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Inversione di rotta: dall’Inferno al Paradiso

Inversione di rotta: dall’inferno al paradiso

Claudio Canali, ieri ed oggi

L’aneddoto singolare che oggi voglio raccontarvi, ha per protagonista un uomo di nome Claudio Canali ed il suo percorso di vita che lo ha portato ad incontrare i certosini di Farneta.

Ma chi è Claudio Canali?

E’ un musicista nato il 1 settembre del 1952  a Molteno, in provincia di Lecco che fin da giovanissimo si diletta a suonare vari strumenti, dalla chitarra alla batteria al basso pur eccellendo come voce solista di varie formazioni rock. Tra queste il gruppo «Biglietto per l’inferno», nel quale Claudio comporrà testi dai contenuti forti e dissacranti verso il clero, tanto da farsi attribuire l’appellativo di “voce del Diavolo”. Ma come spesso accade la Provvidenza riesce a stravolgere le esistenze meglio di quanto talvolta riusciamo a farlo noi uomini. Difatti ecco che nel 1990 sciolta la band, Claudio decide di abbandonare tutto e ritirarsi a vita eremitica presso l’Eremo della Beata Vergine del Soccorso a Minucciano (Lucca), cominciando un nuovo percorso di vita, caratterizzato da una radicale inversione di rotta, che lo porterà dall’inferno al paradiso.

Fratello Claudio, ha preso i voti il 15 settembre del 1994, dedicandosi ad una vita eremitica fatta di preghiera ed isolamento alla ricerca di Dio, prestando la sua splendida voce  per elevarla al Signore pur non disdegnando di dedicarsi nella sua cella, a piccoli lavori artigianali. Ed è per questo motivo che Fratel Claudio verrà contattato dai certosini della vicina certosa di Farneta, che gli commissioneranno una scultura in marmo che dovrà raffigurare san Bruno. Fin qui vi ho descritto la figura e le vicende dell’ex chitarrista valide come introduzione al racconto che Fratel Carlo ci fa sull’incontro svoltosi  in certosa e sulle sue considerazioni. Oggi dal suo eremo egli dice di se: “Ero perduto ed il Signore mi ha ritrovato”.

Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi

(Gv 15, 12-17)

Il Supervisore dell’opera

Grazie all’amore che fratel Giampiero ha per San Bruno, mi fu chiesto se avessi potuto scolpire nel marmo una forma che ricordasse questo grande Santo.

Questa richiesta mi dava l’opportunità di vedere se i talenti che il Signore mi ha donato andavano anche in questa direzione, non avendo mai realizzato una scultura di marmo.

Fratel Giampiero lo sapeva, e quindi oltre all’amore di San Bruno, usò anche la carità per chi nella scultura cercava il talento da moltiplicare. Le difficoltà si mostrarono subito quando fui davanti al blocco di marmo. Anche se la Provvidenza mise a disposizione gli attrezzi da lavoro, non c’era studio, non c’era esperienza.

Allora chiesi ad artisti la prassi da seguire nell’arte della scultura, ma le risposte si fermarono davanti al blocco di marmo bianco.

Dopo vari tentativi falliti, fatti con vari strumenti di misura ma inadeguati, e non riuscendo appunto a trovare la giusta proporzione tra i volumi della scultura, decisi di pregare il Signore dei talenti e iniziai finalmente affidandomi a Lui ed a un Santo scultore.

Iniziò a “nascere” la forma dal blocco grezzo, e tra il mio stupore e gli incoraggiamenti del Superiore, continuai.

Durante la scultura dell’opera, notavo che il Signore cercava di scolpire me. Ma mentre il marmo si lasciava asportare il sovrappiù, io non lasciavo che mi venisse tolto del tutto, l’orgoglio, la vanità, il desiderio di notorietà e l’attaccamento all’opera.

Continuò comunque il lavoro e, sempre con mio stupore, terminò. Certo, non è una grande e bella scultura, però è piaciuta.

L’unica vittoria in questo lavoro fu che, terminata l’opera il Signore riuscì a farmi dire che ero un servo inutile ed avevo fatto ciò che dovevo fare. Il sigillo e la prova non casuale (il caso non esiste) che il Signore era il Supervisore dell’opera fu che senza calcolo e con gioiosa sorpresa terminai il lavoro la sera del cinque Ottobre. Tutto era pronto per il sei Ottobre, festa di San Bruno.

La benedizione della statua

Quel giorno alla Certosa di Farneta è indimenticabile, indelebile, immenso nella sua qualità. È uno di quei doni che solo Dio può dare. Il motivo di tutto questo non lo so. Penso però che non vada cercato oltre il dono immeritato da parte della Grandezza di Dio.

La Certosa di Farneta è una certosa viva. Ventiquattro certosini tra fratelli e Padri di cui una buona parte giovani. pieni di luce e di carità. Belli da vedere in quell’abito bianco e belli da ascoltare nel Gregoriano che ho cantato con loro durante una indimenticabile celebrazione eucaristica col rito proprio certosino. Tutto questo mentre incredibilmente la statua marmorea raffigurante san Bruno era collocata su di un piedistallo (con fiori alla base) al centro della navata vicino all’ambone (leggio per le letture). Dopo questa “veramente sacra” celebrazione, la statua fu portata in capitolo sopra un altare (sempre con fiori) dove fu benedetta dal Priore. Ed io emozionato e confuso come non mai dopo il discorso del Priore e del committente Fratel Giampiero, invitato, lessi quel foglio – che avevo scritto avendo avuto un presentimento su come avrebbe potuto svolgersi la benedizione – davanti ai certosini ed al Priore che nella loro compostezza e splendore invitavano al rispetto ed al timor di Dio, rivelando la grandezza della Spiritualità certosina.La tensione (mia) si sciolse poi, quando cordialmente i certosini mi fecero domande sulla statua. Ancora adesso il “sapore” di quella giornata ritorna con gaudio e stupore.

Ringrazio di cuore il Signore. Spero soprattutto che i frutti di questo gran dono siano anche per altri. Tutto sia a lode e gloria di Dio.

(Fratel Claudio)

Questa splendida storia contemporanea ci dimostra come imperscrutabile ci appare il percorso di vita donato da Dio ad ogni sua creatura, ma disegnato velatamente per avvicinarla a Se.

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