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“La preghiera” di A. Guillerand XXXII° capitolo

La Preghiera

Dinanzi a Dio

di Dom Augustine Guillerand

CAPITOLO XXXII

Lode di tutte le perfezioni divine

Non avrei dovuto cominciare da qui… e contentarmi di questo sguardo che, impotente a dire tutto e a distinguere in questa Bellezza così piena, ammira tutto in blocco, e lancia la sua lode come mazzo di fiori di cui è composto Colui che esso adora? Ma tu non sei un mazzo di fiori, tu non sei composto; tutti i fiori sono in te, ma essi non sono che un fiore… ed è a tale fiore che io mi rivolgo. Tu sei la Bellezza che ha fatto tutte le bellezze, e che si è riprodotta in loro; esse non sono belle che per il tuo riflesso in loro; tu sei la maestà e la dolcezza, sei la nobiltà e lo splendore, sei la potenza e la ricchezza, sei la santità e l’eccellenza di tutto ciò che è maestoso e dolce, nobile e splendente, potente e ricco, eccellente e santo; tu sei il Principio di tutte queste perfezioni; esse vengono da te e vanno a te, esse mostrano te a noi, ci attirano a te; esse sono le luci che ti fanno vedere, o meglio intravedere; esse sono le voci che pronunciano le sillabe innumerevoli del tuo nome unico; esse sono le sfaccettature iridate del tuo raggio infinito. Il loro fascino non è che una espressione lontana, infinitamente pallida e lontana, del rapimento che la tua visione mi riserva. Come comprendo la Scrittura: ” L’occhio dell’uomo non ha visto, il suo orecchio non ha inteso, il suo stesso cuore non può presentire ciò che Dio riserva ai suoi eletti ” (Cfr. Is 64,3).

Ciò che tu hai sparso di te nelle tue opere mi è, tuttavia, prezioso. Esse non ti rappresentano che da molto lontano, non sono che delle pallide ombre; nondimeno esse ti rappresentano; mi fanno pensare a te; le loro insufficienze mi dicono ciò che tu non sei; la loro realtà mi dà qualche idea di ciò che tu sei. La tua ombra, che in loro mi parla, è un velo attraversato dalla tua Luce così bella: e se io non so chi tu sei vedendole, io so che tu sei… e ti benedico per averle fatte essere, attendendo di cantarti insieme a loro nella Luce vera che in loro si nasconde.

Evidentemente debbo elevarmi al di sopra di tutta la materia che riempie la tua opera; debbo superare tutti i confini che la limitano nello spazio o nella durata. Tu travalichi il tempo che la misura, lo spazio che la racchiude. Tu sei eterno, immenso, immutabile; tu sei ciò che questi grandi termini esprimono e più ancora ciò che essi non esprimono; tu travalichi tutte queste misure e tutti i miei pensieri che ne dipendono. Quando la mia immaginazione accumula gli anni, i secoli, i miliardi di secoli nel passato e nell’avvenire, l’idea che mi suggerisce nemmeno si avvicina a ciò che tu sei; tu sei tutto intero fuori di questa idea, né prima né dopo questo tempo dei miei sogni, né durante… ma completamente al di fuori. Ecco perché i termini che io impiego hanno questo carattere negativo che non esprime niente, che indica solamente che io non posso esprimere nulla, perché la tua realtà è al di là di ogni termine e di ogni pensiero. Tu sei immenso, cioè senza misura; sei immutabile, cioè senza cambiamento, senza movimento; sei infinito, cioè senza limiti, senza termine, senza frontiera, senza fondo. lo, dunque, escludo solamente ciò che caratterizza il finito, il creato, l’imperfetto; io non esprimo la tua perfezione. Io l’indico vagamente, confessando la mia impotenza.

Il mio linguaggio cambia un poco quando io parlo delle perfezioni limitate della creatura: per esempio, la sua intelligenza, la sua volontà. Allora io dico: Dio è intelligente, Dio è Luce, Dio è libero, Dio è Amore. Ma tra il piccolissimo barlume d’intelligenza che è in me e la tua intelligenza la distanza è tale che anche qui la mia perfezione resta un’ombra vaga e lontana. Io non oso neppure pensarvi né scriverne. Noi siamo sulla stessa linea, è vero; ma io sono all’estremità opposta; ciò che io comprendo, paragonato a ciò che tu comprendi, è nulla; nessuna immagine creata mi dà l’idea di ciò che ci separa; … e una volta di più io mi vedo ridotto a non potere che confessare il mio nulla e lodarti con questa sola confessione.

