• Translate

  • Memini, volat irreparabile tempus

    maggio: 2012
    L M M G V S D
    « Apr   Giu »
     123456
    78910111213
    14151617181920
    21222324252627
    28293031  
  • Guarda il film online

  • Articoli Recenti

  • Pagine

  • Archivi

  • Visita di Benedetto XVI 9 /10 /2011

  • “I solitari di Dio” di Enzo Romeo

  • “Oltre il muro del silenzio”

  • “Mille anni di silenzio”

  • Live from Grande Chartreuse

  • Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi e-mail.

    Segui assieme ad altri 394 follower

  • Disclaimer

    Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001. Rare immagini sono tratte da internet, ma se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione. L'autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno insindacabilmente rimossi.
  • Live da Lourdes



La cosiddetta “tarsia alla certosina”

La cosiddetta “tarsia alla certosina”

Come è noto all’interno di ogni certosa, ogni monaco svolge essenzialmente una vita all’insegna della preghiera, del silenzio, della meditazione. Ma sappiamo anche che le attività lavorative, oltre a quelle esercitate dai fratelli conversi, chiamate obbedienze, vengono svolte anche dai Padri all’interno della propria cella. Difatti oltre allo studio ed alla trascrizione di manoscritti, l’attività lavorativa è dedita alla coltivazione dell’orto e del giardino, nonché a lavori di falegnameria. Non è un caso, infatti, che nelle celle vi è uno spazio utilizzato come legnaia, per il deposito della legna da utilizzare per la stufa, ma anche un laboratorio  con gli utensili utili alla realizzazione di manufatti. Premesso ciò, va anche precisato come ogni lavoro svolto viene eseguito con particolare solerzia e meticolosità, tant’è che nel linguaggio comune è arcinota l’espressione “lavoro certosino”, per intendere un’attività eseguita con precisione, impegno e tanta pazienza.

Si la famigerata e proverbiale pazienza certosina!!!  L’apoteosi della paziente abnegazione, si ha nella realizzazione dei lavori di intaglio e di intarsio ligneo. La cosiddetta “tarsia alla certosina”, è una particolare tecnica utilizzata inizialmente ed esclusivamente dai monaci certosini a cui hanno poi dato il nome, e successivamente tramandata. Agli inizi del Trecento, si deve lo sviluppo in Europa di questa tecnica ornamentale che trae origine dall’Oriente ed importata in Spagna da artigiani moreschi, costretti ad emigrare in Italia. La diffusione in Italia si ebbe tra il XIV° ed il XV° secolo, e fu caratterizzata inizialmente da stilemi di natura araba e musulmana  ed era limitata alla realizzazione di piccoli cassettoni e cofanetti. Successivamente tale tecnica fu eseguita per decorare mobili nell’arredo ecclesiastico di grandi dimensioni, come gli stalli dei cori certosini e gli armadi delle sagrestie. Questa antichissima e particolare tarsia, richiedeva tanta concentrazione e pazienza  poiché consisteva nell’eseguire preventivamente con precisione, un disegno definitivo che rappresentasse il progetto da realizzare ed individuare le sagome di ogni singola tessera da dover intarsiare. Ogni tassello veniva poi realizzato separatamente riportando il relativo disegno, ed il tipo di legno assegnatogli, quindi lo si ritagliava con un seghetto a traforo. La maestria consisteva nel  fare attenzione a non inclinare la lama del seghetto era difatti indispensabile tenerla sempre perfettamente perpendicolare al legno per evitare di ricavare dei tasselli imprecisi. Successivamente, su di una base di legno massello, preferibilmente noce, si innestavano, nelle cavità ricavate con un bulino, gli elementi decorativi pretagliati e sagomati minuziosamente in modo da farli combaciare perfettamente con l’incasso della base in cui sarebbero stati alloggiati. Le  tessere erano di preferenza in noce, larice, cipresso, bosso, acero, pioppo, quercia, ciliegio, faggio, ma sovente furono impiegati anche tasselli in gelso, frassino, salice, sorbo, tamerice, susino, pino e acacia. La tipica “tarsia alla certosina”, prevedeva inoltre una discreta policromia ed  era contraddistinta dai soli effetti chiaroscurali che si ottenevano dalla disposizione alternata di legni chiari e scuri, con ombreggiature poi rifinite a tecnica pirografica (annerendo il legno con un ferro o sabbia arroventata). Pertanto i pannelli intarsiati risultavano essere totalmente privi di colori diversi da quelli che contraddistinguono le varie essenze dei legni impiegati e variamente stagionati. Vi ho esposto brevemente la tecnica teorica, che apparentemente sembra essere semplice al contrario della sua realizzazione pratica. Difatti per poter ottenere un ottimo risultato finale, era necessario un elevato grado di precisione, tanta pazienza, la conoscenza dei materiali usati e la assoluta padronanza degli strumenti di lavoro. Se l’opera veniva eseguita ad arte i tasselli combaciavano perfettamente nell’incasso, e si sarebbe dato vita ad un’opera di tarsia a buio, che non richiedeva l’uso di collanti. L’ultimo passaggio, per rifinire l’intarsio consisteva  nella lucidatura, a cera o a tampone a base di gommalacca. I monaci certosini intarsiatori, furono riconosciuti come valenti “Maestri di prospettiva”, che successivamente insegnarono quest’arte anche ad artigiani esterni i quali poterono realizzare molte opere nelle certose ed esportare questa delicata tecnica oltre gli ambienti monastici, consentendone la diffusione. L’arte della tarsia alla certosina, dal concepimento del disegno, alla cura delle fughe per le prospettive ed al minuziosissimo lavoro artigianale, risultava essere alla fine una vera summa delle discipline di quel periodo. Possiamo di seguito ammirare attraverso delle foto alcuni esempi di stalli lignei intarsiati nei cori delle certose del Galluzzo di Firenze, ,di Pavia, di San Martino a Napoli e di San Lorenzo a Padula, testimonianza della massima espressione della tecnica suddetta. Ammiriamo nell’insieme tali splendidi capolavori di lavoro artigianale, che andrebbero osservati da vicino con attenzione per coglierne i particolari, le prospettive, le cromie e le esoteriche simbologie. Queste ultime, sovente inserite come espressioni didattiche in questa sorta di libri perpetui atti all’insegnamento per i monaci, “iniziati” ed unici fruitori di tali opere eccellenti.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: