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“Meditationes”

copertina

71 Se il favore degli uomini, cioè la fama e la lode, è tanto ricercato, quanto più è da desiderarsi il Creatore, salvezza del genere umano.

72 Se è bello sentirsi definire “buono”, al punto che quanti non voglio esserlo, cioè i cattivi, gioiscono a essere chiamati così, quanto più deve essere dolce esserlo davvero. E se è amaro e odioso sentirsi dire “cattivo”, al punto che persino coloro che godono nel fare il male ed esultano nella perversità (Pr 2, 14) non possono tollerarlo, quanto sarà odioso esserlo davvero.

73 L’uomo desidera ardentemente un oggetto creato, o si attacca a esso con i sensi del corpo, fino all’oblio di sè. Quando farai lo stesso per il tuo Creatore?

74 Considera tutto ciò per cui il diavolo può esclamare: ” Bravo, bravo!”.

75 Dio ti prescrive la beatitudine, cioè un perfetto amore per lui, grazie al quale svaniscono dolori e affanni, e ne derivano pace e sicurezza.

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In certosa non si arriva fuggendo, ma cercando Dio.

Il Priore nel corridoio

Nell’articolo odierno, intendo proporvi una intervista di qualche anno fa (2014) dell’allora Priore della certosa di Montalegre Dom José Manuel Rodríguez. Parole semplici, ma profonde, per spiegare la continua ed assidua ricerca di Dio nel silenzio della vita certosina. L’intervistatore, nell’introduzione dell’intervista ci ricorda che nelle tasche dell’abito, i monaci certosini portano soltanto la chiave della cella ed il Rosario, non portano nè soldi nè documenti.

Ma andiamo per gradi, Dom Josè è nato nelle Asturie nel 1929 e da più di 20 anni è religioso certosino. Dapprima fece il suo ingresso nella certosa di Miraflores, successivamente, nel 1965 ha contribuito a far crescere la certosa portoghese di Scala Coeli ad Évora. Nel 1986 si trasferì alla certosa di Porta Coeli a Valencia ed in seguito alla certosa di Montalegre nella quale ricopre la carica di Priore (alla data dell’intervista).

Intervista

Perché decise di entrare nell’Ordine certosino?

A casa mia, c’era stato tra i parenti un sacerdote e vi era una profonda tradizione cattolica. Grazie a mia madre ho conosciuto la Fede ed inoltre ho avuto un insegnante che conosceva molto bene gli ordini religiosi. Son da sempre stato attratto dalla vita religiosa, e volevo consacrarmi a Dio completamente entrando in un ordine contemplativo. Quando ho espresso questa mia intenzione in casa, i miei hanno pensato che mi sarei allontanato da loro per sempre.

Qual è la giornata tipo di un monaco certosino?

Può sembrare che i nostri giorni siano interminabili e noiosi, ma la verità e che il tempo sembra sfuggire. I nostri statuti sono molto dettagliati, Mattutino e lodi per la notte. Nelle prime ore della mattina ed a seguire abbiamo dei momenti di preghiera prima della Santa Messa. Fino alla sesta ora facciamo esercizi spirituali, prima di pranzare facciamo alcuni lavoretti o nel giardino della nostra cella oppure in falegnameria. Dobbiamo distrarre la mente. E tenerla in forma per i momenti di preghiera e di vita claustrale più intensa. Abbiamo anche un ora di svago nel pomeriggio della domenica ed il lunedi facciamo una passeggiata al di fuori della certosa. Questa convivenza è molto utile, perchè ci aiuta di fronte ai dubbi spirituali, quando sei un novizio… l’uomo solitario ha il pericolo del potere, crede infatti solo nelle proprie idee. Il cibo è sufficiente ed ha la sua parte di ascetismo e penitenza. Ogni monaco mangia nella sua cella.Il padre Procuratore ed il Priore si occupano del mantenimento del monastero, manteniamo il rapporto conl’esterno e curiamotutti gli atti della comunità.

Quali figure di certosini vi ispirarono come vero modello di vita?

I certosini vivono e muoiono in modo anonimo, ma se devo scelgo, San Bruno di Colonia, che ha avuto una grande fede. Quando viveva in eremitaggio, il Papa lo chiamò a Roma per farlo essere suo consigliere e San Bruno non ha esitato. Alcuni pensano che molti certosini sono entrati da adulti per conversioni straordinarie o pentimenti, in certosa non si arriva fuggendo, ma cercando Dio.

