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“Cristianesimo vissuto” di F. Pollien capitolo IX°seconda parte

”Cristianesimo vissuto”

Consigli fondamentali dedicati alle anime serie

Seconda parte: Dio  è il solo

CapitoloIX: I legami eterni

Nel capitolo IX della 1ª parte hai veduto che tutte le creature sono per te degli strumenti. Per conseguenza i tuoi parenti, i tuoi amici, i tuoi padroni e generalmente tutti gli uomini, con cui sei in contatto, sono per te strumenti. E la gioia che regola tutti i tuoi rapporti coi tuo prossimo, è la stessa legge che regola l’uso delle creature, secondo la quale ogni cosa dev’essere usata come strumento. Non ti sembrò forse che tale concezione fosse troppo egoistica e utilitaria? – Sarà bene manifestare qui un’altra profondità che ti recherà stupore e meraviglia.
Devi capire anzitutto che se gli altri sono per te degli strumenti, anche la reciprocanza è assoluta. Se essi, debbono servirti, tu pure devi servir loro. Tu non ricevi soltanto, ma devi anche dare: è un mutuo scambio. Scambio di che? Scambio di vita; perché gli uni non debbono essere riguardo agli altri che strumenti di vita. Non so se riesci a intravedere la bellezza di quest’idea.
Non è perché ci divertiamo tutti insieme che Dio ci mette in rapporto gli uni cogli altri. Le nostre relazioni non debbono e non possono legittimamente aver che uno scopo, quello di svolgere la nostra vita. E le gioie delle nostre relazioni non debbono e non possono legittimamente aver altra funzione fuori di quella di facilitare questo sviluppo di vita. Osserva quanta nobiltà e quanta serietà in questa concezione cristiana dei rapporti umani.
E osservane anche i risultati. A Montmartre le pietre portano iscrizioni indicanti il nome del donatore; e fintantoché Montmartre sussisterà, le pietre proclameranno i nomi dei benefattori. L’anima tua è il tempio vivo del Dio vivo; e la tua vita va ogni giorno costruendosi, pietra su pietra, fino al momento in cui la morte porrà fine alla costruzione. Le pietre di quest’edificio sono le idee che la tua mente acquista, le virtù che si formano nel tuo cuore, le abitudini pure e forti che si stabiliscono nei tuoi sensi; è tutto quello che dilata il tuo essere secondo il piano divino. E se io ti faccio acquistare una virtù, un aumento di vita, c’è qualcosa di me in te, qualcosa della mia vita nella tua, è un legame vitale che ci unisce.
E finché sussisterà in te codesto ingrandimento che ti vien da me, io vivrò in qualche modo in te. Ora, tu sai che la vita, intendo la vera vita, è eterna. La vita ch’io t’ho comunicato sussisterà nell’eternità del cielo. Noi saremo dunque uniti, uniti coi vincoli della vita per tutta l’eternità. Vivremo l’uno per mezzo dell’altro, l’uno nell’altro; ciò sarà uno degli splendori della gioia eterna.
Pensa ora quanto dovrà essere intima ed intensa la felicità che legherà ai loro figli quei genitori che si saranno interamente dedicati alla loro educazione. quegli amici che furono fedeli nel sostenersi e nell’aiutarsi a salire! Vivranno tanto più gli uni negli altri quanto maggiormente saranno stati strumenti di vita gli uni per gli altri.
Con quali parole raccontare la gloria dei grandi seminatori d’idee, dei grandi propagatori di virtù degli apostoli del bene, degli uomini di sacrificio, che saranno stati utili a tante anime, che avranno contribuito all’ingrandimento di tante vite? Quali legami per l’eternità!
Ed è solo questo che sussisterà dei nostri rapporti nel tempo. Supponi una famiglia che viva nell’incanto dei suoi affetti egoistici, supponi due amici che se la godano nel piacere della loro amicizia: essi godono insieme ed è qui tutto quel ch’essi cercano. Che cosa resterà di questi vincoli? – Ohimè! si sono rammolliti, snervati, atrofizzati insieme, e di queste relazioni non resterà che il castigo di una diminuzione eterna.
Impara dunque a vivere, impara ad essere strumento di vita e ad utilizzare tutte le gioie dell’amore mediante il vero zelo pel bene altrui. Quando alle tue relazioni e ai tuoi piaceri saprai dare una così sublime grandezza, quando saprai riconoscere e utilizzare attorno a te gli strumenti che lavorano alla tua propria vita, tu non ignorerai più tanto le bellezze della vita cristiana, potrai fin d’ora gustar qualche cosa delle beatitudini, di cui godrai pienamente nell’eternità.

Le donne e l’amore, per Dionigi il certosino

Le donne e l’amore, per Dionigi il certosino

A conclusione del 2011, Cartusialover ha voluto caratterizzare gli articoli di quest’ultimo mese dell’anno, con un leitmotiv che ha riguardato il legame dei certosini con le donne e l’amore. Non potevano mancare due meravigliose esternazioni del grande Doctor Ectaticus, alias Dionigi il certosino. Egli afferma, riguardo le donne, un concetto straordinariamente moderno per i suoi tempi.

