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“La monachella di San Bruno”

LA MONACHELLA DI SAN BRUNO

(1875-1953)


In questo articolo, voglio narrarvi la storia di Mariantonia Samà meglio nota come la monachella di San Bruno. Ella nacque il 2 marzo del 1875, a Sant’Andrea dello Ionio, in provincia di Catanzaro figlia unica fu cresciuta solo dalla madre poiché il padre Bruno morì prima della sua nascita. La sua infanzia fu caratterizzata da una profonda povertà, insieme alla madre viveva in un tugurio senza luce, acqua e pieno di umidità. Mariantonia seguiva la mamma nel lavoro dei campi, malvestita, scalza e spesso malnutrita, in condizioni di estrema miseria tipiche delle popolazioni dei paesini montani calabresi alla fine dell’Ottocento. All’età di circa dodici anni, Mariantonia dopo aver accompagnato la madre a fare il bucato al fiume, nel ritornare a casa, tormentata dalla sete decide come suo solito di abbeverarsi ad una pozza d’acqua. Dopo esser tornata a casa la bambina cominciò a stare male, come paralizzata contorcendosi e bestemmiando per circa un mese. Fra tutti coloro che assistono ai tormenti della poverina, si diffonde l’idea che essa bevendo in quella pozza d’acqua sia diventata indemoniata. Nonostante varie preghiere e suppliche la bambina non guarisce, e così dopo alcuni anni, una colta baronessa del luogo, Enrichetta Scoppa, decide di portare a sue spese la piccola Mariantonia alla Certosa di Serra San Bruno per farla esorcizzare.

Agli inizi del 1500, verso l’anno 1505, a Serra avvenne un lietissimo evento, ossia il ritrovamento nella chiesa di S. Maria del Bosco del corpo di San Bruno, le cui reliquie furono portate solennemente in processione, il martedì di Pentecoste. Da allora in Calabria si era diffuso il suo culto come taumaturgo e liberatore degli indemoniati, chiamati anche ossessi o spirdati. Gli esorcismi avvenivano pubblicamente con lunghi riti collettivi che si svolgevano il lunedì e il martedì dopo Pentecoste nel laghetto in mezzo al quale si trova la statua di San Bruno penitente, poco lontano dalla Certosa. Nel mese di giugno del 1894, Mariantonia accompagnata dalla mamma viene trasportata, all’interno di una cassa sorretta da quattro uomini, attraverso i sentieri di montagna da Sant’Andrea a Serra in un estenuante tragitto della durata di otto ore. La comitiva con l’inferma giunse a Serra circa a mezzogiorno, e dopo averla immersa ripetutamente nelle acque del laghetto miracoloso senza ottenere risultati, si incamminò fermandosi davanti all’ingresso della certosa. Cominciarono i rituali per l’esorcismo, che proseguirono per circa cinque ore alla presenza del priore don Pio Assandro, il quale decise di far prendere dall’altare maggiore il busto reliquiario contenente le ossa di San Bruno per sistemarlo davanti alla portineria dove era situata Mariantonia. A quel punto succede il miracolo: Mariantonia alla vista del busto argenteo di  San Bruno, si solleva da sola, abbraccia la statua gridando “San Bruno mi ha fatto la grazia!” a seguito del prodigio la popolazione esulta e provvede a bruciare i vestiti e la cassa che aveva trasportato la ragazza. Essa fa ritorno a Sant’Andrea percorrendo la strada per Soverato che simbolicamente, nei casi di liberazione dal demonio, significava abbandonare la strada vecchia e intraprenderne una nuova. Dopo la guarigione la ragazza visse in salute per due anni, poi fu afflitta da una grave forma di artrosi che la costrinse di stare a letto, coricata sulla schiena, con le gambe rattrappite e le ginocchia levate. L’ennesimo prodigio è rappresentato dal fatto che la poverina visse in quella posizione per sessant’anni, fino alla morte avvenuta nel 1953. Durante questo lungo periodo a  Mariantonia rimase solo l’uso delle mani per sgranare il rosario e mangiare qualcosa con le dita, la poverina all’età di 34 anni perse la madre ma non rimase sola poiché le persone del paese si avvicendavano per assisterla. Ogni mattina riceveva la comunione e tre volte al giorno, mattina, mezzogiorno e sera, c’era nella sua casetta la recita del rosario in latino insieme con le visitatrici, fu venerata come una santa ed alla gente che gli chiedeva intercessioni, grazie e miracoli Mariantonia dava speranza e fiducia con la sua voce flebile e dolce. La baronessa Scoppa, aveva donato il suo palazzo alle Suore Riparatrici del Sacro Cuore, le quali elessero loro consorella con voti privati Mariantonia  che da allora con il capo coperto dal velo nero della congregazione fu chiamata la Monachella di San Bruno. Le Suore Riparatrici del Sacro Cuore, alle quali la baronessa Scoppa aveva lasciato il suo palazzo di Sant’Andrea, la elessero loro consorella con voti privati, e da allora la sua testa fu coperta con il velo nero della congregazione e Mariantonia fu chiamata la Monachella di San Bruno. Il 27 maggio 1953, all’età di 78 anni ella si spense tra lo stupore del popolo che la acclamò subito come una santa, alla luce del fatto che il suo corpo risultò prodigiosamente senza piaghe da decubito, e la sua pelle appariva fresca e liscia. Fu portata in processione per le strade del paese, poi la salma rimase esposta al pubblico fino al 29 maggio, quando fu tumulata nella Cappella delle Suore Riparatrici del Sacro Cuore, per loro espresso desiderio. Dopo la sua morte le testimonianze delle grazie ottenute dai fedeli si moltiplicarono, la segnalazione di prodigi come la bilocazione, il profumo di rose o gelsomino, l’intercessione in situazioni difficili e le guarigioni miracolose si ripeterono.

Dopo cinquant’anni, dal 3 agosto 2003 i sacri resti di Mariantonia Samà sono stati traslati dalla Cappella delle Suore, alla Parrocchia dei Santi Pietro e Paolo, a S. Andrea dello Ionio. Nella stessa chiesa con una cerimonia solenne in data 5 agosto 2007, venne annunciata l’apertura dell’inchiesta diocesana per la canonizzazione della serva di Dio Mariantonia Samà, mentre il 2 marzo del 2009 ne è stata formalizzata la chiusura. Pertanto l’intera documentazione è ora a Roma presso la Congregazione per le Cause dei Santi, nell’attesa la invochiamo.

Preghiera
Signore Gesù, che hai voluto chiamare la tua serva Mariantonia a seguirti da vicino sulla via della croce vivendo immobile a letto per sessanta anni, concedimi di poterti amare anche nelle dure prove della vita.
Ti prego umilmente di voler glorificare questa tua serva e di accordarmi, per sua intercessione, la grazia particolare che ti chiedo… Amen.
Pater, Ave, Gloria