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L’Imitazione di Cristo Capitolo CXI°

L’Imitazione di Cristo

Libro IV

Capitolo CXI°

 

UMILTÀ E RINNEGAMENTO DI SÉ, MEZZI PER OTTENERE LA GRAZIA DELLA DEVOZIONE

Parola del Diletto

La grazia della devozione devi cercarla senza posa, chiederla con gran desiderio, aspettarla con fiduciosa pazienza; devi riceverla con gratitudine e umilmente conservarla; con essa devi diligentemente operare; devi poi rimetterti a Dio per il tempo e il modo di questa visita dall’alto.

Quando dentro di te non senti alcuna devozione, o ne senti ben poca, ti devi fare particolarmente umile, ma senza abbatterti troppo, senza rattristarti oltre misura. Quello che per lungo tempo non aveva concesso, spesso Dio lo concede in un breve istante; quello che al principio della preghiera non aveva voluto dare, talvolta Dio lo dà alla fine. Se questa grazia venisse data sempre prontamente e si presentasse ogni volta che la si desidera, l’uomo, nella sua fragilità, non la saprebbe portare. Perciò la grazia della devozione la si deve attendere con totale fiducia e con umile pazienza. Quando non ti viene data, oppure ti viene tolta senza che tu ne veda la ragione, danne la colpa a te stesso e ai tuoi peccati. Talvolta è una piccola cosa che fa ostacolo alla grazia e la nasconde: se pur piccola, e non grande cosa, possa chiamarsi ciò che impedisce un bene così eccelso. E se questa piccola, o, meglio, grande cosa riuscirai a rimuoverla e a vincerla del tutto, ciò che chiedevi si avvererà. In verità, non appena ti sarai dato a Dio con tutto il tuo cuore; non appena, anziché chiedere questo o quest’altro, ti sarai rimesso interamente a lui, ti troverai tranquillo e in pace con te stesso, giacché nulla avrà per te sapore più gradito di ciò che vuole Iddio.

Perciò colui che, con semplicità di cuore, avrà elevato la sua intenzione a Dio, liberandosi da qualsiasi attaccamento non retto e da un distorto amore per le cose di questo mondo, sarà veramente degno di ricevere la grazia e meriterà il dono della devozione. Giacché dove trova un terreno sgombro, là il Signore concede la sua benedizione. E tanto più rapida scende la grazia, tanto più copiosa si riversa, tanto più in alto trasporta un cuore libero, quanto più uno rinuncia del tutto alle cose di quaggiù, morendo a se stesso e disprezzando se stesso. Allora, “il cuore di costui vedrà e sarà traboccante, e contemplerà e si allargherà in Dio” (Is 60,5), poiché “con lui è la potenza del Signore” (Ez 3,14; Lc 1,66), nelle mani del quale egli si è messo, interamente e per sempre. “Ecco, così sarà benedetto” (Sal 127,4), colui che cerca il Signore con tutto il cuore, e “non ha ricevuto invano la sua vita” (Sal 23,4). Della grazia grande di essere unito a Dio egli si rende degno proprio qui, nel ricevere la santa Eucarestia; perché non mira alla propria devozione e alla propria consolazione, e mira invece, di là di ogni devozione o consolazione, a glorificare e ad onorare Iddio.