“ Alcune donne, sia per la loro natura sia per i doni di grazia, sono più sapienti di molti uomini, più virtuose e più disposte ad ogni tipo di devozione e di elevazione verso Dio; pertanto sono più adatte e più degne rispetto a molti uomini di accedere anche agli ordini sacri. Se poi si dice che il sesso femminile è un sesso di sottomissione, si obietta che ci sono molte donne che governano ed una di loro, la Madre di Dio incarnato, Maria santissima e purissima, è stata costituita signora e regina di tutto il mondo.”( Opera Omnia XXV, sent.IV)

Ed ancora  da Dionigi, sull’amore ho estratto questo brano  dal Trattato “La custodia del cuore e il progresso spirituale”, ve lo offro sperando possiate gradire, e condividere.

Dal Trattato di Dionigi il Certosino

 La custodia del cuore e il progresso spirituale.

Il ricordo di Dio

Se l’uomo si sforza senza stanchezza di elevare la

sua mente a Dio, non solo quando prega, durante la

celebrazione eucaristica e la salmodia, ma anche

quando mangia e beve, quando lavora o quando parla

con qualcuno, cioè in ogni azione e attività, raggiungerà

in breve tempo una consuetudine ottima; intendo dire

che di giorno in giorno gli sarà più facile e gradevole

elevare il cuore a Dio, pensare a lui, infiammarsi del

suo amore con sante meditazioni, come dice il Profeta:

Ardeva il cuore nel mio petto, al ripensarci è

divampato il fuoco.5

5 Sal 38, 4

L’amore è una forza unitiva, che stringe l’amante

all’amato; esso infonde e mantiene nel cuore dell’amante

la costante memoria dell’amato. È risaputo che

quanto più uno ama con fervido slancio qualcosa, tanto

più spesso si ricorda dell’oggetto del suo amore. Lo

afferma nel vangelo il Cristo Gesù: Là dov’è il tuo

tesoro, sarà anche il tuo cuore. Vi fa eco sant’Agostino

che scrive: “Ove è l’amore, ivi è l’occhio”.

Come il fuoco tende a salire in alto e il calore del

sole attira a sé i vapori della terra, così è del fervido

amore per Dio: esso stimola la mente di colui che ama;

la smuove e la solleva verso Dio; attira al Creatore i

pensieri e gli affetti dell’anima, ed essa in lui solo

dolcemente trova riposo, perché non altrove incontra la

quiete se non dimorando in Dio.

6 Mt 6, 21

  

“Cristianesimo vissuto” di F. Pollien capitolo VIII°seconda parte

”Cristianesimo vissuto”

