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” Amore e Silenzio” Dom Jean Baptiste Porion – Il fine soprannaturale –

Amore e silenzio

Introduzione alla vita interiore

Dom Jean-Baptiste Porion

(α 1899- Ω1987)

PRINCIPI DELLA VITA SPIRITUALE

Il fine soprannaturale

Se gettiamo uno sguardo sincero sul passato della nostra vita spirituale, rimaniamo stupiti, e forse accasciati, per la lentezza o, addirittura, per la nullità dei nostri progressi. Perché tanti sforzi sono rimasti sterili? Perché dopo tanti anni di vita ascetica, dobbiamo riconoscere le stesse debolezze, registrare le stesse cadute? Non avremo, fin dall’inizio, dimenticato l’essenziale, non avremo sbagliato cammino?

Infatti, non c’è che una sola porta per la quale si può entrare nel regno spirituale. Invano abbiamo tentato di penetravi da un’altra parte; dovevamo urtare contro barriere insormontabili. Eravamo simili a dei ladri maldestri che tentano di penetrare con astuzia in una proprietà ben difesa. «Chi non entra per la porta, è un ladro e un brigante» (Gv 10,1). Questa porta unica è Cristo, è la fede in Cri-sto: fede che la carità vivifica, e che, consolidando il nostro cuore gli permette, in un ritorno d’amore, di ardere più intensamente e di risplendere sempre di più, immagine viva della carità divina.

Bisogna dichiarare senza scusa la perfetta inutilità di un ascetismo che non ha altro ideale che il perfezionamento dell’ “io”, di questo ascetismo che ben potrebbe essere chiamato “egocentrismo”. I suoi risultati sono molto scarsi, e molto fallaci sono i frutti che se ne ricavano; chi non ha seminato che secondo l’uomo non mieterà che frutti umani.

L’ascetismo cristiano si fonda interamente su un principio divino e questo stesso principio lo ispira, lo anima e lo conduce al suo termine: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente» (Dt 6,5 e Mt 22,37). E’ il riassunto e l’essenza dell’ antica Legge: la nuova Legge non fa che riprendere questo primo e supremo comandamento, spiegarlo e promulgarlo universalmente in tutta la sua semplicità e forza divine. Bisogna, fin dall’inizio della vita spirituale, orientare l’anima verso questa totalità dell’amore, verso Dio solo. Agire in altro modo, significa disconoscere il senso profondo del Cristianesimo. Significa ritornare allo sforzo egoista, all’egoismo vanitoso di certe morali pagane – stoicismo di ieri e di oggi – dolorosa ricerca di un orgoglio meschino!

Se noi ci potessimo convincere una volta per tutte della verità delle parole del nostro divino Maestro: «Senza di me non potete far nulla» (Gv 15,5), come la nostra vita cambierebbe aspetto! Se noi riuscissimo a compenetrarci della dottrina di vita contenuta in queste poche parole: «Senza di me non potete far nulla», noi ci sforzeremmo di praticare non questa o quella virtù, ma tutte senza eccezioni, sapendo che è Dio stesso che deve essere al medesimo tempo scopo e principio delle nostre azioni.

Ma dopo aver fatto tutto ciò che ci era possibile – come se il successo non dipendesse che da noi soli – noi sapremo rimanere umili di fronte ai nostri progressi e fiduciosi dopo le nostre cadute. Sapendo che noi stessi non siamo nulla, ma che per mezzo di Cristo noi siamo onnipotenti: «Tutto posso in colui che mi dà la forza» (Fil 4,13), noi non saremo più scoraggiati per le nostre cadute che fieri de-gli atti di virtù dei quali la grazia di Dio ci avesse reso capaci.

E c’è di più: per un’anima che ha preso coscienza del suo nulla e del tutto di Dio, le debolezze, le mancanze non devono più rappresentare degli ostacoli: esse si trasformano in mezzi, esse sono un’occasione per mezzo della quale la fede può aumentare con un atto eroico, e la fiducia trionfare davanti alla manifesta sconfitta di tutto ciò che non conduce a Dio: «Mi vanterò ben volentieri delle mie debolezze – dice l’Apostolo – perché dimori in me la potenza di Cristo» (2 Cor 12,9).

Quando veramente si è cominciato ad appoggiarsi così su Dio, e non su sé stessi, si avanza a passi da gigante nelle vie dell’amore. Sempre di più, la carità domina i nostri atti e purifica le nostre in-tenzioni, in modo che non tarderà ad invadere tutta la nostra vita. Se vogliamo essere fedeli alla dot-trina del Vangelo, dobbiamo sforzarci di non agire più se non per motivi di fede e di carità. E, siccome un principio naturale non dà frutti soprannaturali, non ci arriveremo mai se non cercheremo, fin dal principio, di radicarci in queste virtù specificamente cristiane. Se noi non pos-

siamo, come dice san Paolo, pronunciare il nome del Signore senza la grazia, come potremo sperare, solamente per mezzo dei nostri sforzi, di raggiungere il nostro fine soprannaturale?

Certamente, per la riforma dell’uomo vecchio, il lavoro della volontà è indispensabile. Ma quand’è che lo slancio della nostra volontà sarà più pronto e più efficace? Quando procederà dalla semplice ragione, o quando sarà opera della fede e della carità? – La risposta è facile e viene spontanea al nostro pensiero. Ma allora perché, nello sviluppo della nostra vita interiore, non servirci per quanto ci è possibile delle forze e dei lumi che le virtù teologali ci possono dare? Perché non entrare in pieno, fin dall’inizio, nel regno interiore, nell’amicizia con Dio?

Questo regno di Cristo è aperto per noi.

E ancora di più, è desiderio formale di Nostro Signore che vi entriamo: «Rimanete in me e io in voi» (Gv 15,4).

Arrendiamoci, oggi stesso, al suo appello! Cominciamo a vivere di fede: «Il giusto vivrà mediante la fede» (Rm 1,17).

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Una Risposta

  1. Could someone give me advice on where and how
    I could order the above book, Love and Silence?

    I would prefer to order the book through regular mail
    instead of the computer….it’s all so confusing.

    Frank, ocds

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