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Il “ritorno dei certosini” di Carducho a El Paular

Il “ritorno dei certosini” di Carducho a El Paular

E’ con immensa gioia che mi preme comunicarvi una splendida notizia, che, di recente, ha dato risalto internazionale all’antica certosa spagnola di  Santa Maria di El Paular. Questo splendido convento che, dal 1390, anno della sua fondazione, e per  i successivi 450 anni è stato retto dai certosini fino al 1834, e successivamente consegnato allo Stato nel 1876, è oggi abitato da una comunità benedettina a cui è stato affidato nel 1954.

Lo scorso 28 luglio, alla presenza del Ministro per la cultura spagnolo, e del priore della comunita benedettina è stato ufficialmente celebrato il ritorno nel chiostro principale del complesso monastico, situato nei pressi di Segovia, delle 52 opere pittoriche realizzate da V. Carducho dedicate alla narrazione della storia dell’Ordine certosino. I meravigliosi dipinti, a seguito di un importante lavoro di restauro, sono stati, dopo 177 anni,  ricollocati negli spazi per i quali erano stati concepiti, adornando nuovamente le pareti del chiostro. La realizzazione di questo ciclo pittorico si deve al priore certosino Juan de Baeza, che nel 1626, incaricò il pittore italiano Vincenzo Carducci (Vicente Carducho) di eseguire 54 grandi quadri che potessero ricostruire cronologicamente la vita del santo fondatore dell’Ordine certosino San Bruno, oltre ad  alcuni tra i principali accadimenti della storia certosina. Accolta la importante commissione, il 29 agosto del 1626, Carducho firmò il contratto accettando il prestigioso incarico  per il quale percepì l’enorme compenso ammontante a 130mila reales. Egli, realizzò egregiamente le suddette opere tra il 1626 ed il 1632, al termine della realizzazione furono poi collocate sulle pareti del chiostro della certosa, e per due secoli condivisero con i monaci quegli ambienti claustrali. La caratteristica essenziale di questi quadri, è rappresentata dal fatto che ogni tela, di enormi dimensioni (3,45 m.x 3,15m.), è stata concepita per essere in relazione con la successiva, rendendo l’intero ciclo pittorico simile ad una “pellicola”. È per questo che mi piace definirla come la prima “pellicola” sulla storia dell’Ordine certosino, che narra, attraverso 27 tele, i principali accadimenti della vita di san Bruno, e prosegue, con atri 25 quadri, altrettanti avvenimenti storici che hanno coinvolto personaggi certosini, divisa in “fotogrammi”risultando essere una preziosa testimonianza visiva. Questa opera monumentale, adornò le pareti del chiostro fino al 1834, quando per effetto della  “desamortización” di Mendizabal, la comunità certosina fu dispersa ed i beni contenuti negli ambienti monastici, compreso i quadri di Carducho, furono divisi tra i vari musei ed istituzioni spagnoli. La maggior parte di essi furono spostati al Museo della Trinità, altri furono inviati ad altri musei a Burgos, Valladolid, Siviglia, La Coruña  e nella cattedrale di Córdoba, mentre altri ancora nei depositi del Museo del Prado. Nel corso degli anni purtroppo due dipinti dell’intero ciclo andarono perduti, poiché furono bruciati dai repubblicani a Tortosa, nel cui Museo Municipale si trovavano depositati, durante la sanguinosa guerra civile spagnola del 1936-1939. Finalmente nell’estate del 2006 i responsabili del Museo del Prado, decisero di far cominciare un imponente lavoro di restauro di tutti i dipinti del ciclo pittorico di Carducho, il lavoro risultò improbo date le dimensioni notevoli ed il pessimo stato di conservazioni delle opere. Dopo i lavori di restauro effettuati nel chiostro dell’antica certosa e la relativa climatizzazione degli ambienti, si è coronato quello che sembrava un sogno impossibile, ovvero il ritorno nella originaria sede dei meravigliosi dipinti di Carducho.  Vi esorto ad ammirare nel prossimo articolo alcune delle immagini delle tele sapientemente restaurate, ricordandovi che è possibile vederle tutte da vicino fino al 30 settembre, poiché è stata concepita una mostra per permetterne la visione a tutti. Poi rimarranno nella quiete e nel silenzio del convento benedettino, riassaporando le atmosfere degli ambienti monastici per cui erano state concepite prima delle vicissitudine che hanno sofferto. Chissà che un giorno, la Provvidenza non voglia che anche i monaci certosini possano ritornare a  Santa Maria di El Paular, per poter ammirare la “pellicola” della loro storia.

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Una Risposta

  1. bella notizia, grazie!
    anche se, all’inizio, guardando l’oggetto sintetico della mail, ho goduto immensamente pensando al “ritorno di certosini” in qualche Certosa abbandonata (e ce ne sono tante, purtroppo…);
    in ogni caso, gioiamo per questo ritorno “artistico”, che si deve – non dimentichiamolo – ad un pittore italiano, il fiorentino Vincenzo Carducci, coetaneo di Velàzquez!
    con un grazie sincero ai Benedettini sublacensi che custodiscono l’antica e bella Certosa!

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