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Frà Juan Sánchez Cotán

Frà Juan Sánchez Cotán

Professo di Granada

Del Fratello Sánchez Cotán e delle sue doti pittoriche, vi ho già parlato in un precedente articolo, oggi invece ne descriverò il suo carattere e le sue virtù monastiche

Juan Sánchez Cotán, nato alla periferia di Granada, da genitori modesti, ma di una perfetta probità e con una fede ferrea. Predestinato dalla Grazia, ha espresso fin dalla prima infanzia una considerevole attrazione verso la preghiera. Nel corso degli anni, egli fu ammirato da tutti per la sua modestia e le sue prime virtù. Lo videro cercare la solitudine, esercitandosi anche nelle austerità più rigorose. Attitudine sorprendente per la pittura, manifestatasi in lui molto presto, i suoi genitori, nonostante le modeste entrate, lo spinsero sulla via delle belle arti. Ha avuto davvero successo. Ma, lungi dall’averlo inebriato, il successo gli ha gradualmente ispirato una profonda avversione per le vanità della terra.

Dio solo e lui! Dio, con i suoi attributi infiniti; lui, con le sue innumerevoli miserie!

Si può immaginare, per un artista cristiano, una struttura morale più utile da studiare, più fruttuosa di insegnamenti! Egli contempla a volontà, vuole scoprire nuovi aspetti, e conclude: “Tutto è vanità, ad eccezione di servire e amare Dio” Ricco di questi grandi pensieri, ha rotto la sua tavolozza, gettando nel fuoco i pennelli, e andò a chiudersi nella certosa di Granada, per diventare fratello converso. Erano passati i quaranta; ma portato – un dettaglio da notare – un’anima ricca di freschezza adornata ancora di innocenza battesimale. La Grazia, che lo aveva difeso dal grembo di sua madre, lo aveva visibilmente sostenuto nelle tempeste giovanili e nelle difese della sua professione. Il coraggioso cristiano, si arrese al buon Dio senza riserve. Tutti erano convinti. il suo atteggiamento umile e riservato, il suo rispetto per i superiori, la sua deferenza verso i suoi confratelli, la sua obbedienza diligente, il tono moderato della sua conversazione e l’auto-oblio hanno dato alla sua persona uno stile particolare. Completamente, sotto l’abitudine grossolana del monaco. Sopra le rovine del vecchio si levò l’uomo nuovo, pieno di generosità, impregnato di fede, bruciante di zelo, desideroso di rispondere fino alle sue forze, alla chiamata dall’alto. La sua professione solenne ebbe luogo l’8 settembre 1604. Da quel giorno in poi, il fratello Cotan divenne un tipo di regolarità. Si mostrò sorprendentemente agile, passando indifferentemente dal giardino alla cucina, dai campi alla sartoria, alla foresteria. Venne alla religione per soffrire; Si aspettava di dover sopportare alcune prove serie. Fu piacevolmente sorpreso di trovare un relativo benessere. Quando gli hanno parlato nei rigori della regola, ha dichiarato semplicemente che non li conosceva. Tale era il buon fratello: intrepido al lavoro, che si vestiva più di chiunque altro, e tuttavia sempre umile, sempre allegro, sempre calmo. La sua aria sorridente dilatò i cuori. Ognuno ammirava la sua riserva. Adatto a tutti i servizi, conosceva anche i più piccoli dettagli di ogni obbedienza. Ma uomo di dovere, non ha mai lasciato il suo ruolo, facendo tutto nel suo tempo, cambiando professione solo per l’ordine formale dei superiori. Nel momento in cui meno ci pensava, erano incaricati di decorare gli affreschi del chiostro. Il suo istinto si ribellò alla voce dell’obbedienza, e il vecchio artista dedicò i suoi ultimi anni a quest’opera, che per lungo tempo era stata l’ammirazione dei turisti, e degli intenditori. Il successo non lo adulava affatto. Ha conservato intatto il suo amore per l’osservanza. L’umiltà, la pratica della povertà e della mortificazione che rimasero alla fine le sue virtù preferite. Non diciamo nulla della sua pietà, i cui progressi non sono rallentati. La malattia, ha rapidamente tenuto conto di questo corpo minato da austerità e lavoro. L’amato Fratello si estinse nell’odore della santità nel giorno della nascita della Beata Vergine che aveva amato e servito lealmente l’otto settembre del 1627.

