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Dom Ginoux, un eroe solitario

Dom Ginoux, un eroe solitario

La storia che oggi voglio raccontarvi, fa riferimento ad un episodio accaduto nel 1799 alla Certosa di San Martino a Napoli, e che vede come protagonista Dom Ginoux, un eroe solitario. Recentemente ho voluto citare tale aneddoto, in occasione di un approfondimento tematico tenuto da me, sull’argomento riguardante le vicende burrascose che hanno segnato la comunità monastica napoletana negli ultimi sessant’anni vissuti nella loro certosa. Gli avvenimenti storici, che si svolsero a seguito della Rivoluzione Francese, e che causarono un radicale sconvolgimento sociale politico e culturale di proporzioni immani, in tutta Europa, ricaddero anche sulla certosa napoletana, ma vediamo come.


Un primo segno premonitore delle imminenti disavventure, che sconvolsero la quiete monastica, lo si ebbe quando nel 1794, il re Ferdinando IV ordinò il sequestro del prezioso Tesoro dei monaci certosini composto da argenti ed ori, poi fusi nella Zecca di Napoli, per finanziarsi e fronteggiare l’avanzata delle truppe francesi verso Napoli. Dopo tale accadimento, ed a seguito degli sconvolgenti episodi legati alla Rivoluzione francese, era giunto alla certosa di San Martino un tale Dom Ginoux, un certosino francese in fuga dalla certosa di Valbonne (Linguadoca) che chiese asilo alla comunità napoletana, che lo accolse calorosamente. Forse fu la Provvidenza a condurre quel certosino francese a Napoli, investendolo inconsapevolmente di una missione. Difatti poco tempo dopo,  il 23 gennaio del 1799, allorquando l’esercito francese entrò in Napoli, tutti i monaci di San Martino scapparono sentendosi in pericolo, ad eccezione di Dom Ginoux. Egli rimase da solo all’interno del convento, convinto di poterlo salvaguardare dalla furia dei soldati transalpini. Fu cosi che giunse al portone della certosa con intenti bellicosi il generale Defresse, il quale venne rabbonito dall’intrepido certosino che basandosi sulla comune nazionalità ed esprimendosi nella stessa lingua, poté assicurare al militare la disponibilità nella concessione delle celle, del Chiostro Grande e delle cucine alle truppe come ricovero, in cambio della salvaguardia della chiesa, degli arredi e delle ricchezze in essa contenute. Il generale acconsentì rispettando i patti, ed apprezzando il coraggio dell’indifeso certosino che protesse e stimò per tutto il periodo del soggiorno delle sue truppe a Napoli. Successivamente i francesi furono costretti alla fuga per il ritorno di re Ferdinando nel regno di Napoli, per effetto di ciò anche i certosini allontanatisi fecero ritorno nella città partenopea ed attraversandola, osservavano rammaricati le devastazione delle chiese e dei conventi perpetuate dalle truppe francesi, immaginando la loro certosa ridotta ad un cumulo di macerie. Saliti sulla collina del Vomero, ed avvicinandosi al loro convento rimasero basiti, nel vedere la loro certosa pressoché indenne, grazie alla provvidenziale mediazione di Dom Ginoux.

Questo eroe solitario era riuscito, con la sola forza della persuasione a mitigare la furia delle truppe francesi, riuscendo a salvaguardare l’immenso patrimonio artistico contenuto nella sontuosa certosa di San Martino, che anche grazie al suo provvidenziale impegno, ancor’oggi ci è consentito di poter ammirare. Nel rievocare questo aneddoto, spero di aver reso noto le gesta di questo eroe solitario, protagonista assoluto, ma dimenticato dall’oblio del tempo!!!

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