Kartuzy, testimonianze di una certosa polacca

Kartuzy, testimonianze di una certosa polacca

Gdansk Marienparadies

Kartuzy è una città della Casciubia, o Pomerania Orientale, regione della Polonia nord-occidentale, essa ha preso il nome dall’antico complesso monastico certosino di Marienparadies nei pressi di Gdansk (Danzica) fondato nel 1381. La cittadina si è sviluppata, nel corso dei secoli,  intorno alla certosa che nel 1823 fu soppressa dal governo prussiano, ed ancora oggi ha come nucleo urbano la chiesa della antico monastero. Essa infatti è il simbolo della ridente cittadina. Voglio mostrarvi come a ricordo della presenza monastica, le autorità cittadine hanno situato al termine del lungomare un modello in bronzo che riproduce l’intero complesso certosino. Le foto che seguono mostrano tutti i particolari riprodotti, ovvero la chiesa attorniata da 18 celle, refettorio, ed ambienti annessi come il mulino, il forno, la birreria, il granaio, le stalle ed una peschiera. Attualmente di tutto ciò, dopo la soppressione prussiana, resta solo la chiesa, oggi parrocchia della Collegiata della Assunzione della Beata Vergine Maria, ed il refettorio. La peculiarità di questa chiesa, ricostruita nel 1733, è che fu concepita con il caratteristico tetto a forma di bara a celebrare il “memento mori”, così come la meridiana che ancora oggi è visibile con la relativa iscrizione. E’ interessante notare come ancora oggi a distanza di secoli, la popolazione nutra rispetto e conservi nella memoria la presenza certosina in quei luoghi.

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memento mori sulla meridiana esterno chiesa

memento mori sulla meridiana esterno chiesa

Esperienza certosina

Esperienza certosina

san bruno pietra

Grazie alla interazione consentita da Cartusialover, ho ricevuto un’altra testimonianza di un giovane che ha vissuto un periodo all’interno delle mura di una certosa. L’intento di proporla pubblicamente rispettando l’anonimato ha l’intento di fare cosa gradita a quanti vogliono avvicinarsi a tale vita monastica eremitica. Ciò premesso ecco il testo della lettera inviatami.

 

Ho realizzato l’esperienza di vivere 15 giorni all’interno della certosa argentina di San José in Dean Funes, certamente un vivere la spiritualità mistica molto forte. La vita certosina è molto speciale, il vivere in solitudine quasi tutte le 24 ore del giorno, di fronte a Dio ed a se stessi nella solitudine e nel silenzio sono una esperienza indimenticabile.

Dopo esser giunto in certosa, fui ricevuto ed accolto dal Priore il quale mi condusse in cella, poiché io avevo scelto la vita del sacerdozio, per la quale come sapete si intende vivere essenzialmente nell’isolamento della cella. Dopo aver attraversato il chiostro giungemmo alla cella assegnatami, egli mi descrisse gli orari e gli impegni della giornata: pregare, andare in chiesa, ritirare il pasto ed il momento del dormire.

Appena rimasi da solo, provvidi a spogliarmi ed a sistemare i miei oggetti personali in bagno e nel comodino. Dopo aver espletato queste ordinarie formalità, cominciai a chiedermi: Ed ora? Cosa faccio?

Credo che sia la domanda più ovvia che si siano posti tutti coloro che si sono trovati e che si troveranno nella mia situazione. Nel silenzio totale ed assoluto optai per ringraziare Dio per avermi offerto l’opportunità di essere in quel luogo in quel momento. Ho poi cominciato con apprezzare la cella con l’inginocchiatoio, poi mi sono preparato del te, ed ho cominciato a leggere gli statuti dell’Ordine.

Ogni ora che passava l’ambiente circostante mi appariva più familiare, e mi misi ad attendere la visita di un fratello converso, che come mi aveva annunciato il Priore, sarebbe venuto nella mia cella per insegnarmi a rilegare. L’attesa fu vana, poiché non intesero farmi stancare, consentendomi di riposare per il viaggio da me intrapreso per giungere in certosa.

 

Per quanto riguarda i tempi di preghiera sono intensi, difatti sono diversi dalla comune liturgia delle ore che possiamo pregare in casa nostra, loro hanno diviso in due il salterio, e si percepisce un modo speciale di vivere la preghiera. Veglie di preghiera comunitaria e altre ore che si recitano nella Cappella fanno percepire la comunità, come una famiglia raccolta in preghiera al Padre nostro, elevando alla sua lode preghiere e salmi. Il tono dei canti, è molto lento, masticando lentamente ogni parola il suono diventa penetrante per il cuore.

