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Una giornata indimenticabile (Parte prima)

Una giornata indimenticabile

(Parte prima)

Roberto Sabatinelli e Tonino Luppino

Cari amici lettori e seguaci di Cartusialover, voglio rendervi partecipi della mia recente visita a Serra san Bruno, la ridente e meravigliosa cittadina calabrese ove si trova la certosa dei Santi Stefano e Bruno. E’ stata per me una giornata indimenticabile, trascorsa in compagnia del mio caro amico giornalista Tonino Luppino, che ha condiviso con me l’immensa gioia di poter entrare in certosa ed incontrare la comunità monastica. Ma di questo vi parlerò dopo…

La descrizione testuale sarà come sempre corroborata da video ed immagini che spero vogliate gradire.

La giornata è cominciata in mattinata, ed ha avuto un inizio “turistico”, ovvero ci siamo avviati verso la natura incontaminata che cinge il monastero certosino La prima tappa è stato il laghetto, che cattura e rapisce l’animo con il suo indiscutibile fascino, amplificato dallo scroscio dell’acqua che sgorga da una nicchia del 1645, e che sfocia nella vasca in granito ove fa bella mostra di sè la statua di san Bruno inginocchiato, che ricorda le penitenze del santo. La fontana nei pressi è invece addirittura datata 1190! La sensazione di quiete, di frescura e di pace è impressionante. Abbiamo proseguito il gradevole cammino, salendo lo scalone in pietra realizzato da Stefano Pisani, che conduce verso la chiesa di Santa Maria del Bosco e del Dormitorio situato di fronte. Il silenzio del bosco circostante è rotto dalla registrazione del  canto dei monaci, riprodotto come sottofondo e diffuso da altoparlanti per far immergere turisti e pellegrini nell’atmosfera monastica. Una idea gradevole che facilita l’ascesa spirituale. La chiesetta, situata a 2 km dalla certosa, è l’eremo costruito da san Bruno appena insediatosi in questi luoghi. La facciata ricostruita dopo il terremoto del 1783, ha in alto una nicchia dove si scorge un busto di san Bruno che sembra guardarci dall’alto. Al suo interno nel pavimento una lastra di cristallo, lascia intravedere le ossa dei primi certosini che seguirono san Bruno, io e Tonino rivolgiamo loro una prece e poi osserviamo i dipinti alla parete ed una lapide che ricorda la visita di Giovanni Paolo II. Sull’altare la statua lignea ottocentesca di Santa Maria del Bosco, di fronte alla quale ci fermiamo all’unisono in preghiera. Uscendo ci rechiamo di fronte, dove saliamo dei gradoni che ci conducono al “dormitorio di san Bruno”, da dietro al cancello che chiude il luogo, ammiriamo con suggestione il luogo dove il fondatore dei certosini dormiva, pregava e si addormentò per sempre!! Il nostro olfatto viene rapito da un soave profumo di rose bianche, che si sprigiona dai fiori che adornano questa stanza.

La superba statua marmorea dello scultore Stefano Pisani, raffigura in maniera eloquente Bruno dolcemente addormentato su di un teschio, semplicemente meraviglioso!!

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A questo punto, il mio amico Tonino, vedendo la mia commozione approfitta per farmi una intervista, per cogliere in presa diretta il mio stato emotivo.

Mentre ciò avviene, dal caldo torrido di una giornata estiva, magicamente dal cielo scende una pioggia ritemprante e purificatrice che Tonino immortala. Prima di partire alla volta della certosa, un giro prospiciente il fitto bosco di abeti bianchi, faggi ed altri alberi di alto fusto e la loro vista dal basso verso la cima ci arreca un senso di piacevole vertigine. Ci sentiamo come avvolti dalla natura, tra  ruscelli, e l’imponente vegetazione, anche il tempo sembra come sospeso. L’ammirazione della natura incontaminata ci rimanda alla lettera a Rodolfo il Verde, scritta da san Bruno per descrivere questi luoghi incantati, e non solo l’apprezzare il fitto bosco stimola in noi una considerazione.

