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Urbano II

URBANO II

(ODDONE EUDES DI LAGERY)


Oggi voglio illustrarvi la figura del pontefice Urbano II, che come Ugo di Chateauneuf fu alunno di San Bruno, ed anch’egli è stato un personaggio importante per lo sviluppo dell’Ordine certosino.

Oddone di Lagery, nasce intorno al 1040 nei pressi di Châtillon-sur-Marne da una nobile famiglia francese. Venne da subito educato all’insegnamento cristiano, studiò poi a Reims diventando arcidiacono. Successivamente dietro consiglio del suo insegnante maestro Bruno, lasciò l’incarico ed entrò nell’Abbazia di Cluny dove divenne priore. Nel 1077 fu tra gli accompagnatori dell’abate di Cluny a Canossa presso il Papa Gregorio VII, il quale un anno dopo lo chiama in Italia e lo nomina vescovo di Ostia e Velletri, succedendo a Pier Damiani. Successivamente per due volte ebbe l’incarico di Legato pontificio in Germania, nella controversia con l’imperatore Enrico IV. Ottone fu uno dei più importanti ed attivi sostenitori delle riforme gregoriane e fu per questo che Gregorio lo nominò come suo possibile successore. Ma alla morte di Gregorio VII venne però eletto Desiderio, abate di Monte Cassino, che prese il nome di Papa Vittore III. Il suo pontificato durò poco e fu molto travagliato, in quanto imperversava in Roma anche l’antipapa Clemente III. Il giorno 8 marzo 1088 nel corso di un piccolo conclave di circa 40 tra cardinali ed altri prelati, tenutosi a Terracina, fu eletto pontefice Ottone, che succedeva a Vittore III, egli fu il159° papa della Chiesa cattolica, ed assunse il nome di Urbano II. Ma inizialmente non potè entrare in Roma per la presenza dell’antipapa Clemente III e si dovette fermare all’Isola Tiberina dove visse di elemosine. Poi il 3 luglio 1089 entrò trionfalmente a Roma mentre l’antipapa Clemente III (1080-1100) voluto dall’imperatore Enrico IV, fuggì a Tivoli. Insediatosi sul soglio Pontificio Urbano II, proseguì ed attuò la riforma di Papa Gregorio VII con grande determinazione, ed in vari sinodi confermò la lotta contro la simonia e l’investitura laica e si espresse a favore del celibato del clero e della rinnovata opposizione all’imperatore Enrico IV. Da Roma si spostò viaggiando nell’Italia meridionale dove riunì il noto Concilio di Melfi, poi raggiunse la famosa abbazia di Cava dei Tirreni, per consacrarne la stupenda chiesa e recandosi in pellegrinaggio a Montecassino, sulla tomba di San Benedetto, si narra che ottenne la guarigione dai calcoli renali. Raggiunse poi Bari per consacrare la basilica di San Nicola, ove vi ripose le reliquie del santo portate dall’Oriente.

E’ in questo clima difficile, che il pontefice Urbano II decide di chiamare il suo maestro Bruno, nel frattempo ritiratosi nel “deserto” di Chartreuse, per poter ottenere saggi consigli. Per Bruno fu un gran dolore doversi distaccare dai suoi confratelli, ma dovette obbedire. A seguito della sua partenza i suoi compagni, smarriti, avevano deciso di abbandonare la vita eremitica, poi fortunatamente essi compresero che il loro isolamento monastico non doveva dipendere dalla presenza del fondatore ma dal Signore, e vi tornarono. La  presenza di Bruno a Roma va dall’autunno del 1089 all’estate del 1090, il fondatore dei certosini probabilmente non partecipò al Concilio di Melfi, ma seguì successivamente il papa quando fu costretto a fuggire da Roma per rifugiarsi presso i normanni in Calabria. Urbano II decise di offrire a Bruno il vescovado di Reggio Calabria, ma egli lo rifiutò chiedendo al Papa di poter tornare alla vita contemplativa. Il pontefice accettò la richiesta, ma a condizione che Bruno restasse in Calabria, in territorio normanno. Così grazie alla munificenza del conte Ruggiero in località Santa Maria della Torre, a 850 metri d’altezza in un luogo boscoso ed impervio, Bruno riceve ed accetta l’offerta di un terreno, che ritiene idoneo  per poter ricominciare la sua vita eremitica. In questo luogo verrà edificata la certosa che inizialmente prenderà il nome di Santa Maria della Torre, la cui chiesa verrà consacrata il 15 agosto del 1094. Bruno, continuerà ad assistere Urbano II, seguendolo e consigliandolo nelle difficili decisioni che stava per prendere. Nel marzo del 1095 il papa indisse il Concilio di Piacenza dove ricevette un ambasciatore dell’Imperatore Bizantino Alessio I Comneno, che chiedeva aiuto contro i musulmani. Poi il 27 novembre dello stesso anno in Francia al Concilio di Clermont, Urbano II proclamò la “prima crociata”, provocando un grande entusiasmo tra le migliaia di persone accorse, che al grido “Dio lo vuole” partirono per la spedizione con l’intento di strappare la Terra Santa dalle mani dei musulmani. Il pontefice continuò la sua instancabile opera per portare l’Italia meridionale saldamente nella sfera d’influenza cattolica, viaggiando e tenendo sinodi. Ritornato a Roma nell’aprile del 1099, tenne il suo ultimo concilio in S. Pietro, ma . La notizia della presa di Gerusalemme del 15 luglio 1099, però, non arriverà in tempo al capezzale di Urbano II, il quale muore il 29 luglio dello stesso anno. La figura di questo pontefice è quindi legata alla prima crociata, ma i fedeli lo venerarono principalmente per la sua vita austera ed ascetica. Principalmente in Francia si diffuse la sua devozione, ed il vescovo di Reims chiese a papa Leone XIII la conferma di questo culto, che fu approvato il 14 luglio 1881 con il titolo di beato,  la data della  sua celebrazione fu fissata per il 29 luglio.

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