• Translate

  • Memini, volat irreparabile tempus

    marzo: 2017
    L M M G V S D
    « Feb    
     12345
    6789101112
    13141516171819
    20212223242526
    2728293031  
  • Guarda il film online

  • Articoli Recenti

  • Pagine

  • Archivi

  • Visita di Benedetto XVI 9 /10 /2011

  • “I solitari di Dio” di Enzo Romeo

  • “Oltre il muro del silenzio”

  • “Mille anni di silenzio”

  • Live from Grande Chartreuse

  • Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi e-mail.

    Segui assieme ad altri 364 follower

  • Disclaimer

    Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001. Rare immagini sono tratte da internet, ma se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione. L'autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno insindacabilmente rimossi.
  • Live da Lourdes



  • Teads - Top dei blog - Religione e spiritualità

Due preghiere di Dom Polycarpe

in-preghiera

Dopo avervi fatto conoscere, recentemente, lo stravagante Priore certosino Dom Polycarpe de la Rivière, vi offro due preghiere scritte e concepite da lui, ove cogliamo la sua profonda devozione a Cristo.

Oh Amore

“O Amore, Tu che sei forte e potente! Più forte e potente della morte, essendo attratti dal cielo sulla terra per aver umanizzato il Divino, l’Immortale di ucciderlo, davvero più forte della morte, più forte di Dio comandante a morte, ordinato da Amore.Amore, ahimè! Morire per noi, che sta morendo d’amore, quella notte, che seduce ed è sbagliato farci del bene, ci arricchisca e ci salvi!Amen.”

Ahimè!

“Ahimè! Quando arriverà il giorno che la dolcezza di un ritorno mi priverà dell’ impazienza? Quando potrò godere di ciò ? E quando potrò rimanere in Vostra presenza? Perché, sono stanco! Se a lungo soffro per la distanza dal solo che io amo? La mia sete è in crescita costante, I fondi languono, lo vedrò ancora? O amare! O morire! O morire e amare! Morire di amore eterno, amare di non morire e perire nella morte eterna! Viva l’amore e la morte del mio Dio! Viva Gesù, amore, vita del mio cuore! Amen. “

La vita interiore di F. Pollien cap.III

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO III

I SUOI MODI

295. Spogliare e rivestire. – 296. Consolazioni e prove. – 297. L’intenzione di Dio. – 298. Effetti divini della gioia e del dolore. – 299. Divina testimonianza d’amore.

295. Spogliare e rivestire. – Essendo intimamente penetrato dall’idea e dal desiderio di Dio, mi resta solo da iniziarmi, più praticamente, ai suoi vari modi di procedere. Le ammirabili delicatezze che vi scoprirò mi uniranno maggiormente al suo desiderio e alla sua idea, e mi adatteranno meglio alla sua azione in me e ai mezzi di cui si serve. E saprò ancora poco, purché apprenda però ciò che mi è possibile e necessario. Infatti, mi è possibile e indispensabile conoscere almeno qualcuna delle grandi linee dell’opera dell’artista supremo.

Ora, come ho già visto (nn. 212, 273), per effettuare il mio perfezionamento, Dio ha due operazioni da compiere simultaneamente, fino al termine della sua opera: spogliarmi dell’umano e rivestirmi del divino. E non mi può rivestire senza spogliarmi. Allorché i congegni sono insudiciati o deteriorati, occorre pulire e riparare la macchina. Dopo averle ridato capacità e precisione, occorre lubrificarla e rimetterla in moto. Così, l’azione divina deve dunque togliere le macchie della mia anima, ridarle l’integrità, affinché abbia nuovamente la facilità del movimento e la potenza dell’avanzamento.

Le due operazioni devono essere compiute, in tutte le mie facoltà, fino al totale compimento e alla perfetta realizzazione del disegno divino.

