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  • Memini, volat irreparabile tempus

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Dalle “Meditazioni” di Guigo I

Dalle “Meditazioni”

di Guigo I

(1083-1136)

Vita contemplativa

« Subito andò e si gettò ai suoi piedi »

«Signore, che sei veduto solo dai puri di cuore (Mt 5,8), cerco, leggendo e meditando, quale sia la vera purezza del cuore e come potrò averla, affinché possedendola, anche solo in piccola parte, io ti possa conoscere. Cercavo il tuo volto, Signore; il tuo volto, Signore io cerco (Sal 26,8); a lungo ho meditato nel mio cuore, e nella mia meditazione è cresciuto il fuoco, e il desiderio di conoscerti si è fatto più grande. Mentre spezzi per me il pane della Sacra Scrittura, nell’atto di spezzare il pane ti conosco, e quanto più ti conosco, tanto più desidero conoscerti non più nell’involucro della lettera, ma nella profondità dell’esperienza.

«Non chiedo tutto questo, Signore, per i miei meriti, ma per la tua misericordia. Confesso infatti di essere un’indegno peccatore, «ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Dammi perciò, Signore, la caparra dell’eredità futura, almeno una goccia della pioggia celeste che sia di refrigerio alla mia sete, perché brucio d’amore.»

Con tali parole incantatrici l’anima chiama il suo sposo. E il Signore, che guarda i giusti e non solo ascolta le loro invocazioni ma è attento ad esse, non aspetta che la supplica sia finita: interrompendo a metà la preghiera, subito si precipita nell’anima che lo desidera, tutto cosparso della rugiada della celeste dolcezza e di profumi preziosissimi. Ricrea l’anima affaticata, affamata la ristora, arida l’inebria e le fa dimenticare le cose della terra; la vivifica facendola meravigliosamente morire nella dimenticanza di sé e inebriandola la rende sapiente.

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