Consigli fondamentali dedicati alle anime serie

Seconda parte Parte: Dio  è il solo

Capitolo VIII: Il vero amore

Ma questa imperturbabilità, questa libertà di cuore, non finirà con fare degli esseri insensibili, senza cuore e senz’amore? – Qui bisogna far conoscere il secondo frutto della vita cristiana, quello che nasce dai tuoi rapporti col prossimo e che consiste nelle beatitudini dell’amore e della dedizione cristiana. Tu temi di non poter più amare quando avrai acquistata la libertà e la pace. Dimmi dunque, che cosa intendi per amore? e amare cosa significa secondo te? Ti dirò io quello che l’amore è per te:
è la ricerca del tuo piacere. Nei tuoi parenti, nei tuoi amici, in tutto ciò che ti sta a cuore, esamina attentamente: quello che tu ami è il solletico, il piacere che te ne proviene. La prova si è che, per una contrarietà, per un dispiacere, il tuo amore con una facilità sconcertante cede il posto al cattivo umore, al rancore, all’ira, all’odio. Detesti con la medesima facilità con cui ami. Basta che una semplice apparenza, un leggero sospetto ti. faccia credere che il tuo piacere è contrariato, e l’ago della tua bussola ha già fatto un giro di quadrante. Non sei fedele che ad una cosa, ed è la tua soddisfazione. Ed ecco ciò che nel mondo si chiama amore.
Il cristiano ha un modo affatto diverso di comprendere l’amore.
Se ama i suoi parenti. ed amici, è per loro e non per lui. Li ama nella felicità e nella sventura, nelle contrarietà come nella gioia, li ama costantemente e fortemente. Ciò che cerca il suo amore è il loro bene e non il proprio piacere. Amare, per lui, non significa godere, ma far del bene. Il cristiano ama in tal modo ogni cosa con un amore forte e vero; il suo affetto non dipende dai capricci del suo piacere. Il suo amore affronta i sacrifici e le privazioni, le contrarietà e le inimicizie, è forte come la morte e tenace come l’inferno. Non mi parlare di quelle banderuole che si vo1tano ad ogni vento, di quei cuori che sono delicatissimi per se stessi e durissimi per gli altri. Il cuore cristiano diventa d’una inflessibile durezza per se stesso, e di una squisita delicatezza per gli altri. Quando vorrai saperlo, studia le tenerezze del cuore di S. Francesco d’Assisi.
– Ma non c’è dunque più piacere pel cuore cristiano? – Di’ piuttosto: non c’è più piacere che inganni, snervi e faccia sviare; nulla di ciò che può inaridire le midolla, atrofizzare il cuore, far sviare lo spirito. Ma tutto ciò che può vigore e forza, agilità e facilità, tutto ciò che può ingrandire ed elevare, purificare e dilatare, tutto questo entra nell’anima ed essa se ne serve per sviluppare incessantemente la sua vita. E gode, non delle sensazioni. e dei solletichi esterni e sensibili, ma dell’ingrandimento del suo essere. E siccome la sofferenza serve quanto e spesso più ancora, della gioia alla dilatazione delle sue facoltà, essa sa godere anche della sofferenza. La menzogna delle tue vane gioie sta nel fuggirsene di fronte al dolore, come uno stormo di passeri ad un colpo di fucile; e di fronte alla sofferenza, non ti resta se non un cuore vuoto, dei sensi effeminati, uno spirito debole. Desolazione!…
Il cristiano, invece, non perde nessuna delle sue gioie nel dolore, anzi spesso è proprio allora che le gusta di più. Ah! finché il tuo cuore non avrà prestato una goccia di quella gioia, che non si dilegua davanti alla sofferenza, tu non saprai che cosa sia la gioia. Credi a me, vale la pena d’essere integralmente cristiano non foss’altro che per gustare questa bevanda. Beati quelli che piangono, disse il Maestro delle beatitudini. Leggile tutte queste beatitudini; e quando comincerai a gustarle, comprenderai che le false gioie che ti affascinano. non sono che orribili imposture. O cuore, che sei fatto per sì grandi cose, cessa dal lasciarti soffocare da sì puerili inezie. Le beatitudini cristiane sono il secondo frutto della vita cristiana.
Le beatitudini! le gioie della vita cristiana! che nulla turba, nulla altera, nulla distrugge, neppure la sofferenza! La quale anzi le alimenta e le aumenta, oh Dio! in quale misura! Quando gusterai le beatitudini cristiane? Suvvia! credi in Nostro Signore, credi al Vangelo. Credi che quelli, che nel suo Vangelo Nostro Signore chiama beati, debbono essere tali in realtà. Credilo e provalo. Senti: Nostro Signore e il Vangelo promettono già per questo mondo la beatitudine; e questa, più che la gioia, è il sommo della gioia. Se tu avessi la fede!…

Un sereno Natale da Cartusialover

Un sereno Natale da Cartusialover

Natività Nunzio Rossi , 1644. certosa di Bologna

E’ trascorso un altro anno in vostra compagnia, e siamo giunti di nuovo alle festività natalizie che spero possano portarvi tanta serenità. In questi giorni gioiosi, che ci conducono alla notte di Natale, dove tutti festeggeremo la nascita di Nostro Signore, voglio formularvi i miei più calorosi e sinceri auguri. E’ mia speranza che la gioia scenda nei vostri cuori, donandovi tanta salute e  permeandovi di rinnovata energia per poter affrontare con Fede, tutte le asperità che la vita ci riserva.

Come consuetudine Cartusialover, vuole offrirvi in occasione di queste festività, un piccolo dono, per ringaziarvi della vostra sempre attiva partecipazione.

Quest’anno ho scelto per voi un viaggio!!!

Si un viaggio, ovviamente interattivo, che ci condurrà all’interno della meravigliosa certosa di Pavia. Grazie a foto panoramiche a 360°, potremmo ammirare attraverso una stupenda visita virtuale, le ricchezze artistiche di questo splendido monumento, direttamente da casa nostra.

Ci accompagneranno, idealmente, tra affreschi, dipinti, sculture ed ambienti monastici alcune sagome di monaci certosini, dipinti a trompe-l’oeil e che ci appaiono dietro finte porte socchiuse nelle cappelle laterali, o ci osservano dall’alto da finte finestre nella Navata. Il viaggio può ora cominciare…..

