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” Amore e Silenzio” Dom Jean Baptiste Poiron – Vivere la presenza soprannaturale di Dio per mezzo della Fede, della Speranza, della Carità

Amore e silenzio

Introduzione alla vita interiore

Dom Jean-Baptiste Porion

(α 1899- Ω1987)

PRINCIPI DELLA VITA SPIRITUALE

Vivere la presenza soprannaturale di Dio per mezzo della Fede, della Speranza, della Carità

 Come vi si può arrivare?

Dio non sarebbe l’infinita Bontà e Sapienza se, ricercando ed esigendo la nostra intimità, non ci desse allo stesso tempo i mezzi necessari per comunicare con Lui. Tali mezzi dei quali noi possiamo essere assolutamente sicuri, e che ci permettono di entrare in contatto immediato con Dio, sono le virtù teologali e i doni che ci vengono con esse.

Per mezzo della fede, noi aderiamo alla verità della vita divina che ci è proposta.

Per mezzo della carità, questa vita diviene nostra.

Per mezzo della speranza, noi siamo certi, con l’aiuto della grazia, di viverla sempre di più e di ottenerne il possesso immutabile in cielo.

Ecco l’essenziale di ogni orazione solida e profonda. Invece di sparpagliare la nostra meditazione su questo o quel punto, invece di filosofare su Dio, moltiplicando gli sforzi dell’intelligenza, della volontà e dell’immaginazione, per farcene degli schemi, per rappresentarci delle scene, noi possiamo andare a Dio nella semplicità del nostro cuore: «CercateLo con cuore semplice» (Sap 1,1).

Nostro Signore stesso c’invita: «Siate semplici come le colombe» (Mt 10,16). L’uomo è un essere complicato e sembrerebbe, purtroppo, che egli cerchi di divenire ancora più complicato perfino nelle sue relazioni con Dio. Dio, invece, è la semplicità assoluta. Più noi siamo complicati, più rimaniamo lontani da Dio; e nella misura, invece, in cui noi diverremo semplici, ci potremo avvicinare a Lui.

Abbiamo visto che Dio, nostro Padre, è presente in noi. Un bambino, per parlare con suo padre, va forse a prendere un manuale di corrispondenza o un codice di belle maniere? No, il bambino parla con semplicità, non cerca frasi fatte, né si perde in formalismi. – Facciamo lo stesso col nostro Padre celeste. Nostro Signore ce l’ha detto: «Se non vi convertirete e non diverrete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 18,3).

Si stanca forse una madre ad ascoltare il proprio figlio che le dice: «Mamma, io ti voglio bene»? Lo stesso succede con Dio: più la nostra preghiera è infantile, e più piace a Dio. Perché è Lui stesso che ha scelto, tra tutti, questo nome di Padre: «E che voi siate figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre» (Gal 4,6). Ed è ancora Lui che pone nella nostra bocca le parole ispirate della Sacra Scrittura e i testi liturgici.

Quale sarà dunque la nostra preghiera? Semplicissima, la più semplice possibile. Ci metteremo in ginocchio e faremo con tutto il cuore gli atti di fede, di speranza e di carità. Non c’è metodo di meditazione più sicuro, più elevato e più salutare.

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