Proviamo infatti ad immaginare come potevano essere remoti a quell’epoca questi luoghi, che oggi appaiono a noi selvatici, e come fecero quei pii certosini a raggiungerli ed a viverci, superando i rigori invernali e le insidie del desertum cartusiano? Solo una fede incrollabile ed il desiderium erga deum rese possibile la loro sopravvivenza ed il loro insediamento.

Dopo queste riflessioni, proseguiamo il nostro percorso e ci rechiamo verso la certosa, mentre guidavo, l’indomito Tonino, da buon cronista, ha voluto farmi una seconda intervista.

Giunti fuori le mura della certosa ci mischiamo ai turisti nel fotografare le mura esterne e la statua di san Bruno, che è collocata nell’aiuola antistante la clausura. Tappa obbligata la visita alla cappellina esterna, aperta ai fedeli e dove è stata di recente collocata l’icona di san Bruno.

Ma mi rendo conto di essermi dilungato troppo nel racconto, poiché non voglio tediarvi, vi invito quindi a seguire la seconda parte di questo racconto nella quale vi descriverò il momento più toccante, ovvero l’ingresso in certosa. Pochè il bello, come avrete sentito dalla mia voce… deve ancora venire!

Incoronazione per la consacrazione verginale

Incoronazione per la consacrazione verginale

Dipinto ad olio su tela (192,5 x29

Oggi, grazie alla dettagliata e minuziosa descrizione di un dipinto, analizzeremo la consacrazione verginale a Dio (fidanzamento mistico) di una monaca certosina. Il dipinto in analisi, realizzato dal pittore belga Mathias de Visch, riguarda la cerimonia di incoronazione di Isabella Victoria Bénézet, avvenuta nella certosa di Bruges il mercoledì 24 agosto del 1746. La tela, rappresenta secondo Don Innocent Le Masson, il rito certosino fedelmente conservato (manipolo,stola e corona) rispetto ad altre case femminili dell’Ordine che lo svolgevano con minore rigore. Divenne quindi una testimonianza fondamentale per i secoli successivi, un eccellente riferimento per l’intero Ordine. Ma veniamo alla descrizione della scena dipinta, ed ai suoi personaggi.

La cerimonia si svolge all’interno della sala capitolare della certosa di Bruges, ed i personaggi sembrano mettersi in posa davanti al pittore, testimone di tale consacrazione. Le figure rappresentate nel dipinto sono ben diciotto, ma mi soffermerò sulle principali.

Al centro, seduto si distingue il Vescovo della cittadina belga Jean-Baptiste de Castillon, che dopo aver letto le frasi rituali, è colto nel momento in cui incorona la giovane certosina, a cui fa seguito il gesto della imposizione delle mani. Quest’utima, Isabella Victoria Bénézet, (nata nel 1721, entrata tra le certosine nel 1739 e morta il 21 maggio del 1754) è genuflessa, con mani giunte pronta a ricevere la corona, e come potete vedere ha la stola intorno al collo, il manipolo sul braccio destro ed una croce sulla spalla. Alla sua destra ad accompagnare la giovane monaca, vi è la Priora Brunona Maeckeaert, raffigurata con sguardo fiero (nata nel 1686, entrata in certosa nel 1706, priora dal 1742 e deceduta il 29 giugno 1751) ed alla sinistra la sua  Vice Marie Frencke, intenta a leggere il breviario (nata nel 1693, entrata a Bruges nel 1712, nel 1744 nominata vice e nel 1751 eletta Priora fino alla sua morte, avvenuta il 13 febbraio 1776). Sullo sfondo del dipinto, si distinguono due monaci certosini. Il Vicario ed il Procuratore. Il primo è Dom Bruno Le Comte (professo di Herne ed a Bruges dal 1744 al 1757), mentre il secondo è Dom Pietre Orlemans con in mano un breviario ( professo di Herne e Vicario delle monache dal 1742 al 1756). Dietro le monache sull’altare, vi è una giovane novizia anch’essa genuflessa e con un cero ed un libro che partecipa alla funzione religiosa. Ad assistere al Vescovo vi sono due alti prelati e due chierici, mentre di fianco ai certosini, notiamo altri ospiti. Una donna con un ventaglio, che non è la mamma di Isabella, poiché morta, ma bensì la seconda moglie del padre Charlotte Isabelle Piquet, ed al suo fianco una dama di compagnia. L’uomo elegantemente vestito dietro al certosino è probabilmente lo zio della giovane certosina incoronata, poiché anche il papà in quella data era già deceduto. In dissolvenza vediamo altri spettatori, forse parenti della ragazza. La rarità della raffigurazione di una scena molto intima dell’interno di una certosa femminile, ovvero di questa particolare incoronazione, rendono questo dipinto di essenziale importanza, poiché fedele testimonianza di quell’antico rito.

