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“Cristianesimo vissuto” di F. Pollien capitolo X°terza parte

”Cristianesimo vissuto”

Consigli fondamentali dedicati alle anime serie

Terza parte : Il lavoro

Capitolo X: Dovere e perfezione

Il dovere: ecco l’unica tua occupazione. Per giungere all’ultima vetta della perfezione cristiana, per consumarti nella santità più sublime, non hai che una sola cosa da fare, perché Dio non te ne domanda che una, ed è l’osservanza dei doveri del tuo stato. Capisci? I doveri del tuo stato nei quali sono compresi i comandamenti e i consigli. Tu non avrai mai da uscire di lì.
Vedi dunque com’è una cosa semplice e pratica. Non si tratta affatto di far cose eccezionali esse sono proibite; quando nelle vite dei Santi vi sono cose eccezionali, è Dio che le fa. Tu dal canto tuo devi semplicemente seguire la linea comune del dovere, del dovere pratico di tutti i giorni, nella condizione in cui Dio ti vuole; tutto il tuo dovere e niente altro che il dovere, ecco la tua perfezione.
Cosicché la perfezione è di tutti gli stati ed alla portata di tutti. Chi è che non possa fare il suo dovere? E fare il proprio dovere è tutto quello che Dio domanda, non ha mai domandato e mai non domanderà altro. Non venire a dirmi: È difficile essere cristiano nella tale condizione, la perfezione è impossibile nel tale stato. Prima di tutto ti risponderò: Non facciamo calcoli con le difficoltà; un uomo coraggioso le supera sempre. Poi ti domando: In quel tale stato, c’è un dovere da compiere? – Si. – Compi il dovere di questo stato e contentati di esso. Quando dico: compiere, intendo compierlo tale e quale Dio l’impone e perché egli lo impone. È impossibile questo? No, mai; sarebbe un bestemmiare Iddio il dire ch’egli impone doveri impossibili.
Va’ dunque al fondo del tuo dovere, del tuo, non di quello del tuo vicino, e giungerai alla completa perfezione che Dio esige da te. La codardia della nostra cattiva natura ci getta spesso in una deplorevole illusione. S’io fossi in quella condizione, farei meglio, si dice: a questo o a quest’altro è più facile che non a me l’essere cristiano. E si comincia a desiderare un altro stato, e intanto non si fa il dovere dello stato proprio. È proprio questo che vuole il nemico della tua perfezione. Sii più positivo: tienti sempre là dove ti trovi, e li dove ti trovi, comincia a fare quello che c’è da fare. Se più tardi Dio ti conduce ad uno stato diverso, tu farai anche allora il dovere di quello stato, e così sempre, vivendo praticamente della vita in cui ti trovi. Non c’è niente di tanto positivo come la vita cristiana; non è col cullarti in vuote utopie né divagando in pie immaginazioni che si fanno dei cristiani. Il dovere, il dovere del momento, il dovere puro e semplice, nella sua realtà concreta, qualunque essa sia; tutto sta lì. Sii fermo e costante nell’adempimento del dovere, e sarai cristiano. Sii fedele al dovere della prima vocazione perché ogni vocazione ha il suo dovere proprio, ed è questo che bisogna compiere. Tu hai necessariamente un dovere proprio e personale, perché hai necessariamente una vocazione.

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