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“Meditationes”

copertina

246. Temi di fronte agli imperscrutabili giudizi di dio su di te. Quale sia il tuo posto al di sopra degli altri, tu lo ignori, poichè gli altri non sono stati posti al di sopra di te. Devi comportarti verso di loro come ritieni come ritieni che avrebbero dovuto essere nei tuoi confronti se fossero stati superiori.

247. Altro è voler ferire, altro è voler correggere. Quella è crudeltà questo è amore.

248. Và pure in collera con il peccatore, ma solamente se ritieni che ciò sia utile per lui.

249. Qualsiasi forma corporea di cui gioisci è simile a un uomo vigoroso nei confronti della tua anima, poichè avviene che questa cede e soccombe alle forme, e non il contrario. In tal modo tu ti conformi e ti lasci assimilare a loro. Le immagini di queste forme rimangono impresse nel tuo spirito, come la statua di un dio nel suo tempio. Quando gioisci di loro, tu non immoli loro nè un bue nè un capro (Sal 65, 15 ), ma un’anima ragionevole ed un corpo, cioè te stesso tutto intero.

250. Non esiga vendetta colui che deve chiedere perdono.

Il nuovo vescovo di Evora in certosa

Vescovo in cattedrale per insediamento

Lo scorso 26 giugno Papa Francesco ha nominato Arcivescovo Metropolita dell’arcidiocesi di Évora (Portogallo) S.E. Mons. Francisco José Villas-Boas Senra de Faria Coelho, finora Vescovo titolare di Plestia ed Ausiliare di Braga.

Il Vescovo, fresco di nomina, da sempre amico dei certosini della certosa di Scala Coeli di Evora, i quali si sono scusati per non aver potuto partecipare alla sua solenne cerimonia di insediamento in Cattedrale, avvenuta il 2 settembre scorso, a causa delle rigide regole della clausura. Per questo motivo lo hanno invitato a partecipare in certosa ai festeggiamenti di sabato 8 settembre in occasione della festa solenne della Natività della Beata Vergine Maria. D. Francisco José Senra Coelho ha accettato volentieri l’invito dei monaci suoi amici, ed ha presieduto la concelebrazione eucaristica, ha poi condiviso, in silenzio, il pranzo con alcuni monaci in refettorio ed ha parlato poi con loro in una stanza di rappresentanza del Priore, ricordando a tutti che egli era il loro parroco e aveva preparato proprio in certosa, con un ritiro spirituale, la sua ordinazione episcopale. E’ ancora vivo il ricordo di quando esercitava da sacerdote il ministero dell’esorcismo e chiedeva ai certosini preghiere per il suo operato, convinto che “il demonio si espelle solo con tante orazioni”. Un altro attestato di stima verso i figli di San Bruno, fu quando le reliquie di Santa Teresinha passarono per la città di Evora e D. Francisco José Senra Coelho, volle che transitassero per la certosa per essere ossequiate dai monaci certosini. Un gesto di vero affetto e venerazione per la vita contemplativa!

Reliquie di santa teresinha

Al termine della giornata, cantando nel coro i Vespri solenni il Vescovo si è congedato dalla comunità certosina, manifestando loro ancora una volta il suo speciale affetto e devozione, impartendo loro la prima benedizione.

Per volontà dei monaci è stata effettuata una ripresa video della Santa Messa ecco a voi il filmato!

