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  • Memini, volat irreparabile tempus

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“La preghiera” di A. Guillerand XXVII° capitolo

La Preghiera

Dinanzi a Dio

di Dom Augustine Guillerand

CAPITOLO  XXVII

La più bella lode di Dio

E’ una confessione d’impotenza. Ogni lode divina che non cominci con tale confessione è meno pura e meno sicura. Noi dobbiamo dire a Dio: ” Mio Dio, tu sei essenzialmente al di là di tutte le mie idee e di tutte le mie parole. Tra ciò che io ti posso dire e il tuo essere si estende e si estenderà sempre l’abisso infinito. Poiché lodare è conoscere, e io non so veramente che una cosa di te, ed è che io non ti conosco. Io raccolgo dunque tutto lo slancio del mio essere per gridarti dal fondo della mia miseria: tu sei la grandezza che supera ogni grandezza “. Solo questa lode non è del tutto indegna di Lui.

La nostra impotenza non ci riduce dunque al silenzio. Essa ci obbliga a una duplice formula che possiamo e dobbiamo impiegare, secondo la mozione dello Spirito Santo: o quella parola che fa a meno di termini, che si sforza di riprodurre la semplicità del Verbo nel seno del Padre, che si mantiene in Lui, appagata; … o la molteplicità illimitata delle idee, delle immagini, delle espressioni più varie, che vorrebbero raggiungere l’infinito attraverso il cammino dell’indefinito, e che chiama tutti gli esseri ad aiutarla, a cantare con essa e in essa.

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