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La vita interiore di F. Pollien Libro I


LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

LIBRO PRIMO

LA VOLONTA SIGNIFICATA

239. Perché la volontà significata è qui trattata prima della volontà di beneplacito, mentre nelle realtà viventi dell’ordine naturale, come in quelle dell’ordine soprannaturale, di fatto come di diritto, l’azione divina precede quella dell’uomo? Di fatto: se Dio non operasse per primo in me e per me, io non sarei e non avrei nulla, poiché tutto è di Dio. Di diritto: la sua azione deve animare e reggere la mia, nello stesso modo che la sua gloria deve dominare e produrre la mia felicità, poiché Dio è tanto padrone della mia vita quanto autore di essa. Logicamente, dunque, dovrei prima vedere ciò che egli riserva alla sua condotta, prima di considerare ciò che traccia alla mia. Ma, se è meno logico in sé, forse è più utile in pratica, affermare anzitutto la necessità e le regole della mia azione, per far così apparire meglio, contro ogni tendenza quietista, che la sottomissione a Dio nella pietà non è un’inerzia.

Due considerazioni generali riassumeranno la materia di questo libro. Anzitutto, le regole tracciate alla mia azione, per mezzo dei voleri divini; in seguito, la corrispondenza e la conformità della mia condotta alle leggi che le sono fissate. In altre parole: segni della volontà divina manifestanti ciò che è chiesto dal Maestro; pietà attiva mediante la quale il servo risponde agli ordini ed ai desideri del suo Signore.

Testimonianza di un aspirante certosino 3

Testimonianza di un aspirante certosino 3

cartoon certosino

Cari amici lettori, ho ricevuto una splendida testimonianza di un amico che ha voluto esternare le sue emozioni vissute durante un periodo trascorso nella certosa di Serra San Bruno. Nel rispetto dell’anonimato la offro a voi, sicuro che tale testo possa essere apprezzato da tutti, oltre ad essere utile per coloro che tra voi sono intenzionati a poter vivere una esperienza simile.

A Marzo del 2015 ho avuto l’opportunità e la grazia di trascorrere come aspirante una settimana alla certosa di Serra san Bruno.

Dopo aver contattato tramite e mail il monastero, mi ha risposto il padre maestro dei novizi dicendomi che il noviziato era stato chiuso da qualche anno ma che da un po’ stavano riprendendo ad accettare aspiranti in vista della possibile futura riapertura.

Arrivato a Serra san Bruno in largo anticipo rispetto all’orario di ingresso, mi sono recato sui luoghi cari a San Bruno ed in particolare il santuario di Santa Maria del Bosco, il dormitorio ed il laghetto con la statua del Santo penitente nelle acque. Luoghi davvero molto belli ed affascinanti, circondati da una natura incontaminata e da un silenzio interrotto solo dal suono degli uccelli, del vento, del ruscello poco distante.

All’orario stabilito mi presento davanti al portone della Certosa dove poco dopo vengo accolto dal padre Maestro il quale, percorrendo il corridoio che dal portone porta agli ambienti monastici parallelamente al vialetto esterno, mi conduce in una delle celle degli ospiti posta in un’ala esterna al chiostro, prima abitata dai fratelli conversi. All’interno il minimo indispensabile per vivere: un piccolo ingresso che da accesso anche al bagno privato e la cella vera e propria al cui interno vi erano il letto, una scrivania, due sedie, la stufa, uno scaffale ed un contenitore per la legna; la stufa in particolare era già stata accesa da un fratello per permettere alla stanza di riscaldarsi prima del mio arrivo visto che c’era abbastanza freddo.

Il padre Maestro veniva regolarmente a trovarmi una-due volte al giorno, portandomi dei libri da leggere e rimanendo a dialogare in cella per un pò. Si parlava della vita monastica in generale e di quella certosina, della mia e della sua esperienza di vita, delle tentazioni e difficoltà del monaco ma anche delle gioie, il tutto condito da numerose battute di scherzo. Una volta mi ha anche accompagnato a visitare alcuni ambienti monastici come la sala del capitolo con la cappella delle reliquie nella parte retrostante, il refettorio, il cimitero ed una cella disabitata dei padri col giardino, le stanze al piano terra ed, al primo piano, l’Ave Maria ed il cubicolo certosino.