Il medesimo giorno della sua professione solenne!

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Apparizione della Vergine del Rosario Il primo certosino a destra è un autoritratto di Cotan

Deus absconditus?

Forza silenzio 6

Ancora un estratto del libro del cardinale R. Sarah, “La Forza del silenzio”.

Alla domanda di Nicholas Diat così formulata: Il Dio cristiano è un Dio Occulto, Questo è uno dei grandi misteri del modo in cui la Provvidenza governa il mondo. Nonostante, questo “Deus absconditus” (Dio nascosto) e uno degli aspetti della vita in questa terra che impedisce credere, seguirà la risposta di Dom Dysmas de Lassus.

 

A tal proposito conviene citare la frase di San Paolo: ” L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio”. (Rm 8,19) Anche se ignoriamo quello che siamo, e quello che saremo.

Nel cammino quotidiano del mondo, il silenzio di Dio è un fenomeno emozionante. Come si può comprendere il senso di questa assenza? Senza dubbio, è più facile comprenderlo nella nostra vita personale.

L’uomo in quanto creatura, è segnato da un egocentrismo ontologico. Solo il bambino appena nato ha coscienza di se stesso. Inizialmente percepisce la madre come una estensione del proprio corpo. Tutti, quando abbiamo iniziato siamo stati solipsisti!

Progressivamente, delusione dopo delusione, il bambino finisce con il comprendere che sua madre è un altra persona. Diverse fasi ed il trascorrere degli anni finiranno per guidarlo prima ad un amore interessato e ben integrato.

Parallelamente, nell’ ordine della vita spirituale abbiamo una lunga strada da percorrere. Bisogna passare dall’egocentrismo assoluto all’amore oblativo, totalmente decentralizzato da uno solo, a somiglianza dell’immenso amore di Dio. Questo è lil tragitto della creatura più piccola fino all’infinito del Cielo… Una evoluzione simile richiederebbe anche molto tempo. Però è come se Dio avesse fretta. Per questo, non dovremmo sorprenderci che questa rotta accellerata sia qualcosa di grezzo.

La vita è molto breve ed il viaggio considerevole!

Visto dall’eternità. La nostra vita è solo un istante. Questo non impedisce la sensazione che il tempo si allunga, soprattutto quando si soffre. Non perdiamo di vista questa differenza, che ci aiuterà a comprendere. Quando siamo al fianco di Dio, il nostro sguardo sarà lo stesso che il suo. Così lo spiega Gesù: La donna, quando partorisce, è triste perchè è giunto il momento. Ma una volta che ha dato alla luce il suo bambino, non ricorda più la sofferenza, per la gioia di aver dato alla luce una nuova vita. (Gv 16, 21)

In questo mondo noi abbiamo un opportunità unica di amare Dio, anche quando sfugge ai nostri occhi ed alle nostre orecchie.

La fede non si manifesta nella luce, perchè il bagliore si manifesta nell’eternità.

Ma viene il tempo in cui Egli si rivela pienamente, la nostra allegria sarà eterna per averlo amato senza vederlo. Gesù disse ai suoi discepoli: “Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove;e io preparo per voi un regno, come il Padre l’ha preparato per me,perché possiate mangiare e bere alla mia mensa nel mio regno e siederete in trono a giudicare le dodici tribù di Israele”. (Lc 22, 28-30) E in quanto a se stesso: “Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?» (Lc,24-26) Lo stesso occorre con gli uomini invitati a prendere la sua Croce.