296. Consolazioni e prove. – Per questo duplice lavoro, Dio adopera i suoi mezzi. Le creature che hanno relazione con me sono adoperate da lui per il compimento di quest’opera. Ciò avviene spessissimo e in vari modi, poiché i procedimenti divini si diversificano senza misura, secondo le anime e gli stati dell’anima. Come gli impulsi dell’artista eterno e i colpi dei suoi strumenti hanno il duplice scopo di liberare e di elevare, così le diverse impressioni dell’anima lavorata da Dio si riducono quasi universalmente a due: la sofferenza e la consolazione. È in questi due modi che io posso classificare e considerare tutti i procedimenti dell’azione divina. Dio si serve di certe creature per provarmi, distaccandomene, e di certe altre per incoraggiarmi.

Egli alterna e combina questi due modi di agire, mescolando il dolore alla gioia, prolungando un piacere o una sofferenza, alternando l’uno all’altra, come nell’ordine materiale fa succedere la pioggia al sole, la calma alla bufera. Nel capitolo seguente vedremo in qual modo le operazioni divine siano, quasi di continuo, un alternarsi di doni che consolano, illuminano e riscaldano, e di prove che dèsolano, accecano e rendono impotenti. Ma il mistero più stupendo di tali operazioni è la dolcezza che nasce dall’amarezza, è il favo di miele nella bocca del leone (cf. Gdc 14, 14). Si vedrà, in seguito (n. 326), come il fiume di gioia può scaturire dalle acque amare.

297. L’intenzione di Dio. – Perché gli strumenti usati da Dio producono gli uni il dolore, gli altri la gioia? Qual è il motivo delle gioie e delle prove? Certo, Dio non mi manda la consolazione allo scopo puerile di divertirmi, né mi invia la sofferenza allo scopo crudele di torturarmi. Dio non agisce né da bambino, né da carnefice, ma da padre. La sua condotta a mio riguardo è sempre grave e paterna. A lui sta essenzialmente a cuore uno scopo dal quale la sua paternità non gli permette di deflettere: vuole essermi padre in tutto, ossia, vuole darmi la sua vita. Per questo gli sta a cuore di liberarmi e incoraggiarmi. Liberarmi: è il grande motivo delle sofferenze. Incoraggiarmi: è il grande motivo delle consolazioni. Nell’intenzione di Dio, le creature non mi recano dolore, se non nella misura del distacco, dell’espiazione e della riparazione che mi è necessaria; e non mi apportano gioia, se non nella misura dello slancio del quale ho bisogno. Le sofferenze distaccano dalle creature; le consolazioni uniscono a Dio; ecco la sua intenzione.

298. Effetti divini della gioia e del dolore. – Ah, gli effetti della gioia santa!… gli effetti della sofferenza santa!… in un’anima in cui l’operazione divina non incontra troppi ostacoli volontari!… Quanto slancio e vigore comunica la gioia, quanta vivacità e zelo per il bene! Essa stabilisce correnti di generosità e di dedizione, stimoli di ascesa e di perfezione. È il sole della vita, che penetra fino alle ossa e al midollo, e porta ovunque il benessere e la fecondità (cf. Sal 50, 10).

Il dolore ha forse meno potere? Come sa esso penetrare fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i pensieri e le intenzioni del cuore. Esso è onnipotente nel recidere i legami, purificare le sozzure, far cadere le scorie e recare all’anima la santa libertà dello spogliamento, la robusta energia dell’abnegazione, l’eroismo virile del sacrificio. Quanto sono belli, grandi e preziosi i frutti della prova, soprattutto quelli ch’essa mi reca da parte di Dio!