Ricordo che, facendomi vedere la bellissima chiesa ed indicandomi lo stallo che avrei dovuto occupare durante le preghiere comuni nei giorni seguenti mi disse scherzosamente: “quello è il tuo posto, a destra hai un monaco ed anche a sinistra. Sei tra due monaci insomma” e sorridendo continuò “peggio di così non potevi capitare”.

La giornata in cella scorreva regolarmente, scandita dal rintocco delle campane che segnavano il momento delle preghiere; alternavo alla liturgia delle ore la lettura della Bibbia o di altri libri, la recita del Rosario ecc.

Molto di ciò che accadeva al di fuori della cella attirava la mia attenzione; in particolare ho notato il verde che circonda il monastero coi bellissimi altopiani che culminano nel monte Pecoraro. Ho anche visto per la prima volta in tempo reale come si formavano le nuvole dopo la pioggia, col vapore che in lontananza si sollevava da terra fino a formare ogni singola nuvola.

In quel periodo i monaci erano di numero molto ridotto (6 in tutto), motivo per il quale era stato chiuso il noviziato. Mi venne detto però che il nuovo Priore dom Basilio da poco arrivato da Farneta, aveva chiesto alla Gran Certosa la sua riapertura e si aspettava la decisione del Capitolo generale che, come sappiamo, ha accolto la richiesta. Attualmente infatti è attivo il noviziato.

Nei momenti di incontro in chiesa per la preghiera o la Messa non ho potuto non notare l’attenzione tra fratelli. Non ci si parla mai ma il monaco accanto mi supportava in tutto; mi spostava le pagine dei libri del canto o degli antifonari e mi sorrideva, controllava sempre se la pagina fosse quella giusta, mi apriva lo sportello degli stalli per farmi passare. Un fratello converso ad esempio accendeva la luce del vialetto verso la cella ed aspettava che arrivassi io per spegnerla.

In cella devo dire che il giorno trascorreva serenamente ma la sera il silenzio e la solitudine si facevano sentire parecchio…non sapevo che fare. Si sente molto la mancanza di tutte le distrazioni che all’esterno ci circondano, dal telefono alla Tv al computer ecc. Sentivo soprattutto l’assenza di persone con cui dialogare.

In particolare, quando tornavo dai Vespri sentivo un pò di angoscia perchè ero tartassato da pensieri di vario genere.

Infatti, mentre il giorno si ha un minimo di distrazione anche guardando la natura incontaminata fuori dalla finestra, la sera si rimane davvero soli con se stessi; fuori c’era il buio totale senza riferimenti e dentro la cella solo il silenzio assordante che sembrava penetrarmi fin nel profondo.

Il padre Maestro mi diceva che, per il monaco, proprio la sera ed in particolare la notte sono i momenti propizi per la preghiera e l’ascolto di Dio.

Ho capito che la tentazione e la povertà sono dentro di noi, la certosa però le amplifica molto. Io ad esempio durante il giorno e le preghiere avevo parecchie distrazioni, pensieri ecc. Persino l’ansia che il fuoco nella stufa potesse spegnersi mi tormentava durante la lettura.

E’ tutto molto lento lì dentro… ed assapori ogni gesto, ogni meditazione, ogni cosa. La celebrazione è molto profonda con molti periodi di silenzio e la consacrazione da parte del celebrante avviene a voce bassa e subito dopo ci si prostra a terra. Durante il segno della pace ci si scambia un abbraccio.

Da questa esperienza ho scoperto che Dio è presente nell’istante che vivi, e se riesci a percepirlo vivi in libertà e gioia. Ho capito che la Santità riguarda il quotidiano nelle piccole cose li dove Dio ti ha posto.

Ho capito anche che, pur nel completo anonimato, i monaci svolgono un servizio fondamentale per la Chiesa e per il mondo: stare alla costante presenza di Dio, che non vuole dire vivere in estasi o godere di chissà quale apparizione, bensì vivere una vita di preghiera e di rinuncia pregustando i beni celesti.

A detta del padre Maestro, il monaco vive costantemente nel dubbio e ponendosi la domanda “ma chi me l’ha fatto fare”. La risposta è sempre la stessa: la chiamata dell’Amore a vivere una vita guidata dalla fede, a volte brancolando nel buio, ma nella consapevolezza di quale sarà il punto di arrivo cioè la visione di Dio.