Video

video

Fratello Antonio Jaquinot

Fratello Antonio Jaquinot

Professo di Mont-Dieu

Fratelli dediti all'agricoltura

Era originario di Vitry, nel Perthois, un villaggio nella diocesi di Châlons. I suoi genitori, di modesta condizione, lo misero al servizio di un amministratore del Duca di Nevers, il cui nome era famoso nella regione. Naturalmente incline al bene e desideroso di preservare il tesoro della sua fede, il giovane non fu in grado di riconciliare i suoi doveri di stato con i diritti non meno sacri della coscienza. Diciamo allora che un movimento segreto lo ha spinto a salire più in alto. Sognava nient’altro che vita solitaria e contemplativa. La famiglia di S. Bruno, che conosceva era il suo solo ideale. Non l’ha nascosto. Tra i suoi compagni di servizio, alcuni cominciarono a sorridere delle sue pretese; e altri hanno francamente detto che quel regime era al di sopra delle sue forze. Tutti hanno dubitato della perseveranza su questa strada. Nessuno, tuttavia, osò ridicolizzare il suo progetto, tanto era sincera e profonda la stima per la sue virtù. Erano sempre sorpresi dalle sue ginocchia in ogni angolo della casa. Invano ha provato a cambiare posto; ognuno sapeva a cosa attenersi in questo senso. Buono con tutti, utile, paziente, cercava le occasioni per diventare utile. di una carità esemplare e di una riserva per tutte le prove, non fu mai sentito pronunciare una parola che fosse un po ‘offensiva o fuori luogo. Lungi dallo scoraggiare, le riflessioni dei suoi compagni e l’opposizione di Duret – che era il nome dell’amministratore – accelerarono solo l’esecuzione del suo scopo. “Queste austerità”, ha detto, “non mi blocca.” Non c’era nessuno, in effetti, con il quale non fosse stato familiare per un po ‘di tempo. Poco dopo, il giovane Jacquinot prese la strada per la certosa di Mont-Dieu, dove fece la sua professione il 22 luglio 1606. Si sarebbe trovata una più dura umiltà, uno spirito di penitenza preso fino ad ora, un fervore più costante, una vita più interiore. Questo fratello converso, semplice come un bambino, viveva solo il soprannaturale e non per il soprannaturale. Tuttavia sapeva che raddoppia le circostanze e fa tutto per tutti, con una sorprendente uguaglianza mentale. Fu così che affrontò gli affari di Mont-Dieu, la peschiera di Bairon, l’opera di Charleville dove sorgeva un monastero e migliaia di altri lavori. Il buon fratello ha avuto un alto grado delle qualità più rare, se non il più contrario: la vivacità e la pazienza, un ardore irresistibile e una pazienza imperturbabile, un dolce angelo con un tono di autorità che lo ha reso padrone di tutto. Sembrava nato per comandare, così facilmente comandato. Gli uomini posti sotto i suoi ordini pagavano la loro lealtà alla giustizia e ammiravano la sua virtù allo stesso tempo. Lo hanno sempre trovato accogliente, senza pregiudizi, sempre padrone di se stesso! Calmo per le persone, il servo di Dio era anche, per così dire, per gli eventi, che ha sempre ricevuto con ammirevole serenità. È forse l’aspetto eccezionale di questa fisionomia espressiva. Il suo spirito di fede lo ha portato facilmente ad una perfetta conformità con la volontà di Dio. Fermo su questa base incrollabile, era in anticipo rassegnato a tutto. Le sue conversazioni emanavano così tanto fascino che gli operai non cessavano mai di ascoltarlo. Lui stesso non ha perso l’occasione di dire loro una buona parola, per ricordare loro la grande verità della religione, il prezzo del lavoro, l’eccellenza del loro stato, le promesse della vita futura. Aveva un modo appropriato di pronunciare il nome di Gesù, che imponeva ai meno devoti. A nessuno fu permesso di accusarlo di pietà esagerata del buon fratello. Il successo non ha fatto altro che stimolare il suo zelo. Più lui dava, più voleva dare. Da qui la sua diligenza nel cercare conversazioni pie: ne ha sempre tratto vantaggio, con questa seconda intenzione di gettare questo buon seme sulla terra. Vedendo l’attenzione che rendeva agli uomini capaci di istruire, lo avremmo preso per un giovane novizio che aveva appena iniziato i principi della vita religiosa. Leggeva poco, specialmente durante la settimana; era sufficiente per lui eseguire gli esercizi di regola e recitare i suoi uffici. Un altro dominio della sua pietà fu la sua immensa devota tenerezza per la Beata Vergine.

“Meditationes”

copertina

241. Quale donna è così impudente al punto di dire al marito: ” Và e cerca quel tale o un altro perchè io possa dormire con lui; egli mi piace più di te; così potrò trovare riposo”, Tu fai lo stesso nei confronti del tuo Sposo, quando amando un bene di questo mondo più di lui, glielo chiedi per te.

