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  • Memini, volat irreparabile tempus

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Farneta e la quiete spezzata

Farneta e la quiete spezzata

L’imperturbabile quiete all’interno di un complesso monastico certosino, è una caratteristica pressoché permanente, o almeno così appare. Talvolta però, bastano pochi minuti per stravolgere tale condizione di pace e serenità. E’ quanto è accaduto di recente, ovvero alcuni mesi fa, alla certosa dello Spirito Santo di Farneta, esattamente il 29 luglio scorso. Nel corso della mattinata, durante una violenta bufera di pioggia abbattutasi sulla zona, intorno alle ore 10:30 la quiete monastica è stata violata da fortissime raffiche di vento, che hanno raggiunto la velocità di 60 chilometri orari, tuoni, fulmini e impressionanti scrosci d’acqua. Una tromba d’aria, che si è abbattuta con tutta la sua furia sugli ambienti della certosa, arrecando ingenti danni strutturali. Sono stati danneggiati il campanile della chiesa e le tegole della cupola, ed inoltre due grossi alberi situati all’interno delle aiuole di uno dei due chiostri si sono sradicati abbattendosi sulle celle dei monaci. Gli ultracentenari ed imponenti cedri del Libano, alti più di 15 metri, non hanno retto all’impeto della straordinaria tempesta di pioggia e vento, divellendosi miseramente, nella caduta essi hanno anche arrecato gravi danni ad una cella che fortunatamente era vuota. Infatti, prodigiosamente, il giovane che l’abitava aveva lasciato la certosa il giorno prima per fare ritorno a casa!!! Nessun danno, quindi, ai trenta componenti della comunità certosina, rimasti illesi, ma spaventati per quanto è successo, e per quello che sarebbe potuto accadere. “Per fortuna, ha raccontato il Procuratore della certosa, in quel momento non c’era nessuno: il peso della pianta ha infatti sfondato il tetto e proiettato i detriti all’interno di due celle. I danni sono ingenti, adesso cercheremo di capire, anche con la Soprintendenza, in quale modo e con quali fondi intervenire…”. Anche il piano vasca di una fontana è rimasto distrutto. Dopo una rapida ricognizione, il Priore dom Basilio ha voluto trarre il bilancio degli ingenti danni di questo disastroso temporale estivo. “I due grandi cedri del Libano caduti nel chiostro– ha dichiarato il padre Priore –  hanno sfondato il tetto in vari punti. L’acqua e i detriti hanno invaso anche alcune celle e il vento ha scoperchiato parte della copertura in lamiera della cupola, oltre ai danni del campanile. I cedri dovranno essere tagliati a pezzi perché i vigili del fuoco non riescono a entrare con la gru nel chiostro. Ora vedremo come fare a restaurare d’intesa con la Soprintendenza”. L’oasi di pace è quindi stata successivamente turbata anche dai pompieri, che hanno provveduto a mettere in sicurezza le aree pericolanti. Va detto, che già l’anno precedente, ad agosto del 2009 i monaci erano stati violati dalla loro abituale serenità da un tremendo incendio. Durante la notte era scoppiato un violento rogo, all’interno del capannone agricolo del convento, dove i certosini stipano il fieno, facendone crollare la copertura di eternit. Dopo  circa venti ore i pompieri intervenuti  erano riusciti a spegnere le fiamme provenienti dal fienile. All’interno oltre al fieno c’erano anche mezzi agricoli e un gregge di circa 50 pecore che però è stato messo in salvo. Per i monaci, anche allora, la quiete molestata e tanto spavento. Come di consueto, in attesa del ripristino definitivo della quiete, la comunità monastica certosina ha continuato, imperterrita, l’attività claustrale ringraziando San Bruno per la scampata tragedia.

Le immagini che vi propongo, testimoniano la maestosità dei cedri del Libano che svettavano nel cosiddetto “chiostro nuovo” prima della tromba d’aria, e dopo…  adagiati sul tetto delle celle sotto lo sguardo incredulo di un monaco.

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5 Risposte

  1. Ho vissuto quel momento “quasi” in diretta!

  2. in che modo aiutare i certosini?

  3. io proprio in una di quelle celle, su cui sono caduti i cedri del libano, ho trascorso qsi 4 mesi tra l’aspirandato e il postulandato… che nostalgia…

  4. io abito a farneta e quello che stanno facendo oggi i frati non ha niente a che vedere con l’amore per la natura, per gli animali,e il rispetto del lavoro fatto dai nostri contadini, stanno ricoprendo con terra e quantaltro uno stagno secolare dove vivono decine e decine di ranocchi facendoli morire soffocati, sono bestie si, ma hanno lo stesso diritto di vivere come noi e non morire in questo modo barbaro. i nostri nonni hanno costruito questo stagno per abbeverare il bestiame, irrigare orti,è un pezzo di storia contadina che portava frutti oggi per mano dei monaci porta solo morte a delle povere bestie che ci rallegravano le notti estive con il loro gracidare, fare questa barbarie senza scopo poi è ancora peggio, loro che pregano tanto amore e rispetto per la vita in questo momento fanno semplicemente la cosa opposta, venite a vedere se non vi sembra possibile quello che state leggendo , lo stagno si trovava in via per corte donatone subito dopo la chiesa di farneta alle prime case. laveggio@virgilio.it

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