Una vita in silenzio

Una vita in silenzio

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Cari amici, voglio oggi proporvi un’intervista rilasciata, nel 2005, ad un giornale tedesco, da un monaco certosino della certosa di Marienau.

Il religioso in questione, è Dom Johannes Maria Augsburg, nato a Manfred Hausser l’8 luglio del 1965 e discendente di una nota e ricca famiglia di banchieri.

L’incontro avviene a seguito dello Spaziamento, a cui il giovane partecipa con non poca impazienza, poichè desideroso di ritornare alla quiete della sua cella monastica. Il silenzio e la solitudine sono una costante nella vita di questo giovane che ha scelto di aderire all’Ordine religioso il più austero della Chiesa Cattolica.

Una vita in silenzio.

“Volevo una vita che mi conducesse nella profondità, e mi facesse arrivare a Dio. Trambusto e loquacità mi fanno male”. Queste le parole di padre Johannes Maria, che aggiunge, ” la questione della ricerca di “Dio” è andata gradualmente crescendo nella mia storia personale. Prima era una curiosità, dopo una ricerca, e ora un impegno per la vita “. La decisione di unirsi all’Ordine certosino avvenne all’età di 20 anni alla fine del 1985, quando egli abbandonò gli studi in giurisprudenza, e tra lo stupore e l’incredulità della facoltosa famiglia, il giovane entrò nella certosa tedesca di Marienau. Quando fece ingresso al Noviziato era in compagnia di 10 giovani, di cui soltanto due hanno poi conseguito la professione solenne.

La vita nel monastero non è facile. Non c’è il riscaldamento in inverno, ma solo una piccola stufa a legna in ogni cella. Lì, nella cella, in completo silenzio e nella solitudine,fatta di digiuni, preghiera, lavoro e breve riposo notturno. Anche se gli estremi in certosa non vengono accettati, coloro che praticano estremi digiuni ed anche coloro che non dormono a sufficienza vengono allontanati. Si richiede un equilibrio difficile da raggiungere. A questo proposito il Maestro del Novizi aggiunge ” dopo tre anni trascorsi nella cella non si può far finta di nulla, deve rendersi conto fino a che punto si è disposti a spendere la propria vita alla ricerca di Dio”. “In un tale confronto con se stessi, solo colui che ha una incrollabile vocazione alla solitudine può perseverare”, dice, in caso contrario, “la solitudine ed il silenzio diventano un inferno.”

In certosa non c’è tempo per la pigrizia. La vita quotidiana di un monaco è chiaramente definita. Nella sua struttura di base, ci sono i tempi per la preghiera e per gli intervalli di due o tre ore, anche di notte. Durante il giorno, il monaco ha a sua disposizione nella sua cella un giardino privato ed anche un laboratorio per il lavoro. Padre Johannes ci racconta di aver realizzato al tornio alcune conchiglie di legno per ornare il suo orticello, inoltre nella propria cella ogni monaco deve tagliarsi la legna necessaria per alimentare la stufa. Egli ci dice inoltre che “l’Ordine è come una mamma che si prende cura di me, e sembra incredibile ma non ho mai percepito la sensazione di avere del tempo vuoto”. Ho effettuato da novizio gli studi di Teologia qui in monastero, difatti la certosa di Marienau ha ereditato la grande biblioteca della vecchia “Rottenburger”dal vescovo Georg Moser.

“Le opere di intrattenimento e leggere, sono state da noi donate, abbiamo conservato la letteratura seria, la cui consultazione è consentita ai monaci. Nonostante la nostra clausura, riceviamo un giornale della diocesi, con notizie dal mondo. E’ grazie ad esso che il Priore comunica alla comunità le varie intenzioni di preghiera, e ciò che accade nel mondo “, dice il maestro dei novizi “Abbiamo inoltre una cappella all’esterno, nella quale è consentito l’accesso a tutti i fedeli che lo desiderano, aperta a tutti i visitatori, anche alle donne, la cui visita è vietata nel monastero.” Solo due volte l’anno, genitori e fratelli dei monaci possono venire a fare visita in certosa ed eventualmente assistere alle funzioni liturgiche dalla tribuna posta in Chiesa. Si conclude questa testimonianza, con la considerazione che l’aspettativa di vita dei monaci che vivono in certosa, complice il regime alimentare puramente vegetariano, è in media di 82 anni e almeno dopo circa 50 anni di silenzio e vita claustrale si verrà sepolti nella nuda terra avvolti nell’abito e con il cappuccio cucito in una fossa senza nè nome ne date. Si congeda Dom Johannes Maria “una vera provocazione per chi è disposto a perdersi in Dio..è la vita come certosino? Un avventura senza limiti che chiunque che ama Dio con tutto il cuore può intuire”

Io ho trovato questa breve testimonianza molto profonda, essa ci lascia intravedere e percepire il trasporto totale di questi uomini verso l’incontro con l’Assoluto.

