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“Cristianesimo vissuto” di F. Pollien capitolo XV°terza parte

”Cristianesimo vissuto”

Consigli fondamentali dedicati alle anime serie

Terza parte : Il lavoro

Capitolo XV: Docilità e virilità

Che cosa occorre a colui che vuole essere umile discepolo del divin Maestro? Due cose: docilità e virilità.

Docilità per accettare, virilità per agire:pieghevolezza nell’accettazione, energia nell’azione; bisogna ascoltare, e seguire: ecco le condizioni dell’umiltà. Ascoltare anzitutto gl’insegnamenti di Dio ed accettare le sue disposizioni, poi seguire la linea del dovere e praticare le virtù richieste. Bisogna pertanto che la docilità preceda e la virilità segua. Mai in nessuna scuola si fanno seri progressi in altra maniera. Senza la virilità, la docilità non sarebbe che un lasciar correre e degenererebbe facilmente in codardia e in scipitaggine. Senza la docilità, la virilità non sarebbe che orgoglio e condurrebbe fatalmente ad ogni sorta di sviamenti. Unisci queste due cose, sii dolce e forte: dolce davanti a Dio, forte per mezzo di lui contro te stesso. Sii pieghevole sotto la mano di Dio, energico ed inflessibile contro ogni altra azione. Diventa sul serio un discepolo pratico e praticante del divino Maestro. Pratico, tu vedi che bisogna saper esserlo; poiché le lezioni di Dio sono tutti e singoli gli avvenimenti, con cui egli ti conduce. C’è forse qualche altra cosa così pratica e positiva? Ed è questo che bisogna saper comprendere; e per comprenderlo, è necessario essere pratico. Ma bisogna anche saperlo fare, ed è per questo che bisogna esser praticante.Dilucidiamo anche questo con degli esempi. Tu hai degli amici, ne hai senza dubbio parecchi e sono veri amici. Hai anche dei nemici: e chi non ne ha?Tu li hai perché Dio lo vuole e così dispone; perché se non lo volesse, non li avresti. Presso i tuoi amici trovi consolazioni e sono dolcissime. Dai tuoi nemici ti vengono delle desolazioni e sono amarissime.Devi forse detestare gli uni e godere degli altri? Se fai così, vivi da pagano e da pubblicano, non da cristiano. Per essere cristiano, devi servirti delle pene degli uni e delle gioie degli altri, a fine di sviluppare le tue virtù; poiché pene e gioie non sono in realtà e non debbono essere altro che strumenti di virtù. Dio ti procura degli amici e dei nemici, come ti procura i successi e i rovesci, la salute e la malattia, le lodi e gli affronti, la fortuna e il disagio, come ti procura tutte le cose; vale a dire, in vista del tuo sviluppo, nell’ordine della tua vocazione, per la tua gloria.Se lo scopo della tua vita continua ad essere la ricerca del tuo piacere, continuerai anche a vedere nel tuo amico soltanto una fonte di gioie, e nel tuo nemico una sorgente di noie; continuerai a godere dell’uno e a detestare l’altro, secondo l’interesse molto meschino ed utile del tuo benessere; continuerai a non comprendere nulla in fatto di vita, ad abusare di tutto ed a vegetare da egoista.Ma dal momento in cui la gloria di Dio orienta definitivamente il tuo movimento vitale, sia il piacere che la contraddizione diventano degli strumenti e tu ti servi di tutto quello che Dio ti procura, per promuovere la sua gloria e compiere il tuo dovere.

Ed ecco quello che io dico essere un vero discepolo, un discepolo pratico e praticante del divino Maestro. Sii tale alla sua scuola e farai progresso. Sarete miei veri discepoli, se resterete fedeli ad ascoltare la mia parola, disse il Salvatore