Com’è il vostro rapporto e la coesistenza con le Religiosie certosine?

Nei capitoli generali siamo separati, ma alla fine del capitolo dei monaci, le monache superiori, assistono per vedere quale sono le istruzioni e e le decisioni prese

Nella certosa di Montalegre, cercate Dio ma lo trovate?

Vivere la solitudine, il silenzio, i digiuni … tutto questo ci porta a cercare Dio, è per trovarlo più rapidamente per possederlo più completamente, per ottenerne la carità perfetta. Quando stavo per diventare sacerdote, realizzai un ritiro spirituale a Montalegre. Questo chiostro mi ha sempre chiamato, con solitudine e silenzio senti come la vocazione ti riempie completamente. Per questo ho accettato volentieri di venire qui come Priore.

Esiste il pericolo in certosa di vivere la fede come all’interno di un laboratorio?

Il monaco di cui meno si importa è di se stesso. Dio mi ha concesso la massima vocazione, quella mi permette di amare Dio e il mio prossimo.

Anche se non guardiamo la televisione e non sfogliamo molto i giornali, lo so che il mondo ha dei bisogni e Dio conosce i bisogni di mondo. Dico spesso ai miei confratelli che vivendo come monaci,in solitudine e silenzio, implorando Dio, noi crediamo di toccare il cielo. Un padre cattolico che educa i suoi figli nella fede, che soffre ogni giorno, nel mezzo di un mondo indifferente alla religione, questo si che ha grandi problemi ma anche un grande merito. La fede è la torcia che illumina la tua vita. Il mondo di oggi è diventato complicato e si complica sempre più.

Qual è il vostro modo di pregare?

Ad una persona dall’esterno risulta molto difficile capire cosa facciamo. E paradossalmente, più a lungo rimani nell’Ordine maggiore diventa il desiderio di consegnarti a Dio. La solitudine è la cartina di tornasole della nostra vita. All’inizio costa, perché non è che solitudine per un po’ o per pochi giorni, ma in seguito lo è per la vita. Nella cella, o sei di Dio oppure dove sbatti, se ci sono solo muri? È dentro la solitudine che trovi tutto, dove trovi Dio, e puoi separarti da ciò che non ti interessa. Qualunque cosa possa essere un ostacolo, un onere o una penitenza, è l’essenziale nella certosa.

Una preghiera di Guigo II

guigo

Cari amici eccovi oggi una bella preghiera di Guigo II, un certosino di cui si hanno poche notizie biografiche. Sappiamo che fu Procuratore della Grande Chartreuse nel 1173, poi fu eletto come nono Priore Generale dal 1174 al 1180 è omonimo di Guigo perciò lo si distingue per esserne il II°. Molto tempo fa vi ho proposto la sua opera più importante, ovvero la Lettera sulla vita contemplativa, chiamata Scala Claustralium o ancora Scala Paradisi. Questo scritto, in forma di lettera indirizzata al confratello Gervasio, è un testo classico sulla preghiera, molto diffuso in Occidente per vari secoli. Se ne conosce la data della sua morte, il 1188.

Premesso ciò ecco il testo di questa sua preghiera:

“In principio la terra era un vuoto senza forma”

“All’inizio, la terra era vuota e vuota, era l’oscurità che copriva l’abisso. Ammirabile Creatore, realizza in me il lavoro che hai fatto ai vecchi tempi. Perché la mia anima è vuota e vuota e l’oscurità che regna sulla superficie dell’abisso. Se dici “Sia la luce! La luce verrà. Hai fatto questo lavoro a Lazzaro ed a San Paolo. Il volto del primo era avvolto in un sudario, perché l’oscurità regnava sulla superficie dell’abisso. Gli occhi del secondo cadevano dalla bilancia al momento del suo battesimo, per poter contemplare la gloria del Signore con la faccia scoperta. Sono queste scale che fanno dormire continuamente il mio cuore davanti a te. Fu per loro che gli apostoli dormirono durante la tua agonia: “Per i loro occhi”, dice la Scrittura, “erano barcollanti”. Tuttavia, Signore, questo è il momento di strappare me stesso a dormire perché la tromba suona con sempre più insistenza: “Svegliati, tu che dormi, sorgi dai morti, e Cristo ti illuminerà tu sei la sua luce “. Sì, Signore, illumina le mie tenebre. Dì alla mia anima: “Sia la luce” e la luce sarà. Così sia.”