La vita interiore di F. Pollien Parte seconda

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

PARTE SECONDA

LA VIA

CAPITOLO PRELIMINARE

LA VOLONTA’ DI DIO

232. Chi deve tracciare il cammino? – 233. Il regno dei cieli. – 234. Le due entrate. – 235. Le due volontà di Dio. – 236. La duplice inabitazione dello Spirito Santo. – 237. La loro unione. – 238. Divisione di questa Parte.

232. Chi deve tracciare il cammino? – Le meditazioni fatte finora circa lo scopo della mia vita, mi hanno mostrato: fino a che punto il divino è anteriore all’umano; come Dio, Creatore del mio essere, ha diritto a dominarlo; come i diritti divini precedono e dominano i miei interessi; come ciò che è mio e per me, dev’essere ricondotto nella sottomissione e sotto il dominio del mio Signore. Bisogna ora, mediante nuove considerazioni, riconoscere la superiorità pratica del divino sull’umano; vedere, secondo quanto è stato detto all’inizio (n. 48), come Dio esercita i suoi diritti sulla mia condotta e come la sua volontà s’impone alla mia. Nella prima Parte, infatti, ho visto soprattutto l’idea di Dio su di me, il piano della mia vita; in questa ne considererò l’attuazione e ne seguirò il lavoro, e vedrò come il mio Signore ne regola la condotta.

233. Il regno dei cieli. – « Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli » (Mt 7, 21), ha detto il Salvatore. Che cos’è il regno dei cieli? Un regno è un ordinamento di uomini e di cose sotto l’autorità di un re. Ora, poiché è proprio dei cieli annunziare la gloria di Dio (cf. Sal 18, 1), ed è Dio il re dei cieli, ne segue che il regno dei cieli è l’ordinamento degli uomini e delle cose sotto l’autorità di Dio e per la sua gloria. Il regno è dovunque si trova l’ordinamento. Ora, l’ordinamento di cui parliamo comincia su questa terra.

Che cos’è infatti la Chiesa, se non l’ordinamento degli uomini e delle cose per la gloria di Dio e sotto la sua autorità? La Chiesa è dunque una parte del regno. Inoltre, ogni uomo deve coordinare tutto ciò che è ed ha per il servizio di Dio. Il regno dei cieli è dunque anche in ogni anima che vive per Dio. Esso comincia su questa terra, nell’anima e nella Chiesa, e si perfeziona negli splendori eterni.

Ecco dunque il regno; che cos’è l’entrata? Nel campo morale come in quello fisico, entrata significa iniziare, accedere, introdursi in una questione, in un luogo, in un appartamento. L’entrata nel regno dei cieli è dunque l’inizio dell’ordinamento dell’anima in se stessa, o delle anime in se stesse sotto il dominio di Dio e per la sua gloria. Ogni progresso dell’ordine divino è come un’entrata in un nuovo dominio del regno. Io, dunque, entro nel regno, nel momento in cui la mia vita si sottopone al mio re per la tua gloria; ed ogni progresso nella lode di gloria è come una nuova entrata, o meglio, l’entrata in una nuova dimora; poiché, nella casa del Padre, vi sono molti posti (cf. Gv 14, 2). L’ultima entrata sarà quella che mi stabilirà nel luogo in cui loderò Dio per tutta l’eternità.

234. Le due entrate. – Nostro Signore parla di due entrate. L’una, mediante la quale il regno di Dio si avvícina a noi (cf. Lc 10, 9), viene a noi (cf. Mt 6, 10), è dato a noi (cf. Lc 12, 32), è in noi (cf. Lc 17, 21), e consiste nei doni di Dio che entrano nell’anima per formare in essa risonanze immortali e renderla degna del regno (cf. 2Ts 1, 5). L’altra mediante la quale cerco il regno di Dio io stesso (cf. Mt 6, 33), mi rendo atto ad esso (cf. Lc 9, 62), ed entro in esso (cf. At 14, 22), è costituita dagli sforzi del mio essere per elevarsi fino all’onore del mio re. Per conseguenza, già su questa terra, il regno di Dio entra in me, poiché ne ricevo i doni; ed io entro in esso, giacché ne faccio gli atti e li confermo con la mia condotta. E quando suonerà l’ora dell’eternità, allora entrerò in questo regno, definitivamente e totalmente, per glorificare Dio in eterno; ed esso entrerà in me, per inondarmi del godimento dei suoi beni.