242. Abbandoni lo Sposo, cioè Dio, e ti attacchi al servitore, cioè il mondo. Dunque, quale che sia il male che ti giunge da quest’ultimo, o a causa di lui, non c’è nessuno che tu possa chiamare per avere aiuto.

243. Quando dici a Dio: ” Donami questo o quello”, è come se dicessi. ” Donami quelle cose mediante le quali poterti offendere o esserti infedele”. In effetti quando gli domandi un altro bene che non sia lui stesso, riveli, per la tua sola domanda,la tua colpa e la tua infedeltà nei suoi confronti, e non te ne accorgi neppure.

244. E’ lo stesso tipo di follia, o peggio ancora, quella di piegare le ginocchia davanti alle opere delle tue mani, e quella di abbassare il tuo spirito verso ciò che distruggi, cioè i sapori o le altre cose sensibili.

245. Vedi, tu vendi e prostituisci il tuo amore come si fa in una taverna, e lo distribuisci agli uomini, secondo la misura dei beni che periscono, poichè tu l’hai venduto a forme che sono esse stesse effimere, cioè i corpi, senza mai averne il contraccambio. In questa taverna nessuno riceve nulla, se non dà niente o se non permette qualcosa. E tuttavia, tu non avresti niente da vendere, se non l’avessi ricevuto gratuitamente dall’altro. Tu hai dunque ricevuto il tuo salario (Mt 6, 2). Hai costruito la tua csa come il tarlo (Gb, 27, 18), avendola edificata su fondamenta instabili e necessariamente caduche.

La certosa di Garegnano e Francesco Petrarca

Petrarca

La certosa milanese di Garegnano fu fondata il 19 settembre 1349 da Giovanni Visconti, Vescovo ed al tempo stesso Signore della città, essa ebbe l’onore, nell’estate del 1357, di ospitare anche Francesco Petrarca. Il fecondo poeta soggiornò a Milano fino al 1361 anno in cui, a causa della grande pestilenza, fuggì dal capoluogo lombardo. Come è noto ai lettori di questo blog, in precedenti articoli vi ho illustrato infatti il particolare legame del Petrarca verso l’Ordine certosino, dettato anche dal fatto che suo fratello Gherardo era entrato, nell’aprile del 1343, nella certosa di Montrieux. Tra gli orti e il paesaggio naturale della campagna milanese il Petrarca si dedicò alle opere “Canzoniere” e a scrivere svariate lettere ai familiari, saggi in lingua latina e tante opere pregiate della letteratura italiana, non meno che alle sue celebri Rime.

Ma per meglio comprendere l’impatto che Petrarca ebbe con la certosa di Garegnano vi propongo un suo scritto, abbastanza eloquente.

Mi son recato in un rifugio amenissimo e saluberrimo. Lo chiamano Garegnano, dista 3000 passi, come affermano, dalla stessa città, luogo elevato nella pianura e cinto da ogni parte da fonti modeste e limpide e tanto soavemente intersecanti e fluenti che a fatica si riesce a capire da dove vengono e dove siano dirette: tale è il modo in cui scorrono insieme e divergono e di nuovo s’incontrano in un solo alveo.

Qui abbondano i piaceri della campagna: frutti degli alberi, fiori dei prati, pesciolini nelle fonti, anatroccoli nei ruscelli, uccellini nei nidi, ricci nei campi e poi leprotti, caprioli e piccoli cinghiali, tutti nei modesti vicini di casa. Qui ha sede una Certosa, nuova e bella: avevo stabilito di inserirmi entro la clausura di questo cenobio, se non avessi temuto di offendere essi in qualche modo con la mia presenza; ma pensando di non poter stare senza cavalli, né servi, secondo il tenore della mia vita, ho avuto paura che l’intemperanza e lo schiamazzare dei servi ostacolassero il religioso silenzio. Così ho preferito una dimora vicino a loro per poter partecipare alle loro devozioni e non recare disturbo”.

Certosa garegnano

Una nuova distilleria per la “Chartreuse”

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In questo articolo, ritorno a parlarvi del liquore prodotto dai monaci certosini: la Chartreuse, questa volta per una bella notizia!