Visita virtuale

Vi auguro una buona “visita”, un

Buon Natale ed un Felice anno nuovo

“Cristianesimo vissuto” di F. Pollien capitolo VII°seconda parte

”Cristianesimo vissuto”

Consigli fondamentali dedicati alle anime serie

Seconda parte Parte: Dio  è il solo

Capitolo VII: La libertà

Su, via; non amar tanto la tua schiavitù, e non temer tanto la libertà. Attaccandoti alle creature, tu credi godere, ma vedi un po’ quante separazioni involontarie, quanti strappi crudeli, quante delusioni strazianti? Ad ogn’istante il piacere, che credevi tenere, ti sfugge, e quello che avevi più a cuore, ti è violentemente strappato. Sono dolori terribili, di cui la vita di coloro che vogliono godere è tutta cosparsa. Sono laceramenti di cuore rinnovati ad ogni istante, divisioni d’interessi, rivalità d’amor proprio, urti d’ogni specie, perdite di parenti, di amici, di danaro, di posizione, di considerazione! E gl’infiniti drammi delle passioni ingannate!… ecco una piccola idea dei godimenti della vita che provano coloro che s’attaccano al piacere creato.
Al contrario, il cristiano che non tiene a nulla, non ha mai il cuore lacerato; egli piglia e lascia tutte le cose con la medesima facilità ond’io piglio e lascio la mia penna. È esente dalla tirannia e dai dispiaceri. Si serve di tutto, ed egli non serve che Dio. Tutto per lui è uguale negli avvenimenti della vita, perché tutto per lui è mezzo. Niente lo turba né lo scoraggia, perché è padrone di tutto. Che tutto gli sia dato, che tutto gli sia tolto, poco gl’importa egli si uniforma in tutto al beneplacito di Colui che dà e toglie, e benedice il nome suo. Ecco la vera libertà. Come S. Paolo, egli sa essere nell’abbondanza e sa privarsi, è abituato a tutto. Su via! o schiavo dell’amor proprio, schiavo della dappocaggine, impara che cos’è la libertà, sii cristiano.
Salute e malattia, piacere e sofferenze, ricchezza e povertà, onore e disprezzo, amici e nemici, vita e morte, tutto serve a colui che è distaccato da tutto; egli non si lascia contrariare né arrestare da nulla, perché è al di sopra di tutto. Disimpegnando se stesso, giunge a ripigliare tutto come strumento.
Non è sedotto dal piacere, non è turbato dalla contrarietà. È sempre lui stesso con una costante eguaglianza ed ignora gli alti e bassi, segni d’una schiavitù a cui è sfuggito.
Il suo spirito è segno, il suo cuore è in pace, le sue forze sono concentrate: non essendo mai sospinto da una parte e dall’altra, la sua vita non è mai sciupata nei movimenti delle false deviazioni. Che vita! e che libertà!
Ti sembra ancora che sia cosa tanto spaventosa vivere da cristiano? Credi ancora che sia cosa tanto spregevole codesta liberazione dai conflitti e dalle oppressioni, dalle inquietudini e dalle divisioni? La unità e la pace, ecco il supremo risultato della libertà nell’anima cristiana. È il primo frutto che volevo mostrarti.

I certosini e le donne

I certosini e le donne

La vergine dei certosini

Come abbiamo visto in un precedente articolo, solo le regine regnanti hanno il privilegio di entrare in una certosa, quindi sono le uniche donne a potervi accedere. O meglio, fatta eccezione per la costante presenza della Vergine Maria, in ogni momento della giornata di un certosino, come una madre che protegge e consola. Ho deciso di sottoporre alla vostra attenzione un documento tratto dal documentario realizzato dalla Rai, intitolato “I solitari di Dio”. Da esso ho estratto, una importante testimonianza circa il rapporto dei certosini con le donne, fornitoci da una interessantissima intervista rilasciata da Nathalie Nabert, una studiosa e  grande esperta di spiritualità certosina. Ad essa fa seguito un intervento sull’argomento di un monaco della certosa di Serra San Bruno. Quello che propongo di seguito è il testo rielaborato del documentario televisivo, ad esso e collegato il video.

Le donne, un’assenza-presenza

Solo la donna, come Dio, ha il potere di “dare” la vita. Già, le donne. La loro è un’assenza-presenza in una comunità tutta al maschile. Donna tentatrice, insidia del celibato; o donna redentrice, a cui richiama la grande devozione mariana dei monaci? Proviamo a parlarne proprio con una donna, Nathalie Nabert, dell’Intitut Catholique di Parigi, grande esperta di spiritualità certosina. Il suo ultimo libro sull’argomento si intitola “Il cibo, le lacrime e il silenzio”. La sua fama le consente di essere ammessa in via eccezionale nella foresteria della Certosa per avere dei colloqui di studio con i monaci. E’ convinta che la loro scelta di vita è un segno forte – talora scandaloso – in una società scristianizzata e indifferente verso Dio: “Quando si decide di vivere lontano dal mondo e in stato d’abbandono al Signore, bisogna recidere tutti i legami. E’ quindi logico che i certosini non ricevano donne, così come le certosine non ricevono uomini. Ma è la Vergine Maria, madre di tutti i contemplativi, a mostrare al monaco la via del silenzio, dell’obbedienza, della preghiera, della bontà e della pazienza. Dunque, un’immagine femminile veglia su questi monaci separati dalle donne”.

