “Non potevo farti del bene,” disse l’irritato Priore. Più duro del ferro ed orgoglioso come Lucifero. Dovresti chiuderlo immediatamente in prigione perché quella minaccia di fuga … “” Oh no, non farlo! Interruppe Dom Giovanni, “non è questo, padre Priore. Prima di ciò, lasciami almeno provare a vedere cosa posso fare. ” “È esattamente quello per cui sono venuto,” disse l’altro. Lascio il soggetto nelle tue mani. Fai tutto ciò che ti sembra giusto. Mandagli uno dei tuoi “piccoli appunti”, finì, uno schizzo di un sorriso sulle sue labbra, e poi se ne andò. Qualcosa doveva essere fatto subito. La notte e il diavolo sono buoni amici. E chi può dire il tradimento che non sono in grado di tramare tra loro per l’eterna rovina dell’anima errante del giovane monaco? Detto ciò, Don Giovanni accese una lampada e mise una candela nel suo ufficio, inzuppò la penna nell’inchiostro e scrisse velocemente per mezz’ora. Piegò il foglio, lo infilò in una busta e uscì nell’oscurità del chiostro. C’era solo abbastanza luna per poter contare le porte della cella fino a quando arrivò Dom Nicolás. Dom Giovanni colpì piano, ma la porta si aprì immediatamente, all’improvviso, rivelando la figura di un alto monaco il cui volto era vagamente visibile alla luce della piccola lanterna che il giovane sosteneva. In quel momento, percorse il corridoio come un animale in gabbia. Prese violentemente la lettera che Don Giovanni gli offriva, chiudendo silenziosamente la porta quasi in faccia. Quasi, ma non così tanto, perché la luce tremolante era abbastanza da illuminare il viso turbato del suo ex Maestro, la cui vista aveva lasciato un’impressione profonda sul giovane. Cosa gli ha ricordato? Pensò, mentre si dirigeva verso il suo cubicolo per vedere cosa il vecchio maestro doveva dirgli. “Povero vecchio Dom Giovanni!” Esclamò. Era la prima nota di tenerezza che era venuta da lui per molto tempo. Ma cosa gli ricordava quella visione fugace? Ah! Ora lo sai! Era un’immagine del nostro Signore nell’orto che aveva visto una volta: profonda sofferenza mescolata con perfetta pace. Come deve essere stato nel Getsemani. Ma visto da chi? La grazia venne da lui subito in risposta. “Per Giuda!” Dom Nicolas rabbrividì. E potrebbe essere così, perché, a poche celle più lontano, Dom Giovanni ha lottato in agonia, in preghiera per la salvezza della sua anima. Per dare la vostra mente travagliata un certo supporto che potrebbero emergere dalle profonde sofferenze di preghiera, aveva messo sul suo oratorio un’immagine delle Cinque Piaghe, e indirizzata la sua fervente preghiera al Signore ferito, oltraggiato, tradito da uno dei suoi amici più prossimi. Ai tuoi piedi, le tue mani verso il basso. E poi avvicinandosi al Tempio dell’Amore, in quel cuore incrociato, Dom Giovanni ha alleggerito tutta la sua anima ed è entrato nelle acque profonde della pace, dove nessuna malizia di sé o del vicino poteva raggiungerlo. Dom Nicholas accese una candela dalla sua lampada, aprì la busta e iniziò a leggere.

Leggo, fratello mio, la tua lettera affettuosa e non so se dovrei avere più compassione, per la tua follia o la tua malattia. Sei un giovane nell’Ordine, qualcuno che, di regola, avrebbe dovuto usare più delle redini che gli speroni, poiché in tutte le cose è coinvolto nell’ardore della sua carriera. Possa essere in te altrimenti. Guarda, ti prego, qualunque sia la causa. Non solo non vuoi correre, ma non cammini nemmeno sulla via del Signore. Dove vuoi andare? Al mondo? Sarebbe dannoso per te, così pernicioso che non puoi chiederlo senza pronunciare la tua condanna. Oh mio caro fratello! Chi è così malato che cerca la morte come medicina? E se qualcuno dovesse essere trovato con uno spirito così sciocco da preferire morire invece di vivere in afflizione, per te è qualcos’altro. In realtà, non è la morte temporale, che viene superata in poche ore, ma la dannazione eterna della tua anima. Non puoi tornare al mondo senza condannare la tua anima per sempre. È inutile, mio caro Nicolás, che tu mi parli, che mi imponi i documenti apostolici che potresti pensare di ottenere. In questa materia Cristo non li conosce, e il Diavolo non li teme. Questa dispensazione riguarda solo il giudizio della Chiesa e ha l’effetto che, se la ottieni, non sarai accusato come un apostata, ma non lo stesso con Dio.