299. Divina testimonianza d’amore. – Non è troppo difficile alla natura umana, riconoscere nella gioia un sorriso di Dio (n. 321). All’anima consolata da Dio sembra che egli sia contento di lei; anche lei è contenta di lui. È incontestabile che la consolazione sia una prova del suo amore. Ma nella sofferenza!… La sofferenza sotto tutte le forme: interna ed esterna, dello spirito, del cuore e dei sensi! Vi è quaggiù testimonianza più divina dell’amore di colui che ci ama tanto? Tra amici, effettivamente, la prova più forte di amore, il punto più elevato dell’amicizia non consiste nel rendere all’amico, per devozione di fedeltà, un servizio che gli sarà doloroso ma necessario? Far piacere, dir parole gradite, non oltrepassa in nulla la capacità degli affetti più tenui. Ma dire una verità penosa, annunziare una notizia desolante, dare un avvertimento spiacevole, domandare un sacrificio straziante…, fare questo all’amico, e perché l’amicizia ne dà non soltanto il diritto, ma anche la forza: questo è il sommo atto dell’amicizia. Così agisce il Padre mio con me. Per amore, egli si rassegna a farmi soffrire; la sua carità ve lo spinge, ve lo costringe. Questa operazione è necessaria alla mia purificazione e alla dilatazione della mia vita; ma la sua Paternità non gli permetterà giammai di lasciarmi intristire lontano da sé, senza impiegare i mezzi per farmi vivere in lui; tanto è grande il suo amore per me. Mio Dio! quanto poco comprendo il vostro amore!

Gli Effetti della Grazia (II)

kar1

Eccovi, cari amici, la seconda parte della meditazione sugli effetti della Grazia.

Gli Effetti della Grazia

(parte seconda)

La timidezza spirituale, che è una forma insidiosa e mascherata dell’amore di sé, è solo smascherata e respinta per la luce della grazia. La delusione di non potere niente e non valere niente, diventa gratitudine, lascia evidente che dobbiamo consegnarci a Dio stesso. Così entriamo nel rapporto perfetto che deve unire la creatura perduta ed il Salvatore che la trova e la salva. Siamo i beneficiari senza alcun merito da parte nostra, mentre Egli è il donatore ed il dono inestimabile. “Che cosa possiedi, che non l’abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto, perché te ne vanti come se non l’avessi ricevuto?” (I Cor 4,7).

Il nostro ardore vile a cercare la considerazione e le grazie degli uomini, ha la fonte nella nostra mancanza di interesse per le meraviglie che la Grazia vuole operare in noi e la nostra cecità, davanti alla dignità di figli di Dio. La gelosia e l’ambizione che avvelenano la vita dell’uomo non hanno altra radice che l’ignoranza dei suoi privilegi divini. L’orgoglio e la vanità non sono basati su un apprezzamento esagerato, ma su un apprezzamento insufficiente per ciò che è nostro, se lo vogliamo accettare. C’è un senso di inferiorità che è un insulto a Dio ed un grave pericolo per l’anima. La psicoanalisi parla della repressione degli istinti, ma ignora il rifiuto delle ispirazioni divine, i cui effetti sono infinitamente più dannosi all’essere razionale. È questo complesso che conduce l’anima a piegarsi al mondo materiale, dopo su se stessa e, infine, ad atrofizzarsi. Urge strappare questo germe della morte che è il disprezzo del nostro vero destino e del dono di Dio. “Spogliatevi dell’uomo vecchio, quello del precedente comportamento che si corrompe inseguendo seducenti brame, rinnovatevi nello spirito della vostra mente e rivestitevi dell’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità della verità” (Ef 4, 22-24).

Dobbiamo obbedire e sottometterci: è la legge di tutta la creazione mentre non è inclusa nell’ordine della grazia. Ma il messaggio di salvezza che ci viene detto è il rimedio per tutte le forme di miseria. Impariamo a vivere secondo l’esempio dello Spirito: se questo sembra una schiavitù agli uomini che non conoscono la chiave del suo essere, noi sappiamo che questo è la libertà più pura. “Vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio. Egli dice infatti: Al momento favorevole ti ho esaudito e nel giorno della salvezza ti ho aiutato” (II Cor 6, 1-2).