Ci tornano in mente le parole che ci aveva detto sullo stesso tema don Mario, quando eravamo stati a trovarlo nella sua cella: “In certosa io ho imparato davvero ad amare le donne, perché qui porti tutti in un abbraccio universale, autentico. Comprese, per l’appunto, le donne, che sono una gran bella cosa!”. Don Mario sostiene che quello del celibato è un falso problema: prima il rapporto con le donne era basato sulla simpatia o sull’attrazione; adesso la donna è un’ideale, un’immagine che nella sua espressione più alta – Maria di Nazareth – merita addirittura venerazione. La separazione fisica, perfino visiva, dall’altro sesso può sembrare una norma anacronistica o contro natura. In realtà la si accetta di buon grado se la motivazione di fondo è raggiungere un’unione più profonda con Dio e, attraverso di Lui, con gli altri.

Possono esserci tante ragioni a spingere un uomo a entrare in certosa, ma alla base di tutto – ci dice un monaco – c’è l’amore. E torna l’immagine evangelica già evocata dal priore Dupont: “Siamo come quella donna che spreca l’olio prezioso versandolo tutto sui piedi di Gesù. Quando si ama si fanno anche di queste pazzie, ma è bello sprecarsi per amore”. Il motivo di fondo è che ci si è innamorati di Dio, a cui si vuol donare tutta la propria vita e il proprio cuore. Capita di sentire il vuoto e la superficialità della vita corrente, quel fare tutto di fretta, senza grandi motivazioni. Ed ecco Dio farsi presente. Cristo diventa lo sposo a cui giurare per sempre fedeltà. Come un uomo che lascia tutte le altre donne per andare incontro alla sua sposa, così il monaco va incontro a Gesù come un innamorato. Da qui nasce anche il grande desiderio di solitudine, che è voglia di restare in intimità col Dio che si ama. La certosa offre questa solitudine e insieme la condivisione di vita con altri fratelli che hanno nel cuore lo stesso desiderio di Dio.

Nella sua espressione più alta l’esperienza del monaco non è che un gioco d’amore, fatto di richiami e risposte tra l’Amato e l’amante. Il Dio nascosto diviene per il monaco il Dio rivelato, e per il monaco certosino il Dio-bontà, colui che dona se stesso all’altro. Ci si scopre amati nonostante le proprie colpe più che per i propri meriti. In questo modo Dio coinvolge l’uomo: chi scopre questa realtà non può non farsi coinvolgere: deve rispondere e restituire il dono d’amore. Bisogna donarsi in maniera assoluta, proprio come fa Dio. In fondo questo è per la teologia cristiana il mistero della Trinità: il Padre si dona al Figlio e questi si dona al Padre e la loro unione è lo Spirito Santo.

(Tratto da “I solitari di Dio” realizzato da Enzo Romeo, per Rai 2)

“Cristianesimo vissuto” di F. Pollien capitolo VI°seconda parte

”Cristianesimo vissuto”

Consigli fondamentali dedicati alle anime serie

Seconda parte Parte: Dio  è il solo

Capitolo VI: La schiavitù

Ma, gran Dio! che vita impossibile è la vita cristiana!… – S. Paolo comincia con avvertirci che se il nostro lavoro di cristiani non avesse altra speranza che per questo mondo, noi saremmo i più miserabili degli uomini. Noi cristiani dobbiamo spogliarci di tutto, per trovare Dio solo. La nostra vera vita è uno spogliamento assoluto dì ciò ch’è creato, per godere solo di Colui che ci ha creati. In questo mondo ci purifichiamo e ci dilatiamo, per vivere nell’eternità. Quindi non abbiamo tutta la nostra vita in questo mondo, ma solo la cominciamo e la prepariamo.
Del resto non devi credere questa vita così impossibile, e stimarla così spaventevole. Se ha le sue difficoltà, ha pure le sue gioie; se ha le sue fatiche, ha pure i suoi benefici. Ha dei frutti di dolcezza che non sono riservati esclusivamente pel cielo, e di cui è permesso godere fin da questo mondo. Tra questi frutti, lascia che te ne indichi tre, di cui t’auguro di assaporare le delizie. Il primo nasce dai tuoi rapporti con te stesso, ed è la libertà d’anima. Il secondo nasce dai tuoi rapporti col prossimo, e sono le beatitudini del vero amore e della dedizione cristiana. Il terzo nasce dai tuoi rapporti con Dio, e sono le incomparabili dolcezze dell’amor divino.
Il primo frutto della vita cristiana, che voglio mostrarti, è la libertà d’anima. Credo che tu sappia per esperienza che sei schiavo di ogni piacere che entra nel tuo cuore. Il piacere, di cui senti bisogno, è il tuo padrone; esso ti tiranneggia e tu non puoi farne a meno. Ne sai qualcosa, è vero? Per ritornar libero, devi gettar codesto piacere fuori del tuo cuore e riporlo nella tua mano, a fine di potertene servire o rigettarlo a piacimento, secondo che ti è utile. Ora che cosa ti chiede il Cristianesimo? Appunta questo, di sgombrare il tuo cuore, per esser libero; in altre parole di gettare fuori tutti i tiranni creati cioè, ridurre ogni creatura alla sua semplice funzione di strumento. È dunque una cosa tanto bassa esser libero? In questi tempi in cui la libertà si è rifugiata su tutte le bandiere, perché non è più nelle anime, è forse una cosa di sì poco conto tentare di rimetterla al suo posto? Lascia agli sciocchi la libertà dei pubblici manifesti, e lavora a fare in te la vera, grande, piena ed assoluta libertà. Siate i padroni, disse a principio il Padrone d’ogni cosa8.
Del resto, devi comprendere che lo spogliamento cristiano non è una soppressione di tutto e un abbrutimento ma sì la liberazione ed una presa di possesso degli strumenti della vita. Fino a che il piacere creato è nel tuo cuore, esso ti domina e ti possiede. Senza rendertene sufficientemente conto, tu sei ora lo schiavo più o meno di tutte le creature. Bisogna cessare una buona volta di essere posseduto, per diventare possessore. Hai fin qui talmente trascinata la tua catena, che ti rimane sol più un’idea molto vaga sulla possibilità di poter vivere in altro modo. Sei talmente abituato a vivere schiavo, sballottato dalle tue passioni, dalle tue necessità, da tutte le seduzioni ed agitazioni, che non sai più che cosa è la libertà e la temi quasi come una disgrazia. Pensaci dunque! non aderire più a niente!… non esser più attaccato a nessuna sorta di ceppi!…