Questa croce può essere pesante e terribile, ma San Paolo ci ricorda che ” fedele è Dio che non permetterà che siate tentati al di là delle vostre forze”(1Co 10,13)

Siamo umili quando parliamo della sofferenza aliena. Solo chi ha sofferto veramente a diritto di parlare. In “Le heurtoir”. Paul Claudel scrisse: “Dio non è venuto per evitarci le sofferenze e nemmeno a spiegarcelo. E’ venuto a riempirlo della Sua presenza.” Vorrei aggiungere: è venuto per condividerlo e questo mistero registrato nel corpo resuscitato di Gesù, mai smetterà di essere una fonte di allegria e stupore. Come dice il salmo 116: Come potrò ricambiare al Signore per tutto il bene che mi ha dato ?

 

 

“Meditationes”

copertina

221. Hai visto, un giorno in cui è stato distrutto un formicaio, con quale sollecitudine ogni formica si impossessava di ciò che amava, cioè l’uovo, a rischio della propria vita. In questo modo devi amare la verità, la pace, cioè Dio.

222. Quanto più uno stima i beni di questo mondo, tanto più soffre di esserne privo e prova compassione per coloro che non ne hanno. Allo stesso modo, quanto più egli stima di nessun valore i beni terreni, tanto più ne sopporta agevolmente la privazione per sè e per gli altri. Questo vale anche per i beni eterni. Quanti hanno compassione degli errori e dei peccati, tra tutti, sono i più grandi.

223. Che gli altri abbiano compassione dei corpi. Tu abbi compassione delle anime.

224. In nessun modo il pubblicano sarebbe potuto tornare alla salvezza, se non avesse confessato umilmente ciò che il fariseo gli rinfacciava con orgoglio (Lc 18, 11-14).

225. La verità è la vita e la salvezza eterna. Devi dunque avere compassione di colui che non ama la verità, poichè è morto e perduto. Ma tu, cattivo come sei, non gli diresti mai la verità, se non sapessi che è per lui amara e intollerabile. Tu, infatti, misuri su te stesso il giudizio con il quale giudichi gli altri. La cosa peggiore, però, è quando, per piacere agli uomini, dici loro una verità che amano e ammirano come diresti menzogne e adulazioni. L’assenzio è una pianta amara, ma benefica per colui che ami, Tu non la somministri per la sua amarezza, ma perchè è salutare. Quello sarebbe crudele, questo è fare un’opera buona. La verità dunque, non deve essere detta perchè è odiata o amata, ma perchè è utile. Occorre tacerla solo quando potrebbe essere nociva, come la luce per gli occhi malati.

Certose storiche: Roermond

Roermond 1

La certosa storica oggetto del focus odierno, è quella di Roermond in Olanda.

Nel 1376 i certosini di Colonia, furono autorizzati da Ridder Werner, Lord of Swalmen, ad impiantarsi in un terreno di sua proprietà. Il nobile aveva fatto un pellegrinaggio in Terra Santa nel 1368, e da allora decise di fondare una certosa da intitolare alla Natività ed a Betlemme. Il complesso monastico era costituito da una chiesa, una sala capitolare, un refettorio, un chiostro con dodici celle di monaci, un birrificio, una panetteria e varie stalle. Alla fine del XV secolo, la chiesa del monastero si rivelò troppo piccola e venne ampliata. In questa certosa olandese, vi furono importanti figure dell’Ordine certosino, come Heinrich Eger von Kalkar, ed il beato Dionigi di Rijkel.

