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“La Preghiera” di A. Guillerand III°capitolo

La Preghiera

Dinanzi a Dio

di Dom Augustine Guillerand


CAPITOLO III°

La fruttuosa grandezza della preghiera

I santi hanno scritto su questo tema delle pagine splendide: ” Quale dignità e quale gloria! – dice san Giovanni Crisostomo. – Il Dio onnipotente continuamente pronto ad ascoltarci “. Deboli creature, poveri esseri di un giorno, piccoli fiori nati al mattino, già appassiti alla sera, che però possiamo volgerci verso di Lui e subito ci dà udienza, ci parla, ci accarezza, si apre a noi; si china verso la nostra miseria e l’innalza fino al suo trono; ci fa entrare nella sua dimora, e questa dimora è il suo Amore, è il movimento stesso del suo Essere e della sua Vita!

lo stancherei il migliore degli uomini e il meno occupato presentandomi così a lui ad ogni momento con, purtroppo, una disinvoltura e una sfacciataggine che offenderebbero anche i più indulgenti; Dio mi riceve sempre, perdona e scusa tutte le mie sfrontatezze. Egli mi riceve e mi coccola. Mi mostra gli splendori del suo palazzo; ha sempre qualche luce nuova da offrire alla mia intelligenza, qualche delizia per il mio cuore. E se la luce è antica, la riveste di freschezza come un fiore di una nuova primavera; e se crede utile di lasciarmi nella notte, questa stessa notte si illumina di chiarezza e le più spesse tenebre si cambiano in vive luci. E se mi rifiuta le delizie sensibili, mi fa trovare nella preghiera del deserto dolcezze superiori che rapiscono la mia fede di bimbo che confida in suo Padre.

Questi divini rapporti mi basterebbero mille volte, se Dio si presentasse da solo, poiché Dio è tutto ed è tutto per me. Ma Dio si circonda di una compagnia innumerevole e affascinante. Le più belle anime di tutti i tempi, innalzate e raggianti per la Luce che le circonda, sono lì con Lui, amanti e buone come Lui; esse mi testimoniano la stessa tenerezza e mi offrono di condividere la loro felicità e la gioia dei loro rapporti con Colui che è e si dona; esse prendono le mie preghiere già prima che siano salite dal mio cuore alle mie labbra; le presentano a Dio; le arricchiscono della loro fraterna supplica; le profumano del loro sorriso; vi aggiungono i loro propri meriti. In tale società si dimentica la terra, gli uomini, le loro piccolezze e le nostre, tutto ciò che deprime o rattrista; si rende l’anima serena e come celeste; ci si sente grandi, forti e consolati.

Gli avversari della nostra salvezza come appaiono disprezzabili… e in realtà lo sono! Dio, la sua grazia, le virtù con cui ci fortifica e ci adorna, l’eterna felicità che promette, di cui talvolta dona come le primizie, i cieli che si avvicinano, che sembrano aprirsi, tutto ciò ci fa dimenticare i pericoli e le ore desolate del cammino. La preghiera pone l’anima dinanzi a queste realtà, e più che dinanzi: essa fa penetrare nel dolce soggiorno.

” La preghiera – dice san Giovanni Climaco – unisce a Dio, sostiene il mondo, abbellisce le anime, cancella le colpe, preserva dalle tentazioni, difende nella lotta; la preghiera consola nelle pene, è la madre delle lacrime feconde, delle lacrime d’amore, dopo essere nata da quelle del pentimento; essa alimenta le gioie spirituali e le delizie dei cuori trasformati e uniti, le profonde luci, le sicurezze tranquille, le speranze fondate, i grandi progressi delle anime e i grandi interventi divini dipendono da essa “.