Ma se in realtà noi siamo privilegiati, la gratitudine ci costringe, dal momento che abbiamo questa consapevolezza, a confessarLo davanti a tutti. Quando Dio è accusato e offeso dalle bestemmie a causa dei mali che gli errori degli uomini hanno attratto al nostro mondo, spetta a noi, che siamo Suoi figli, lodarLo per la sua infinita bontà e misericordia. Ciò che è in gioco è l’onore del Padre nostro, che è costantemente ignorato e offeso. Questo pensiero è un tormento, ma è anche una scintilla che accende l’anima e la spinge a darsi completamente. Così l’uomo vuole, almeno secondo le sue forze, dare gloria a Dio per tutta la creazione. Non c’è più nobile passione né più ardente di questa impazienza del figlio di rendere gli onori che sono dovuti al Padre, l’impazienza di agire e soffrire per dare la vita affinché Lui riceva ciò che gli altri gli rifiutano. Tale liberalità è una ricchezza infinita e in questo senso si dice: “Infatti a chi ha sarà dato e sarà nell’abbondanza. Ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha” (Mt 25,29).

(Un certosino)

Gli Effetti della Grazia (I)

kar

Vi propongo una nuova meditazione di un certosino, riguardante gli effetti della Grazia. Essendo essa molto lunga, ho optato di proporvela dividendola in due articoli.

Gli Effetti della Grazia

(parte prima)

Tutto si rinnova in noi da quando troviamo nel Figlio di Dio una gioventù eterna. San Giovanni ci dà la certezza, con il suo sguardo d’aquila egli guarda la fonte di tutta la luce e ci dice: “la vita si è manifestata e noi l’abbiamo veduta e ne diamo testimonianza e vi annunziamo questa vita eterna che era presso il Padre e che si è manifestata a noi” (I Gv 1,2). Il discepolo amato ci comunica ciò che ha visto con le parole semplici e trasparenti, ci mostra la verità essenziale e chiunque vive in essa, vede aprire la strada che porta alle profondità di Dio. Le circostanze di questo mondo ci fanno fermare solo, se smettiamo di prestare attenzione all’essenziale. La ragione umana, incapace di concentrarsi sull’Unico bene necessario per le nostre anime redente, non può illuminare i percorsi interiori. Solo la fede li scopre in una confessione sincera della nostra totale impotenza. L’umiltà fedele fa nascere tutte le fonti di grazia. Dal momento in cui smettiamo di bloccare il suo ingresso nella nostra anima a causa del peccato, la luce divina penetra tutto il nostro essere. La sua misura non è uguale alla nostra, e la sua libertà infinitamente generosa è il segreto di Dio. “Farò misericordia a chi voglio fare misericordia, avrò pietà di chi voglio avere pietà” (Rm 9,15). “Sono stato trovato da quelli che non mi cercavano, sono divenuto manifesto a quelli che non mi interrogavano” (Rm 10,20).

Perché Egli ci ha scelto? Perché ci ha preferito tra milioni di altri? Questa grazia solo può essere il segno di un grande amore. “Predestinandoci ad essere suoi figli adottivi, tramite Gesù Cristo, secondo il benevolo disegno della sua volontà” (Ef 1,5). Questo Padre che ci ha dato il suo Figlio, potrà effettivamente rifiutarci qualcosa? “Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui?” (Rm 8,32).

Il Figlio ha offerto il suo sangue e la sua vita. Potrebbe darci più perfetta prova del suo amore? E tra i beni del suo cuore ci ha dato la sua amata Madre, quella che l’angelo ha lodato per la sua fede, affinché ci trasmettesse tutte le ricchezze della grazia. E ci chiede soltanto in cambio che crediamo in Lui e nel Padre, che crediamo nella virtù del suo prezioso sangue versato per noi, nel valore dei suoi sacramenti, nella vita della Chiesa, sua Sposa, e nel potere della preghiera. “Qualsiasi cosa chiediate al Padre nel nome mio, nel mio nome ve la darà. Chiedete e riceverete, in modo che la vostra gioia sia completa” (Gv 16, 23-24).