Il monastero fu colpito da due devastanti incendi cittadini nel 1554 e nel 1665, ma fu poi ricostruito. Ma l’evento più tragico che sconvolse la quiete monastica accadde il 22 luglio 1572. Quel giorno, le truppe protestanti di Guglielmo d’Orange conquistarono la cittadina di Roermond, e successivamente invasero la certosa, ed i suoi monaci, furono per più della metà brutalmente torturati dalla spietata violenza degli aggressori. Dodici certosini furono assassinati, i cosiddetti martiri di Roermond. Questo terribile episodio è stato documentato in numerose opere d’arte, da diversi pittori. Successivamente, nel 1783, dopo la guerra di successione austriaca, l’imperatore Giuseppe II decise l’abolizione degli ordini contemplativi e la certosa dovette cessare la sua attività monastica. Poco dopo Roermond fu abitata dalle sorelle Norbertine di Houthem-St.Gerlach, che furono poi cacciate via dai francesi nel 1797. Nel 1841 il vescovo Paredis fondò il suo Gran Seminario fino al 1968. Nel 1984 iniziò un importante restauro del complesso. Gli edifici residui, oggi appartengono alla Diocesi di Roermond. Le immagini che seguono ci mostreranno la ricchezza di questa antica certosa.

 

Giorni felici in certosa

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L’articolo odierno, è un testo redatto da un amico di nome Andrea, il quale avendo trascorso alcuni giorni nella certosa di Serra San Bruno ha voluto donarci le sue emozioni. Grazie a lui per questa preziosa testimonianza.

Cari amici lettori di Cartusialover,

vi scrivo per parlarvi della mia esperienza di quattro giorni passati nella Certosa di Serra San Bruno, nell’estate del 2016 e che tutt’ora ricordo con piacere.
Tutto è iniziato guardando dei video su Youtube informandomi su tutti gli ordini della vita contemplativa, Benedettini, Trappisti, ma dopo poco mi rendevo conto che quello dei Certosini era l’ordine che più di tutti mi attirava per la sua radicalità, e con una forza misteriosa trovai il coraggio di scrivere al Padre Maestro della Certosa.
La prima cosa che mi sorprese fu la velocità con cui ricevetti una risposta via mail, la seconda fu quella che mi si chiedeva di inviare il mio Curriculum Vitae per poter capire se fosse il caso di ospitarmi. La richiesta del mio CV l’ho molto apprezzata perché mi è sembrato un modo per constatare che in Certosa “si fa sul serio”.

Il giorno prestabilito con il Padre Maestro della Certosa, arrivo col treno alla stazione di Lamezia Terme dove un laico incaricato di venirmi a prendere con la macchina mi porta dalla Stazione alla Certosa in quasi 1 ora di viaggio, poiché il luogo è molto impervio da raggiungere senza conoscere bene la zona. La prima consolazione che ho avuto è stato il colloquio con questo signore che guidava la macchina, con il quale ci siamo scambiati dei punti di vista sulla spiritualità certosina, sulla storia della Certosa ed è stato davvero una piccola palestra, quasi necessaria per arrivare preparato all’incontro col Padre Maestro.
Arrivato in Certosa, mi viene subito incontro il Padre Maestro che subito si scusa con me perché stava parlando con un operaio e pensava che mi avesse fatto subito una cattiva impressione, non avendolo trovato in silenzio. Io stupito dalla sua umiltà invece gli faccio capire che ero contento di essere lì e di iniziare questa avventura seppur breve con i monaci certosini.
Vengo accompagnato subito verso la mia camera, e il padre maestro mi spiega che prima di entrare nella camera di qualcun altro qualsiasi monaco deve rendere conto a Maria, c’è infatti un’inginocchiatoio fuori ogni camera con l’immagine della Madonna, e lì il monaco è tenuto a prostrarsi e recitare un Ave Maria prima di entrare nella stanza.

Entrati in camera mi spiega gli orari della Certosa, e io gli chiedo se posso recitare insieme a lui le diverse orazioni liturgiche che avrei dovuto recitare da solo, per imparare subito il loro modo di pregare. Il Padre Maestro inoltre mi ha dedicato in questi quattro giorni tantissimo tempo per parlare e confrontarci, ed ogni volta che gli aprivo la porta la prima cosa che diceva era “sia lodato Gesù Cristo” e questo mi riempiva di consolazione.

