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Le profezie del beato Antonio le Cocq

BEATO ANTONIO LE COCQ

(Avigliana, 1390 – Pesio, 22 marzo 1458)


Oggi 22 marzo, in occasione della ricorrenza della sua morte, voglio narrarvi gli episodi leggendari legati all’esistenza dell’ascetico Padre certosino, Antonio le Cocq. Egli nacque nel 1390, ad  Avigliana da una nobile famiglia, risultata poi essere gli antenati di Camillo Benso Conte di Cavour. Antonio da giovanissimo, a vent’anni, decise di diventare certosino ed entrare nella antica Grande Chartreuse, anziché scegliere la certosa a lui più vicina ovvero quella di Montebenedetto. Subito dopo essere entrato nel complesso monastico fu nominato sacerdote, e fece la professione solenne distinguendosi da subito per le sue rare qualità. Il suo zelo e la sua abnegazione alla severa regola certosina, lo resero celebre anche oltre le mura del convento facendo giungere una moltitudine di pellegrini, nobili e non, attratti dal suo carisma. Dopo aver trascorso sei anni in Francia, il Capitolo Generale decise, che a causa della sua crescente reputazione rea di attirare persone avide di conoscerlo, era stata turbata la quiete eremitica, pertanto Padre Antonio doveva essere trasferito nella remota e tranquilla certosa di Pesio. Giunto nel tranquillo insediamento monastico, nei pressi di Cuneo, egli si diede alla vita claustrale con maggiore slancio, pregando, meditando e dilettandosi a ritrarre immagini sacre. Ma sopraggiunsero degli episodi, forse leggendari, che accrebbero ulteriormente la sua fama, si narra che dicendo messa spesso il suo corpo lievitava andando in estasi, e che aveva la facoltà di prevedere gli eventi. La sua notorietà lo portò ad avere stretti rapporti con i Duchi di Savoia, e con il re di Francia Carlo VIII, e con sua figlia Jolanda a cui dedicò un trattato sul Libro di Giobbe. Ma soprattutto su richiesta di Jolanda ospitò Luigi suo fratello, il quale in contrasto con il padre voleva anzitempo essere incoronato re di Francia. Il carismatico Padre Antonio riuscì con parole suadenti a dissuaderlo da intenti combattivi, predicendogli il futuro, annunciandogli che si sarebbe presto riconciliato con il padre e che successivamente sarebbe diventato il nuovo sovrano francese. Puntuale la profezia si avverò e Luigi XI ascese al trono nel 1461, risultando essere colui che consolidò la pace dopo la sanguinosa guerra dei Cent’anni. Padre Antonio purtroppo non riuscì ad assistere alla realizzazione della sua profezia, poiché dopo quarantotto anni di vita monastica egli morì serenamente il 22 marzo del 1458. La sua notorietà aumentò anche dopo la sua morte, poiché sul luogo della sua sepoltura si compirono vari miracoli, e le persone si convinsero che le piante ed i fiori che crescevano spontanei vicino la tomba avessero prodigiosi poteri medicamentosi. Ancora una volta la quiete monastica era turbata dal frastuono provocato dall’accorrere dei fedeli, devoti a Padre Antonio, il quale “rispose”  obbedientemente alla richiesta del priore che gli chiedeva di non fare più grazie. Anche la particolare devozione dei regnanti di Francia non si interruppe, continuarono difatti lasciti e donazioni  alla certosa di Pesio. Nel 1494 Carlo VIII successore di Luigi XI, diretto alla conquista di Napoli, fermatosi ad Asti perché affetto da vaiolo, chiese al priore di Pesio di potergli inviare il libro delle profezie scritto da Antonio le Cocq, e custodito gelosamente nella certosa. Purtroppo dopo averlo inviato al re, il prezioso manoscritto andò disperso, come tutti gli altri componimenti che egli scrisse nel corso della sua santa esistenza. L’Ordine certosino tributò a Padre Antonio il titolo di beato, non ratificato dalla Chiesa perché umilmente non richiesto dai monaci di San Bruno. Voglio concludere questo articolo, narrando l’episodio più mitico legato a questo incredibile personaggio, conosciuto come il miracolo della “Croce del Frate”. Si racconta che un giorno Padre le Cocq, in cerca di un luogo particolarmente idoneo per la sua proverbiale ascesi, si sia recato su di una vetta posta di fronte alla certosa di Pesio, in località Bric della Croce, e che sia rimasto in estasi per la durata di cento anni!!!Al termine di tale periodo, pare abbia fatto ritorno al convento tra la meraviglia dei monaci che lo “riconobbero”, ma solo per la sua incancellabile fama.