Anche se siamo deboli e miserabili, abbiamo una strada aperta e sicura; per guarire la nostra anima, ci è offerto un rimedio efficace: la preghiera. Dio conosce le nostre necessità, ma aspetta la nostra umile richiesta e la nostra supplica per il suo aiuto. Abbiamo bisogno di pregare! Non come un torrente di parole, ma con il più semplice impulso interiore: invocare il nome di Dio con fiducia durante il lavoro quotidiano può essere sufficiente. Ciò che importa è la nostra volontà filiale di appoggiarci nel Padre e lo sforzo delicatamente insistente per elevare a Lui una preghiera piena di fede. Questa perseveranza tocca infallibilmente il cuore di Dio. “Infatti chi chiede riceve; chi cerca trova; a chi bussa sarà aperto” (Mt 7, 8). Niente resiste all’anima che confida nell’amore del Padre. Egli stesso si arrende alla speranza fedele, all’abbandono che invoca la Sua bontà infinita. Lo Spirito stesso ci ispira questa condotta e ci rivela questi segreti di potere e d’amore. “È Dio che opera tutto in tutti. Ma tutte queste cose è l’unico e il medesimo Spirito che le opera, distribuendole a ciascuno come vuole” (I Cor 12, 6.11).

Egli non parla di opere sovrumane o di cura straziante, ma di raccoglimento, di verità interiore, di umiltà e dolcezza e, soprattutto, parla di fiducia e filiale abbandono. “Non vi angustiate, dunque…Ora il Padre vostro celeste sa che avete bisogno di tutte queste cose. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste altre cose vi saranno date in sovrappiù” (Mt 6, 31-33).

Continua….nel prossimo articolo

La vita interiore di F. Pollien cap.II

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO II

SUO SCOPO

291. Conoscere il mistero di Dio. – 292. La sua idea. – 293. Il suo desiderio. – 294. La sua azione.

291. Conoscere il mistero di Dio. – Quanto è ignorato questo mistero dell’azione divina, che, ovunque presente ed operante, ci avvolge e ci penetra più che la luce del sole, poiché non conosce tramonto! Certamente, non v’è anima cristiana, che non riconosca l’intervento della Provvidenza, almeno in certi avvenimenti; v’è dunque già qualche cognizione del dono di Dio. Ma questa conoscenza sommaria basta al disegno di Dio sulle anime che vogliono elevarsi? L’esperienza di quelle che si perfezionano testimonia che tutte intuiscono quest’azione misteriosa. Poiché io voglio elevarmi, devo cercare di illuminarmi per salire, e salire per illuminarmi.

Questo mistero ha dapprima il suo lato esteriore nei fatti e nelle cose di cui Dio si serve per operare. Tale lato è essenzialmente vario e transitorio. Esteriormente, la vita è una successione ininterrotta di fatti sempre vari, sempre rinnovati, nei quali si ricrea la sapienza, che pone le sue delizie tra i figli degli uomini (cf. Pro 8, 31). Anche interiormente, certi impulsi hanno la rapidità del baleno e quelli che si prolungano hanno tuttavia un termine.

Mi devo forse adattare e legare ad essi? Adattarmi si, legarmi no. Mi ci devo adattare, poiché questi sono i modi ed i mezzi scelti da Dio per la sua azione. Non occorre forse che l’opera sia alla portata dello strumento? Mi ci devo adattare, poiché la scienza più pratica della vita è quella di saper prendere persone, cose, avvenimenti come sono disposti da Dio ed utilizzarli a vantaggio del dovere.

A questo punto, giustamente vengono a coincidere i precetti ed i consigli della volontà significata con le operazioni della volontà di beneplacito. Vedrò, nel libro seguente, come i precetti ed i consigli diano la regola fissa di questo adattamento mutabile (cf. nn. 356, 357, 373).

Ma io non debbo attaccarmi a questo; ciò che è passeggero deve passare. Se io mi ci debbo adattare, debbo farlo come di passaggio. Presto vedrò in che modo e perché (n. 300).

