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Padre Elia Catellani, un certosino speciale

Padre Elia Catellani

un certosino speciale


Il personaggio del quale oggi voglio parlarvi, e un certosino contemporaneo che in maniera inusuale opera al di fuori di una certosa.

Dom Elia Catellani, questo il suo nome, è un monaco certosino che vive da eremita senza clausura,  nell’Eremo dei  Santi Francesco a Dinàmi, Soreto (VV) nei pressi di Mileto in Calabria. La storia, della vita monastica di questo ormai ottantenne certosino tra le mura di una certosa, comincia negli anni Cinquanta egli ha poi vissuto in varie certose in Italia, Francia e Svizzera. Nel 1974 ha diretto come priore la certosa di Vedana in provincia di Belluno, e fu noto per aver aperto, per la prima volta, il portone della certosa alle telecamere RAI per la realizzazione di un filmato. Poi l’anno successivo è stato trasferito alla certosa calabrese di Serra San Bruno, laddove è rimasto per oltre venti anni. Poi circa undici anni fa, tra il 1999 ed il 2000, ha deciso di lasciare la clausura per sua volontà. Dapprima è uscito con un permesso di un anno, rilasciato dal Vescovo e dal suo Priore, poi diventato triennale e rinnovabile ancora sino a tutt’oggi. Ma perché Padre Elia ha lasciato la vita claustrale? Egli stesso ci ha risposto:” …un vecchietto fondatore dell’Eremo dei Santi cercava un frate francescano per la direzione spirituale e confessore della gente, ma non riuscì a trovarlo, pertanto pensò di recarsi alla Certosa di Serra, e chiese al priore se ci fosse disponibilità di qualche monaco che svolgesse tale ministero. Con il consenso del padre generale e del vescovo, decisi di venire in questo luogo per un anno e mi trovai bene! Continuo tutt’oggi l’attività d’eremita e di sacerdote con permesso accordatomi di tre anni dai miei superiori”.

Padre Elia ci descrive la sua attività all’Eremo dicendo che ricopre l’incarico di direttore spirituale e confessore e tiene in serata corsi prematrimoniali. Durante questi incontri con le giovani coppie è solito ripetere: “Siate generosi, vivete in grazia di Dio, siate aperti ad ascoltare la voce del Signore, anche in famiglia. Ma se in famiglia non c’è mai silenzio o pause di riflessione, come si fa ad ascoltare? A proposito della vita certosina egli ce la descrive soffermandosi su quelli che definisce i quattro pilastri di essa, ovvero: la solitudine, il silenzio la preghiera e l’austerità. Padre Elia ci spiega che, “Per vivere in solitudine bisogna essere innamorati di Dio, altrimenti non si resiste; stessa cosa vale per il silenzio, che deve essere abitato dalla presenza del Signore, e accompagnato da un silenzio interiore, che escluda dalla mente le distrazioni; l’austerità, che comporta non mangiare mai carne, accontentarsi di due pasti al giorno (e in alcuni mesi dell’anno anche di uno solo), e la preghiera. I momenti di preghiera sono scanditi dai tempi liturgici, e comportano anche tre ore di veglia notturna da mezzanotte alle tre. Sostanzialmente si può dire che la nostra giornata si divide in tre parti:otto ore di esercizi spirituali (messa conventuale, messe private ufficio divino), otto ore per il sonno, però spaccato dalla veglia notturna, e otto per le altre attività”. Sulla caratteristica più nota dell’Ordine certosino ci narra un aneddoto davvero simpatico “Il silenzio comporta che parliamo tra di noi solamente un’ora alla domenica e durante il passeggio settimanale. Anche quando mangiamo insieme in refettorio, la domenica, lo facciamo in silenzio, mentre un lettore legge un brano della Sacra Scrittura.

Quando venne in visita alla Certosa di Serra San Bruno S.S. Giovanni Paolo II, il 5 ottobre 1984, lo accogliemmo come eravamo soliti fare. Al momento del pranzo, in Refettorio, eravamo tutti in silenzio. Io ero incaricato di leggere la Bibbia, ma dopo la prima frase, il Santo Padre batté con la posata sulla bottiglia e disse: “Vediamo se questi monaci hanno perduto l’uso della parola”. Allora scesi dal pulpito, mi sedetti a tavola e quella fu l’unica volta in 50 anni che parlammo in Refettorio!!!” Concludo questa testimonianza di un certosino nostro contemporaneo, ringraziando l’amico Gerardo Madonna che ha realizzato per me questa breve intervista. Ma sentiamo tutto ciò, ed altro, dalla sua voce in questo breve filmato.

6 Risposte

  1. interessante vicenda personale di un certosino quantomeno stravagante…
    va da sé che mi riesce molto difficile immaginare un Certosino vero che vive fuori dalla Certosa e tiene corsi prematrimoniali, soprattutto nel periodo attuale che vede la crisi totale del Sacramento del Matrimonio (convivenze, rifiuto del vincolo perenne, ecc.);
    senza dimenticare che l’Ordine Certosino non naviga nelle migliori acque: anno dopo anno, il numero dei carissimi Certosini diminuisce sempre di più, per cui le singole Certose fanno fatica a rimanere aperte…
    comunque, si vede che nell’ottica del Piano divino rientra anche questa forma mendicante di vita contemplativa…

  2. Siamo in un epoca dove ognuno ha il diritto alla sua libertà. Mi limito perciò a segnalare solo ciò che potrebbe essere interpretato in modo errato:
    l’Ordine Certosino non ha mai dato e non darà mai a nessuno una missione pastorale da compiere fuori dal monastero (una volta c’erano i “coadiutori” ma sempre in clausura.Il fatto che chi vive esclaustrato non possa portare l’abito certosino lascia qualche dubbio : io non lo definirei un certosino “vero”.
    Ha ottenuto una dispensa, non un privilegio….

  3. Meu amigo qual o significado da frase no banner no topo do blog?

  4. Monaci e monache di San Bruno. L’ Ordine dei certosini, esclude ogni possibilità d’indagine o di comprensione; impenetrabile mistero che si avvicina al mistero di Dio. Queste Persone partecipano in un certo modo alla grandezza e incomprensibilità di Dio. Al di là delle cose del mondo, persino al di là di ogni ideale umano, al di là della propria perfezione, cercano Dio. Questo è il segreto della vita puramente contemplativa: vivere solo per Dio, non desiderare altro che Dio, non saper altro che Dio, non possedere altro che Dio, lasciando che egli dilati il cuore tanto da poter abbracciare il mondo intero (dentro o fuori le mura del convento). Chi riconosce Dio, considerato come il Bene supremo, comprenderà il valore di questa vita di totale consacrazione alla SS Trinità, che è la vita dei certosini. By Anicec 2020 di Gerardo Madonna.

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