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L’insegnamento del Conte di Nevers

L’insegnamento del Conte di Nevers

Nel corso dei secoli, furono numerosi tra i certosini i rappresentanti delle più rinomate famiglie d’Europa. Tanti, furono quei giovani, che scelsero spontaneamente di abbandonare il rango del proprio casato, le ricchezze ed il potere, preferendo di donare la propria vita a Dio. Il personaggio di cui vi voglio parlare, è un importante rampollo di una fra le più celebri famiglie francesi, del casato dei Conti di Nevers. Guglielmo II valido rappresentante di tale famiglia che nacque nel 1083, ed era figlio di Raynaldo II, conte di Nevers, d’Auxerre e di Tonnerre, e di Agnès de Beaugency. Da piccolo rimase orfano del padre e stette, fino al raggiungimento della maggiore età, sotto la tutela di suo nonno Guglielmo I. Nel 1101, dopo la presa di Gerusalemme decise di raggiungere la Terra Santa per dare sostegno alle milizie cristiane. Nonostante la giovane età egli aveva notevoli doti cavalleresche, e fu così messo alla guida di un esercito di 15000 nivernesi, con i quali raggiunse Costantinopoli. La spedizione guidata dal giovane conte di Nevers, dopo aver assediato brevemente Konya, fu sconfitta. Nelle vicinanze di Eraclea, difatti il contingente di Guglielmo venne quasi interamente sterminato, dai Turchi  con l’eccezione di Guglielmo stesso e qualche suo uomo salvatisi prodigiosamente. Dopo questa terribile esperienza il conte di Nevers decise di ritornare in Francia. Ben presto divenne amico e consigliere del re di Francia Luigi VII detto il Giovane, trascorrendo diversi anni al suo fianco e sostenendolo nelle lotte contro le baronie. Nel 1146, prima di partire per la Seconda crociata il re di Francia intende lasciare la reggenza del suo trono ad una persona eminente che possa sostituirlo degnamente e di cui abbia piena fiducia. La scelta cadde sul fidato Guglielmo conte di Nevers, il quale declinò l’invito rispondendo al re di aver deciso per se un’altra vita!!!
Guglielmo, difatti a seguito della morte di sua moglie Adélaïde, lasciò tutto il suo ingente patrimonio al figlio Guglielmo III al quale esortò di accompagnare il re alla crociata,  e decise di rinunciare ad ogni prestigio e gloria mundi per ritirarsi in una certosa. Scelse così di ritirarsi dal mondo e di accettare la vita da converso certosino nella Grande Chartreuse, dove fece il suo ingresso nel 1147. La sua dedizione alla regola certosina, fu esemplare decise di occuparsi dei lavori più umili, quasi per bilanciare la vita passata fuori dal convento tra sfarzo lusso e ricchezze materiali. Si narra come episodio apparentemente leggendario, ma occorso realmente, che un giorno il primogenito del conte, si recò alla Grande Chartreuse per incontrare suo padre ma gli fu risposto che non era all’interno del convento. Il ragazzo rimase stupito nel vedere, poco dopo, suo padre ritornare in certosa dai lavori di pastorizia a cui aveva voluto dedicarsi, appariva come un uomo appesantito ed incurvato con un carico di lana appena tosata e con l’abito monastico infestato da vermi ed insetti. Era ormai questo il desiderio di un grande signore feudale, ritenuto dal re di Francia degno di governare al suo posto, e le cui ricchezze decise di abbandonare per scegliere l’austera vita di umile fratello converso certosino. Il figlio provò a dissuaderlo a proseguire quella vita grama, ma Guglielmo gli rispose di sentirsi non più padrone di castelli territori e palazzi, ma solo della sua stessa esistenza, e ciò lo rendeva felice, esprimendosi così: “Lasciatemi tutto questo, perché ciò è una virtù singolare per mettermi in salvo dalle pene del Purgatorio!!!” Guglielmo II conte di Nevers morì serenamente poco tempo dopo, il 20 agosto dell’anno 1148. Per comprendere meglio l’importanza dell’aspetto formativo di questo episodio per i certosini, voglio proporvi la visione delle immagini che ritraggono un ciclo di affreschi di rara fattura, eseguiti da Domenico Gargiulo detto Micco Spadaro, nel coro dei Fratelli  conversi della “mia” certosa. Nella certosa di San Martino a Napoli, il grande scultore Cosimo Fanzago artefice di una imponente trasformazione architettonica, progettò anche l’ambiente destinato ai conversi inserendovi un fantastico lavamano marmoreo nel 1631. Successivamente sulla volta e lungo le pareti furono inserite le decorazioni e gli affreschi eseguiti da Domenico Gargiulo. Questi realizzò, tra il 1638 ed il 1640, con grande maestria dei finti arazzi svolazzanti sui quali dipinse storie esemplari di conversi, come insegnamento per i fratelli che praticavano quell’ambiente. Gli affreschi di una parete sono interamente dedicati alla storia che vi ho narrato riguardante il Conte di Nevers, e più esattamente il suo lavoro di pastorizia lontano dalla certosa, l’attività agreste e l’incontro con il figlio che tenta di distoglierlo da tale vita. L’evidente messaggio didattico ci riporta al bruniano “Fugitiva relinquere et aeterna captare”: abbandonare le realtà fuggevoli e cercare di afferrare l’eterno.

Coro dei conversi (certosa di San Martino)

Fratello Guglielmo nei pascoli fuori la certosa (affresco D. Gargiulo)

Fratello Guglielmo ara negli orti (D. Gargiulo)

L'incontro tra Fratello Guglielmo ed il figlio (D. Gargiulo)

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