Bénézet Isabella-Victoria

                                                               Primo piano di Isabella-Victoria Bénézet

Vista dettagliata della Priora MAECKAERT BRUNONA

                                                          Vista dettagliata della Priora Brunona Maeckaert

  Dom Bruno Le Comte, Procuratore

Orlemans PieterPeter Orlemans († 1760) è stato il vicario del Bruges certosino raccolta tra 1741-1756. Nelle sue mani tiene il breviario che consegnerà

Dom Pieter Orlemans, il Vicario ha tre le mani il breviario che consegnerà alla incoronata Isabella Victoria Bénézet

Sulla rasura

Sulla rasura

stille

                                                        Scena tratta dal film “Il Grande silenzio”

Oggi vi parlerò della tonsura clericale, che in alcuni ordini monastici diventa una rasura pressappoco totale. La sua origine è molto antica, si narra che in Oriente i monaci eremiti si tosavano a forma di croce, mentre in Occidente a forma di corona, ovvero rasavano la testa completamente calva ma mantenendo un anello stretto di capelli cortissimi, chiamato corona monastica. Questa pratica avveniva fin dal momento dell’ingresso nel Noviziato monastico, i capelli e la barba venivano consacrati al Signore.
Il significato simbolico di tale azione, è da ricercare nel concetto di distacco dal mondo esercitato anche con l’esercizio dell’austerità ed il rifiuto di ogni forma di vanità.
Nell’Ordine certosino,fin dal XII° secolo, la rasura, che comprendeva anche il taglio della barba, fu regolamentata (Consuetudini) ed avveniva per i Padri sei volte l’anno: alla vigilia di Pasqua, per la Pentecoste, per l’Assunzione, per Ognissanti, a Natale, e per l’inizio del periodo del digiuno di Quaresima. Nelle “Consuetudini”, per i Fratelli conversi veniva aggiunto in concomitanza alle rasature, anche il lavaggio della testa. Successivamente nei più recenti Statuti, è stato disposto che tali pratiche vengano effettuate ogni quindici giorni. Spesso, soprattutto in passato i conversi, pur essendo rasati a zero portavano la barba lunga. Di seguito una carrellata di foto, alcune delle quali antiche, ci mostrano la rigida tonsura certosina, ripresa nel dettaglio nel film “Il Grande Silenzio” di cui sopra vi è la foto di un eloquente fotogramma.

tonsura La tonsura dei monaci Certosini, i fratelli conversi sono rasati a zero e portano la barba incolta.

tonsura 2

tonsura 3

Hermano Bruno

Il tesoro della certosa di san Martino

Il tesoro della certosa di san Martino

Cappella del Tesoro( certosa di san Martino-Napoli)

Migliaia sono i turisti che oggi ammirano la sontuosa chiesa della certosa di san Martino, a Napoli vero tempio del barocco napoletano, adorna di marmi commessi, pietre dure, dipinti, affreschi e sculture che nei secoli l’hanno impreziosita. E come molti sanno, uno degli ambienti di maggiore attrattiva è la cappella del Tesoro, adiacente alla Sagrestia. In essa infatti oltre ad una meravigliosa Deposizione di Cristo (1626) del pittore spagnolo Jusepe de Ribera, ed allo stupefacente affresco realizzato da Luca Giordano (1703), raffigurante il Trionfo di Giuditta, si apprezzano dei reliquiari, oggi vuoti, ed enormi armadi lignei. A tal punto bisogna fare un preciso distinguo, partendo dal nome di tale cappella, poiché il “tesoro” per la comunità certosina di Napoli era caratterizzato dalla moltitudine di reliquie che erano disposte nei reliquiari al fianco dell’altare, e che essi gelosamente custodivano.