Concludo questo articolo con alcune sue celebri massime:

Cercate leggendo e troverete meditando; chiamate pregando e vi sarà aperto contemplando.”

 

La contemplazione è come un innalzamento al di sopra di sé da parte dell’anima sospesa in Dio, che gusta le gioie della dolcezza eterna.”

La meditazione è la ricerca attenta, con l’aiuto della ragione, di una verità nascosta.”

 

“Meditationes”

copertina

66 O te ne vai di qui, o fai ciò per cui sei stato messo in questo posto: curare e soffrire.

67 O riponi tutte le tue speranze sulle realtà di questo mondo – se riesci a farlo – e così facendo disprezzi te stesso, oppure te ne allontani del tutto. Perchè sei indeciso tra queste due possibilità? Perchè amare e trovare gradevole ciò che è difficile da raggiungere e impossibile da conservare, ciò di cui non osi fidarti o a cui non puoi donare il tuo amore in tutta sicurezza?

68 Chi riconosce di essere un nulla accoglie, tranquillo e umile, i rimproveri che gli sono rivolti come giuste sentenze; egli respinge, invece, le lodi poichè ritiene che non gli sono dovute.

69 Vedi, è come tu fossi in stato di guerra. La sete ti dissecca, le opponi la bevanda; la fame ti tormenta, la contrasti con il cibo; il freddo lo combatti con i vestiti o con il fuoco e prendi le medicine per arginare le malattie. Contro tutto ciò occorre avere pazienza e disprezzare il mondo, affinchè tu non abbia a soccombere in un’altra guerra, quella che è scatenata da una moltitudine di vizi.

70 Tutti i vizi ed i peccati, essendo causati dalle creature – che si possono considerare i beni più infimi – rendono testimonianza della bontà del Creatore, cioè del Bene supremo

La professione (seconda parte)

La professione

(seconda parte)

professione

Il grande momento era arrivato. Erano già nell’Offertorio. Il diacono aveva portato le offerte all’altare e le aveva consegnate al celebrante, il priore, che aveva offerto l’Altissimo pane e vino per il sacrificio. Sacrificio al quale si sarebbe associato, oggi, un ulteriore elemento. Pedro lasciò il suo posto nel coro e, avvolto nel suo ampio mantello nero, andò al santuario, in piedi accanto ai gradini al centro. Poi, inclinando leggermente la testa, sollevò profondamente il respiro:

“Stringimi Signore, secondo la tua promessa, e io vivrò. Non lasciare che la mia speranza sia frustrata”. (Sal 118, 116) C’era la sua voce fu veloce e tremante durante le prime note, e la sua fretta lo fece cantare un tono mezzo tono più basso del solito, ma il verso era stato cantato con coraggio. Il coro si alzò dalle sedie, si girò verso l’altare e continuò il canto, ripetendo la supplica di Pedro. Chi avrebbe potuto indovinare i pensieri che stavano attraversando il cuore di quelli che cantavano quando ricordavano il giorno della loro professione, dieci, venti, trenta, quaranta, cinquanta anni fa! La sua oblazione e le sue speranze, le sue gioie e le sue pene, le sue cadute e risurrezioni, la sua piccolezza e grandezza di Dio, la sua incostanza e l’instancabile amore divino! Tre volte Pedro ha cantato il verso e tre volte il coro ha risposto, appoggiandosi a cantare Gloria Patri. Pedro tornò dall’altare e dal coro, si inginocchiò di fronte a ciascuno dei due fratelli, chiedendo loro per il loro aiuto in quel momento supremo: – “Adesso me pro, Pater!” – ha detto, mentre passava da una all’altra fino alla fine restituire al coro. Poi tornò ai gradini del santuario, dove padre Priore era sceso a benedire la cocolla.

presa abito

“Signore Gesù Cristo – ha cantato il Priore – che si è degnato di prendere la natura della nostra carne mortale, chiediamo della vostra immensa generosità si Dignes benedici questo vestito speciale che i santi Padri stabiliti per coloro che rinunciano al mondo a partire dal segnale di innocenza e umiltà che questo tuo servo che lo userà merita di vestirsi (Rom 13,14). Che vivi e regni per sempre. Amen. “