La Santa Messa a cui ho partecipato, è un’esperienza davvero unica, è quasi del tutto silenzioso, si parla molto poco, ma non è più un sacrificio sull’altare di ciascuno dei fratelli e dei padri del monastero. In realtà, per me, è la migliore parte del giorno la Massa.

Circa il lavoro in cella, ognuno opera nel proprio giardino, alla falegnameria, o al banco per la legatoria. Certamente avere la vocazione per questo rigido stile di vita è una cosa magnifica, ma bisogna avere una forza mentale ed una propensione alla spiritualità da coltivare quotidianamente. Vi sono enormi difficoltà da superare, come far fronte alla solitudine che ci induce ad incertezze nelle quali solo Dio potrà starci vicino e farci capire che tutto è possibile, ma solo se lo vogliamo veramente. Ogni tipo di vita religiosa ha i suoi problemi, e non bisogna impaurirsi del rigore certosino o della alimentazione essenziale e priva di carne, quindi chi scrive questa lettera, che so verrà pubblicata, e quindi letta da molti giovani affascinati dalla vita certosina, vi incoraggia a continuare a ricercare e sperare in una chiamata vocazionale. Bisogna essere coraggiosi e se convinti, contattare il proprio direttore spirituale o la certosa nella quale si vorrebbe provare a fare un esperienza.

Dio vi benedica tutti e San Bruno possa guidarvi sulla via della santità.

L’Imitazione di Cristo Capitolo CX°

L’Imitazione di Cristo

Libro IV

Capitolo CX°

 

L’ARDENTE BRAMA DEL CORPO DI CRISTO IN ALCUNI DEVOTI

Parola del discepolo

“Quanto è grande, o Signore, la ricchezza della tua bontà, riservata a coloro che ti temono” (Sal 30,20). O Signore, quando penso a certe anime devote, che si accostano al tuo Sacramento con grandissima devozione ed amore, spesso mi sento in colpa ed arrossisco. Al tuo altare e alla mensa della santa Comunione io vengo infatti con tanta tiepidezza e freddezza, restando così arido e senza slancio del cuore, non totalmente infiammato dinanzi a te, o mio Dio, e non così fortemente attratto d’amore verso di te, come lo furono molte anime devote. Nel loro grande desiderio della Comunione e nel palpitante loro amore, queste anime devote non potevano trattenersi dal pianto; con la bocca del cuore, e insieme con quella del corpo, anelavano dal profondo a te, fonte viva, non potendo calmare o saziare la propria sete in altro modo che ricevendo il tuo corpo, con piena letizia e con spirituale avidità. Veramente ardente, la loro fede; tale da costituire essa stessa motivo di prova della tua presenza. Questi devoti riconoscono davvero il loro Signore nello spezzare il pane, e il loro cuore arde tutto per quel Gesù, che sta camminando con loro (Lc 24,30s). Da me sono spesso ben lontani un tale slancio devoto, un amore così ardente.

Usami misericordia, o buon Gesù, dolce e benigno. Al poveretto tuo, che va implorando, concedi di sentire, almeno qualche volta, nella santa Comunione, un poco dell’impeto amoroso del tuo cuore; così si irrobustirà la mia fede, si dilaterà la speranza nella tua bontà, e in me non verrà mai meno un amore che già arde pienamente e che ha potuto gustare la manna del cielo. Ben può la tua misericordia concedermi almeno la grazia del desiderio e venire a me donandomi ardore di spirito, finché non giunga il giorno da te stabilito. In verità, benché io non sia acceso da una brama così grande come quella delle persone particolarmente a te devote, tuttavia sento, per grazia sua, di desiderare quel desiderio, grande e ardente; prego e sospiro di essere unito a tutti coloro che ti amano con fervore e di essere considerato della loro santa schiera.