Io amerei soffermarmi sulla tua volontà, che ha fatto tutte le cose col suo solo ” io voglio “, e che le ha fatte nella più completa indipendenza a loro riguardo, sotto la sola e infinitamente libera pressione del tuo amore. Io ti vedo rivolto verso te stesso, occupato di te solo – ma di tutto in te – vincolato da te solo, immerso nella gioia infinita di donarti a te stesso, e di effondere nell’oceano del tuo essere autonomo tutte le ricchezze delle quali è la pienezza, di comunicarle conservandole, di conservandole effondendole, di riprenderle col medesimo atto che le dona. Atto unico, dono unico, volere unico, comune tuttavia a Tre Persone che agiscono, si amano, si donano, e vogliono questo, e gioiscono di tale volere. Ma anche qui io mi sento così sperduto in un mondo troppo grande!

Io ritorno al nostro mondo, alle nostre intelligenze e ai nostri voleri, che da lontano – da molto lontano – riproducono la tua intelligenza e il tuo volere infiniti. Io ti vedo come un sole che, da sempre, brilla in tutti gli spiriti, sorgente e focolare di ogni chiarezza intellettuale. Tu sei presente, davanti a essi, nella segreta camera interiore ove noi, dopo averle accolte e fatte nostre, guardiamo le immagini delle cose ove il tuo Spirito di Luce si è nascosto. Io non le vedo se non perché tu sei li, in me e nelle cose; in me affinché io ti scopra nelle cose, e nelle cose affinché io ti sviluppi in me.

Sole che illumina, ma che illumina la Giustizia, l’equazione perfetta, frutto dell’Amore, dell’Amore che è la Luce stessa, che si dona illuminandosi, che si illumina donandosi.

Tu sei qui, in me; tu mi fai essere, essendo in me, tu mi fai vedere illuminando questa presenza, mostrandomela come un eterno dono di sé, attirandomi, per mezzo di questa luce, a donarmi come tu ti doni. In questo dono di te a me in me, io conosco il dono infinito di te stesso a te stesso in te stesso, e anche di te a ogni essere in questo essere, secondo una scala armoniosa e varia che parte dall’abisso e che si compie nel Verbo Incarnato. Io vedo tutti questi esseri riprodurre il tuo essere donandosi, e così costituirsi, inconsciamente all’inizio, poi coscientemente nell’uomo, poi con piena chiarezza e coscienza nell’UomoDio. Io vedo il tuo Amore che li strappa al loro proprio nulla per unirli a te, per farli rientrare a poco a poco in te donandosi. Io vedo la tua intelligenza che si riproduce in questo dono di Dio, che lo dirige sotto forma di istinto materiale, poi vivente, poi sensibile, poi ragionevole, poi pienamente consapevole, vivente nel Cristo. lo vedo il tuo Amore che si fa Luce per manifestarti, affinché ti si veda perfino nel movimento delle acque dell’abisso sollevate dallo Spirito, fino al movimento divino di Gesù in croce che affida questo Spirito (e tutto con Lui) al Principio dal quale è uscito. Io vedo questo movimento dello Spirito, motore di ogni essere e di ogni attività, per tutto il corso dei secoli. e la luce che lo rivela e attira a riprodurlo.

Nessuno slancio d’anima che non provenga da Lui, nessun movimento materiale, nessuno sfaldamento di roccia o di montagna, nessuna crescita di pianta, nessuno schiudersi di rosa, nessun volo di uccello, nessuna corsa di animali in cerca di preda, nessun grido d’insetto nella foresta, nessuno scintillio di sabbia nel deserto o di onda nell’oceano, nessun raggio di sole nell’aria… tu sei lì, tu intervieni, tu agisci, tu sei motore, tu sei guida, tu sei regola ed esemplare; e nell’atto perverso, in questo nulla rivoltato che rifiuta d’obbedirti, l’essere che esso implica proviene ancora da te. Tu sei lì, tu ti fai tua lode e tuo ” lodatore “. La voce che esce da ogni voce e si perde nella tua, per divenire degna di te, è la tua voce.

Io potrei continuare a lungo così, condurre il mio pensiero attraverso i luoghi, i tempi, la diversità degli esseri, consacrarvi la mia vita. La Bibbia lo fa; io lo faccio con essa nei miei Uffici: Benedicite omnia opera Domini Domino… Cantate Domino omnis terra… jubilate Deo… (“Opere tutte del Signore benedite il Signore… “; “Opere tutte della terra lodate il Signore… “; ” …innalzate canti di gioia verso il Signore”). La mia vita è piena di questa lode… ma non lo è ancora a sufficienza, né abbastanza coscientemente, ardentemente, deliziosamente. Mi manca la Luce che mi mostri in questo canto la pienezza della mia vocazione… e in questa vocazione la più alta espressione dello Spirito di Dio quaggiù. Mi manca la Luce che farebbe di questo canto il movimento totale del Mio essere e il dono perfetto di me stesso a Colui che in tutto si dona affinché io mi doni a Lui in tutto e a Lui riporti la nota sublimata di questo tutto.

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