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beato Lazare Tiersot, “Martire dei Pontoni di Rochefort”

beato LAZARE TIERSOT

“Martire dei Pontoni di Rochefort”

(1739 – 1794)

Oggi 10 agosto, si ricorda un altro martire certosino vittima della Rivoluzione Francese. Il suo nome è Lazare Tiersot, egli nacque a Semuren- Axois, nella diocesi di Sens-Auxerre, il 29 marzo del 1739. Divenne certosino il 18 dicembre 1769, nella certosa di Fontenay, presso Beaune, dove trascorse la sua vita monastica ricoprendone il ruolo di Vicario, fino al giugno del 1791. Difatti, dopo questa data la certosa fu soppressa, in ottemperanza alla legge del gennaio 1790 che prevedeva la soppressione degli ordini religiosi, a seguito di ciò Lazare Tiersot decise di ritirarsi nella cittadina di Avallon. Dopo soli due anni, il 19 aprile 1793 fu però arrestato e condotto nel carcere ad Auxerre, l’anno seguente Tiersot, insieme ad altri quindici sacerdoti locali, rei di essersi opposti al giuramento contro la Chiesa imposto dai rivoluzionari, fu poi deportato a La Rochelle,Rochefort. Qui, come vi ho già descritto in un articolo precedente, si trovavano due imbarcazioni, chiamate “les Deux- Associès” e la “Washington” che venivano usate come vere e proprie prigioni. Lazare Tiersot fu incarcerato sulla “Washington”, dove come gli altri subì rigide condizioni di prigionia, essi furono privati di tutto, anche dei breviari, dei Vangeli, e dei crocifissi. I carcerieri si accanirono, sui poveri religiosi minacciandoli, malmenandoli e costringendoli al digiuno, il tutto aggravato da pessime condizioni igieniche. Ciò consentì il diffondersi di malattie infettive, come il tifo e lo scorbuto che rapidamente cominciarono a far morire numerosi prigionieri. In questo scenario infernale, l’opera caritatevole di Tiersot fu esemplare, poiché nonostante le sofferenze subite riusciva a infondere fiducia e calma agli altri detenuti, ai quali offriva il suo conforto sempre. Assistette chi si ammalò prima di lui, e si sacrificò oltremodo, evitando addirittura di sdraiarsi per riposare, per consentirlo di fare agli altri. Dopo tanto prodigarsi, anch’egli si ammalò e serenamente il 10 agosto del 1794 si spense la sua esistenza all’età di 56 anni, a causa di una febbre putrida. Il suo corpo, insieme a quello del confratello certosino Claudio Beguignot, fu interrato nell’isola di Aix, dove riposa. La sua beatificazione avvenne il 1 ottobre 1995, quando il pontefice Giovanni Paolo II riconobbe nei cosiddetti “Martiri dei Pontoni di Rochefort” dei testimoni della fede. Oltre alle testimonianze dirette di questi avvenimenti, reseci note dai sopravvissuti, rimane come simbolo della sofferenza di questi santi martiri una reliquia. Si tratta di un piccolo crocifisso di legno, realizzato per sopperire alla privazione imposta loro dai carcerieri, e che pare venisse stretto tra le mani da ognuno dei religiosi in punto di morte. La particolarità di questo manufatto è rappresentata dalla mancanza delle braccia del Cristo, forse perché chi lo realizzò non riuscì mai a completarlo. Il cosiddetto «Cristo senza braccia», è oggi un simbolo che resta a memoria della tragica fine dei “Martiri dei Pontoni di Rochefort”.

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