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Dai discorsi di Dom Giovanni Giusto Lanspergio

Dal vangelo secondo Giovanni:16,25-30

Prima di passare da questo mondo al Padre, Gesù diceva ai suoi discepoli:
“In quel giorno chiederete nel mio nome e io non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso vi ama, poiché voi mi avete amato, e avete creduto che io sono venuto da Dio.”

Dai discorsi di

Giovanni Giusto Lanspergio

(α 1489 – Ω1539)

In questo mese di dicembre, che ci condurrà alla celebrazione del  santo Natale, ho deciso di offrirvi una serie di articoli contraddistinti dal  filrouge dell’atto del donare. E’ per questo motivo che ho scelto questo splendido testo estratto dai Discorsi di Dom Giovanni Giusto Lanspergio.

Dai “Discorsi” di Giovanni Lanspergio.

Cristo ci ama e non ci vuole donare soltanto i suoi doni;anela donarci sé stesso. Però esige di essere pregato da noi, in modo che la sua misericordia risplenda quanto la sua giustizia. Elargire un dono eccellente straordinario munificentissimo a chi lo chiede è opera piuttosto della giustizia che della misericordia. Così è giusto che il povero, il quale nella sua miseria tende la mano, sia esaudito dal ricco. Dio è buono e giusto ad un tempo, e in lui queste due qualità sono sempre simultanee.

Figlioli, potete soppesare da soli quanto grande bontà sia andare in cerca, anzi procurarsi le occasioni per aver pietà e trovare motivi per essere giustamente misericordioso. Il Signore usa questa condotta in genere con tutti, per tacere di ciò che fa con molti individualmente. Egli ci persuade di chiedere nella preghiera, cioè ci invita a costringerlo ad essere con noi un donatore pieno di misericordia e di giustizia ad un tempo. Infatti il Signore “è ricco di misericordia verso quelli che lo invocano,” Ef.2,4 non s’impoverisce quando dona, né diventa più ricco se oppone un rifiuto.

Perché non pensassimo che le nostre suppliche non sarebbero esaudite, il Signore aggiunge: “In verità, in verità vi dico”. Con tale modo di esprimersi, che è quasi un giuramento, il Maestro vuole infonderci sicurezza, eccitare la nostra fiducia, farci credere che sarà impossibile un suo diniego su qualcosa salutare per noi o almeno non contrario al nostro bene e profitto spirituale.

La misura della nostra domanda dipende infatti dalla nostra fiducia. Perciò il Signore ci invita non solo a chiedere, ma anche a confidare. E’ la fiducia che ottiene e riceve da Dio. Tant’è che l’apostolo Giacomo afferma: “Si chieda confede, senza dubitare”. Gc 1,6.

Vermiciattoli come siamo, che cosa oseremmo chiedere esperare di ottenere se Dio stesso non ci ordinasse: Chiedete e otterrete ? Nello stesso tempo egli ci assicura che il Padre ci darà qualunque cosa chiederemo nel nome del Figlio. Infatti il vangelo afferma: “In verità, in verità vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà”.

Gesù vuole inculcare ai discepoli che qualunque donodesidereranno conseguire, lo devono chiedere nel suo nome; Cristo si fa mediatore tra il Padre e noi, anzi, desidera di essere riconosciuto come mediatore. Perciò dice: “Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.” Gv 14,6.Meglio: nessuno potrà ricevere qualcosa da Dio se non nel suo nome.

Sotto il cielo non esiste altro nome dato agli uomini per mezzo del quale possiamo essere salvi, tranne il nome di Gesù. Però anche se può esserci molto soave scandire queste quattro lettere, non dobbiamo credere che tanta virtù sia insita di per sé nella parola. No, essa dipende dalla persona che porta quel nome. Quando preghiamo nel nome di Gesù, preghiamo in virtù di Colui che così si chiama, cioè per mezzo di chi per noi si è incarnato, fu preso, flagellato, crocifisso e che sulla croce spirò.

Dunque il Signore Gesù vuole dire qui: Sarà esaudito chi chiede in nome mio, cioè per la forza e i meriti della mia passione e delle mie virtù. Ecco perché la liturgia conclude quasi tutte le orazioni con la formula: Per il nostro Signore Gesù Cristo, vale a dire per la virtù e i meriti del Signore nostro Gesù Cristo.

Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena. In questa vita la nostra felicità non è mai completa, però possiamo esclamare con il salmista: “Mi sazierò quando apparirà la sua gloria”. Sal 16,15. Chiedete perciò il gaudio che è totale, che appaga tutti i desideri, che colma d’ogni bene, che nessuno vi potrà togliere, perché si trova solo in Dio e nella beatitudine eterna. Con tali
parole Cristo si studia di infonderci fiducia, di darci speranza a chiedere il meno, dato che ci comanda di invocare il più, anzi il massimo.

Tutto è piccola cosa senza domani in confronto della felicità eterna. Se il Signore non volesse esaudirci, non ci ordinerebbe di chiedere la beatitudine promessa in dono.
Allora possiamo star sicuri di essere esauditi da lui in tutto il resto, che vale molto meno. Tanto più che è così lontana la possibilità che egli ci rimproveri di presunzione nel chiedere grandi cose.

Ed ecco crescere ancora la nostra fiducia quando Gesù ci confida: Il Padre stesso vi ama. Come se dicesse: Non siate mai svogliati a chiedere, dato che il Padre mio, proprio lui, vi ama. E tale amore non gli permette mai di tollerare con fastidio le vostre preghiere. Anzi, convincetevi piuttosto che nulla vi negherà, perché vi ama.

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