Lettera di Dom Jean-Baptiste Porion a Jacques Maritain

Lettera di Dom Jean-Baptiste Porion a Jacques Maritain

Dom Jean Baptiste Porion

In passato, vi ho presentato l’opera “Amore e silenzio” del grande Dom Jean Baptiste Porion oggi invece intendo offrirvi una lettera che egli scrisse al suo amico Jacques Maritain. Prima di proporvi il testo, ho bisogno di fare una premessa sul momento storico in cui la missiva fu scritta per poterne apprezzare al meglio il contenuto. Maritain ebbe un ruolo determinante durante il Concilio Vaticano II, essendo ascoltatissimo consigliere di Papa Paolo VI. L’erudito Dom Porion, nel confermare la sicumera granitica dei fondamenti certosini, esprime la sua perplessità circa le profonde novità imposte dal Concilio, che potrebbero minare la vita eremitica. A voi il testo integrale:

“Caro signor Maritain,

chiedo le vostre preghiere per il nostro prossimo Capitolo Generale. Nella frana che sta scuotendo tutte le strutture della Chiesa, l’Ordine non si è spostato lontano. Ma è difficile che non risenta delle conseguenze. Ciò che mi preoccupa più fino ad oggi, è l’impegno del corpo ecclesiale di rigettare la voce eremitica, ascetica e contemplativa  della tradizione cristiana. In passato, i pontefici siano essi stati santi, o essere distaccati così come i teologi, ma la loro stima per la vita monastica e la sua relativa applicazione alle realtà eterne non sono mai variate: abbiamo vissuto nove secoli della fede della Chiesa – siamo un atto di fede della Chiesa. Se il cambiamento che si è verificato in questo settore continuerà, è difficile ma non è fatale per gli ordini di monaci, o di monache di clausura dediti alla preghiera.Trovo i miei interlocutori romani ormai rassegnati a questa evoluzione. Quello che preme ai clericali attualmente, è l’urgenza di aprire la Chiesa ai valori del mondo, di poter manifestare a suo nome « una autentica volonta d’accogliere » per il secolo ed i suoi progressi meravigliosi. (Vi è in questa volontà qualcosa di autentico e di giusto, ma anche un accenno di volgarità e di stupidità così profonda che non arriva a farla senza ironia). Inoltre, riguardo al nostro isolamento crescente,  lo riconosciamo come un aspetto della nostra vocazione e la consideriamo come una grazia, cercando di essere sempre ad essa fedele. Ringraziandovi ancora, vi prego di credere, caro signor Maritain, ai miei sentimenti rispettosi”.

Nel nostro Signore

7 maggio 1965                                                              J. Baptiste M. Porion, O.Cart.

Vibrante missiva elaborata da un attento testimone delle riforme del suo tempo, ma fermo assertore dell’importanza della vita contemplativa, alla quale dedicò nel silenzio la sua ricchezza interiore per incontrare Dio. Al momento della sua dipartita dalla vita terrena, il 4 agosto del 1987, ai suoi confratelli che lo assistevano sussurrò: “Mi sto immergendo nel sorriso della Passione”. 

 

Il martirio dei certosini di Roermond

Il martirio dei certosini di Roermond

Il martirio dei certosini di Roermond

Il dipinto, del ciclo di Vicente Carducho, che oggi sottoporrò ala vostra attenzione ricorda il martirio dei certosini di Roermond. Esso fa parte di una delle tre ultime opere di questo ciclo pittorico, essendo l’avvenimento più vicino all’epoca del pittore spagnolo. L’episodio descritto e narrato attraverso le immagini, rievoca l’assalto delle truppe protestanti alla certosa olandese di Roermond sita nel vecchio ducato di Gelderland, all’epoca territorio spagnolo. L’accanimento e la ferocia degli assalitori si abbatterono sugli inermi monaci, come vi ho descritto analiticamente in un precedente articolo. Fedele alla ricostruzione storica degli accadimenti terribili di quel 23 luglio 1572, Carducho comincia in questa prima tela a mostrarci cosa accadde all’ingresso della certosa. Il fratello converso, con le mansioni di portiere, Stefano van Roermond, fu il primo ad essere aggredito, e nonostante sotto la minaccia delle armi consegnò le chiavi del convento ai soldati, per evitare spargimenti di sangue, ebbe la testa fracassata, per poi essere mutilato ed ammazzato. In primo piano si evidenzia la truce e vile aggressione al povero religioso che ha vicino a se le chiavi ed il rosario. Sullo sfondo si vede invece l’uccisione di altri due fratelli conversi, uno dei quali, Johannes van Sittard, con le mansioni di fornaio come ci testimonia la cesta piena di pezzi di pane nell’angolo in basso a destra. I corpi trafitti da sciabole e l’abito monastico imbrattato di sangue rende alla perfezione la mattanza che commisero i violenti soldati protestanti contro gli indifesi monaci certosini.