Da novembre 2017, i pregiati liquori Chartreuse non sono più prodotti in Voiron, ma nel sito Aiguenoire, a soli 12 chilometri dal monastero di Grande Chartreuse. La settima distilleria dei Padri Certosini è stata ufficialmente inaugurata lo scorso 30 agosto, alla presenza di circa un migliaio di persone. L’insediamento è avvenuto in un luogo che apparteneva ai monaci dal 1618, Aiguenoire, infatti, era utilizzato come luogo (grangia) ove esercitare le attività agricole (fienili) e la piscicoltura (stagni). Ormai da anni la produzione a Voiron era arrivata al limite, e quindi o bisognava ridimensionarla oppure, come è stato deciso, espanderla in una nuova struttura. Questa nuova distilleria è stata concepita nel pieno rispetto dell’ambiente e soprattutto progettata da anni. E’ infatti la prima volta che si è creata una nuova distilleria certosina previo progettazione, poichè in passato esse sono nate per necessità impellenti, basti pensare agli eventi violenti come la rivoluzione o la frana di Fourvoire nel 1935. Al centro del progetto, il desiderio di costruire edifici in grado di durare per i prossimi 200 anni. Pertanto, è stata prestata particolare attenzione all’integrazione del paesaggio e alla scelta dei materiali resistenti: legno, pietra, vetro. L’edificio che attualmente ospita la distilleria ricorda il fienile costruito dai monaci alla fine del 16 ° secolo.Il fatturato della diffusione della Chartreuse è di 17 milioni di euro. I liquori sono venduti al 50% in Francia, ed il 50% vengono esportati in tutto il mondo, vi lavorano settanta persone che collaborano con i due monaci certosini distillatori: il Procuratore Dom Benoit ed il Fratello Jean- Jeacques che vi ricordo sono gli unici depositari della ricetta del noto liquore. I laici sono al loro servizio per accompagnarli nei loro compiti.

Alla cerimonia inaugurale era presente anche il Padre Priore Generale Dom Dysmas de Lassus, il quale ha pronunciato un vibrante discorso che potrete leggere di seguito. Le immagini che ho inserito in questo articolo ci mostreranno i momenti salienti di questo evento.

Aiguenoire – 30 Agosto 2018 data ufficiale di apertura della distilleria Grande Chartreuse

Cari amici dell’Ordine e della Certosa,

Quando San Bruno è venuto nel deserto di Certosa, nel 1084, ha segnato la sua presenza nella regione in modo che alcuni vecchi documenti si riferiscono al 1084 anno con la formula: l’anno in cui l’eremita è venuto. Questo potrebbe sorprendere in quanto insediatosi con un pugno di compagni in fondo a una valle unica disponibile al momento, in realtà non c’era nessun rumore. Come poteva impressionare i suoi contemporanei? La stessa questione si pone per un fenomeno recente, il tutto inaspettato successo del film “Il grande silenzio”, un film che avrebbe dovuto spaventare il pubblico come è stato contro tutti i canoni del successo, ma è successo il contrario: molte sono state le testimonianze della qualità di attenzione nelle sale, rivelando che queste immagini hanno toccato qualcosa negli spettatori. Come spiegare questa strana consonanza? La risposta arriva probabilmente in tre parole: l’amore è eterno. Al cuore dell’uomo, nonostante la cultura dell’effimero, una speranza incancellabile esiste: un amore che non ha fine e nessun limite, un mondo in cui regnano la pace e la giustizia, la vita e il rispetto tutti … Al di là delle loro differenze, non tutti i sistemi politici sognano di realizzarlo?