“Cristianesimo vissuto” di F. Pollien capitolo V°seconda parte

”Cristianesimo vissuto”

Consigli fondamentali dedicati alle anime serie

Seconda parte Parte: Dio  è il solo

Capitolo V: Il distacco

La prima operazione indicata nella prima parte si chiama raddrizzamento; la seconda, che ora bisogna studiare, si chiama distacco. Il raddrizzamento ha collocato Dio al primo posto, il distacco farà sì che egli solo sarà il tuo tutto. Dio il primo, ecco il programma della prima parte della vita cristiana; Dio solo, ecco il programma della seconda parte. È a questo prezzo che sarai cristiano: quando lo sarai? Sei deciso ad esserlo?
Dio solo!… Vedi: sono solo due paroline; ma hanno una portata che tu ed io siamo totalmente incapaci di misurare. Bisogna esser giunti ad uno spogliamento completo per saper esattamente quello che vogliono dire queste due parole.
I santi in cielo lo sanno; ma le anime che pervengono a saperlo in questo mondo sono assai rare. Infatti è cosa rara il raggiungere in questa vita mortale la sommità della purificazione. Tuttavia se non possiamo dal basso misurare la distanza che ci separa dalla vetta, possiamo avere una visuale ampia abbastanza da concepirne qualche idea.
Tu credi al Vangelo, non è vero? Anch’io. Ebbene prendiamo alla lettera le parole di Nostro Signore. Non cerchiamo di sminuirle, perché sarebbe una diminuzione della nostra fede. Bisogna accettare il Vangelo tutto intero e in tutto il suo rigore; altrimenti saremo soltanto cristiani falsi, ed allora a che scopo esserlo? Se tu non ami i prodotti falsificati, perché vorresti esserne tu uno? Hai udito nel Vangelo quel detto del Salvatore: Colui che non odia suo padre e sua madre, e la moglie e i figliuoli e i fratelli e le sorelle e fin l’anima sua, non può essere mio discepolo . Ecco la sentenza di Gesù Cristo, essa è formale, assoluta, chiarissima: bisogna distaccarsi da tutto e non aderire ad altro che a lui.
Egli specifica apposta questo piacere che è il più onesto di tutti, il più utile, il più sano, il più corroborante e il più puro: il piacere della famiglia, ch’è il più abituale, il più noto, il più apprezzato dei piaceri naturali.
Lo piglia per designare con esso tutti gli altri. E dice che bisogna rinunciarvi, e che bisogna rinunciare a tutto quello che si possiede, dal piacere più basso fino all’anima tua. Ancora una volta si tratta d’un ordine formale, e non devi pensar affatto a modificare il Vangelo.
Nota bene che Nostro Signore dice che bisogna odiare, che vuol dire togliere dal cuore; toglierne gli affetti che lo dominano, che lo tiranneggiano. Bisogna togliere questi piaceri dal cuore per farli passare nella mano. Non è necessario distruggerli. Bisogna distruggere la tiranna che esercitano sul cuore. Ed è appunto ciò che significa la parola “odiare” usata dal Salvatore. Non proibisce di amare il proprio padre, la propria madre, ecc., ma proibisce che un simile amore tiranneggi il cuore; vuole che tu ti serva di detto amore come d’uno dei migliori strumenti che ti fu dato per lavorare alla gloria sua, invece di pascertene come d’un godimento egoistico.
Ah! senza dubbio gli affetti ordinati della famiglia costituiscono un mezzo efficacissimo per l’anima che se ne vuol servire per andare a Dio. Quanti vantaggi ne traggono i genitori che vogliono educare i loro figli! Quanti vantaggi pei figli, che vogliono essere educati bene! Fintantoché i genitori e i figli si servono di questo piacere per progredire nella pratica del dovere, tutto va bene, perché è appunto questo ciò che Dio vuole. Ma quando ne abusano per la sola soddisfazione d’amarsi, dimenticando, trascurando o lasciando il loro dovere pel godimento, allora è male ed è appunto questo che Gesù Cristo condanna. Comprendi il pensiero e la parola del Salvatore? Comprendi il distacco cristiano?
Fa’ lo stesso ragionamento riguardo a tutti gli altri piaceri, e imparerai come devi usarne pel dovere e non abusarne per la tua soddisfazione.