Pedro era in ginocchio e padre Priore, togliendosi il mantello nero e il mantello da novizio, disse: “Possa Dio privarti del vecchio e delle sue azioni …” Ef. 4, 22-24). Poi, passando sopra la sua testa, la cocolla, con le sue tipiche bande laterali, che era stata appena benedetta, concluse: “… ed ecco l’uomo nuovo, che fu creato da Dio nella vera giustizia e santità”. Esile figura bianca e gloriosa della sua nuova abitudine, Pedro si alzò e andò all’altare sul lato dell’epistola per leggere la sua formula di professione. Srotolò la pergamena e cantò le semplici parole che lo mettevano al servizio di Dio come monaco per sempre davanti ai suoi fratelli qui sotto e davanti a tutte le assemblee lassù nel cielo:

“Io, il fratello Pedro Ulrich, prometto stabilità, l’obbedienza e la conversione dei miei modi di fronte a Dio e dei suoi santi, e le reliquie di questo deserto, che è stato costruito in onore di Dio e della Vergine Maria, e di san Giovanni Battista, alla presenza di Dom Pedro Blomevenna, Priore “.

L’austera calma del coro monastico era diventata un silenzio quasi teso quando venivano pronunciate le parole decisive. E poi, posando il rotolo sull’altare, Pietro cadde per ricevere la solenne benedizione contenuta nella preghiera consacrante. Estendendo la sua mano sacerdotale al monaco prostrato, il Priore cantò:

“Signore Gesù Cristo, tu sei il modo senza il quale nessuno viene al Padre (Gv. 14,6), imploriamo la tua misericordia benigníssima per questo tuo figlio, lontano da ogni desiderio carnale, conduca il modo di disciplina regolare ; e poiché ti sei degnato di chiamare i peccatori dicendo: “Vieni a me, tutti voi che siete oppressi e vi darò riposo” (Mt 11,28), concedete che questo invito della vostra voce possa essere così potente in lui che, Ebrei 12: 1), e assaporando quanto sei dolce (Salmo 3,3), meriti di essere sostenuta con il tuo cibo. E come si è degnato di proteggere le vostre pecore riconoscono questo fra la vostra in modo da sapere in modo che non segue (pastori) estranei, né ascoltare la voce di un altro (Gv. 10: 2-5), ma la vostra , chi dice: “Chiunque vuole servirmi deve seguirmi” (Giovanni 12:26). Che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo e sei Dio nei secoli dei secoli. Amen. “

L’oblazione era stata fatta. Pedro si alzò e tornò alla sua sedia, non più per il suo bene, ma interamente di Dio. L’oblazione fu fatta e il sacrificio lo avrebbe presto completato. A Tyburn, dove il boia ha trafitto con mano insanguinata nel cuore del beato Giovanni Houghton, il martire aveva lasciato a sentire: “Bene Gesù, che cosa intendi fare per il mio cuore?” Allo stesso modo ora, il nuovo monaco avrebbe potuto chiedere la stessa domanda a Eterno sacerdote del perpetuo sacrificio celeste: “Buon Gesù, che cosa farai con il mio cuore? Poteva esserci una sola risposta ed espressa in un linguaggio che pochi potevano capire e ancora meno accettarlo. “Renderò il tuo cuore come il mio.” Significa con queste parole che deve essere coronato di spine e trafitto da una lancia. In ogni caso, il giorno in cui un giovane uomo o una donna si commettono l’un l’altro davanti all’altare di Dio, anche se è “nel bene e nel male, nella ricchezza e nella povertà”, sono “i migliori” e ” ricchezza “che domina nei loro cuori e nelle loro menti. Tutto il resto è come assorbito da una gioia del momento e della ragione. Così è stato con Pedro. Non che provasse molta gioia o altri sentimenti. È un’oscurità divina, come spiega San Giovanni della Croce, che è solo per noi, perché i nostri occhi interiori sono troppo deboli per sopportare lo splendore della luce di Dio. I nostri sensi spirituali soffrono della stessa mancanza. La voce della Parola nell’anima è assordante per il nostro orecchio e impedisce di parlare. L’incommensurabile impatto della grandezza di Dio sul nostro fragile essere di creature produce un certo imbarazzo per la causa del suo shock. Pedro mentre stava in piedi sulla sua sedia, non provava quasi nulla, ma era perché aveva troppo da sentire. Ma proprio a causa di questo stato, quasi in coma per tutti i sensi, si rese conto che qualcosa di più profondo accadeva ancora in lui: una calma calma e silenziosa, la perfetta assimilazione della sua volontà con la volontà di Dio. Quella vera carità che porta tutte le cose, crede tutte le cose e non passerà mai! 13: 7-8), anche se tutto fosse stato distrutto.