L’entrata del regno di Dio in me si compie mediante l’azione divina; così pure la mia entrata in esso. Come avviene questo? Per quale via?

Anzitutto come? Nostro Signore dichiara che non avverrà per mezzo di parole ma di atti; vi entra non chi dice, ma chi opera. Il come non è dunque nelle parole ma nella condotta (cf. 1Cor 4, 20).

Per quale via si procede verso questa entrata? Per quella della volontà di colui che è Signore e Padre. Non col dire « Signore, Signore », si entra nel regno dei cieli, ma coll’eseguire ciò che vuole, comanda e desidera colui che è Signore.

235. Le due volontà di Dio. – Questa è dunque la via che deve scegliere e percorrere chiunque vuole entrare in questo regno; perciò deve conoscerla. La volontà di Dio è una; ma, dice san Francesco di Sales, « benché il Signore non abbia che un’unica, semplicissima volontà, noi la indichiamo con diversi nomi, secondo la varietà dei mezzi con cui la conosciamo, varietà secondo la quale noi siamo diversamente obbligati a conformarci ad essa».

Le diverse manifestazioni della volontà divina possono ridursi a due, che sono come le due mani di Dio. Con una di esse egli mi traccia le regole di ciò che debbo fare, stabilisce i limiti entro i quali dev’essere racchiuso, protetto, contenuto il mio movimento vitale: è il lato stabile, l’elemento statico della vita soprannaturale. Le leggi, le regole, le indicazioni e le istituzioni, che servono a dirigere e contenere la mia azione, appartengono a quel lato della volontà divina, che si chiama significata, perché traccia lungo il mio cammino i segni indicatori della via che debbo seguire per entrare nel regno di Dio.

Coll’altra mano, Dio agisce in me. Egli eccita ed anima, imprime l’impulso e il movimento soprannaturale: è il lato mobile, l’elemento dinamico della mia vita divina. Tutto ciò che è disposizione generale o particolare della Provvidenza, tutto ciò che è ispirazione, movimento buono, azione intima di Dio appartiene a questo lato della sua volontà che si chiama di beneplacito, perché, nella sua azione vivificante, Dio manifesta le compiacenze della bontà misericordiosa a cui egli s’ispira per stabilire in me il suo regno.

236. La duplice inabitazione dello Spirito Santo. – Le due manifestazioni della volontà divina, che cosa sono, se non la duplice inabitazione dello Spirito Santo, promessa dal Signore alla sua Chiesa? Allorché, infatti, si attribuisce a una delle Persone della Santissima Trinità qualche operazione ad extra, allo Spirito Santo sono comunemente attribuite le operazioni della volontà. Annunziandone la sua venuta, Nostro Signore disse agli apostoli: Lo Spirito di verità abiterà presso di voi e sarà in voi (cf. Gv 14, 17). Egli abiterà presso di voi; ecco la inabitazione nella casa, ossia nella Chiesa; ecco il regno dei cieli nella Chiesa; ecco l’assistenza pubblica esterna, ufficiale, per la quale lo Spirito di verità mantiene le leggi divine e dirige le persone che hanno il compito d’interpretarle. Egli sarà in voi; ecco l’inabitazione intima, personale dello Spirito Santo, che agisce nell’anima e vi produce i fervori misteriosi della vita eterna; è il regno dei cieli in ogni anima fedele.

Da una parte, dunque, un potere regolatore mi dà la norma esterna di ciò che debbo fare; dall’altra, un movimento eccitatore mi dà l’animazione interna. Da un lato, l’autorità sociale, destinata a contenere; dall’altro, l’azione individuale, destinata a vivificare. Da un lato il corpo, dall’altro l’anima della vita cristiana.