Il privilegio delle regine

Il privilegio delle regine

Isabella di Baviera, Guglielmina d'Olanda, Vittoria d'Inghilterra, Caterina de Medici

In questo articolo odierno, voglio approfondire il tema riguardante il divieto assoluto dell’ingresso di una donna all’interno di una certosa, e dell’unica eccezione a questo precetto. Nel corso dei quasi mille anni di storia dell’ordine certosino, questa regola come tutte le altre si è mantenuta inalterata, vogliamo quindi fare chiarezza sulla sua origine e sul suo significato. Va ricordato che tale disposizione fu confermata nei secoli da varie Bolle papali, emesse da: Giulio II, Pio V e Gregorio XIII, e la eventuale non osservanza prevedeva la pena di scomunica riservata dalla Santa Sede.

Proverò a spiegarvi, che i monaci certosini intendono tale divieto, come una conseguenza della totale consacrazione a Dio. Essi puntualizzano, affermando che non c’è una discriminazione di natura sessuale, poiché neppure gli uomini, salvo rare eccezioni, possono entrare indiscriminatamente nella clausura. E’ inoltre fondamentale aggiungere che la particolare e profonda devozione mariana risulta essere una testimonianza della grande stima per la vocazione e per la dignità della donna. Ma accennavamo all’inizio ad una sola eccezione, riguardante l’antico privilegio concesso alle sovrane regnanti di poter varcare la soglia della clausura certosina, vediamo come nasce. Nei secoli difatti molte regine, talvolta benefattrici e prodighe verso le certose, avendo ottimi rapporti con le comunità monastiche, esprimevano il desiderio di farne visita. Inizialmente, già nei Costumi di Guigo, era espresso tale divieto di ingresso alle donne, per consentire l’assoluto isolamento dei monaci, al fine di favorirne la meditazione. Tuttavia, dagli annali dell’Ordine troviamo degli episodi accaduti nel 1404 e nel 1417, allorquando due priori di altrettante certose consentirono l’ingresso ad una fondatrice e della regina Isabella di Baviera. Per questo strappo alla regola i rispettivi priori furono puniti dal Capitolo Generale, con estrema severità e costretti ad una astinenza obbligatoria di svariati giorni, rischiando di essere deposti dall’incarico. Dopo questi episodi, fu sancita l’eccezione alla regola, riguardante soltanto le regine regnanti, e previo autorizzazione pontificia, mentre per le altre donne furono addirittura costruite cappelle apposite fuori la clausura che consentivano la loro sosta in attesa dei nobili e benefattori maschi a cui era concesso l’ingresso.

E cosi, pur non essendo assai numeroso il numero delle sovrane a cui è stato concesso tale privilegio, vogliamo ricordarne qualcuna.

La Regina Guglielmina d’Olanda e la regina Vittoria d’Inghilterra , le quali sono state le prime e probabilmente le uniche sole donne ad essere state autorizzate eccezionalmente ad entrare all’interno della Grande Chartreuse. Un altro aneddoto immortalato in uno stupendo affresco situato nel refettorio della certosa di Calci, realizzato da Pietro Giarrè, raffigura Caterina de Medici regina di Francia moglie di Enrico II, la quale ebbe un ottimo rapporto con i certosini. Il pittore istoria nell’affresco la regina che, ricevuto il privilegio in quanto regina di Francia,  per ringraziare i monaci di tale gesto, si prodigò servendo umilmente il pranzo ai monaci della certosa parigina di Vauvert.In un altro dipinto del 1895 Frederico Moia Moja, raffigura la visita di Maria Teresa d’Austria alla certosa di Pavia.  Nel 1900,  Elena di Savoia fu la prima regina italiana che fece ingresso nella certosa di Pavia, anche a questo episodio è legato un curioso aneddoto, descritto in una poesia. La particolare predilezione verso i certosini è dimostrato dal fatto che  la regina Elena volle sposarsi nella basilica romana di Santa Maria degli Angeli, ovvero la certosa di Roma. Molto più recentemente segnaliamo la visita fatta, dalla sovrana del Belgio Paola Ruffo di Calabria, alla certosa di Serra San Bruno il 30 giugno 2001.

