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La leggenda di Raimondo Diocrés

LA LEGGENDA DI RAIMONDO DIOCRÉS

Raimondo Diocrés

L’episodio leggendario, riguardante Raimondo Diocrés, ed oggi contestato dagli studiosi, fu inserito, alla fine del XIII secolo, da un certosino di Meyriat nella stesura dell a cronaca “Laudemus”, uno dei più antichi racconti agiografici pervenutoci e successivamente ripreso dalla “Vita antiquior” del 1300 circa, che fa parte della cronaca dei primi cinque priori della Gran Certosa, e dall’opera di Heinrich Egher von Kalkar “Ortus et decursus Ordinis Cartusiensis” del 1398. Esso riveste una fondamentale importanza, poiché la tradizione agiografica ne ha fatto la “vera causa” del ritiro di San Bruno nella solitudine dell’eremo.


Vi riportiamo il fatto sconvolgente, avvenuto alla presenza di migliaia di testimoni ed esaminato in tutti i particolari dai dottissimi Bollandisti.
Era morto a Parigi il professore della Sorbona Raimondo Diocrés. Nella chiesa di Nòtre Dame si svolgevano i solenni funerali. Oltre a molti semplici fedeli vi parteciparono numerosi professori e discepoli del defunto.
La salma era collocata nel mezzo della navata centrale, coperta, secondo l’uso di quel tempo, da un semplice velo. Cominciate le esequie, allorché il sacerdote disse le parole del rito:

“Rispondimi: quante iniquità e peccati hai…?”, si udì una voce sepolcrale uscire da sotto il velo funebre: “Per giusto giudizio di Dio sono stato accusato!”.
Fu tolto subito il drappo mortuario, ma si trovò il defunto immobile e freddo. La funzione, improvvisamente interrotta, fu subito ripresa fra il turbamento generale. Poco dopo il cadavere si alzò davanti a tutti e gridò con voce ancora più forte di prima:

“Per giusto giudizio di Dio sono stato giudicato!”.
Lo spavento dei presenti giunse al colmo. Alcuni medici si avvicinarono al defunto, ripiombato nella sua immobilità, e constatarono che era veramente morto. Non si ebbe però il coraggio, per quel giorno, di continuare il funerale e si rimandò al domani.
Intanto le autorità ecclesiastiche non sapevano che cosa decidere. Alcuni dicevano:

“E’ dannato; non è degno delle preghiere della Chiesa!”. Altri osservavano: “Non si può essere sicuri che Diocrés sia dannato! Ha detto di essere stato accusato e giudicato, ma non condannato”.
Anche il Vescovo fu di questo parere. II giorno seguente fu ripetuto l’ufficio funebre, ma giunti alla stessa frase prevista dal rito: “Rispondimi…” il cadavere si alzò nuovamente da sotto il velo funebre e gridò: “Per giusto giudizio di Dio sono stato condannato all’inferno per sempre!”.
Davanti a questa terribile testimonianza, cessarono i funerali e si decise di non seppellire il cadavere nel cimitero comune.
Il prodigio era evidentissimo e molti si convertirono.
Tra i presenti c’era un certo Brunone, discepolo e ammiratore del Diocrés; era già un buon cristiano, ma in quell’occasione decise di lasciare le attrattive del mondo e di darsi alla penitenza. Altri seguirono il suo esempio. Brunone divenne fondatore di un Ordine Religioso, il più rigoroso della Chiesa Cattolica: l’Ordine dei Certosini. In seguito morì da Santo.
Chi va oggi a Serra San Bruno, in Calabria, può visitare il monastero fatto costruire dal Santo, ove sono sepolti, tra gli altri, non pochi uomini illustri che hanno lasciato tutto per dedicarsi interamente alla preghiera, al lavoro, all’aspra penitenza e al più rigoroso silenzio.
II mondo potrà giudicare pazzi costoro, ma in realtà sono sapienti; seguendo le orme del fondatore, al pensiero dell’inferno, perseverano nella vita di mortificazione per guadagnarsi il paradiso.

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