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“La preghiera” di A. Guillerand X° capitolo

La Preghiera

Dinanzi a Dio

di Augustine Guillerand


CAPITOLO X

Umiltà e purezza della preghiera

Grandezza di Dio, nulla dell’uomo! Tutta la religione è regolata da questa duplice realtà, di cui essa forma un tutto unico che l’amore cementa e regge. Dio è, l’uomo non è. Dio ed essere, è tutt’uno. L’uomo è soltanto se Dio gli comunica un po’ di tale essere che non fa che un’unica cosa con Lui.

La religione nasce da questa comunicazione. E la preghiera non è, in fondo, che la religione in atto, è il movimento dell’anima che riconosce di ricevere e di non avere altro se non ciò che riceve. Confessare questo è la preghiera essenziale… ed è l’umiltà.

Ecco perché il ” Pater ” è la preghiera perfetta e la perfetta espressione della vita religiosa.

Il Padre è senza dubbio Colui che dona tutto, ma è pure Colui che è. Egli dona perché Egli è e ciò che Egli è. In questa parola Amore tutti gli splendori della creazione sono radunati; bisognerebbe vederli allorché la pronunciamo; bisognerebbe con uno sguardo rapido rappresentarsi queste creature innumerevoli, di cui non conosciamo che un’infima parte, e che ci incantano o ci abbagliano, che presuppongono tanta saggezza e potenza … ; bisognerebbe adorare queste perfezioni in Colui che nel fondo delle nostre anime si dona, ci costituisce, ci comunica tutto ciò che noi abbiamo d’essere e di vita. Allora noi ci terremmo ai suoi piedi, davanti al suo volto, nella verità del nostro nulla che è l’umiltà.

Dio vuole questo atteggiamento. Non può non volerlo: esso è il punto di partenza di tutta la sua azione in noi, il fondamento dell’edificio che vuole costruire. Egli attende questo atteggiamento, lo fa, … è costretto ad attenderlo e a farlo prima di cominciare. E questo atteggiamento che ci fa rivolgere verso di Lui. Prima di averlo, noi siamo rivolti verso noi stessi.

La vera preghiera è, forse, una cosa molto rara poiché manca questa base necessaria: il porsi alla presenza del divino interlocutore. Non si sa, non si pensa, non si sente sufficientemente che Egli è lì veramente, che guarda, ascolta, parla, ama e si dona. Troppo spesso Dio non è altro che un semplice pensiero del nostro spirito, che altri pensieri soppiantano. Egli non è il ” dolce ospite dell’anima “, l’Amico e il Padre.

Prima di iniziare la preghiera, bisognerebbe dirsi e ridirsi intensamente tutto questo, e farlo vivere come si fanno vivere tutte le cose: ponendosi interamente in esse. L’atto di fede, in questo momento, deve essere atto dell’anima… e non solamente dello spirito che dice: ciò è. L’anima non dice nulla, si apre, accoglie e si dona, si lascia possedere e invadere, diviene ciò che dice. Allora Dio è presente a lei, come lei è presente a se stessa. La preghiera diviene preghiera vivente. Lo Spirito di Dio, lo Spirito vivificante prega in lei; lancia il grido inenarrabile: Abba! Pater! (Cfr. Rm 8,15-26; Gal 4,6.). E dona di comprenderlo: rivela la divina comunicazione di vita che si fa in questo istante per mezzo suo nell’anima. Egli la rivela in facie Christi Jesu 2Cr 4,6 (” Nel volto di Gesù Cristo “). Si vede Gesù, il suo vero volto, il suo volto glorioso, ” la gloria dell’Unigenito ” (Gv 1, 14.). Lo Spirito lo rivela: Ille me clarificabit Gv 16,14 (” Egli mi glorificherà “).. Egli lo mette in piena luce, in una luce radiosa. In Lui si vede il Padre che si dona. Il Figlio non fa che ciò che fa il Padre. Egli si dona, senza riserva, in quanto vede il Padre donarsi senza riserva. E’ questo il loro Spirito mutuo che li pone l’uno dinanzi all’altro, li illumina l’uno attraverso l’altro, li versa incessantemente l’uno nell’altro e senza confonderli – mantenendo, manifestando la loro distinzione – li fa consummati in unum (Gv 17,23 (“Consumati in uno”).

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