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Lettera di Guigo I al Maestro dei Templari

Lettera di Guigo I, Priore della Grande Chartreuse,

ad Hugo de Payns Gran Maestro dei Templari

(1128)

Delle sei lettere, scritte da Guigo, oggi voglio proporre alla vostra attenzione, la quarta, scritta probabilmente poco dopo il concilio di Troyes. Essa è indirizzata a «Hugonem sanctae Militiae Priorem», cioè al fondatore dell’Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo (i Templari), con il quale Guigo era in ottimi rapporti.

Ad Ugo, Priore della Santa Milizia, in cui si insegna per quale ragione si debba fare una guerra spirituale. Ai nostri signori ed amici carissimi e veneratissimi in Cristo, Ugo Priore della Santa Milizia e tutti coloro che sono retti dal suo senno, i loro servi ed amici, i fratelli della Certosa, (augurano) piena vittoria sui nemici spirituali e terreni della religione cristiana e pace in Cristo nostro Signore.

1. – Poiché non potemmo rallegrarci del graditissimo conforto della vostra presenza alla partenza così come all’arrivo, ci è parso opportuno parlare con voi almeno per lettera di qualche argomento. Non sappiamo in alcun modo esortare la vostra attenzione a battaglie materiali e combattimenti terreni; invece, desideriamo almeno incitarvi a quelli spirituali, sebbene non adatti a spronarvi (neanche) ad essi, nei quali ogni giorno ci esercitiamo. Senza dubbio è vano scagliarsi contro nemici esterni se prima non vinciamo quelli interiori. Ed è vergognoso e indegno voler sottomessa ai propri ordini una qualunque armata, se prima non siano a noi soggetti i nostri corpi. Chi infatti accetterebbe di estendere il proprio dominio su vaste terre, mentre sopportal’ignominiosa schiavitù del vizio in quel piccolo campo che è la sua stessa carne? Conquistiamo dunque miei cari prima noi stessi, per poi poter con sicurezza combattere i nemici esterni; liberiamo prima dal male le nostre anime e poi la terra dai barbari.

2. – Non regni dunque il peccato nel nostro corpo mortale (costringendoci) ad obbedire ai suoi desideri, non facciamo delle nostre membra arma di malvagità per il peccato, ma diamoci a Dio, come (si conviene) a viventi in mezzo ai morti, offrendo a Lui il nostro corpo come strumento di giustizia anche se la carne tenta senza sosta contro lo spirito (Rom. VI, 12-13). Dice l’Apostolo: «Questi infatti si combattono l’un l’altro, cosicché (potete) fare tutto ciò che vorreste» (Gal. V, 17). Ed infatti tutti vorremmo astenerci se fosse possibile dai desideri della carne. Ma se in questa vita, che è tutta una prova, non possiamo completamente astenerci dai desideri, almeno non rendiamoci schiavi delle tentazioni. A ciò, poiché a poco sono sufficienti le nostre capacità, cercheremo conforto nel Signore e nella potenza della sua forza, e rivestiremo l’armatura di Dio, in modo da restar saldi contro le insidie del demonio «Infatti – come sta scritto in seguito – la nostra lotta non è contro la carne ed il sangue ma contro i principati e le potestà, contro i signori del mondo delle tenebre, contro gli spiriti del male (che abitano) negli spazi celesti» (Eph. VI, 10-12) cioè contro i vizi e quegli spiriti malvagi che incitano ad essi. Che se costoro, come prega anche David, non saranno i nostri padroni, allora saremo senza macchia e resi puri anche dai più gravi delitti.

3.- Teniamoci in piedi, con la verità come cintura e la certezza della pace del Vangelo comecalzatura, in tutte (le occasioni) prendendo lo scudo della fede, col quale estinguere le frecce infuocate del maligno; il capo sia protetto dall’elmo della salvezza (Eph. VI, 14-17) e la destra armata della spada della salvezza. Corriamo, non verso l’incerto; combattiamo, non menando colpi all’aria; trattiamo duramente i nostri corpi e riduciamoli in servitù (I. Cor. IX, 26), perché questa condizione di ordine perfetto è propria all’uomo, l’essere vivente creato ad immagine di Dio, cosicché la carne sia al servizio dello spirito e lo spirito sia sottomesso al (suo) Creatore. In questa guerra ciascuno sarà tanto più forte e, con l’aiuto ed il soccorso di Dio, più grande per più glorioso trionfo, avendo abbattuto nemici in gran numero, quanto in ogni atto avrà cercato di essere il più umile, e al contrario, tanto più debole ed incostante nel bene quanto più superbo vorrà essere. Dio infatti resiste ai superbi (Giac. IV, 6). Non è necessario che chi combatte cerchi un alleato per sconfiggere costoro, (poiché) è lo (stesso) Onnipotente il guerriero che ad essi si oppone. Contro di essi dice David: «Il Signore custodisce i piccoli» e (avendo) sperimentato questo in se stesso aggiunse: «Mi sono umiliato ed Egli mi ha fatto libero». Seguiamo (questo) esempio, se desideriamo ottenere lo stesso aiuto. Facciamo ciò che David ha fatto, se vogliamo ciò che ricevette; diveniamo umili per esser liberi da ogni male. Dice infatti l’Apostolo del nostro Signore Gesù Cristo: «Si umiliò e si fece obbediente fino alla morte, e morte di croce» (Fil. II, 8). Non inutilmente. Perché, infatti dice: «lo esaltò Dio, e gli dette il Nome che è sopra tutti i nomi, affinché ogni ginocchio si pieghi nel Nome di Gesù in cielo, in terra e negli inferi e ogni lingua proclami che il Signore Gesù Cristo è nella gloria di Dio Padre» (Fil. II, 9-11). Da qui soprattutto prendiamo esempio, se arde (in noi il desiderio) del premio.Se faremo ciò che Lui fece, giungeremo là ove ci ha preceduti. Seguiremo la via di questa così grande umiltà per pervenire alla gloria di Dio Padre. «Infatti chi si umilia sarà esaltato e chi si esalta sarà umiliato» (Lc XIV, 11), così attesta lo stesso Signore nostro Gesù Cristo che col Padre e con lo Spirito Santo vive e regna, Dio per tutti i secoli dei secoli. Così sia. L’onnipotentissima misericordia di Dio e la sua misericordiosissima onnipotenza vi concedano nei combattimenti spirituali come in quelli terreni di combattere nel modo più felice e di trionfare con grande gloria. Auguriamo a voi la salute, ed abbiate ricordo di noi quando pregate nei sacri luoghi affidati alla vostra custodia, fratelli carissimi ed eccellenti, insigni per meriti. Per mezzo di due diversi messaggeri, (temendo che) vi fossero ostacoli – che Dio li tenga lontano! – a farvi pervenire la nostra lettera, ve la inviammo, poiché desideriamo che la rendiate nota al capitolo dei fratelli.

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