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Papa Pio XII scrive al Priore della Certosa di Vedana

Papa Pio XII

scrive

al Priore della Certosa di Vedana

Vi riporto il testo di una lettera scritta dal pontefice Pio XII, al priore della certosa di Vedana in occasione del V° centenario della sua fondazione.

Papa Pío XII

al Rdmo. P. Geraddo Ramakers,

Priore della Certosa di Vedana,

in occasione del V° Centenario della

fondazione di questo monastero.


Salute e benedizione apostolica, figlio prediletto.
Si compie il V ° Centenario della fondazione del vostro monastero, e questo, ci  ricorda tante grandi opere di santità, di dottrina e di penitenza realizzate dai vostri predecessori, è necessario ricordarli, non solo per mantenerli come esempi illustri dell’anima, ma tentare di imitarli con entusiasmo.
La vostra forma di vita religiosa, come voi ben sapete, è molto elevata, la vostra tipica caratteristica è quella di conoscere, amare, fare riverenza a Dio, ciò che è vostro, come è possibile in questa vita mortale, deve anche essere quello, di divertirsi e godere di Lui, quella dolcezza che è l’immagine e il pegno della dolcezza celeste.
E se ciò è tipico di voi, allo stesso modo, l’altro scopo è di servire Dio, il vostro dovrebbe essere pienamente aderire e obbedire a Lui, per sua volontà sulla terra, in tutte le cose, come fanno gli angeli in cielo. Il genere di vita, quindi, al quale Dio con movimento supremo e con la grazia Divina, vi ha chiamati, è come angelico. E’ necessario quindi che vi mostriate molto grati a Lui, per aver ricevuto tale sublime privilegio. Ma tutto ciò, voi lo sapete, quanto più grandi sono i doni di Dio, tanto più disponibile ed attiva deve essere la vostra volontà. Il desiderio non solo, esige da voi che avete una vita donata completamente a Dio, nella solitudine e nella penitenza, ma vi chiede anche di ardere in fiamma di quella carità, che possa smuovere la vostra anima per donarvi completamente all’opera di salvezza per gli altri uomini. Per la cui salvezza, occorrerà molto pregare, piangere, espiare e contemplare. Ma ciò non basterà. Come ci insegna il Dottor Angelico (111,188,6, 3), “è più dare agli altri ciò che si contempla, che il solo contemplare”.

Così, viene attuata, nella misura consentita dai vostri Statuti, la massima: “ora et labora”. E se non potete dedicarvi totalmente al lavoro, l’esempio delle vostre virtù e di ciò che  scrivete grazie ai vostri studi, “in particolare in Sacra Teologia,” in difesa della integrità dei costumi, o la necessità di pregare , di espiare e contemplare le cose del cielo, attività sana per tutte le classi di uomini.
E più di ogni altra cosa, vi sforzate di essere conteggiati tra coloro che cercano ciò che Mosè sulla cima del monte, alla presenza del Signore, aprì le braccia e diffondendo orazioni, pregava Dio in eterno, mentre laggiù, il popolo combatteva contro il nemico (Es 17,9).

Attratti, così da Dio grazie alle vostre virtù, e la preghiera per la pace per il popolo, che lotta, in pericolo, circondato da milizie ostili, raggiungendo l’armonia, e soprattutto le cose di cui sopra così tanto necessarie. In questo modo, risponderete alla vostra professione religiosa magnificamente. E seguendo le orme dei vostri antenati, che vale la pena di commemorare in questa occasione, si finisce col raggiungere l’obiettivo , non solo per il vostro vantaggio ma per quello di ogni altro. E’ per questo, amato figlio, che io prego Dio, molto sinceramente per voi e la vostra amata famiglia, in questo anniversario secolare, per darvi con tutto il cuore la mia benedizione apostolica, come pegno del dono del cielo e della nostra paterna benevolenza.

Dato a Roma nel giorno della confessione di San Pietro, il IV agosto dell’anno MDCCCCLVI, il XVIII del suo Pontificato.


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