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“La preghiera” di A. Guillerand XXVIII° capitolo

La Preghiera

Dinanzi a Dio

di Dom Augustine Guillerand

CAPITOLO XXVIII

Lode a Dio infinitamente buono

Mio Dio, tu sei la bontà nella sua Sorgente essenziale. Tu non la ricevi da nessuno, tu la possiedi contemporaneamente al tuo essere; essa è il tuo stesso essere; tu sei buono secondo come tu sei, per quanto tu sei, per tutto il tempo che tu sei; Tu sei buono da sempre, per sempre, eternamente, immutabilmente, infinitamente. Essere ed esser buono per te è una sola cosa: la bontà è il tuo essere, e il tuo essere è la bontà stessa.

Ogni bontà finita proviene dalla tua bontà infinita; ne è una derivazione, un rivolo, una piccola goccia. Essa non è che ciò che tu le doni di essere; essa è soltanto se si riallaccia a te; cessa dal momento nel quale spezza il legame. Tutte queste bontà finite mi attirano; io le amo, vorrei impadronirmene; le inseguo e mi esaurisco in questi inseguimenti, il più sovente irrealizzabili, e che, realizzati, mi lasciano così vuoto e turbato… e io trascuro la realtà senza limiti che sola può appagarmi… e che si offre a me.

Tuttavia è te che io desidero e ricerco in queste forme confuse; io non le amo che per ciò che esse mi rappresentano della tua sola vera bontà. Tu sei il solo veramente amato e desiderato, e il movimento degli esseri, che parte da questo desiderio, cesserebbe se tu cessassi d’essere il bene che si dona.

Poiché la bontà è il dono di sé. La bontà infinita è il dono totale di sé, senza limiti, senza riserva, né nella durata, né nello spazio, né nella comunicazione di ciò che si ha e di ciò che si è. La bontà si dona come il sole brilla, irradia e rischiara, come riscalda il fuoco, come la sorgente si diffonde. E tu sei questa bontà, questo dono di sé, questa luce, questo calore, questa sorgente effusa. E tu mi hai messo dinanzi a te, io, piccola cosa vuota, fredda, oscura, egoista, per accogliere, secondo la misura possibile al mio essere, il tuo essere che è tutto questo e che vuole colmarmi di sé.

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