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Guigo I

GUIGO I
(DI CASTRO O DU CHASTEL)
(1083 – 1136)


Dopo aver trattato nei mesi scorsi, quei personaggi che pur non essendo appartenuti all’Ordine certosino, hanno avuto una fondamentale importanza per lo sviluppo dello stesso, intendo farvi conoscere quei monaci di spicco che ne hanno fatto la storia. Il principale tra quelli che tratterò, è sicuramente Guigo I, colui che si occuperà della stesura scritta della regola dell’Ordine. Guigo du Chastel (di Castro), nasce da nobile famiglia nel 1083 nel castello di Saint Romain de Mordanne, nella diocesi francese di Valence, egli dopo esser stato nominato sacerdote a Grenoble, decide di entrare nella Grande Chartreuse nel 1106, a soli 23 anni. Le sue virtù gli permettono di essere eletto dopo appena tre anni, quinto Priore della certosa, nella quale sono ancora in vita tre compagni di Bruno, fondatore della stessa. Ciò gli consentirà di apprendere verbalmente le testimonianze di coloro che hanno conosciuto personalmente Maestro Bruno e di poter quindi raccogliere i suoi insegnamenti, e condividendone lo stesso ideale di vita contemplativa, poté così dare ai certosini le”Consuetudines Domus Cartusiae” redatte tra il 1127 ed il 1128. Spinto anche dalla pressione esercitata da Ugo vescovo di Grenoble, il quale sempre attento ai certosini, gradiva che si osservassero strettamente le primitive osservanze, Guigo mise per iscritto ciò che si praticava quotidianamente, i costumi, a cui si conformarono poi tutte le altre certose. Guigo pertanto non è un legislatore, ma semplicemente colui che trascrive l’esempio e le parole di Bruno. Nel periodo che egli sarà priore, ben 27 anni, Guigo favorirà anche lo sviluppo dell’Ordine, difatti il numero delle certose passerà dalle due già esistenti  a dieci. Oltre alla Grande Chartreuse ed a quella di Serra San Bruno, sorsero le comunità di Portes, les Écouges e Sylve Bénite, Meyrat, Durbon, Arvières, Mont-Dieu, e Montrieux.  A Guigo si deve inoltre il merito di aver fatto ricostruire la Grande Chartreuse, distrutta da una valanga abbattutasi sull’eremo il 30 gennaio del 1113, e per l’effetto della quale persero la vita, seppelliti dalla neve, dieci padri ed un fratello converso. La sua intensa attività, si espresse anche nel campo letterario, scrisse infatti la vita di San Girolamo, andata perduta, nonché una raccolta di numerose ( 480) “Meditazioni” , che costituiscono per il loro contenuto la summa della teologia medievale. In esse sono raccolte delle riflessioni derivanti dalla conoscenza di testi liturgici e patristici, e destinati ad alimentare la vita ascetica dei certosini. Inoltre Guigo, nel 1134, su invito di papa Innocenzo II, in occasione della successiva canonizzazione di Ugo vescovo di Grenoble, redige una Vita del santo, amico e benefattore di Bruno ed i suoi seguaci. La sua fama, lo portò ad avere rapporti di amicizia con personalità di spicco della sua epoca, con i quali ebbe un rapporto epistolare. Sono sette le lettere, che tuttora si conservano indirizzate tra l’altro ai suoi migliori amici: Pietro il venerabile e Bernardo da Chiaravalle, i quali espressero parole di lode nei suoi confronti. Entrambi si incontrarono spesso con il priore certosino, si registra una visita in certosa di San Bernardo nel 1123, così come ebbe modo nel 1114, di ritirarsi tra i certosini anche S. Goffredo vescovo di Amiens per ricevere consigli da Guigo. Il 27 luglio del 1136, dopo trenta anni trascorsi tra le mura della sua amata certosa, a soli cinquantatre anni, Guigo muore, lasciandoci però quelle fondamenta del glorioso Ordine che lui ha egregiamente rappresentato. Egli è riuscito dall’alto del suo spessore spirituale, a saper conciliare sapientemente l’amore della tradizione eremitica monastica orientale per l’hesychia, con l’organizzazione della vita monastica quotidiana.

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