Il lettore alzò lo sguardo e pensò tra sé: “Può davvero questa veemenza veemente venire da Dom Giovanni?” Nicolas lo aveva conosciuto in molti stati d’animo, ma non aveva mai pensato che quel vecchio e sereno e adorabile Maestro potesse toccarlo in quel modo. Era un’indicazione del pericolo in cui si trovava, e lo sentiva. E si chinò per continuare a leggere.

Tu dici: “Io sono malato, non posso portare questo fardello dell’Ordine perché sono di struttura delicata”. Caro fratello, non sai che questo e non un altro, è il modo in cui conduce alla Vita? (Ebrei 14:21). Non devi attraversare molte tribolazioni per entrare nel Regno di Dio? “Il sentiero che conduce alla vita è stretto” (Mt 7,14), disse Gesù. E cercherò il vasto? Caro fratello Nicola, sei in un grande errore che merita di essere compatito. Se vuoi salvarti, non c’è altra speranza che quella che Cristo ha insegnato con la sua parola e il suo esempio e che tutti i santi hanno vissuto. Dirai: “non erano certosini”. Vero, ma tutti erano pazienti, umili, sottomessi a Dio e alla Chiesa, obbedienti ai loro superiori. Quando hai iniziato a farlo, tutte le tentazioni scompariranno. Per, fratello più caro, la causa della tua petizione non è che sei mal disposto, ma (mi perdonerai per averlo detto) che sei arido, pigro, vuoto dell’amore di Dio, e non mortificato in passioni viziose. Queste sono le cose che producono questo malessere e questa malattia.

Secco! Pigro! Vuoto dell’amore di Dio! Non mortificato! Le parole sembravano pervertire, in sé stesse, terribili colpi al suo cervello stanco.

Talvolta mi dico: “Sono entrato nell’Ordine con uno scopo chiaro, così Dio non ha chiamato me” Se l’intenzione non era chiara quando ero libero, chiarire ora come la necessità richiede di essere buono. Felice quel bisogno che ti spinge a cose migliori. Qui risplende la saggezza di Dio, che sa guidarti attraverso l’obbedienza. E ciò che non hai ricevuto per l’amor di Dio, ora tienilo per l’amor di Dio. E chissà se sarebbe difficile per voi domare, non sarebbe per la vostra salvezza essere assediato da Dio? Mi hai sedotto, Signore, dice il profeta, e mi sono fatto sedurre! Eri più forte e hai prevalso. (Geremia 20: 7). Oh benedetta seduzione! Seducimi, Signore, e io sarò sedotto. Sei connesso al suo servizio, non sei autorizzato a ritirarti. Dovunque andrai porterai con te questo infelice e pigro Nicolás, caro fratello, e dovrai sopportare ciò che ora non vuoi sopportare e anche cose più pesanti. Ovunque troverai fastidi, tentazioni ovunque, diavoli ovunque, perché ovunque tu vada, li porterai. Te lo dico perché è una vana tentazione del diavolo persuasivo, che da un’altra parte puoi servire Dio meglio e più facilmente. Lo fa in modo astuto per farti tornare al mondo con i pretesti, con l’apparenza del bene. Rimprovera l’Ordine, diffama i superiori, condanna i fratelli, ci fa credere che non c’è carità nella comunità, per portarti all’insoddisfazione del tuo stato. Ti mette in testa che nulla nell’Ordine ti si addice. Quel cibo è contro di te, la solitudine distruttrice della natura, una malattia dello stomaco molto grande e innumerevoli altre cose di questo tipo. Ma chiudi una malattia che, una volta conosciuta, è rimedio, tutti gli altri sarebbero guariti. È la mancanza di mortificazione, la tiepidezza, l’aridità e la mancanza di pietà dell’uomo interiore. Questo è silenzioso perché fa il suo nido lì, dove incuba tutte le altre tentazioni.