237. La loro unione. – Queste due manifestazioni della volontà divina, queste due mani di Dio, questa duplice inabitazione dello Spirito Santo, queste due entrate nel regno non possono andare disgiunte nella formazione della mia vita. La mia attività dev’essere, ad un tempo, contenuta ed animata dallo Spirito di Dio. Mentre le regole della volontà significata, stabili e fisse, servono di norma all’esterno, le operazioni viventi, mobili e varie, della volontà di beneplacito, animano, trasformano l’anima in tutte le potenze. E’ in tal modo che le due mani di Dio si uniscono per contenere ed eccitare il mio movimento.

238. Divisione di questa Parte. – Ecco dunque tre punti: regole esterne della mia azione per Dio; segreti intimi dell’azione di Dio in me, unione vivente di questi due elementi formativi della mia vita. Da ciò tre domande: 1) Quali sono le regole tracciate alla mia azione dalla volontà significata? 2) Qual è la parte di azione che il beneplacito divino esercita sulla mia vita? 3) In che modo queste due azioni si uniscono? I tre libri seguenti saranno totalmente dedicati a risolvere queste tre questioni. Quando saprò quale debba essere la mia azione, l’azione di Dio, l’unione della mia azione con quella divina, conoscerò la mia via, saprò per quale cammino l’anima si eleva fino alla glorificazione del suo Creatore.

Questa seconda Parte è divisa perciò in tre libri aventi per titolo:

Il primo: la volontà significata.

Il secondo: la volontà di beneplacito.

Il terzo: il concorso delle due volontà.

È bene notare che, se le esigenze della chiarezza richiedono la divisione delle tre idee e la loro esposizione separata, non ne segue tuttavia che la volontà significata sia disgiunta dalla volontà di beneplacito, giacché, nel mio cammino verso Dio, esse sono collegate ed unite come il vapore ai tubi che lo contengono, come l’acqua al canale nel quale scorre. Non bisogna concludere che la pietà attiva é quella passiva, nel modo come vanno qui intese, siano due stati successivi dell’anima. Esse sono i due fattori di uno stesso movimento. Per meglio comprenderle tratterò dapprima ciascuna separatamente in due libri distinti, per poi considerarne, in un terzo libro, la sintesi vivente.

Fratello Pedro Roger Professo di Seitz

celebrazione-funebre

Una struggente storia legata alla vita esemplare di un poco noto fratello converso, ed al suo prodigioso momento del trapasso.

Non sappiamo per quali circostanze Pedro Roger, di origine parigina, raggiunse i confini dell’Austria e decise di entrare nella Certosa di Seitz, dove prese l’abito di converso. Ma quello che sappiamo è che visse ben presto un modello di pietà, di regolarità e, soprattutto, di pazienza. Affetto, ancora giovane, da un tremito nervoso quasi costante, passava le giornate e le notti seduto su una sedia. Era incapace di camminare senza sostegno. Un uomo robusto che aveva bisogno di tenere i piedi a riposo. La rassegnazione del povero Fratello si confermava in ogni momento. Lo chiamavano “il marmo”, perché era decisamente impassibile. Noi non sapremo mai fino a che punto la sua natura effervescente fu provata da questo stato di impotenza fisica. Non gli mancavano le cure. Alcuni palliativi furono usati fino alla sazietà. Il migliore, se non l’unico calmante, erano i sacri nomi di Gesù e di Maria. Li aveva sempre sulle labbra e con accentuata fede, li pronunciava!

Tuttavia, il Priore di Seitz, Dom Vian Gravel, fu invitato a ricevere il premio della sua vita spesa come buon servo e cristiano fedele.

Appresa la notizia, il Fratello Pedro Roger, chiese al Vicario il permesso di partecipare alla cerimonia funebre. Al tempo fissato, i confratelli lo trasportarono in chiesa. Immediatamente sentì una voce che gli disse: «non è qui; è al bordo della tomba del Priore che recupererai l’utilizzo delle tue membra». Appena entrò nel cimitero, qualcosa di strano accadde in lui. Si sentì sollevato, si alzò e camminò senza l’aiuto di nessuno.

Alla vigilia della sua morte, dopo aver ricevuto il viatico e l’estrema unzione con piena consapevolezza, il Fratello Pedro vide il cielo aperto e vide Dom Gravel rivestito con i paramenti sacerdotali, assistito da due santi conversi deceduti nell’anno precedente. Tutti i tre monaci avanzavano verso di lui e lo invitavano ad accompagnare loro al palazzo degli eletti. Il morente raccontò la sua visione alla comunità ed al Vicario che presiedeva la cerimonia, perché si credé nel dovere di seguire il suo amato Padre. Il diavolo tentò invano di turbare questa scena toccante. Pochi istanti dopo, il servo di Dio prese fiducioso il cammino verso la patria celeste (24 febbraio 1626).