Ci siamo confrontati soprattutto su diversi brani del Vangelo, e sulle regole dei Certosini, di cui ho apprezzato immediatamente l’enorme umiltà e assenza di vanità. Si perché i monaci certosini non hanno mai un confronto con un laico che gli possa dire: “ che bella omelia” o “grazie per..” sono davvero rigorosamente al servizio del silenzio e della parola di Dio.

Il Padre Maestro della Certosa mi disse che la vita di un certosino è definibile, “olocausto d’amore”, dove nella massima letizia si vive tra quattro mura rivelando così a tutti il proprio limite di non riuscire nel mondo a trovare la stessa gioia che vi si trova stando nella massima clausura.

Mi ha sorpreso ovviamente sapere che i monaci certosini possono vedere soltanto 2 giorni all’anno parenti o amici, e che quando anche qualcuno dei propri parenti passi a miglior vita, loro non possono uscire dal monastero per i funerali.
Altre informazioni sulla vita del monaco certosino che mi hanno sorpreso è il modo anonimo in cui vivono, non potendo scrivere articoli o libri che possano firmare e pubblicare con il proprio nome, e il modo anonimo in cui muoiono, venendo stesi su una tavola di legno e sotterrati senza che vi sia il loro nome scritto da nessuna parte.

I monaci certosini si confessano più volte a settimana e hanno un momento di pausa dal silenzio nello “spaziamento” nei boschi con tutta la comunità di monaci. Io purtroppo non l’ho potuto fare, poiché il padre maestro riteneva più importante che io approfondissi con delle letture la loro spiritualità e nel dialogo con lui esaurissi tutte le domande che mi potevano venire in mente.

Parlare con il Padre Maestro era una consolazione in crescendo, mi ha detto parole e frasi così profonde e intrise di fede che non le ho volute nemmeno scrivere, pensavo che era ingiusto possederle, e le ho lasciate scorrere leggere e diritte nel cuore.

Un’esperienza che mi ha lasciato veramente colpito è stato pranzare solo in cella, non ho mai provato così tanta gioia a mangiare, e non mi sentivo affatto solo.

Ho sentito chiaramente la sensazione di una presenza del Signore che mi faceva compagnia, un po’ come il bambino nel film di “Marcellino pane e vino” faceva compagnia al Crocifisso, con quel modo così innocente e amorevole mi sono sentito avvolto di abbracci.

Pregare tutto il giorno ininterrottamente non lo avevo mai fatto, nemmeno durante i periodi di esercizi spirituali ignaziani, che rimangono comunque la migliore palestra per avvicinarsi a quel tipo di giornata oblativa. In quei giorni ho maturato una profonda gratitudine per tutte le esperienze che in diversi anni ho potuto fare grazie ai padri gesuiti, che mi hanno forgiato per bene alle più insidiose e costruttive esperienze religiose.

Il padre maestro della Certosa, mi aveva sconsigliato di partecipare alle lodi mattutine che iniziano alle 00.30 e finiscono verso le 3.00 del mattino poiché è difficile per chi è da pochi giorni con loro abituarsi ad i loro ritmi giornalieri, andare a dormire alle 20 e svegliarsi alle 00.00, ma io volevo esserci e una sera vi partecipai.

E’ veramente difficile stare dietro alla liturgia certosina in quelle ore di notte piena, ma è stata un’esperienza di grande prova, che mi ha fatto capire anche perché sono chiamati “gli atleti di Dio”, non so quante volte durante le lodi mattutine si inginocchiano, si alzano, si siedono, cantano.
Durante tutti i momenti in Chiesa, nella liturgia delle ore, non stanno mai fermi, e durante la messa prima dell’eucarestia si stendono completamente faccia a terra, la messa è bisbigliata e al posto dell’omelia c’è un grande momento di silenzio. Il momento della pace e dell’eucarestia è molto bello e dà grande prova di cosa significhi comunità.

Parlando col padre maestro di cosa facessero i monaci prima di entrare in certosa, ho anche afferrato che lì non ci vanno mica persone che si vogliono nascondere, o abituate alla solitudine e al silenzio, ma soprattutto persone che erano abituate a vite perfettamente inserite nella società.
Tra i monaci c’era chi era pilota dell’aeronautica, chi professore universitario alla Sorbona, chi calciatore famoso, e chi operaio metalmeccanico.