Ma va detto che vi era un vero e proprio tesoro materiale, stipato nei mastodontici armadi disposti sulle pareti della cappella, e precedentemente conservato negli armadi della adiacente cappella del tesoro vecchio diventata nel settecento inadatta ed insufficiente a contenere l’immensa mole di preziosi. Esso era il frutto di donazioni, lasciti e regali fatti da regnanti e nobili.

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Frans Vervloet : La cappella del Tesoro nella Certosa di S. Martino

 

Ma che fine ha fatto questo patrimonio? E da che cosa era composto?

Per rispondere a queste domande, dobbiamo calarci nell’epoca in cui avvennero fatti storici che sconvolsero la comunità monastica certosina.  Siamo nel 1794, l’esercito francese è alle porte della città partenopea, e il re Ferdinando per fronteggiare l’avanzata nemica ha bisogno di fondi per affrontare questo impegno bellico. Il suo pensiero corre a tre tesori del Regno, quello di santa Rosalia a Palermo, quello di san Nicola di Bari, e quello di san Gennaro, ma ahimè il sovrano scelse di sacrificare quello dei monaci certosini di Napoli. Optò per sottrarre quest’ultimo agli inermi religiosi, probabilmente poiché l’Ordine certosino era di origine francese. Ferdinando, dopo aver dato l’ordine di far fondere gli argenti presenti in tutte le chiese napoletane, impose tale decisione anche alla certosa di san Martino. I poveri monaci provarono a temporeggiare, ma il nemico avanzava e la richiesta divenne perentoria. Il 18 luglio 1794, l’intera comunità monastica incredula ed avvilita si riunì nel Quarto del Priore, per formalizzare l’atto conclusivo di tale drammatica decisione. Da un documento si legge: “Io Don Raffaele Criscuolo (fiduciario del re) ho ricevuto tutto il suddetto argento dal Reverendo Padre procuratore Dom Dionisio Pugliese, per farlo fondere secondo l’ordine avuto dal R.P. il Priore Dom Martino Cianci, ordine avvalorato e confermato nel colloquio con tutta la comunità tenutosi nel Quarto priorale nel giorno diciotto del mese di luglio 1794”.

I rappresentanti della Reale Zecca, prelevarono dagli armadi di noce della cappella del Tesoro, dapprima le frasche, i candelieri dell’altare maggiore, poi le cornucopie delle cappelle, i candelieri della Madonna, i candelieri minori delle cappelle laterali, le croci, le carteglorie, il reliquiario della Spina di Cristo, la pedagna della statua della Vergine con i puttini in argento, ed ancora pissidi, piattini, ed anche una grande statua raffigurante l’Immacolata fusa e cesellata da Giovan Domenico Vinaccia nel 1680. Questa statua era una delle maggiori meraviglie presenti nella chiesa della certosa, e che era costata ai certosini una vera fortuna, ben 4000 ducati!!!

Proseguendo nell’elenco approssimativo dell’ingente patrimonio, che nel complesso ammontava a 400 quintali tra argenti ori e pietre dure, dobbiamo annoverare una meravigliosa croce di ambra.

Essa era stata donata nel 1656 da re Giovanni Casimiro II di Polonia al monaco certosino polacco Atanasio Karwaski che era professo nella certosa napoletana. A questa si affiancava la croce donata dalla Regina Giovanna con la reliquia della spina di Cristo, e tante altri monili e suppellettili preziosi.

