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Petrarca ed i certosini

PETRARCA ED I CERTOSINI


Francesco Petrarca, è stato uno dei più grandi poeti della letteratura italiana, la sua opera principale fu il Canzoniere, ma ai suoi tempi egli fu principalmente noto per la sua estrema cultura. Francesco nato ad Arezzo nel 1304, da padre notaio in esilio da Firenze ebbe come unico fratello Gherardo, nato nel 1307. Si trasferirono ad Avignone, dove cominciarono i loro studi, poi i due fratelli si recarono all’università di Bologna per studiare Diritto Civile, ed insieme nel 1321 intrapresero diversi viaggi nell’Italia centrale. Poi in seguito alla morte del padre, essi fecero ritorno ad Avignone dove si dettero alla vita mondana. Francesco incontrò Laura a cui dedicò il già citato Canzoniere, mentre Gherardo amò profondamente una donna, la quale morendo prematuramente, nel 1340, spinse il più giovane Petrarca ad una profonda conversione interiore che lo portò a scegliere la vita monastica certosina. Nell’aprile del 1343, Gherardo entrò nella certosa di Montrieux, dove visse l’intera esistenza nell’osservanza della severa regola monastica. Questa drastica scelta, destò in Francesco una profonda crisi spirituale, poiché egli era molto legato al fratello essendo stato, come abbiamo visto, compagno di studi e amori giovanili. I due fratelli non ebbero modo più di incontrarsi fino al 1347, quando il poeta si recò in visita alla certosa di Montrieux, dove si trattenne un giorno ed una notte, accolto calorosamente dall’intera comunità monastica. Egli durante questo breve, ma intenso soggiorno, partecipando attivamente alla vita dei monaci rimase letteralmente rapito dall’atmosfera della certosa. Ciò lo spinse alla stesura del De Otio Religioso, dedicato ai certosini di Montrieux, un componimento teso ad esaltare l’operosa serenità dei religiosi dediti alla contemplazione, che definì, “angeli Dei in terra et in terrenis corporibus habitantes” (“angeli di Dio in terra, abitanti in corpi mortali”), di cui si impegna a elogiare il modus vivendi. Il poeta loda l’ascetismo monastico contrapponendolo alla vita vana di coloro che inseguono ricchezze e onori, definendo inoltre la solitudine dei certosini come “la migliore condizione di vita possibile”. Rimase ammaliato dal soave “angelico canto” dei monaci, affermando che “questo silenzio e questa salmodia angelica rapiscono l’anima al punto di farle dimenticare il tempo. Essi si elevano fino alla soglia dell’eternità”. Già un anno prima, Petrarca aveva trattato nel De vita solitaria i contrapposti della vita dell’”indaffarato, infelice abitante di città” («occupatus, infelix habitator urbium») e di quella del “solitario e praticante dell’otium, felice” («solitarius atque otiosus, felix»), basandosi su esempi offerti da eremiti, personaggi biblici, santi fondatori, eroi, e celebri peccatori che abbracciarono la solitudine. Inoltre Francesco Petrarca, scrisse delle Epistole, ovvero una raccolta di lettere in prosa latina che rappresentano la migliore fonte per la ricostruzione della vita del poeta, e del suo pensiero. Tra le tante vogliamo segnalarvi, quella che descrive l’ascesa al Monte Ventoso ( in Provenza 1990m.), cioè una scalata compiuta dal poeta insieme all’inseparabile fratello Gherardo. L’ascensione al monte non è il semplice resoconto di una scalata in compagnia, bensì una lettera di forte valore simbolico e ricca di elementi allegorici.

Il poeta  scrive delle sue difficoltà di scalatore, rappresentate dal conflitto interiore a cui è sottoposto, ovvero il desiderio di congiungersi fisicamente con Laura e il rispetto delle morali cristiane. Il fratello Gherardo invece, salirà il monte speditamente, non perché abile alpinista, ma a causa della sua condizione di “leggerezza” dovuta al fatto di essere monaco certosino scevro dal “peso” dei beni materiali, presupposto indispensabile per raggiungere la vetta, simbolo della salvezza.

Il poeta ricorda in un’altra epistola , le gesta eroiche del fratello Gherardo, il quale nel 1348 durante una terribile epidemia di peste abbattutasi sulla certosa di Montrieux che uccise trentaquattro religiosi, fu l’unico che riuscì a sopravvivere. Gherardo, assistette i suoi confratelli fino alla morte e con la sola compagnia di un cane, rimase nel convento, chiedendo al capitolo generale nuovi monaci per ripopolare l’antica certosa a cui era molto legato. Non possiamo non ricordare infine, le frequentazioni avute da Francesco Petrarca nella certosa di Milano nel periodo (dal 1353 al 1361) in cui risiedette nella città lombarda. La tradizione narra che il Petrarca si recasse dai certosini ogni settimana, e che ebbe modo di definire la Certosa di Milano bella e nobile“. La stima nei confronti dei certosini era ricambiata, poiché le opere succitate del Petrarca, erano molto diffuse nelle ricchissime biblioteche delle certose. Il poeta morì nel 1374 ad Arquà, gli sopravvisse il fratello Gherardo che al termine della sua esistenza fece un cospicuo lascito alla sua amata certosa di Montrieux.

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