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“La preghiera” di A. Guillerand XXIX° capitolo

La Preghiera

Dinanzi a Dio

di Dom Augustine Guillerand

CAPITOLO  XXIX

Lode alla vita

Mio Dio, tu sei il Vivente per eccellenza; tu sei la Vita stessa. lo non so come esprimere ciò; lo intuisco, ma non posso dirlo. E’ una verità che supera le mie parole più ancora che il mio spirito. La Vita è un movimento tutto interiore; viene dal di dentro, vi si sviluppa e vi si compie. E dunque un movimento spirituale; poiché la materia non ha interiorità, essa è tutta alla superficie, non vive; lo spirito, per vivere in essa, deve spiritualizzarla.

Lo spirito vive del suo sguardo interiore che è il suo pensiero. Il suo pensiero è l’espressione di sé che esso produce in se stesso, attraverso la quale dice a se stesso ciò che è in sé. Si tratta di una sorta di immagine nello specchio. Guardandosi, lo spirito genera questa immagine, e conosce in essa il proprio essere e il movimento del proprio essere che è la sua vita. Io faccio ciò continuamente… ed è la vita del mio spirito. Io mi parlo, io esprimo a me stesso ciò che è in me: sono questi i miei pensieri, i figli del mio spirito che si unisce a se stesso.

Ma io non trovo questi pensieri in me stesso; essi vengono dal di fuori; sono il frutto di un connubio; il mio spirito, se restasse solo, sarebbe un seno sterile; gli oggetti esteriori debbono fecondarlo. Io ho l’idea di questi oggetti perché io sono entrato in rapporto con essi; sono essi che hanno popolato il focolare della mia anima di questi innumerevoli figliuoli.

Io vivo perché io genero; ma io non sono la vita perché l’atto generatore non è che per metà interiore.

Tu, o mio Dio, tu trovi in te stesso l’oggetto del tuo pensiero. E’ il tuo essere. Tu lo contempli eternamente, ed eternamente tu produci in te la sua Immagine, che è il tuo pensiero, la tua Parola interiore, il tuo Verbo, il tuo Figlio, il frutto della tua unione con te stesso. Eternamente Egli riceve questo Essere, eternamente lo riproduce. Egli fa ciò che tu fai, poiché Egli è ciò che tu sei. Tu ti doni a Lui, ed Egli si dona. Il movimento che lo genera è il suo movimento perché è il tuo.

Ecco la tua vita: il movimento interiore che va da te alla tua Immagine, che genera questa, e che va dalla tua Immagine a te. E’ come un soffio che parte dal tuo seno, che vi resta, che vi si dona e ti mostra, riproducendolo, ciò che tu sei. Questo movimento non è una certa forma della vita come quelle che io conosco: non è il movimento di un essere, è il movimento dell’Essere stesso, ed è per questo che è la Vita stessa. E’ il movimento di un Oceano senza rive. Nessuna sorgente lo alimenta, nulla gli giunge dal di fuori; nulla esce dal suo seno infinito. Egli si muove in se stesso. La sua onda è una luce che ne illumina tutta l’immensità, è questa stessa immensità ed è il movimento di questa immensità. Tuttavia, io distinguo in questa immensità, in questo movimento unico, in questa luce che lo riempie, due termini.

Tu guardi la tua Immagine e la tua Immagine ti guarda; voi siete l’uno dinanzi all’altro; voi vi opponete l’uno all’altro; voi prendete questa posizione opposta (io non dico contraria) per vedervi, per donarvi, per unirvi, per non fare che uno, per realizzare l’unità infinita che è il sogno dell’Amore Infinito. Voi siete distinti per non fare che uno, e voi siete infinitamente distinti così come siete infinitamente ” uno “. Da qui, questo movimento che è la vostra vita e che è la Vita stessa. Voi vi muovete l’uno verso l’altro, vi muovete l’uno nell’altro, come il mio spirito nel suo pensiero e il mio pensiero nel mio spirito, come la luce nello specchio e lo specchio nella luce, come tutti quelli che si amano quando essi si amano con tutte le forze del loro essere.

Ma questi non sono altro che dei paragoni lontani; se tali paragoni esprimono l’unità, non rendono però la distinzione; e se dicono bene la distinzione, l’unità è minacciata. Negli esseri finiti, o l’unità è imperfetta, o essi si confondono; solo l’Essere infinito può essere uno e distinto.