Visita di Maria Teresa d'Austria alla certosa di Pavia (F.Moia Moja)

Gradisco allegarvi una graziosa poesia, dal titolo “Farò sü una Certosa…” che cita, prendendo spunto da una leggenda sorta intorno a Gian Galeazzo Visconti, fondatore della certosa pavese, un episodio circa la sua avversione delle donne in certosa, e fa riferimento ad un aneddoto circa la visita di Elena di Savoia. Ve la propongo nella versione originale originale in dialetto milanese, e tradotta in italiano.

UNA POESIA SULLA CERTOSA

“Cristianesimo vissuto” di F. Pollien capitolo IV°seconda parte

”Cristianesimo vissuto”

Consigli fondamentali dedicati alle anime serie

Seconda parte Parte: Dio  è il solo

Capitolo IV: L’aberrazione umana

Quanta sapienza e bontà nell’idea di Dio!… E per contro quanta follia e malvagità nella condotta dell’uomo!… Avido di felicità, e di una felicità senza misura, poiché Dio lo fece per questo, l’uomo si rivolge ad ogni creatura in cui vede un piacere, stimando che questo piacere sia lo scopo della sua esistenza. Non bisogna forse avere un po’ di felicità nella propria vita? va dicendo. E cerca ed a sé concede i piaceri degli occhi, degli orecchi, dell’odorato, del gusto e del tatto. E fa consistere la più sublime aspirazione della sua vita nel procurarsi i beni ed i piaceri creati nella più larga misura possibile. E stima felici coloro che possono possedere e godere, e sventurati quelli che non lo possono. Tale è il concetto mondano ed utilitario della vita. E questo concetto domina dovunque. Strano concetto della vita; duplice aberrazione.
Senza dubbio è lecito cercare la felicità: non solo è lecito, ma obbligatorio, poiché Dio lo vuole. Ma è questa una ragione per cercare questa felicità là dove non esiste, e per dare a questa felicità falsa un’importanza che non ha? Ripetiamo:
1° la felicità non si trova nel piacere creato;
2° la felicità non è la più alta aspirazione della tua vita.
Orbene, tu vai a cercare la felicità nel piacere creato, e la tua prima preoccupazione è quella di procurarti una felicità ch’è falsa. Ecco la tua duplice aberrazione.
Non credi che sia fare una grande ingiuria a Dio, il mettere le creature al medesimo livello di lui, e comportarti come s’egli da solo non bastasse alla tua felicità? In questo modo non fai uno strappo alla tua fede? Se credi in Dio, devi credere che egli è il tuo tutto, e che nulla è simile a lui: e non devi porre nulla al medesimo livello di lui, e fuori di lui nulla deve premerti essenzialmente, e devi usare tutte le cose come di strumenti, usarne come se non ne usassi, dice S. Paolo . Alla piena luce della fede, nella calma della tua coscienza, non ti pare abominevole capovolgere il piano di Dio assegnando come fine alla tua vita quello che lui ha stabilito come mezzo? Quest’aberrazione non è una mostruosità?
Orbene osserva che la tua aberrazione non si limita a questo. Infatti è questo piacere falso, spostato, preso nella creatura che d’ordinario tu fai passare al di sopra della gloria di Dio.
Il fatto solo di attaccarti a questo piacere fuori di Dio è già una vera perversione. Che sarà dunque quando lo preferisci a Dio? Calcola la profondità e l’estensione del disordine nella tua vita.
Tu vedi che il male ha due gradi immensi. Il primo è prendere il piacere creato come fine. Il secondo è preferire questo piacere a Dio. Conseguentemente c’è un doppio lavoro da fare. Bisogna anzitutto impedire che il piacere creato pigli il sopravvento nella tua vita: poi bisogna che ti distacchi da questo piacere, in modo da ridurlo a non essere altro che un mezzo.
Ora che cosa ho insegnato nella prima parte? A mettere Dio al primo posto, cioè, solo a sanare la parte essenziale del disordine, ad impedire che il piacere creato prenda il sopravvento sulla gloria di Dio. Si può dire che non ti ho insegnato altro nella prima parte. Un simile lavoro ti sembrò già lungo e grandioso. E tale è infatti.
Ebbene adesso comprendi che questo primo lavoro non è né il più lungo né il più arduo? Comprendi che Dio, pur occupando in te il primo posto, è ancora lontano dal possederlo completamente? Ora bisogna liberare l’anima tua da tutto quel piacere creato, a cui si è falsamente attaccata; è il suo attaccamento che bisogna spezzare. Ed è un lavoro molto arduo; perché il tuo essere tutt’intero, dalla prima delle tue facoltà sino all’ultima, è infetto dal fascino del piacere creato.
Quando avrai interamente corretta codesta parte della tua aberrazione, che nelle creature e nei loro piaceri ti fa vedere altra cosa che strumenti, allora la tua purificazione sarà completa, allora sarai cristiano crederai in Dio, la tua vita sarà fatta di rettitudine e di verità, tu vivrai.