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La proverbiale longevità dei certosini

La proverbiale longevità dei certosini

Per poter affrontare il tema riguardante la longevità dei monaci certosini, non si può prescindere dal mettere in relazione questa peculiarità con la ferrea dieta vegetariana a cui i religiosi si sottopongono. Alla base dell’inizio di un percorso spirituale, la pratica essenziale da seguire è la meditazione. Essa è una forma di preghiera che coinvolge i tre livelli dell’essere umano: fisico, psichico e spirituale. Partendo dal presupposto che ogni alimento esercita un influenza fisica mentale e spirituale sulla nostra natura, possiamo altresì asserire che certi cibi sono dannosi per il raggiungimento dell’equilibrio psicofisico. Il cibo maggiormente dannoso è, in primis la carne, che eccita il sistema endocrino non consentendo la giusta quiete dell’anima necessaria alla meditazione. I Padri del Deserto già avevano individuato la carne ed i grassi animali elementi dannosi per l’ascesi, cosicché nella sua formazione Maestro Bruno, accettò questo modus vivendi convincendosi sull’importanza della completa astinenza dalla carne. Il suo esempio fu seguito da sempre dai suoi seguaci, questa consuetudine, infatti, fu sancita dal Capitolo Generale del 1254 che la estese anche ai monaci ammalati perdurando fino ad oggi. La severità del rispetto di questa regola era tale che qualora qualcuno dovesse contravvenire, la pena era l’immediata separazione dalla comunità e l’espulsione dall’ordine. Nel corso dei secoli vi sono state varie dispute sull’argomento, nel Trecento si argomentava circa l’applicazione di questa regola ai certosini malati che malnutriti sarebbero morti prematuramente. Ebbene i certosini poterono smentire con i dati questa accusa, difatti i confratelli ammalati sottoposti ad una dieta fatta di decotti, brodi, erbe, pesce ed uova guarivano con molta più rapidità rispetto a quei monaci di altre comunità a cui era consentito l’uso della carne. Il severo regime alimentare inoltre pare che rendesse i cartusiani longevi come tartarughe di cui tra l’altro erano ghiotti!

A questo punto va ricordato il celeberrimo aneddoto accaduto nel 1368, quando l’allora pontefice Urbano V, particolarmente prodigo verso i certosini, poiché zio del Priore Generale Elzéar de Grimoard (1361-1367), tentò di addolcire la severa regola. Il Papa fece forti pressioni presso l’allora Priore Generale Guillaume de Raynald, tentando di convincerlo circa la possibilità di consentire l’uso della carne, almeno ai certosini vecchi e malati, per alleggerire la rigidità della vita austera dei monaci. Credendo di favorire i certosini, Urbano V che risiedeva ad Avignone, un giorno rimase basito di fronte alla visita di una nutrita delegazione di certosini, che chiedevano udienza. La rappresentanza di arzilli monaci era costituita da novantenni ed ultracentenari, i quali arrivavano a piedi dall’Italia , per dissuadere il Papa dimostrandogli che la loro dieta consentiva una invidiabile integrità fisica e mentale, e non era una inutile ed insalubre penitenza. Di fronte a tale evidenza il Papa dovette cedere. Durante i secoli successivi diversi pontefici tentarono di mitigare questa regola, ma vanamente fino a quando Clemente XIV impose con un breve apostolico, sotto pena di scomunica, di rispettare l’astinenza dell’uso della carne all’interno delle certose a chiunque, anche a tutti coloro che venivano accolti solo come ospiti. Questa prassi infatti, è continuata fino ai giorni nostri senza che la salute dei monaci ne abbia risentito, anzi la dieta e lo stile di vita ha consentito loro il raggiungimento di età venerande. Tra tutti voglio ricordare uno dei santi certosini, San Artoldo che visse fino a 105 anni,  ma egli non è stato il solo a superare la soglia dei centoanni, anzi ve ne sono stati tanti.

Occorre segnalare colui che forse è stato il più longevo tra i certosini, e ve ne voglio raccontare la sua interminabile vita. Aynard o Eynard è il suo nome, egli era nato nel 1064 ed apparteneva alla importante famiglia dei Monteynard. Questo giovane di ottima famiglia decise nel 1085 di aderire alla vita eremitica voluta da San Bruno ed i suoi primi sei seguaci aggregandosi a d essi. Conobbe quindi personalmente Maestro Bruno, e seppe raccoglierne i suoi insegnamenti. Furono da subito individuate in Aynard le sue ottime capacità, e fu inviato presso le comunità certosine che si stavano fondando affinché egli sovrintendesse sulle costituzioni e sui lavori di costruzione. Egli si recò in Spagna per avviare l’attività claustrale della prima certosa in Spagna, quella di Scala Dei nella Diocesi di Tarragona. Questa sua attività lo condusse a viaggiare incessantemente, ma la sua vita monastica la svolse alla Grande Chartreuse, dove lo ritroviamo nel 1174 protagonista di un episodio curioso. Nonostante la sua età avanzata, ovvero 110 anni, l’Ordine gli chiede di recarsi in Danimarca  per consolidare il pogetto per la realizzazione della certosa di Lund. Aynard a causa della sua età si rifiutò, e fu espulso dall’Ordine. Ma successivamente resosi conto della sua insubordinazione si pentì e chiese la riammissione, consapevole della penitenza che gli fu ascritta, e che piamente accettò. Egli fu inviato quindi in Inghilterra, nel 1177, per sovrintendere ai lavori per la creazione della prima certosa inglese, Witham. Il gagliardo Aynard. ed un piccolo gruppo di monaci tra cui Norberto, che ne diverrà il primo priore, danno vita, nel 1179, alla nuova certosa voluta da Enrico II. Inizialmente, l’insediamento fu molto problematico poiché la comunità era composta interamente da francesi che ebbero grossi problemi con la popolazione inglese. Fu quindi inviato Ugo di Lincoln, che grazie alla sua conoscenza del territorio riuscì a far decollare la nuova certosa. Ciò consentì l’incontro con Aynard, con il quale si conoscevano da tempo immemorabile, e poterono insieme collaborare per far radicare l’Ordine certosino in Inghilterra. Sentendo l’approssimarsi della fine dei suoi giorni, Aynard sempre arzillo e lucido di mente sarebbe voluto ritornare nel Delfinato, per morire nel suo luogo natio. Ugo diventato vescovo di Lincoln lo dissuase e lo convinse nel non intraprendere un così  lungo viaggio. Nel 1190, l’immarcescibile Aynard si spense serenamente nella certosa di Witham, alla straordinaria età di 126 anni di cui 105 trascorsi con l’abito certosino, durante i quali la Provvidenza gli permise di realizzare innumerevoli progetti volti al consolidamento dell’Ordine certosino. La sua storia è a conferma della prodigiosa longevità certosina, che  ha portato Aynard a compiere un lungo percorso condotto seguendo sia la dieta vegetariana sia le pratiche spirituali, consentendogli facoltà intellettive e forma fisica perfetta fino alla fine dei suoi giorni

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