La imponente collezione di argenti e ori veniva fusa e ridotta in barre, valutate dalla Regia Zecca in 16755 ducati e 64 grani, tale scempio avvenne il 13 agosto del 1794. Il re si impegnò affinché i monaci a titolo di risarcimento avrebbero percepito, a decorrere dal primo settembre, l’interesse del quattro per cento sull’ammontare dell’intera somma. Questa fu la prima di una serie di infamie che minarono la quiete dei certosini di san Martino. Fortunatamente le altre ricchezze artistiche furono prodigiosamente salvate qualche anno dopo da un eroe solitario, come vi ho già riportato.

L’estasi di Jean Birelle

“L’estasi di Jean Birelle”

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Il dipinto della serie certosina di Vicente Carducho, che oggi vi propongo riguarda un personaggio certosino di alto spessore. Dom Jean Birel (o Birelle).

Di egli mi sono già interessato, raccontandovi le sue doti e nobili qualità, che lo portarono ad un passo dall’essere eletto pontefice. Vi rimando per questo approfondimento all’articolo di riferimento. Vengo ora, invece a descrivervi il soggetto del dipinto, che è appunto il pio certosino immortalato da Carducho in una estasi. Difatti, Dom Jean Birel spesso durante estasi mistiche, riusciva ad elevarsi non solo spiritualmente, ma come da testimonianza di suoi confratelli anche fisicamente!!!

La scena raffigura Dom Birel al culmine della sua estasi, appare infatti con lo sguardo rapito verso l’alto, e nel raggiungimento di una levitazione!

Ciò avviene vicino lo ad una pala d’altare, raffigurante la Vergine con il bambino i quali sembrano compiacersi nell’assistere a tale prodigio. Inoltre il pittore, raffigura per terra un cappello cardinalizio ovvero quello offertogli da papa Innocenzo VI e rifiutato dal certosino il quale asserì “desidero crescere in virtù piuttosto che in rango”. Viene quindi stigmatizzata la distanza, il basso del cappello con l’alto raggiunto dal certosino. Eccellente inoltre l’ombra sotto al corpo in fase di ascensione corporale. Sullo sfondo di destra, il pittore inserisce un altro episodio attribuito a Dom Birel, lo si vede infatti intento a trattenere un giovane novizio intenzionato a lasciare la vita monastica certosina.

Puzzle

preview100 pieceL’estasi di Jean Birelle

Dei prodigi oltre la morte del beato Pietro Petroni

Dei prodigi oltre la morte del beato Pietro Petroni

Il santo che non smetteva di fare miracoli

VENTURA SALIMBENI Beato Pietro Petroni (1597)Pieve dei Santi Filippo e Giacomo, Montalcino)

Già in un precedente post, vi avevo documentato sull’osservanza certosina oltre la morte grazie ad un dipinto di Carducho che ci testimoniava un evento analogo a quello che sto per narrarvi.

Gli episodi che vi citerò hanno per protagonista il beato Pietro Petroni certosino della certosa senese di Maggiano in Italia. Il santo che non smetteva di fare miracoli…

Molti furono i prodigi e le profezie a lui ascritte nel corso della sua pia esistenza, contraddistinta da penitenze, mortificazioni e zelanti veglie ed estasi. Avverandosi la profezia sul giorno della sua morte Dom Pietro ascese al cielo tra l’amore dei suoi confratelli dopo il Mattutino, alle ore 6 del sabato 29 maggio del 1361, data la sua fama tra i senesi le sue spoglie furono velocemente inumate nel cimitero della certosa, per evitare eccessivo trambusto. La notizia, però, presto trapelò in città, anche a causa di sue apparizioni a religiose ed a suoi ferventi discepoli e amici. La fama ed il culto per questo prodigioso certosino si diffusero ed aumentarono ben presto nella città di Siena e nei paraggi. I pellegrini assiepavano la certosa di Maggiano per poter pregare sul luogo della sepoltura del beato, che dispensava prodigi anche dopo la sua dipartita. Per placare tale clamore il Priore della certosa decise di spostare le spoglie mortali di Dom Pietro in un altro luogo, che rimase ignoto ai pellegrini. Questa operazione di esumazione, avvenne nel 1421, dopo sessanta anni dalla sepoltura, ed il Priore chiamò oltre ai confratelli altri religiosi, tra cui Bernardino da Siena che fu testimone di un ennesimo prodigio. Difatti appena smosso il terreno da un operaio con una vanga, apparve il corpo miracolosamente incorrotto, e fra lo stupore generale tale meraviglia fu amplificata dall’incauta vangata dell’operaio, che colpendo una gamba del beato Dom Pietro vide l’arto cominciare a zampillare sangue vivo!!!