Tra lo sviluppo della preghiera e l’ascesa delle anime esiste un rapporto che è unanimemente constatato e che si impone. Elevandosi, le anime raggiungono delle regioni dove l’agitazione delle cose passeggere non arriva; il movimento cessa o diminuisce, le passioni si affievoliscono, il rumore del mondo, le sue preoccupazioni, i nostri stessi pensieri si fanno come lontani, l’attenzione si concentra su Colui che è Silenzio, Riposo, Dio di pace; ci si sente invasi di calma e come rivestiti dell’Immutabilità divina, che sembra comunicarsi a tutto l’essere. È il terreno della preghiera, del pio impeto d’amore che ci slancia verso Dio, incessantemente slanciato Egli stesso verso di noi. Il suo Spirito ci avvolge, ci penetra, discende in noi e dice: ” Figlio mio “, e ripartendo dalle profondità del nostro essere, che fa rivolgere verso il suo Principio, risponde: ” Padre! “.

Nessuna ora più grande e feconda, nessuna attività più alta sono possibili.

Ma nell’anima che prega così sono richieste delle disposizioni che reclamano dei lunghi esercizi e delle dure fatiche. La sensibilità turbata dalla colpa si ribella, si sbizzarrisce in slanci pazzeschi, in scoraggiamenti; essa non vuole riprendere il suo ruolo di serva; vuole dirigersi da sé, seguire i suoi capricci; resiste; le battaglie l’esasperano. Più la si vuole disciplinare, più si sbriglia e s’impenna. Bisogna riordinarla; bisogna rimetterla al suo posto che è quello di serva molto utile, ma sottomessa. Bisogna ristabilire l’armonia distrutta del bell’edificio umano che Dio aveva costruito. Dio solo può ricostruirlo… e noi non riusciamo a convincercene del tutto. La necessità assoluta del suo aiuto è l’ultima idea che entra nelle anime e che comanda il loro movimento verso di Lui. Noi passiamo la nostra vita a pretendere di santificarci senza questo aiuto e a credere nella nostra autonomia.

La preghiera ben compresa e fatta bene ci ripone nel nostro ruolo di creatura che riceve tutto dal Creatore, e che, senza di Lui, non è soltanto debole, ma completamente impotente. Allora noi ridiveniamo illuminati e forti; vediamo la verità e possiamo farla, poiché essa è in noi e si dona. Fino a quel momento noi eravamo nel nostro nulla e non volevamo uscirne.

L’anima che prega può essere ancora ben lontana dalla perfezione, essa è per via e arriverà. Essa è unita al principio che gliela comunicherà; accoglierà ciò che lui vorrà compiere in lei ad ogni istante. Essa segue un cammino infallibile, poiché tale cammino è il traguardo. È, al tempo stesso, in viaggio e al traguardo. Dio stesso prega in lei, la conduce a Sé, e già le si dona.

La preghiera procede dall’unione e la cerca e la completa. Dio fa incessantemente domandare ciò che vuole donare, e dona ciò che ha fatto domandare. Poi iscrive questo movimento dell’anima sul suo libro di vita; gli angeli lo mettono in conto, rapiti; essi ne raccolgono tutte le briciole, le colgono sulle labbra, appena abbozzate, così informi e talvolta così deformi, non vedendo che l’intenzione che è retta o l’infermità che scusa.

” La preghiera ? dice sant’Agostino ? viene incontro ai bisogni delle anime, attira i soccorsi che sono loro necessari; rallegra gli angeli, tormenta l’inferno, è per Dio un sacrificio che non può non essergli accetto; essa è il coronamento della religione, è la lode totale, la gloria perfetta, la sorgente delle più solide speranze “.

Come, a un tale tesoro, a tali dolcezze, a un così grande onore, possiamo preferire dei vani discorsi, delle ore di ozio, dei divertimenti stupidi, delle fantasticherie senza oggetto? Dio è là, ci attende, ci chiama, ci offre chiarezze per lo spirito, energie per la volontà, ineffabili delizie per la sensibilità, beni inestimabili per noi stessi e per gli altri… e noi gli volgiamo le spalle.

Noi abbiamo, è vero, una scusa: è questo amore che si offre incessantemente e che sembra avvilirsi per donarsi. Ma il dono di sé non appare vile che alle anime vili. 1 cuori nobili sanno che è la verità e la vita, ed essi amano mantenersi in contatto con questo amore che si mostra e si comunica mostrandosi.

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