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“La preghiera” di A. Guillerand XXIV° capitolo

La Preghiera

Dinanzi a Dio

di Dom Augustine Guillerand

CAPITOLO XXIV

Le ali della preghiera

Su questo argomento è stato scritto molto, e sono state dette delle cose deliziose. A prima vista la loro diversità è un po’ sconcertante. Gli autori parlano di due ali poiché il paragone sembra esigerlo… ma sono ben lontani dall’accordarsi, quando bisogna determinarle. Per san Giovanni Crisostomo le ali sono l’elemosina e il digiuno. Per Ugo di San Vittore sono il pensiero della nostra debolezza e il ricordo della divina misericordia. Per altri autori sono la compunzione e le lacrime; per altri ancora, la fiducia e l’obbedienza, la giustizia e l’umiltà.

Tutti hanno ragione. Sono queste delle energie divine che ci sostengono e che ci portano a Dio. L’elemosina, il dono di ciò che noi possediamo, e del nostro cuore che vi si è attaccato, a quelli che sono nel bisogno, rappresenta una rassomiglianza divina che non può non farci potenti sull’Amore il cui vivo desiderio è l’unione nella rassomiglianza. Dio dona a coloro che donano e nella misura stessa nella quale essi donano. E quello che Gesù ha così sovente espresso in formule dense e incisive: ” Date e vi sarà dato ” (Lc 6,38). Ogni atto di generosità è una piuma che spinge le ali della preghiera e ne accresce la potenza.

Il digiuno è un’elemosina fatta direttamente a Dio. E’ per Lui che ci si priva; è per essere più fortemente attaccati a Dio che ci si distacca da quel nutrimento che ci viene da Lui e che non si può prendere che per Lui. Offrire a Dio il sacrificio di tutto ciò che non è indispensabile per la vita fisica significa dunque elevarsi al di sopra di se stessi per salire fino a Lui. Una tale ascensione è già una preghiera; essa ci pone al suo livello, dinanzi a Lui, e prepara i colloqui intimi delle più alte orazioni.

E su questo stesso piano che ci pone la vista della nostra miseria e della divina misericordia senza fondo. Sono due oceani che si sviluppano al di là della meschinità dei nostri ” io ” individuali e che si ricongiungono nell’infinito, Poiché non si può vedere la propria piccolezza che alla luce della divina grandezza. Staccata da tale grandezza non se ne può vedere che una piccola parte, e che pur schiaccia. Dinanzi al cuore immenso che si china verso di essa per innalzarla e per riempirla di Sé, la nostra miseria è la più dolce realtà: essa apre all’anima gli orizzonti dell’amore ove l’attende Colui che è la Verità e la Vita, e le viene detto: ” Entra e dimora qui per sempre “. Qui scorre la sorgente di ogni vera preghiera. La vista della nostra miseria è l’umiltà, quella vera, che procede dall’amore, che se ne nutre e a esso ritorna; l’umiltà che dice: ” Io sono nulla, ma Dio è tutto. Ora, Dio si offre a me e, in Lui, io ho tutto “. La vista della sua misericordia è la giustizia che rende a ciascuno ciò che gli è dovuto. A Dio è dovuto questo atto di fede: Dio ama donarsi a ciò che non è, anche se questo nulla l’ha offeso.

Così tutte queste idee si ricongiungono. Gli autori, secondo le prospettive in cui li pone lo Spirito che dirige i segreti pensieri, fanno zampillare l’una o l’altra idea, e tutte le anime, le cui diversità sono conosciute da questo stesso Spirito, vi vengono a bere l’acqua della quale hanno bisogno.

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