“Una porta fu aperta in cielo” (Apocalisse 4: 1), ma nello splendore precedente, a prima vista Pietro poteva vedere solo la luce. La voce del cantore lo riportò a se stesso: Sanctus (Is 6: 3) E mentre la campana suonava solennemente, il coro continuava l’inno cherubico a cui agli uomini è concesso di unirsi per un momento, anche sulla terra. Pochi istanti dopo che la luce della gloria se ne fu andata, fu data ad uno per aprire le porte d’oro del tabernacolo. E “l’Agnello in piedi come un uomo decapitato” (Apocalisse 5: 6) fu sollevato agli occhi dei monaci. Questi, come i ventiquattro anziani, “caddero a terra e adorarono colui che vive per sempre” (Apocalisse 4:10). Nel momento esatto di Agnus Dei, quando il diacono si avvicinò al coro e Pedro diede il bacio della pace, riconobbe in quel rito la convocazione all’atto che avrebbe incoronato l’intera cerimonia. E così tornò all’altare, questa volta per non dare, ma per ricevere. Il dono di se stesso era stato senza riserve: con tutto il cuore, con tutta la sua anima, con tutta la sua mente, con tutte le sue forze. Era arrivato alla fine, non era stato infedele alla sua chiamata divina, e così con sicurezza si recò all’altare per ricevere questa fratellanza, che il suo Maestro gli aveva promesso, sarebbe stata piena di grazie più di ogni altra. “Ti darò la manna nascosta. Dice la promessa – e gli darò un piccolo ciottolo bianco e inciso sul ciottolo, un nuovo nome che nessuno conosce, se non colui che lo riceve “(Ap 2:17). Se sono Giovanni,l’Evangelista, non potrebbe istruirci di persona, Pedro non può tentare di dirci qualcosa, se possiamo capire? Da questa “tavola degna del Signore Gesù”, mentre questo “Sassolino bianco” è stato dato a Pietro, questa delicatezza preziosa e delicata – il vero Corpo e Sangue del Signore – Dio si è arreso a sua volta. Venne nella sua sacra umanità, ma necessariamente portando con sé un regalo che nessun uomo può offrire al suo vicino, nemmeno una figura pallida: la sua divinità. Pedro ha ricevuto il suo Dio L’hai ricevuto? Più di questo. Il nome segreto scritto sulla “pietra bianca” la Santa Eucaristia non è davvero un segreto, o ancora, perché non v’è infatti altro nome dato agli uomini con cui possono essere salvati (Ebrei 4:12). Il Santo Nome di Gesù. Ciò che era nuovo e ciò che è un segreto, che queste parole sconcertanti rivelano, è che, essendo il nome del suo Salvatore, Pedro sapeva che in qualche modo quel nome era diventato suo. La comunione sacramentale con Gesù Cristo che è riuscita a penetrare questo mistero? A cosa possiamo confrontarlo? Probabilmente l’immagine più appropriata è l’unione sacra di un uomo con sua moglie, la figura dell’unione di Cristo con la sua Chiesa, che costituisce la realtà. Ma “questo è un grande mistero” (Ef 5,32), grande e insondabile. La Chiesa mescola una goccia d’acqua nel vino del calice e prega che attraverso il “mistero” di questo vino mescolato con l’acqua possiamo essere degni di partecipare alla divinità, ma il mistero rimane. In quel momento di comunione, Pedro era stato in grado di dirci che non sembrava più essere se stesso: “Io vivo, ma non sono io, è Cristo che vive in me” (Gal 2,20). Senza l’identificazione della personalità, sentiva, questo soldato, fatto uno con Cristo. “Ossa delle mie ossa, carne della mia carne” (Genesi 2:23). E avvolto come in un velo, per quanto possibile, di divinità. Stretto in questo abbraccio straordinario, sarebbe un altro Cristo che ascende sulla terra, sotto gli occhi del Padre, per offrirgli ogni giorno, ogni ora, l’incenso piacevole del sacrificio di lode. E così potrebbe essere nel tempo, e sarebbe nell’eternità, quando le splendenti lampade di fede si spegneranno da sole davanti al sole del giorno perfetto. E, elevato dalle forti braccia del suo avvocato al trono del trono divino, dal diritto della sua incorporazione al Figlio, sarebbe entrato nel Santo dei Santi della Trinità. E lì, chiamato dal Padre con quel nuovo nome – quello di Gesù – gli avrebbe offerto adorazione e amore per sempre. Ecco perché Gesù, con lui e in lui, come fratello con suo fratello, a te Dio Padre onnipotente, nell’unità dello Spirito Santo, tutto onore e gloria per sempre.