Qui, io mi trovo sull’orlo di un abisso senza fondo; io non posso penetrarvi che con gli occhi chiusi e con l’anima adorante. Dona, allora, a questi occhi chiusi una luce nuova, che è la tua propria Luce, la Luce dell’Amore, e che illumina questa vita misteriosa. Che cosa vedo io grazie a questo chiarore? Io vedo il movimento dell’Essere che si guarda; io vedo l’Immagine perfetta prodotta, da questo sguardo, nello specchio perfettamente limpido di questo Essere che si muove per donarsi; io vedo l’Immagine, a cui questo movimento è comunicato, riprodurlo; io vedo l’Essere che si dona e l’Immagine che esso genera in se stesso guardarsi così mutuamente, gioire l’uno dell’altro, comunicarsi questo Essere che è tutto, gioire di possederlo e di donarselo; io vedo tra il Principio e l’Immagine una relazione intima che è questo dono, questa comunicazione dello stesso Essere e nello stesso Amore: ed è questa, o mio Dio, la tua Vita. E’ la tua vita secondo quanto il mio spirito gelido, il mio pensiero astratto, le mie parole inerti possono rappresentarla e tradurla. Questa è la tua vita e… non è la tua vita. Non è che l’immagine pallida, infinitamente pallida e morta, pallida come la morte, della tua vita. La tua vita è secondo come io ho detto… ma lo è in maniera vivente. La Scrittura ha ragione: ” L’occhio dell’uomo non ha visto ciò, il suo orecchio non l’ha inteso, il suo cuore stesso, anche nelle sue intuizioni più profonde, ne resta lontano, molto lontano ” (Cfr. Is 64,3). La fede sola vi si avvicina, ma rinunciando a vedere.

Io, dunque, credo… e mi arresto qui. Io non voglio più cercare di vedere, né di dire. Io voglio abituarmi a guardare nell’ombra dove la luce si smorza per giungermi senza ferirmi; voglio abituarmi ad ascoltare questo silenzio in cui parla la Voce che dice tutto senza parole, ad amare questo Amore che si dona illuminandomi e parlandomi sotto questa forma che supera me stesso e che è più vicina della Luce e della Verità.

Poiché tu non hai voluto conservare per te stesso questa comunicazione che vi unisce tutti e tre nel seno unico e infinito. Tu la effondi in noi. Essa è ” l’acqua che zampilla per la vita eterna ” (Gv 4,14). Essa forma quei ” fiumi che scorrono nelle viscere spirituali delle anime che accolgono lo Spirito Santo e che vibrano al soffio dell’Amore ” (Cfr. Gv 7,38-39). Essa batte molto forte alle porte chiuse delle anime che la rifiutano; essa travolge talvolta queste porte col suo movimento che abbatte ogni resistenza; altre volte attende a lungo prima di inondare tutte le potenze; si insinua impercettibilmente attraverso le montagne, le colline, le dure rocce; la si vede appena; i cespugli ricoprono il suo movimento silenzioso; essa nondimeno, se lo può, avanza; si forma il proprio letto, all’inizio stretto e conteso, dopo sempre più largo e colmo fino all’orlo. Mistero strano, nel quale io tento di penetrare grazie a queste analogie! Realtà più vera, così vicina a me, più intima in me delle realtà alle quali la paragono, ma di cui stento a prendere coscienza perché sono scivolato nel sensibile mentre essa è spirituale, e che tuttavia percepisco sempre meglio scrutandola con lo sguardo dell’anima, che acuisce un desiderio che è già amore e che solo l’Amore infinito presente in me ha potuto eccitare.

Il mondo è pieno di questa realtà. Essa è la calda luce che brilla e riscalda e feconda; è il sole che la spande e l’offre. Noi siamo, come tutti gli esseri che illumina e vivifica il sole fisico, dinanzi a questo chiarore che dà vita alle anime; non abbiamo che da aprire le finestre totalmente ed essa si spande come un fiotto; il raggio penetra, illumina, mostra tutto sotto una luce nuova; è come un levarsi d’aurora: tutto si riveste di bellezza, tutto è ringiovanito e sembra rinascere.

Tutti i fedeli della terra ne ricevono incessantemente il beneficio che non ha nome, nella misura nella quale essi vogliono accoglierla. Tutti gli eletti di lassù, tutti gli angeli ne sono inondati e trasformati. Essa diviene la loro forma e la loro vita; e con tutto il loro essere che essa ricolma, di cui è l’atto, l’anima, il movimento pieno, costoro dicono: ” Lode a te, o mio Dio. Lode alla Vita “.

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