Questo sogno impenitente, che nel contesto cristiano chiamiamo speranza, trova uno sperone in questo strano edificio sulla montagna e nella strana vita che lo conduce, apparentemente separato dal mondo di oggi. Apparentemente, perché è chiaro che esiste un collegamento, invisibile, profondo, attraverso canali completamente inusuali, ma difficili da negare. C’è una risonanza e quindi una connivenza tra la nostra vita e ciò che l’uomo ha in lui. Mi piace paragonare il monastero a una stazione di comunicazione su una montagna. Se è così alto, lontano dai soliti disturbi della vita, è meglio assicurarne la trasmissione. Paradossalmente, è comunicare che lei si separa. Apparentemente non fa nulla, non produce nulla, ma sappiamo che lei svolge una missione essenziale: trasmette. Lei non sa cosa sta trasmettendo e non ha la missione di saperlo. Funziona su una tecnica avanzata apparentemente fredda, ma ciò che trasmette è la voce, l’immagine, e quindi la vita, le emozioni, le preoccupazioni, le sofferenze e le gioie, tutto ciò che rende la vita di uomini perché ad entrambi i capi della comunicazione, c’è sempre un uomo o una donna. Nel nostro caso, è a Dio che trasmettiamo, che può sembrare più misterioso. Trasmettiamo la voce e la speranza del mondo a Colui che l’ha creata per amore e per amore. Manteniamo questa connessione, necessaria per la vita del mondo, perché questo mondo non può vivere senza una relazione con Lui che solo può portare alla sua realizzazione. Quindi è ovvio che per adempiere al suo ruolo, la stazione sulla montagna deve essere intima con il mondo e Dio. Il legame con il mondo non presenta difficoltà, perché il Monastero, soprattutto, sono uomini, che condividono con voi tutte le condizioni umane, con i suoi limiti, le sue miserie e le sue mediocrità. Faresti torto a credere che la vita qui sia un paradiso. È nella speranza, perché crediamo nella realizzazione, un giorno, in un mondo nuovo, di comunione in pace, ma questa speranza, il quotidiano, come dappertutto, arriva a metterlo seriamente alla prova. E come tutti gli uomini, dobbiamo vivere, ed è tutt’altro che facile quando abbiamo ereditato un enorme edificio e una grande famiglia di 28 membri, qui a La Grande Chartreuse, e in totale 95 in Francia. A volte è una vita di prova: con una valanga, otto incendi e due sfratti, sappiamo cosa vuol dire tempi duri. Dopo la Rivoluzione, in particolare, la vita alla Grande Certosa era vicina alla miseria. Ed è allora che dopo due secoli di sonno, la ricetta ricevuta nel 1605 dal maresciallo d’Estrées, si diffuse improvvisamente tra i liquori alla crema. Un’epopea stupefacente, un libro che verrà presto pubblicato cercherà di raccontare mantenendosi più vicino alla storia. 130 anni di quasi-sonno a Parigi, dove la produzione era così debole da lasciare solo tracce minuscole. 50 anni di ricerca prima della rivoluzione, con probabilmente 500, al massimo 1000 litri all’anno. Poi l’esplosione del 1850, con una produzione di picco di circa 3 milioni di bottiglie, il tutto senza pubblicità. Non era senza difficoltà: una sanzione negli alti luoghi, un’espulsione e una frana, tutto nello spazio di un secolo. Si può dire che i liquori chartreuse hanno partecipato alle vicissitudini delle vite dei monaci. La nuova distilleria che celebriamo l’inaugurazione, è già la settima. Gli auguro una lunga vita! Si è avvicinato alla sua culla perché la storia delle innumerevoli contraffazioni ha dimostrato che il liquore chartreuse può vivere solo in chartreuse. La sua nuova posizione dà tutta la sua forza all’immagine che ho preso pochi istanti fa: la stazione di comunicazione sulle necessità della montagna,operare, una centrale elettrica, ai piedi della montagna, che viene a dargli l’energia necessaria. La missione di questa pianta gli conferisce uno status speciale. L’obiettivo non è il primo a fare profitto. Deve, ovviamente, essere parte della sua missione ed è una condizione della sua sopravvivenza, ma come un mezzo piuttosto che un fine, o piuttosto un servizio. Senza la stazione, la stazione si ferma. Senza la stazione, la centrale perde il suo significato e rapidamente perderebbe anche la sua esistenza. Il suo funzionamento è diverso da quello della stazione, e Chartreuse Diffusion è una società autonoma che segue le normali regole della professione. La distilleria, ha un lato un po ‘ibrido: monaci e laici sono ovunque, e la modernità e la tradizione si fondono – si pensi agli alambicchi di rame riscaldati a vapore, che corrisponde alla ricetta 1605, accanto ai sistemi di controllo del computer che appartengono al 21 ° secolo. E poi le piante stanza lì, che ha mantenuto il suo lavoro segreto e un po ‘fuori dal tempo che è stato solo moderatamente influenzato dalla modernità: i fratelli continuano a gestire le borse e rendere le piante a mano per miscele. Ciò induce una relazione speciale tra la parte superiore e quella inferiore. E questo mi riporta al mio primo pensiero: Penso che alla fine ci sono molti che, in segreto o anche inconsapevolmente, sono felice per noi per compiere questa missione e silenzioso un piccolo segreto della montagna. Perché la speranza nella vita eterna non muore facilmente nel cuore dell’uomo. Quindi la bambina speranzosa può continuare a sognare, anche quando la ragione disapprova, e lei può continuare a pensare da qualche parte: e infine, se fosse vero comunque? Se fosse vero che questa vita porterà un giorno a un mondo migliore, un mondo che è stato cantato dall’autore dell’Apocalisse: Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il primo cielo e la prima terra se n’erano andati E questa nuova creazione, la paragono a un matrimonio. E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, e la morte non sarà, e non ci sarà più nessun lutto, nessun grido, nessun dolore, perché le prime cose sono sparite. E credo che da qualche parte nell’uomo, la nostra esistenza aiuti a mantenere in vita ciò che sembra a molti un sogno. E i liquori chartreuse soddisfano anche questa missione imprevista, per ricordare questo sogno. I venditori di Chartreuse potrebbero, credo, testimoniare che molti consumatori non vedono solo Chartreuse come liquore, ma trovano anche un riflesso lontano del resort sulla montagna. Ed è per questo che riprendo la mia domanda: se i pazzi sulla montagna non fossero così pazzi? Se finalmente, finalmente, era vero comunque …