Fu a questo punto, che il Priore della certosa ordinò al santo certosino di non fare più miracoli e prodigi, per consentire il ritorno alla quiete dell’intera comunità monastica senese. Successivamente si provvide ad una nuova sepoltura, ai piedi del campanile poco distante dal cimitero monastico. Il celeberrimo testimone di quest’ultimo prodigio, Bernardino da Siena rimase fortemente colpito dalla spiritualità e dalla severa vita dei certosini, che volle a tutti i costi persuadere il Doge di Venezia Francesco Foscari a far insediare una comunità certosina su di un’isola della laguna. Fu così che nel 1422, sull’Isola di S. Andrea al Lido sorse la certosa di Venezia. Sebbene possono sembrare coincidenze casuali, si percepisce la mano della Provvidenza che per intercessione di Dom Pietro Petroni diresse e produsse tali eventi, concatenati tra loro.

Angeli musici suonano e cantano lodi udite dai confratelli provenire dalla cella del beato Petroni

               Angeli musici suonano e cantano lodi udite dai confratelli provenire dalla cella del beato Petroni

Morte del beato, tra la disperazione ed il conforto sei suoi confratelli

                           Morte del beato, tra la disperazione ed il conforto sei suoi confratelli

Dissepoltura dopo sessant'anni dalla sua morte e prodigioso sanguinamento davanti a Bernardino da Siena ed i suoi confratelli

Dissepoltura dopo sessant’anni dalla sua morte e prodigioso sanguinamento davanti a Bernardino da Siena ed i suoi confratelli

Dal racconto di un amico

Dal racconto di un amico

Ingresso alla certosa dello Spirito Santo a Farneta

                                            Ingresso alla certosa dello Spirito Santo a Farneta

Ho ricevuto da un caro amico di Cartusialover, una sua testimonianza riguardante una visita fatta nella certosa di Farneta. Spesso vi ho detto che, è quasi impossibile l’accesso di un estraneo in un convento certosino, salvo rare eccezioni,e comunque dietro richiesta vagliata attentamente dal padre Priore, ed accolta.  Pertanto quella che sto per proporvi è una testimonianza rara e particolare, poiché contrariamente a quelle propostevi finora, di aspiranti o postulanti, questa ci è fornita da un laico. Egli rimane rapito dalla atmosfera quasi incantata respirata in certosa, un punto di vista diverso  e comunque un tassello importante utile alla divulgazione ed alla diffusione del carisma certosino. Leggiamo ora le sue spontanee e profonde considerazioni:

“Caro, ieri, dopo tanta attesa sono potuto andare in Certosa. Sono arrivato al portone alle 6.45 in tempo per poter partecipare alla santa messa delle 7. Premetto, che avevo telefonato giorni prima per prendere accordi con il padre Priore.

E’ venuto ad aprirmi il coadiuvator, che sarebbe il fratello converso responsabile della foresteria, e ci siamo salutati con un sorriso ed un abbraccio.

In Chiesa sono andato da solo entrando in un piccolo corridoio dove sta la bacheca, ovvero la tabula hebdomadaria, con gli impegni quotidiani dei certosini e la richiesta di preghiere e per persone ammalate o per defunti, che vi mette il Priore.

Per una piccola scala sono salito nella parte alta dove stanno pochi scranni per i pochi eventuali ospiti, e da dove si domina l’unica navata con i monaci e l’altare. L’amico fa riferimento alla cosiddetta tribuna, che accoglie i rari ospiti.

tribuna Farneta

Fin dalla prima volta che ho potuto assistervi, sono rimasto colpito dall’intimità della loro celebrazione, fatta di Silenzio, di pause di meditazione personale dopo la lettura dei Testi Sacri, di canto gregoriano. Anche l’officiante nel dire Messa, quasi non parla e resta spesso con le braccia aperte a croce.

monaco celebra sull'altare

Ma come posso spiegare a parole quel Silenzio, che porta il canto degli uccelli all’interno di quelle mura? Ci vuole un salto dello spirito…

Fin dai primi attimi diventa tutto meditazione, rapporto personale con l’Assoluto, anche se ci troviamo noi ospiti e la comunità di “eremiti”, insieme.