Amen.

La professione (prima parte)

La professione

(prima parte)

accettazione

Per il giovane Pedro il gran giorno della professione è arrivato!!!

“De Ventre”, cantava il cantante, e il coro continuava l’Intróito del giorno di S. João Baptista, che è, con la possibile eccezione della messa di Natale di mezzanotte, la più appropriata di tutte le graduali professioni religiose, per una professione certosina.

Dal grembo di mia madre il Signore mi ha chiamato per nome, ha reso la mia bocca come una spada affilata; Mi ha protetto sotto l’ombra della sua mano e mi ha fatto come una freccia scelta (Is 49,1-2).

Queste parole hanno fatto si che Pedro vedesse, in rapida sequenza, immagini della sua vita dai suoi primi anni fino a quel giorno. Come Dio lo aveva sorvegliato fin dalla prima infanzia. Lo sguardo attento di sua madre là nella Foresta Nera, la chiesa parrocchiale con le sue prime preghiere e i primi segni di una speciale chiamata di Dio, come se avesse dolcemente sussurrato il suo nome alle sue orecchie. Ora, dal silenzio della vita, che era il fine a cui dedicarsi per tutta la vita, le sue labbra si muovevano così spesso a pregare, sarebbe stata una spada del Signore nelle loro battaglie per la terra, protetti e guidati da lui nella sua breve carriera universitaria e nella sua cella solitaria. Si sentiva come una freccia nascosta nella faretra divina, pronta per essere lanciata come gli serviva l’Arciere delle anime. La canzone era piena e sonora. Non c’era una sedia di coro vuota. Persino il vecchio Dom Vincent, sempre a letto e quasi cieco, era stato portato in chiesa da due giovani e corpulenti fratelli prima dell’inizio dell’ora di Terza. lui è rimasto, seduto nella parte posteriore della sua sedia, la soddisfazione di essere testimoni, almeno con la sua presenza, la mia gioia di vedere un’altra anima prendere il suo posto nel lavoro di preghiera, di lode e di pentimento che avrebbe lasciato a breve . Il sacerdote sacrestano aveva preso tutti i migliori ornamenti per adornare la giornata. Qui c’erano i quattro santuari argentati di Santa Barbara a forma di torre, disposti tra i candelabri. Di fronte a loro, ai lati della croce, un ara di ottone lavorato e arricchita con placche smaltate, contenente uno, numerosi resti della Vergine, e gli altri reperti di vari Santi, tra i quali Bruno, il fondatore recentemente canonizzato. Tutto questo per formare, per quanto possibile, una corte di testimoni celesti di quegli impegni che Pedro avrebbe assunto in pochi istanti. L’altare era stato rivestito con un coprialtare che mostrava la trinità al centro, eseguita con tanta abilità, che le linee del ricamo ricordavano il vigore di uno specialista. Inoltre, l’altare è stato decorato anche con quello che potremmo chiamare le rose ‘Tudor’ e oltre il recinto in rilievo, circondato da un bordo di tali rose e le spine rami d’oro, aveva intrecciato la scritta:

MAGISTER ADEST ET VOCAT TE (Il Maestro è qui e ti chiama, Gv 11,28).