292. La sua idea. – Sotto il lato temporale si cela il lato eterno. Questa azione di Dio, che nei suoi mezzi passa come il tempo, porta in sé e vuole deporre in me una linfa di vita eterna, elemento della mia crescita nel Cristo. Ecco qui il senso e lo scopo dell’operazione, dei modi e dei mezzi ch’essa sceglie. Lì dunque è anche il segreto del mistero da penetrarsi; lì il punto al quale conviene unicamente e sommamente aderire.

Ora, questo senso e questo scopo corrispondono a un’idea e ad un desiderio di colui che opera tutto in tutte le cose (cf. 1Cor 12, 6). Egli agisce spinto dal desiderio di realizzare un’idea. Non ci si può iniziare al segreto dell’azione, se non si conosce il desiderio che la suscita; né si può conoscere il desiderio, se non si penetra l’idea che l’ispira. L’anima che non sarà iniziata al segreto dell’azione correrà sempre il pericolo di attaccarsi falsamente a qualche forma o mezzo transitorio, anziché aderire alla sostanza dell’azione. Di qui la necessità di una capacità di vedere molto semplice e molto penetrante, che, al di sopra del variabile, tenga l’occhio ed il cuore fissi nell’idea e nel desiderio di Dio.

L’idea è eterna; è quella stessa che ha presieduto alla mia creazione e di cui ho intravisto il disegno, almeno nelle sue linee generali, descritte nella prima Parte. L’idea del mio Dio è ch’io viva per lui, di lui, in lui; che cresca, mi edifichi e fruttifichi sino alla pienezza della cognizione, dell’amore, dell’operazione e dell’essere per cui egli mi ha creato, e secondo cui vuole che lo glorifichi nel corpo degli eletti, e che sia beatificato. Ecco la sua idea piena, invariabile, eterna, che contiene il piano totale della mia vita, dirige la sua azione, coordina gli avvenimenti, ispira la scelta dei mezzi. Dio non se ne allontana mai. Così, per mezzo di essa, io sono costantemente sotto il suo sguardo. Essa è il principio delle sue vie in. me (cf. Pro 8, 22), il principio della mia unità in lui.

293. Il suo desiderio. – Da questa idea eterna nasce il suo desiderio, quello che chiamerei del momento e che corrisponde istante per istante a ciascun passo della mia vita. Qual è questo desiderio? Quello di mettere nell’edificio la pietra adatta al momento, richiesta dal piano secondo lo stato attuale della costruzione. Vedendo il piano nella sua idea eterna, il suo occhio vede bene anche a qual punto sia l’opera di edificazione, sa com’è, quel che manca, ciò che si può e si deve fare. E sente il desiderio, il bisogno, il tormento, dicono i santi, di rendere perfetta l’opera sua; desiderio, dunque, di porvi, in ciascun istante, l’elemento richiesto.

Qual è questo elemento? Quello che richiede lo sviluppo vitale nel corpo o nell’anima. Ciò sarà, ad esempio: nella mente, un’intenzione da creare, da raddrizzare o da completare; nel cuore, un vizio da correggere, da sradicare, una virtù da fortificare o da acquistare; nei sensi, una purificazione o un vigore da realizzare, ecc., ecc. I particolari della costruzione di una vita umana in Dio sono innumerevoli.

294. La sua azione. – Come dall’idea nasce il desiderio, così dal desiderio nasce l’azione. Spinto da questo desiderio, Dio agisce in ogni avvenimento e in ogni momento. Ma, non arrestiamoci né agli avvenimenti né ai momenti, perché sono ancora transitori; vediamo, invece, l’azione stessa nel suo risultato. Il salmista dice: « Manifesta al Signore la tua via, confida in lui: compirà la sua opera » (Sal 36, 5). Compirà: questo verbo assoluto, senza una clausola che ne limiti la portata e ne restringa l’applicazione, definisce molto bene l’estensione di quest’azione. Egli farà, non questo o quello, non in un momento o nell’altro, ma farà tutto e sempre.

Tutto: poiché lui solo ci ha creato; non siamo noi che ci siamo fatti (cf. Sal 99, 3). Noi cooperiamo; lui opera.