Puzzle

 
preview72 pieceIl martirio dei certosini di Roermond

L’Imitazione di Cristo Capitolo CIX°

L’Imitazione di Cristo

Libro IV

Capitolo CIX°

 

NEL SACRAMENTO L’ANIMA DEVOTA TENDA CON TUTTO SE STESSA ALL’UNIONE CON CRISTO

Voce del discepolo

“Chi mi darà, o Signore, di trovare te solo”, di aprirti tutto il mio cuore e di godere di te, secondo il desiderio dell’anima mia? “Allora nessuno potrebbe offendermi” (Ct 8,1), nessuna creatura potrebbe scuotermi, e neppure sfiorarmi con uno sguardo; ma sarai tu solo a parlarmi, ed io a te, come colui che ama suole parlare con la persona amata, e come l’amico suole stare a mensa con l’amico. Questo io chiedo, questo io desidero: unirmi tutto a te, distogliere il mio cuore da tutto ciò che è creato e apprendere a gustare sempre più le cose celesti ed eterne, grazie alla santa Comunione e alla frequente celebrazione della Messa. Ah, Signore Dio, quando sarò interamente unito e assunto in te, dimenticando del tutto me stesso? Tu in me ed io in te. Fa’ che possiamo rimanere uniti così. Veramente tu sei “il mio diletto scelto tra mille” (Ct 5,10), con il quale piacque all’anima mia di restare per tutti i giorni della vita. Veramente tu sei colui che mi dà la pace; colui nel quale consiste la pace suprema, il riposo vero, e fuori del quale tutto è fatica e dolore e miseria senza fine. “Veramente tu sei il Dio nascosto” (Is 45,15); la tua conversazione non è con i malvagi; la tua parola si rivolge agli umili e ai semplici. “Oh, quanto è soave, o Signore, il tuo Spirito” (Sap 12,1): tu vuoi mostrare la tua benevolenza ai tuoi figli e ti degni di ristorarli “con il pane sommamente soave che scende dal cielo” (Sap 16,20s).

Davvero “non c’è altro popolo così grande, a cui i propri dei si siano fatti così vicini, come sei vicino tu, o Dio nostro” (Dt 4,7), a tutti i tuoi fedeli. A questi, infatti, tu doni te stesso in salutare nutrimento, quale quotidiano conforto e quale mezzo per volgere il cuore verso il cielo. C’è un’altra gente così gloriosa, come il popolo cristiano? C’è, sotto il nostro cielo, una creatura da te così amata come l’anima devota, nella quale entra Dio stesso, per nutrirla del suo corpo di Gloria? Oh!, grazia ineffabile, degnazione meravigliosa, oh!, amore incommensurabile, privilegio concesso agli uomini. Ma che cosa darò io al Signore in cambio di tale grazia, di un amore così straordinario? Nulla io posso offrire, che sia più gradito del dono totale del mio cuore al mio Dio e dell’intima unione con lui. Allora esulterò nel profondo, quando l’anima mia sarà perfettamente unita a Dio. Allora Dio stesso mi dirà: se tu vuoi essere con me, io voglio essere con te. Ed io a lui risponderò: degnati, o Signore, di restare con me; mi piace, e lo voglio, essere con te. Qui è tutto il mio desiderio, che il mio cuore sia unito al tuo.

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