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“Cristianesimo vissuto” di F. Pollien capitolo XIX°terza parte

”Cristianesimo vissuto”

Consigli fondamentali dedicati alle anime serie

Terza parte : Il lavoro

Capitolo XIX: L’imperturbabilità

Se tu hai l’intelligenza di quest’adorabile mistero della tua volontà divina nascosta dappertutto, se sai fare questa comunione, di cui cerco d’insegnarti il segreto, non ci può essere per te nessuna sventura.
Infatti tutto quello che il mondo chiama avversità e disgrazie, come quello ch’esso chiama fortuna e felicità che cosa è in realtà? Non è che una scorza, una superficie, un’apparenza; è l’esteriore della vita. Lì sotto sta nascosta una sostanza, che è l’interno, il midollo della vita: cioè la volontà di Dio. Fare il volere di Dio è tutto il cibo dell’anima; nessuna cosa la nutre tranne questo. Ma quanto le è anche vantaggioso questo cibo! Unendosi alla volontà di Dio, l’anima s’ingrandisce, la sua vita si sviluppa, tutte le sue facoltà s’innalzano fino a poter glorificare Dio.
Tu ora sei serio e vuoi vivere ad ogni costo: vivere, cioè, crescere, dilatarti, per raggiungere la meta per cui fosti creato. Il solo bene che ti attrae, perché infatti è il solo tuo bene, è l’ingrandimento del tuo essere per la gloria di Dio. Ora questa grandezza cristiana, che t’incanta, tutto te la conferisce: il dolore quanto, e spesso più ancora della gioia. La volontà di Dio è dappertutto Ecco perché sei sempre felice. Dovunque trovi Dio che lavora al tuo ingrandimento servendosi delle sue creature.
Che importa a te un po’ di piacere o un po’ i sofferenza? Queste son sciocchezze da nulla per un cuore che vuol vivere!…
E guarda che pace in questo cuore! Una pace che nulla turba, nulla altera e nulla interrompe. Una pace che è sempre la medesima, calma nella gioia, più calma ancora nel dolore. Una pace che accoglie tutti gli avvenimenti e tutti i doveri con la stessa serenità perché tutti le recano il medesimo nutrimento e il medesimo profitto. La pace cristiana!
Un’assoluta imperturbabilità! ecco il vero stato del vero cristiano. Dopo la gloria di Dio non c’è cosa tanto grande quanto la pace dell’uomo, come cantarono gli Angeli sulla culla di Betlemme. Oh! Quanto fa bene l’essere cristiano! Nulla vale questa pace, e questa uguaglianza d’anima io t’auguro di gustarla.
L’uomo che pone lo scopo della sua vita nel suo piacere, che vede la ragione della sua esistenza nella felicità di cui può godere, e che è incessantemente occupato nel conseguimento di questa felicità attraverso le creature, quest’uomo, dico, è continuamente infelice; perché ciò che pensa essere la parte principale della sua vita, gli sfugge sempre. Tu ancora non conosci che assai poco i mali di questa vita; ed io ti auguro di non conoscerli mai.
Hai or ora veduto come si effettua l’imperturbabilità nella vita umana individuale. Vuoi vedere ora come si effettua nella vita sociale? Non vi sono mestieri sciocchi, ma c’è della gente sciocca, dice un proverbio volgare. Che profondità di senso cristiano e di buon senso racchiude questo proverbio! Infatti un mestiere qualunque, una condizione sociale qualsiasi, dal momento che è voluta da Dio per il bene generale, contiene la sua volontà tutta intera. La condizione di capo di uno Stato non la contiene più di quella dello spazzino. Dio vuole delle condizioni sociali diverse, pei diversi bisogni della società; ma per quanto varie siano tali condizioni, tutte indistintamente non contengono che un’identica sostanza, che dà ad esse il loro valore, cioè, la volontà di Dio. In qualunque grado della scala sociale ci si trovi, unica cosa essenziale è fare la volontà divina.
Il mondo, con la sua vanità fallace, non sa apprezzare che le esteriorità delle distinzioni sociali; compiange o disprezza quelli che sono in basso, ed invidia quelli che sono al vertice della scala sociale. Il cristiano, il quale sa che la volontà del Signore non è più in alto che in basso, stima colui che è in basso tanto ricco e privilegiato quanto quello che è alla sommità. Non stima, non invidia, non ambisce che la sola cosa che abbia un valore per lui, la volontà del suo Dio. Ed egli sa di averla tanto in basso quanto in alto. Vedi un po’ se un S. Benedetto Labre, che si santificò mendicando, non ebbe una situazione tanto privilegiata, quanto quelle dei Papi, che regnarono mentr’egli mendicava, e che non furono come lui canonizzati?
Ecco attuata, nella più estesa diversità delle funzioni sociali, la divina e vera, e profonda uguaglianza delle anime. Nessuno può lagnarsi che Dio sia stato con lui avaro, poich’egli ha assegnato a la sua volontà, per condurli tutti alla sua gloria per questa via. Cosicché è profondamente vero che non c’è mestiere sciocco. Ma, ohimè! quanta gente sciocca! quanta gente la cui insipienza non apprezza che l’esteriorità delle cose, e non si pasce che di apparenze! Dunque qualunque sia il tuo mestiere, ricordati ch’esso non sarà mai sciocco, e studiati di non esserlo mai tu stesso: il mezzo lo conosci.