Mentre stavo aprendo una porta, un monaco incappucciato pure ne stava aprendo una che confinava sulla parete vicina, e mi disse…”di dove sei? ed io..Napoli…e mi fa..viva Pino Daniele, dovrebbero farlo santo..”e mi strappò un sorriso, poiché anche a me piace molto…ma credetemi non pensavo mai che mi potessero dire una frase così dentro una certosa…. Seppi poi, che quello è il converso che il sabato prepara anche le pizze per i confratelli…evidentemente ha una forte passione per Napoli.

Voglio sottolineare che la cosa che mi ha stupito è che per essere un ambiente ecclesiastico è un ambiente molto “virile”, pieno di gladiatori della fede, guerrieri della preghiera che hanno posto Gesù Cristo prima di ogni cosa e prima di se stessi.

Ah dimenticavo…il Padre Priore quando me ne andai, sentendomi dire che avevo trascorso giorni felici, mi salutò dicendomi sorridendo..testuali parole…”torna e cerchiamo di moltiplicare i giorni felici”

In regalo a tutta la comunità dei Certosini ho lasciato una poesia che scrissi qualche anno prima pubblicata dalla fondazione mario luzi, e che mi sembrava perfetta per la loro spiritualità.

Rimasi in contatto via mail con il padre maestro, il quale mi disse che questa poesia è piaciuta così tanto che l’hanno affissa come preghiera comunitaria in bacheca, che onore!!
Ve la lascio qui di seguito :

Cripta

Sole a Febbraio,
retaggi d’Aprile,
colori distesi da scherzi e risate..

Il dissesto?!
Le ombre felpate
di un silenzio falsato..

Per oggi,
per ieri e per domani..

a Dio..

Il salubre fresco,
avvolge lo spazio
piccolo e cieco..
.. viene scemando in un canto sottile..
spiegato..

Ascolta!
Non pensare..

a nulla,
serve,
gestire..

o il timido gesto
di capire..

Qui,
in questa valle adorata,
ridonda il frastuono
della gratuità..


e all’arrivo di quel piccolo dono,
di nome Mattino..
la gente tesa e occupata
voltandosi,
per un solo momento
aggancia la gloria..

“Eccolo,
egli sta dietro
il nostro muro;
guarda dalla finestra,
spia attraverso le inferriate”..

Perpetuo ed immenso rimane
il giacere nello splendore
che, seppure da lontano narrato,
giunge al diamante baglior
siderale..

Meraviglia..

Sì, Signore,
libera il fiume,
dalle imponenti dighe
sorrette dal timore..

Ora,
non posso più fermare
quel mio coraggio,
avvolto dal più puro candore..

Remo..
e miro alla volta celeste,
che rapito,
mi ossigena di raccolto profumo..
per intero,
perdono..

 

Consiglio a tutte le persone in vera ricerca di Dio e con il desiderio di pregare di fare un’esperienza in Certosa.

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“Meditationes”

copertina

216. Sia che tu biasimi qualcuno, sia che qualcuno biasimi te,commetti peccato. In entrambi i casi, infatti, o accogli la verità come se fosse un male o la infliggi allo stesso modo. Chi vorrà dunque fustigarti, non dovrà fare altro che afferrare la tua vita, cioè la verità, percuotendosi e facendoti soffrire per mezzo di essa.

217. I martiri dicono a Dio ” Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno” (sal 43,23). Tu dici a oggetti senza valore: ” per causa vostra, sono turbato tutto il giorno”.

218. ritirati e raccogliti da tutte le parti, affinchè l’incostanza delle cose che passano non ti trovi in mezzo a esse, e tu non abbia così a soffrire.

219. Ecco, il tuo compito non è diverso da quello che avevi prima di diventare priore. Nei tuoi desideri, nelle tue preghiere e nei tuoi sentimenti tu compivi allora ciò che ora cominci a realizzare con l’opera esteriore: essere utile agli uomini. Tale attività non deve affievolire i sentimenti, ma li deve accrescere stimolandoli.

220. Se devi rendere il male a coloro che hanno peccato – e in ciò risiede la tua salvezza – applicati interamente a questo compito. Comincia dunque da te stesso, poichè di nessun altro conosci con certezza i peccati. In seguito aggredisci tutti gli altri, poichè tutti hanno peccato. Compi questo dovere come ti è possibile, e se non puoi, desideralo, poichè è sufficiente desiderare il bene che non puoi compiere. E’ molto colpevole, infatti, colui che almeno non desidera vivamente compiere il bene che non riesce a fare.

Oggi 6 ottobre, San Bruno

San Bruno in Gloria (M. Stanzione certosa di san Martino napoli

San Bruno in gloria (M. Stanzione – certosa di San Martino Napoli)

Festività di San Bruno

Oggi 6 ottobre, in occasione della ricorrenza della festività di San Bruno, miei cari amici lettori, voglio offrirvi una splendida omelia di un priore certosino. Questo sublime testo fu pronunciato il 6 ottobre del 1969, A seguire per completare questo giorno di festa, una breve preghiera da rivolgere al nostro amato San Bruno.

Miei cari Padri e Fratelli,

Tra le qualità che colpiscono maggiormente San Bruno c’è l’obbedienza. Ha dato testimonianza in una delle circostanze più gravi della sua vita. Un giorno il papa lo chiamò a Roma e dovette sacrificare il suo lavoro, più probabilmente del suo lavoro, il suo amore per la dolcezza della solitudine.

Se si trova nelle sue lettere un profondo dispiacere per la solitudine del deserto della Chartreuse, per il bene dei suoi fratelli, mai però si trova una parola di reclamo o recriminazione. Si può dire che si è sottomesso totalmente all’autorità del suo superiore.

Questa è una cosa molto difficile, lo sappiamo tutti. Questo probabilmente deriva dal problema che abbiamo nel vedere la volontà di Dio attraverso la volontà del superiore, perché chi di noi vorrebbe separarsi da Dio, rifiuterebbe di obbedire a lui? Ma il superiore è un uomo, e non possiamo credere che rappresenti la volontà di Dio per noi.

Sicuramente la superiorità è un’esigenza di santità. Normalmente il superiore dovrebbe essere così unito a Cristo, se partecipa alla vita trinitaria, che la sua parola e i suoi ordini procedano sempre dalla sua unione con Dio. Questo è l’ideale, e ogni superiore deve lottare per questo.

Tuttavia, Dio stesso permette e vuole che il superiore non sia sempre un santo, e che anche senza che sia sempre colpa sua. Sebbene possa tendere alla perfezione, non è ancora lì, è ancora solo in questa fase della vita spirituale voluta da Dio. Dio ha voluto così, e gli ordini e i consigli del superiore saranno indubbiamente avvertiti dalla sua imperfezione. Ciò non significa che i suoi ordini non corrispondano alla volontà di Dio su di noi.

Inoltre, indipendentemente dalla questione della sua santità, il superiore mantiene sempre il suo temperamento umano. Cristo non ha avuto il suo? Non era ebreo? Ogni giudice con il suo temperamento, le sue idee, la sua esperienza, come fare altrimenti? Dio voleva che la sua volontà attraversasse un superiore umano mentre il suo messaggio passava attraverso il Cristo umano. Niente ma molto normale; ma per colui che deve obbedire, è molto difficile da accettare, perché ci costringe ad abbandonare il nostro punto di vista umano, possiamo, e molto preferibile credere legittimamente  a quello dei nostri superiori. Perché bisogna anche osservare che, proprio come il superiore ha difetti soprannaturali desiderati da Dio, ha, ancor più, limiti umani che dobbiamo accettare. Niente è più facile che allevarli, criticarli, ma uno distrugge così tutta l’obbedienza soprannaturale e tutta la fiducia. Perdiamo la pace della sua anima.