 

Nel mezzo di un’atmosfera così festosa, a volte corriamo il rischio di dimenticare qual è il miglior cappotto dell’altare: il perfetto sguardo fisso su una tovaglia bianca impeccabile. Perché non è giusto che l’intero tavolo per la Cena, con la sua patena e il suo calice, sia superiore a tutti gli altri quando il Re celebra il matrimonio di un figlio?
Pedro era in un vortice di devozione e distrazioni. Ora c’era la parte che doveva suonare, preparata con cura nella modesta cerimonia. Se si potesse paragonare Pedro ad una farfalla, con la stessa l’ansia di quando è pronta per uscire dal bozzolo e di ottenere il primo volo, tale era quella di Pedro nel momento in cui sarebbe stato spogliato del proprio mantello novizio bianco e gli sarebbe dato la sua nuova cocolla bianca. A poco a poco, come progrediva la Messa, stava prendendo il controllo di se stesso e il rumore dei pensieri che distraggono ha dato modo al silenzio e il canto solenne del rito, proprio come nella “Ouverture 1812” di Tchaicowsky la rivoluzione della musica selvatico è, alla fine, dominato dal grave canto di Kiev.
I suoi vari pensieri sul grande atto che stava per realizzare erano gradualmente concentrati in uno. Non il sacrificio di se stesso, che sarebbe poi il motivo per cui stava cominciando a capire che per spostare davvero perfettamente i nostri occhi devono essere non solo lontano dalla vanità del mondo, così come l’auto compiacenza segreta, nascosta in eccesso di introspezione. È stato dato a Dio per un olocausto. Ma non ti appartiene più? Cosa possiamo dare a Dio per tutto ciò che ci ha dato? Niente che non sia già completo.Tutto ciò che possiamo fare è rivolgere gli occhi al Signore con gratitudine, amandolo per i suoi benefici (questo è il suo dono) e adempiendo la sua adorabile volontà in tutte le cose.
“Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza” (Mc 12,30). – scrive Lanspérgio – questo è il culmine della perfezione. È per arrivare all’osservanza di questo comandamento che tutto ciò che è stato scritto è stato scritto. Dall’osservanza di questo comandamento dipendono la Legge e i Profeti. È la causa di questo comandamento che le leggi ecclesiastiche, le statue e le regole dei monaci, infine, tutte le ordinanze esistenti sono state stabilite dalla Chiesa. È per questo motivo che sono stati stabiliti: per raggiungere la perfezione di questo comandamento. Questo vale per tutti, per il popolo e per i sacerdoti, per i monaci e per il cristiano comune. Chi ha raggiunto questa perfezione non ha bisogno di entrare in un monastero; ma non importa se vive in casa o fuori, in campagna o in città, nella foresta o nel convento, o come nero o bianco come chiunque ami Dio con tale perfezione. No, non è impossibile raggiungerlo nel mondo, ma pochi arrivano lì con difficoltà. Molte sono le seduzioni e le trappole che le fanno tornare indietro, molte sono le occasioni in cui cadere. Ma voi, cari figli, insegnati dallo Spirito di Dio, come ci aspettiamo, desideriamo offrirvi per il servizio di Dio come un sacrificio perpetuo. Tu non vuoi amarlo un giorno, ma tutta la tua vita. Non amarlo con misura, ma perfettamente come Lui stesso ha insegnato che uno dovrebbe amarlo, cioè con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente. Per iniziare bene non è sufficiente, ci deve essere la perseveranza, l’unica che può strappare la corona della giustizia che il Signore donerà a coloro che chiedono, che chiamano e che cercano, come Lui stesso ha promesso (Lc 11.9).

Allora, dì a te stesso in questo modo: è Gesù che mi ha chiamato, è Gesù che mi ha stabilito in questo luogo. Così, Signore, mio Dio, io non ti abbandonerà, non voglio essere ingrato prima di un così grande vantaggio, non voglio trascurare la grazia della vostra chiamata, ma vinco con l’aiuto della tua grazia tutta l’accidia e la miseria che a volte è nel mio cuore. Tutto ciò che è stato o sarà difficile, ora, per te e per il tuo amore, dolce Gesù, sarà non solo tollerabile, ma anche lieve. Aiutami, mio Signore e mio Dio! E insegnami non solo a conoscere, ma anche a fare la tua volontà, perché tu sei il mio Dio e io sono la tua opera e la tua creatura. “Stringimi, sostienimi con la tua grazia, e mantienimi, guidami, possiedimi e restituiscimi interamente alla tua lode, al tuo amore ed a tutto ciò che ti piace”.

Continua….