Certose storiche: Padula

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La certosa storica dell’approfondimento odierno è situata in Italia, e più precisamente nel vallo di Diano, in provincia di Salerno. Sto parlando della sontuosa certosa di San Lorenzo sita in Padula. Il primo complesso monastico certosino sorto in Campania nel 1306 prima della certosa di San Martino di Napoli (1325) e San Giacomo di Capri (1371). La maestosità di questa certosa si può riassumere con alcuni dati unici ed impressionanti. Con una superficie di 51.500 m², e con un Chiostro Grande su cui si affacciano 26 celle monastiche e che misura 149 m. X 104 m.( il più esteso d’Europa), risulta essere la più grande certosa italiana e tra le più grandi d’Europa. Premesso ciò, va detto che nella sua lunga vita claustrale, dalla fondazione( 1306) fino alla soppressione napoleonica (1807) vi si sono susseguiti importanti lavori di ristrutturazione ed abbellimento che perdurarono dal 1587 al 1799. A seguito della soppressione la certosa subì una spoliazione di diverse opere d’arte, trafugate dai francesi. Alla fine dell’ottocento fu dichiarata monumento nazionale, ma cadde in un abbandono, dal quale solamente negli anni 60 del novecento riuscì a risollevarsi. Si susseguirono vari lavori di consolidamento e nel 1988 la certosa di san Lorenzo è stata dichiarata patrimonio dell’umanità dell’UNESCO. Oggi è visitabile in quasi tutti i suoi ambienti.Da questo blog vi ho narrato l’evento storico legato ad i certosini ed alla visita di Carlo V che vi soggiornò con il suo esercito nel 1535 di ritorno dalla battaglia di Tunisi. Tante sono le iscrizioni nei vari ambienti claustrali che aiutano a comprendere questa oasi di pace. Sull’arco della porta che immette nel Chiostro Grande, vi è scritta la sintesi di questo luogo sublime: “Qui c’è sicura quiete, qui si passa per andare al cielo. Resta qui per sempre o pellegrino, la quiete stessa di farà perseverare”. Altra iscrizione, tra l’altro da me scelta come titolo dell’homepage di Cartusialover, è posta alla sommità della straordinaria scala sapienziale, ovvero i trentotto scalini monolitici che conducono alla biblioteca, essa recita: “Dà al saggio l’occasione e la sua sapienza aumenterà”.Come di consueto per la descrizione di una certosa storica, per una migliore comprensione del luogo mi affiderò alle immagini, ma in questo caso mi avvarrò anche di una preziosissima visita virtuale. Essa ci permetterà di muoverci nei sontuosi ambienti monastici presenti a Padula a 360°, per coglierne ogni minimo particolare. Inoltre a corroborare questo articolo vi è un video, che spero vogliate seguire, nel quale vi è una disamina storica e descrittiva con un apprezzabile approfondimento storico del luogo.

BUONA VISIONE

VIRTUAL TOUR A 360°

dettagliatissima, divertiamoci con questa straordinaria visita virtuale!

PRIMA PARTE

SECONDA PARTE

VIDEO

La vita interiore di F. Pollien

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CONCLUSIONE

231. Ecco dunque ciò che san Paolo chiama il termine della vocazione soprannaturale in Gesù Cristo. Non ho che da slanciarmi in questa vocazione, seguendo le orme del grande apostolo. Infatti, egli dice: « Quello che poteva essere per me un guadagno, l’ho considerato una perdita a motivo di Cristo. Anzi, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo… Non però che io abbia già conquistato il premio o sia ormai arrivato alla perfezione; solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perché anch’io sono stato conquistato da Gesù Cristo. Fratelli, io non ritengo ancora di esservi giunto, questo soltanto so: dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la meta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.

Quanti dunque siamo perfetti, dobbiamo avere questi sentimenti; se in qualche cosa pensate diversamente, Dio vi illuminerà anche su questo. Intanto, dal punto a cui siamo arrivati, continuiamo ad avanzare sulla stessa linea » (Fil 3, 7-17).