Dobbiamo anche riconoscere che ci sono superiori infedeli che si lasciano guidare dalle loro passioni. È quindi molto difficile, ammettiamolo, vedere nei loro ordini la volontà di Dio. C’è quindi una bugia nel piano di Dio.

Questa menzogna del superiore rende dolorosa l’obbedienza e, in una certa misura, la partecipazione a questa menzogna. Un’anima giusta soffre all’infinito, tuttavia deve obbedire, a meno che il superiore non comandi un atto malvagio. La ragione è semplice. Nel cuore della Trinità, il Padre e il Figlio sono uno, hanno solo un’intelligenza, una volontà, un’azione. Il Padre dà tutto al Figlio, il Figlio riceve tutto. In questo dono e accettazione del dono che fonda la loro unità, è l’ideale divino dell’obbedienza religiosa. Il superiore e l’inferiore devono essere uno, devono essere uniti nella loro intelligenza, nella loro volontà, nella loro azione. Ma se, infedele alla grazia di Dio, il superiore non si dà come dovrebbe, non è una ragione per cui l’inferiore rinuncia ad essere l’immagine del Figlio. Se rifiuta, se si oppone al superiore, mentisce al ruolo che Dio ha inteso per lui, e Dio può solo allontanarsi da una comunità in cui non riconosce più se stesso. E così è il superiore. L’infedeltà degli inferiori non gli conferisce il diritto di rinunciare al suo ruolo di principio, di padre. Qualunque cosa accada, deve continuare a dare se stesso e ad avere fiducia.

Spesso anche il dono persistente del padre e la fiducia nascono dell’amore nell’anima del figlio infedele, come l’amore e la fedeltà del Figlio nel Padre svegliare sentimenti avrebbe potuto dimenticati.

Questo è l’esempio che ci hanno dato sia Bruno che Beato Urbano. Si potrebbe pensare che chiamando San Bruno a Roma, facendolo uscire dal suo eremo del Delfinato quando per così tanto tempo l’aveva perso di vista, il Santo Padre era troppo veloce ed era guidato dal suo affetto , il suo desiderio di avere un uomo che amava vicino a lui. San Bruno non si indurì, obbedì umilmente a un ordine che, certamente, non rispettava le sue attrazioni e la sua profonda personalità. Non ha fatto domande, semplicemente ha obbedito, e se non è stato senza strappi, è stato almeno senza recriminazioni, senza critiche, con tanto amore. Non ha chiuso il suo cuore, e Urbano lo ha capito così bene che nella sua fiducia ha voluto consacrarlo vescovo.

Ma è lì che vediamo ciò che un’anima fedele può fare. Vedendo San Bruno, così obbediente e così umile, il papa sentì di aver commesso un errore e che era volontà di Dio che il suo vecchio maestro rimanesse nel deserto. Non solo glielo permise, ma favorì la sua installazione nel deserto della Calabria. Tra loro, non c’erano più nuvole. L’obbedienza di Bruno aveva vinto, l’unione dei cuori del padre e del figlio era completa. E questa è una grande lezione per noi. Quale superiore non ha sofferto per i suoi inferiori? Quale inferiore non ha sofferto per i suoi superiori? Lo sappiamo tutti. Come San Bruno, come Urbano II, non si dovrebbe mai chiudere le nostre anime l’un l’altro, ma sempre cercano di raggiungere questa unione ci cui ideale è nella Trinità, e che dovrebbe essere nostra per l’eternità . Così sia.

Festività di San Bruno 1969

San Bruno

Orazione a san Bruno

Oh Dio, Padre misericordioso, che chiamasti San Bruno alla solitudine del deserto per fondare l’Ordine Certosino, ti chiediamo che attraverso la sua intercessione ci liberi dalle tristezze del mondo e ci conceda il dono della pace e l’allegria spirituale che hai promesso a coloro che perseverano nel cercarti.

A M E N