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“Cristianesimo vissuto” di F. Pollien capitolo VII°quarta parte

”Cristianesimo vissuto”

Consigli fondamentali dedicati alle anime serie

Quarta parte : Gli esercizi di pietà

Capitolo VII: La meditazione

Gli esercizi che riguardano la mente hanno necessariamente il primo posto, poiché la mente tiene il primo posto tra le facoltà umane. Ma fra gli esercizi della mente ve ne sono due sui quali voglio richiamare più vivamente la tua attenzione: e sono la meditazione e l’esame di coscienza.
– La meditazione! ma essa è buona pei religiosi, mi dirai.
– Sì, è cosa certamente buona pei religiosi; ma potrebbe anche essere cosa ottima per te. E tu diventerai difficilmente un cristiano sincero, se non ti abitui alle riflessioni serie, che si chiamano meditazione. Forse te ne fai un’idea molto più complicata di quanto non sia in realtà.
Ma dimmi, sai che riflettere sopra una lettura che fai, su un pensiero che ti trovi nella memoria, su un’istruzione che ascolti? Riflettere su un dovere da compiere, su un lavoro da seguire, su mezzi da prendere? Riflettere, cioè, considerare attentamente nell’intimo una questione che t’interessa, perché riguarda la tua vita pratica, e richiede una decisione. Riflettere, chi non lo sa fare? E chi non lo fa? L’uomo serio si chiama per l’appunto un uomo riflessivo. Tu che vuoi essere un uomo serio, son sicuro che hai già contratto abitudini di riflessione, e ne fai molte, forse troppo inquiete sul tuo presente e sul tuo avvenire. Tu sai dunque riflettere.
D’altra parte sai che cosa significa pregare. Pregare è, trattenersi con Dio, sia con sentimenti interni, sia con parole esterne. Poiché vuoi essere cristiano, hai già delle abitudini di preghiera seria; poiché non può essere cristiano chi non prega. Questo lo sai benissimo.
Ebbene, giacchè conosci queste due cose, la riflessione e la preghiera, tu saprai prestissimo meditare; perché la meditazione non è altro che l’unione della preghiera con la riflessione. Sotto qualunque forma tu la faccia, qualunque sia il metodo a cui t’appigli per aiutarti, allorché rifletterai pregando, o pregherai riflettendo tu mediterai. Ed è appunto questo che ti voglio suggerire.
In questa unione della preghiera con la riflessione, che è la meditazione, troverai tre vantaggi considerevoli:
1° Le tue preghiere diventeranno più serie, più profonde, più vive. Ti abituerai a non recitare meccanicamente delle formule, senza gustarne il senso. Non ti potresti immaginare quali profondità di senso racchiudano le preghiere della Chiesa. Il Pater esempio, che tu reciti così spesso, è un mondo infinito. Nell’Ave Maria, negli atti di fede, di speranza, di carità e di contrizione, tutte le parole contengono dei tesori. Non è un peccato recitare con leggerezza cose così belle? La recita meccanica delle preghiere vocali è segno di un cristiano superficiale, e conduce l’uomo a mentire perpetuamente a se stesso. La realtà dei sentimenti del suo cuore non risponde alle parole che dice. E una simile menzogna pratica, in uno degli atti più sacri della vita, in verità, fa pena.
2° Troverai nella meditazione un altro vantaggio, quello di santificare e vivificare le tue occupazioni. Il tuo lavoro è troppo naturale; nel corso pratico della tua vita giornaliera, Dio non occupa il posto vivente che gli è dovuto. Tu ti agiti in un movimento affatto umano, senza far entrare Dio nelle riflessioni e nelle preoccupazioni, che la tua vita t’impone. Abituandoti ad unire la preghiera con la riflessione, la meditazione fa entrare l’elemento soprannaturale nel quadro della tua pratica.
3° E quindi risulta un terzo vantaggio, che è l’unità della tua vita. Tu ora sei troppo scisso in due. Quando sei nella preghiera, la tua mente non ci si trova abbastanza, restando essa negli affari e nelle preoccupazioni esteriori. Quando attendi al lavoro, non ci si trova abbastanza Iddio. La tua preghiera non è abbastanza umana e il tuo lavoro non è abbastanza cristiano. Non è abbastanza umana la tua preghiera, perché è o troppo distratta o troppo astratta. Nei momenti felici, essa è troppo fatta di sogni e d’immaginazioni, che sei tentato di pigliare per divozione. Nel corso ordinario essa si trascina nella dissipazione. Il tuo lavoro non è abbastanza cristiano, perché è troppo naturale e troppo terreno. Tu non sei lo stesso in Chiesa e sul lavoro. Sei come un serpe tagliato in due; il corpo si agita da una parte, mentre la coda si torce dall’altra.
Ed io vorrei riunire questi due tronconi della tua vita; vorrei che tu fossi uno… il medesimo da per tutto, cristiano da per tutto, nel lavoro come nella preghiera, nella tua vita esteriore come in Chiesa, mettendo anzitutto Dio ovunque al primo posto, giungere poi ad amare lui solo. Il cristiano è un uomo tutto di un pezzo, la sua vita intera si ispira ad un solo principio, è un… uomo!
L’abitudine di meditazione che ti consiglio ti condurrà ad essere questo. Quando saprai unire la riflessione alla preghiera, tu diventerai uno; perché dovunque rifletterai sarai portato a pregare; e dovunque pregherai, sarai portato a riflettere. Vedi come allorché il serio e il soprannaturale si danno la mano abbracciando tutta la tua vita, tu diventerai un… cristiano?… Ora credo che comprenderai perché e come ti consiglio la meditazione.
Non mi domandare il metodo per arrivarvi. Ci sono tanti metodi, ch’io sarei molto impacciato se volessi sceglierne uno per te. Del resto io non ti conosco; può darsi che non t’occorra alcun metodo; può essere che tu abbia bisogno di un metodo molto semplice; forse sei di quelli che non sanno fare un passo se non appoggiati ad un meccanismo complicato. È cosa che deve decidere il tuo direttore. Secondo la mia abitudine, io cerco di lumeggiare i primi principii, lasciando alla tua buona volontà la cura di metterli in pratica.
Del resto, devi comprendere che la meditazione che io ti consiglio non consiste tutta in questo breve esercizio che farai ogni mattina pigliando un libro, sul quale rifletterai davanti a Dio. La mezz’ora o il quarto d’ora di riflessione, che si chiama comunemente la meditazione formale, non dev’essere che la preparazione della tua vera meditazione, vale a dire, del tuo stato meditativo. Poiché se mi comprendi, devi sforzarti di diventare un uomo riflessivo e di preghiera, che unisca abitualmente la riflessione alla preghiera, nel corso della giornata. E bisogna che tu giunga a farlo in un movimento di vita semplice, facile, pratico, egualmente scevro di naturalismo e di sentimentalismo, egualmente lontano dall’esagerazione e dalla dissipazione.

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