Video 1

Video 2

 

“Meditationes”

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236. Il nome di Cristo è Gesù. Quando, allora, per una qualsiasi ragione perdi la volontà di salvare qualsiasi uomo, tu ti separi dalle membra di Cristo, cioè dal salvatore (Mt 1, 21)

237. Perchè non vuoi accogliere quel fratello? Perchè egli è pieno di collera e di tutti i vizi. Che Dio agisca allo stesso modo conte! Con la tua stessa bocca hai affermato che non devi abbandonarlo. “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati” (Mt. 9, 12). Se chiedessi a una madre perchè ha abbandonato suo figlio, e lei ti rispondesse: ” Perchè è debole e malato”, domandale se ella vorrebbe che il figlio facesse altrettanto con lei. Quando, poi, ella ti avrà risposto: “No”, continua: “Tu, dunque, hai odiato per una causa cattiva”. Lo stesso vale per il medico.

238. Noi desideriamo che i santi ci dispensino la preghiera, l’insegnamento, l’esempio. Anche noi dobbiamo procurare agli altri gli stessi beni, con zelo e bontà.Non aver voluto essere utile, significa aver arrecato danno, poichè il Signore ha detto: ” Amerai il prossimo tuo come te stesso” (Mt 19, 19). Tutti appartengono dunque a ciascuno, e ciascuno appartiene a tutti. Di conseguenza, chi non mi ama, commette un furto nei miei riguardi, poichè mi priva di ciò che Dio mi ha donato: il suo amore.

239. Altro è amare qualcuno perchè se ne ha bisogno per essere buoni e felici, ed è amare Dio; altro è amare qualcuno perchè si è buoni, e non per il bisogno che se ne ha, ed è amare il prossimo. Noi, in effetti, amiamo gli altri augurando loro ogni bene. Ora, chi non è buono con gli altri, non è pienamente buono o felice. L’infelicità ci rende cattivi nei confronti degli altri, ed essa nasce per il fattoche ci allontaniamo da Dio e amiamo questo poema effimero che è il mondo.

240. Ciò che per noi è più piacevole tra le realtà transitorie, è anche ciò che per noi è più morale.