Seconda pubblicazione della collana su san Bruno

copertina

Cari amici, dopo avervi annunciato l’uscita del primo volume (Bonaventura Bova, Breve compendio della vita di San Brunone Cartusiano), vi comunico, che è stato pubblicato nella scorsa settimana, dall’editore Analecta Cartusiana dell’Università di Salisburgo il secondo libro della serie “Collectanea Cartusiae Sanctorum Stephani et Brunonis”, dal titolo ” Cronache della certosa dei SS. Stefano e Bruno” (1807-1862)

Con questo secondo volume l’attenzione si sposta dal XVII secolo, epoca di composizione del testo di Bova, al XIX, con l’edizione di due importanti cronache della Certosa di Serra nelle quali vengono raccontati, tra l’altro, due passaggi cruciali della sua storia: il periodo 1840-1844, nel quale ci fu il primo tentativo di riapertura della Certosa dopo il terremoto del 1783 e il biennio 1856-1857, anni in cui, anche grazie all’indefessa opera svolta dal priore certosino Dom Vittore Nabantino, la Certosa venne “recuperata” e le reliquie di San Bruno, conservate a Serra in seguito al sisma settecentesco, fecero ritorno nel monastero con una solenne cerimonia di traslazione.

A tali cronache si aggiungono, nell’appendice del volume, ulteriori documenti che consentono una “lettura” di prima mano di quanto avvenne in quel periodo: la cronotassi dei priori della Certosa dal priorato di Dom Pietro Paolo Arturi* (1781-1803) al priorato di Dom Ambrogio Bulliat** (1894-1903); una lettera di Dom Paul Gérard, presentata nell’originale in francese, scritta da Serra il 27 marzo del 1840 e indirizzata al Priore Generale dei certosini; due lettere di Dom Vittore Nabantino al vescovo di Pistoia Mons. Leone Niccolai*** e, infine, il dettagliato resoconto della trasferimento delle reliquie di San Bruno dalla chiesa Matrice di Serra alla Certosa il 30 maggio 1857.

Completa il volume un ricco repertorio iconografico che riporta mappe topografiche del territorio di Serra, sito nel nel cuore delle Serre Calabre, e del tenimentum certosino, vedute e piante della Certosa, particolari architettonici del monastero dopo il terremoto del 1783 e che costituisce un importante corredo di materiali visuali, tutti prodotti tra il Settecento e l’Ottocento, i quali contribuiscono in maniera significativa alla conoscenza della storia dell’insediamento monastico calabrese.

 

Brevi note biografiche dei personaggi citati:

Dom Arturi, Pietro-Paolo nato a Cosenza, il 14 settembre del 1738, egli fece ingresso nella certosa calabrese. Fu nominato Priore di questa certosa nel 1781 e vi rimase fino alla sua morte, avvenuta nel 1803. Dom Arturi, fu visitatore delle congregazioni delle cinque certose del regno di Napoli, e presiedette due volte il capitolo generale nella sua certosa.

**Dom Bulliat, Ambroise-Marie Pierre nacque a Crémieu (Isère) il 2 novembre 1834. Egli fece ingresso alla Grande Chartreuse dove fece professione solenne l’8 dicembre 1864. Dopo un breve soggiorno alla certosa di Le Reposoir, fu inviato come coadiutore a Selignac nel1871 dove rimase per 24 anni. Quindi cominciò la sua attività storica. Nel 1894, fu inviato in calabria per dirigere la ricostruzione dapprima come rettore ed in seguito come Priore. In seguito egli passerà alla casa di rifugio di La Cervara, in seguito alla certosa femminile di Burdinne, in Belgio, dove morì il 2 marzo 1911.

***Dom Nicolai, Léon Jean-Louis Nicolaï, nato a Firenze il 28 settembre 1782, era seminarista quando fece il suo ingresso nella certosa della sua città natale il Galluzzo, dove fece professione solenne il 6 ottobre 1802. A Calci, successivamente, fece il procuratore dal 1823 al 1836 epoi fu nominato priore dal 1836 al 1839. In seguito andò nuovamente a Firenze dal 1839 al 1842. Fu poi nominato procuratore generale a Roma, fino al settembre del 1849. Divenne Vescovo di Pistoia e Prato il 5 novembre del 1849, e morì a Pistoia il 13 luglio del 1857 Egli era stato anche Visitatore delle certose italiane e visitatore apostolico degli olivetani e dei cistercensi di Casamari. Va detto che non va confuso con Dom Jean Louis de Nicolai, di cui vi ho parlato in un precedente articolo.