Sempre: perché la sua azione non si interrompe mai.

Incominciata all’inizio della mia vita mortale, non cesserà che alle soglie dell’eternità.

Egli compirà dunque la sua opera da sé, quell’opera che non può essere che sua: la vita. La compirà nella sua pienezza; questo almeno è il suo desiderio e la sua idea.

Lui stesso la compirà: Ipse. Lui stesso se ne occuperà; l’ha incominciata, la dirigerà e la terminerà. E’ così grande la sua opera, così alta la sua idea e così insistente il suo desiderio! Gli sta tanto a cuore portarla a termine! E allora, quante operazioni e quanti avanzamenti nelle anime in cui i suoi disegni non trovano opposizione! I santi ne sono una prova.

E in me?… Oh, se fosse sempre libero di agire, e se potesse seguire e compiere tutti i suoi progetti in me! Ma posso confidare; ho motivo di pensare che, colui che ha iniziato in me l’opera di bene, la perfezionerà sino al giorno di Cristo Gesù (Fil 1, 6) se io saprò adattarmi alle sue vie e conformarmi ai suoi voleri.

Cartusiae vintage

Cartusiae vintage

Firenze

Certosa 1.jpg

Da oggi parte una nuova rubrica, che spero vogliate apprezzare. Vi offrirò immagini principalmente in bianco e nero di monaci certosini, tratte da vecchi libri o vecchie cartoline. Sarà un occasione per notare l’immutabile stile di vita e di costumi dei monaci, negli oltre nove secoli di storia dell’Ordine di san Bruno. Anzi colgo l’occasione per rivolgere a voi tutti un appello, e chiedervi di inviarmi qualsiasi foto o immagini vintage di monaci certosini da poi poter pubblicare nei successivi post di questo genere.

Comincio oggi con il proporvi foto e cartoline dalla certosa del Galluzzo a Firenze, che ha visto la presenza dei monaci certosini fino al 1957.

Spero che gradirete questa iniziativa, ma soprattutto… le immagini che seguono!

 

Sulla fortezza

certosino-e-crocifisso

Sulla fortezza

Dopo avervi illustrato, in precedenti articoli “la gioia”, e “la scienza”, ovvero i doni dell Spirito Santo eccovi oggi una breve meditazione su cui riflettere. Il dono di oggi riguarda “la fortezza”

La fortezza

Il dono della fortezza, nella persona che si consegna totalmente allo Spirito Santo, la rende capace di intraprendere le azioni più difficili e sopportare le prove più dure per amore a Dio e per la gloria del Suo nome. La persona non mette la fiducia nei suoi sforzi, essendo consapevole della sua debolezza e della sua incapacità per ogni bene. Tutta la sua fiducia è in Dio e non ha limiti. Sa che il Signore ama scegliere “ciò che nel mondo è debole, ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato” (I Cor 1, 27-28), e sa che Egli non chiede ai loro figli più che la buona volontà perché possa compiere, in loro e per loro, le meraviglie di grazia e di misericordia.

Nulla sembra impossibile, perché l’anima tutto spera da Dio e non mette la sua fiducia in nessun modo nelle risorse umane di cui dovrà servirsi. Il dono della fortezza implica prontezza di decisione, generosità nello sforzo e perseveranza, nonostante le difficoltà.

La sua fiducia in questo Padre infinitamente misericordioso è così grande, che non si preoccupa in anticipo, come succedeva prima, con ciò che gli potrebbe accadere, ma è contenta di ricevere, istante per istante, con tutto l’amore del suo cuore le piccole e grandi croci che questo buon Padre gli invia. “Ciò che Egli fa è quello che amo”, ripete continuamente come Santa Teresa. Per questo ha un cuore pieno di pace. Se una persona si impiega, senza vacillare, in così grandi cose e supporta grandi sacrifici con amore e, talvolta, anche con un sorriso, è perché ha una fede viva e incrollabile nell’amore infinito del Padre del cielo.

(Un certosino)