Mi piace sempre arrivare presto al posto che mi è assegnato, per sentire la campana che chiama alla Messa. La suona un monaco alla volta entrando nella chiesa, come se fossero pellegrini che si adunano da villaggi diversi. Si passano la lunga corda che pende al centro della Navata, affinchè ognuno può velocemente accomodarsi al proprio posto.

Non si “accendono le luci” nella chiesa, bensì la luce che viene naturale dalle finestre aiuta ciascuno all’interiorità.

Non ci sarà commento al Vangelo: “ perche la Parola di Dio non ha bisogno di spiegazioni ma parla con voce particolare al cuore di ciascuno di noi: Abbiamo portato alla radice la regola benedettina, vi abbiamo tolto il  parlare”, così mi disse un giorno il padre Priore, quando gli sottolineai la bellezza nell’intimità della loro celebrazione.

Se vado oggi ad una Messa “normale”, dove tutto è luce, suoni, parole,commenti e chiacchierare, ti dico sinceramente che mi sento a disagio e vorrei essere là in Certosa, a volte mi verrebbe da andarmene: ma sicuramente questo è frutto del mio orgoglio.

Quando sono uscito dalla chiesa, ho incontrato nel cortile della foresteria, il frate portinaio. “Anche tu qui Aldo? Eri alla Messa ed hai fatto la comunione?”

Si -gli ho risposto- sono venuto stamattina presto.

Non ti ho visto. Ma del resto io non guardo mai chi passa per andare verso l’altare”

Ci siamo salutati e mi sono rimaste appiccicate addosso le sue parole:

non guardo mai.

Ogni tanto mi giungono gocce di umiltà come queste sue tre parole, stando in Certosa. Nessuno là mi insegna, neanche il padre Priore l’ha mai fatto, ma unicamente ti accompagnano e ti stimolano nel cammino personale della spiritualità con qualche parola semplice, perché sanno che ognuno di noi ha un suo cammino proprio ed imprescindibile.

Un luogo che io amo in Certosa è il cimitero.

chiostro antico con cimitero e puteale

Chiostro antico con cimitero e puteale

Questo è composto da due rettangoli di prato con croci di legno ad indicare i luoghi della sepoltura.

Mi piace il loro rito funebre, il mettere il corpo nello stesso posto dove già sono le ossa di altri certosini che hanno vissuto là. E’ come se la fraternità tra i monaci non terminasse con la Morte, ma insieme attendessero la Resurrezione.

Un giorno giravamo con il Padre che fa da maestro dei novizi, per far visitare il convento ai miei due figli e io mi accorsi di un cumulo di terra fresca. Chiesi al padre chi fosse morto e lui mi rispose che era il “vecchierello”, così chiamava il Priore un frate converso che io avevo sempre conosciuto fermo su di una carrozzella. “ A primavera ci cresceranno tanti fiorellini…” aggiunse il Padre continuando a camminare.

Molte volte sorrido della loro semplicità; è una virtù che nel nostro mondo sembra scomparsa o la incontriamo raramente solo nei bambini.

Io ringrazio la Provvidenza che mi ha portato a conoscere il loro mondo di preghiera ed a condividere per alcune ore il  Silenzio che regna tra quelle mura. Credimi, ma certo ne sei partecipe, quando esci dal portone non siamo più gli stessi.

Io la prima volta che lo feci ero talmente rallentato da non riuscire ad inserire più della seconda marcia mentre guidavo, e tutti  che mi suonavano ed imprecavano…ma a me non importava nulla: ero così leggero!”

Non esitate a contattarmi, se volete esternare simili esperienze.

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