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Siamo giunti al capolinea

Siamo giunti al capolinea

MAPPA certose attualmente attive

Il recente dossier sulla certosa portoghese  Scala Coeli di Evora, ha rappresento l’ultima tappa del nostro tour.

Alla fine di questo lungo viaggio tra le certose attualmente in attività, mi preme segnalarvi che per una più facile e veloce consultazione di esse, da oggi sarà presente come pagina nella sidebar di sinistra un link di rimando Certose attive

Colgo l’occasione per ringraziarvi di aver accolto con grande entusiasmo questa mia proposta, che ci ha consentito di poter sbirciare, attraverso fotogrammi talvolta inediti, nella impenetrabile vita claustrale certosina. Ciò ci ha permesso di sentirci più vicini idealmente alle comunità monastiche presenti nei diversi continenti, ed ammirare le diversità delle strutture delle varie certose. Abbiamo attraversato vari paesi, ed apprezzato sia gli antichi insediamenti, sia quelli opportunamente ristrutturati sia quelli di impostazione moderna. In tutti abbiamo potuto notare indescrivibili atmosfere di quiete e serenità, tipiche degli eremi certosini, ed impreziosite dalle ambientazioni del desertum circostante.

Il vostro gradimento ha rappresentato per me un altro tassello verso il raggiungimento dell’obiettivo prefissatomi, ovvero la diffusione della conoscenza dell’Ordine certosino. La mia gratitudine va quindi a tutti voi, che sempre più numerosi frequentate questo blog, il quale spero possa offrirvi in futuro interessanti proposte in grado di raccogliere il vostro interesse e la vostra attenzione. Da questo capolinea ideale, è quindi mia intenzione ripartire con nuovi interessanti tour.

L’Imitazione di Cristo Capitolo IV°

L’Imitazione di Cristo

Libro I

Capitolo IV°

LA PONDERATEZZA NELL’AGIRE

Non dobbiamo credere a tutto ciò che sentiamo dire; non dobbiamo affidarci a ogni nostro impulso. Al contrario, ogni cosa deve essere valutata alla stregua del volere di Dio, con attenzione e con grandezza d’animo. Purtroppo, degli altri spesso pensiamo e parliamo più facilmente male che bene: tale è la nostra miseria. Quelli che vogliono essere perfetti non credono scioccamente all’ultimo che parla, giacché conoscono la debolezza umana, portata alla malevolenza e troppo facile a blaterare. Grande saggezza, non essere precipitosi nell’agire e, d’altra parte, non restare ostinatamente alle nostre prime impressioni. Grande saggezza, perciò, non andare dietro a ogni discorso della gente e non spargere subito all’orecchio di altri quanto abbiamo udito e creduto. Devi preferire di farti guidare da uno migliore di te, piuttosto che andare dietro alle tue fantasticherie; prima di agire, devi consigliarti con persona saggia e di retta coscienza. Giacché è la vita virtuosa che rende l’uomo l’uomo saggio della saggezza di Dio, e buon giudice in molti problemi. Quanto più uno sarà inutilmente umile e soggetto a Dio, tanto più sarà saggio, e pacato in ogni cosa.

Dossier certose attive: Scala Coeli

Dossier certose attive: Scala Coeli

certosa di Scala Coeli

Siamo così giunti al termine di questo nostro viaggio virtuale, tra le certose attualmente in attività. L’ultima tappa ci porta in Portogallo, e più precisamente nella città di Evora, dove nel 1587 sorse questo splendido complesso monastico certosino, terminato poi nel 1604. La quiete di Santa Maria di Scala Coeli, questa l’intitolazione della certosa, è stata violata attraverso una devastazione subita nel XVII° secolo, da parte dell’esercito spagnolo, e da un  saccheggio perpetuato dalle truppe francesi  nel 1808. Nel 1834 avvenne la soppressione per espropriazione del monastero, da parte dello Stato, ma nel 1960 l’Ordine certosino poté finalmente ristabilire l’attività claustrale la quale continua oggi a svolgersi regolarmente. Per le sue importanti ricchezze architettoniche la certosa di Evora fu dichiarata nel 1901, monumento nazionale. Il deserto di questo splendido convento certosino è costituito da una superficie di ottanta ettari, ricchi di florida vegetazione. Ma la peculiarità che contraddistingue Santa Maria di Scala Coeli, è sicuramente il chiostro grande, sul quale si affacciano le celle dei monaci. Esso ristrutturato nel 1960, risulta essere uno dei più belli, verdi e rigogliosi tra i chiostri certosini, inoltre misurando 98 metri per lato è considerato il chiostro più grande di tutto il Portogallo. Il clima mite di Evora, contribuisce a rendere rigogliose le piante che lo adornano, anche se, come potremo vedere nelle fotografie che vi mostrerò di seguito, in una rara occasione rimase imbiancato da una copiosa nevicata. Vi offro alcune immagini degli ambienti e della comunità, oltre a due preziosi documenti filmati, che ci avvicineranno, facendocela scoprire, a quella atmosfera suggestiva di questa certosa portoghese ricca di fascino. Inoltre potrete vedere una intervista del priore Dom Antonio Lopez, rilasciata nel 2010, alla televisione portoghese in occasione del 50° anniversario della riapertura del monastero. Una chiusura in bellezza di questo dossier sulle certose attive, che ha raccolto il vostro consenso testimoniatomi dal vostro gradimento e che mi ha gratificato notevolmente.

Per contatti ed informazioni

Per contatti ed informazioni

Buona Visione

Le vittime di Montalegre del 1936

Le vittime di Montalegre del 1936

Affresco certosa di Montalegre

I tragici fatti che sto per narrarvi, avvennero in un periodo storico che vide la Spagna coinvolta in una terribile Guerra Civile, essa si svolse dal luglio 1936 all’aprile 1939 fra i Nazionalisti ed i Repubblicani. Senza addentrarmi nelle dinamiche che spinsero il popolo spagnolo ad affrontarsi in una odiosa guerra fratricida, vi racconterò il tragico coinvolgimento dei monaci certosini in questo conflitto. Va però premesso che, la furia antireligiosa dei cosiddetti repubblicani, di ispirazione marxista, operanti nella zona rossa fu cruentissima ed essa non si limitò alla distruzione del 70% delle chiese, dei simboli e degli edifici religiosi, ma si abbatté su inermi rappresentanti del clero.    Il numero delle vittime fu impressionante!! Tra il clero secolare furono 4184, 2365 religiosi e 283 religiose, per un totale di 6832 perdite umane. Oltre a 13 vescovi e migliaia di laici morti per odium fidei.

Prima ( Agosto settembre 1936) e dopo (novembre 1938)

Delle tre certose attive presenti in Spagna nel 1936, Miraflores e Aula Dei erano ubicate nella cosiddetta zona nazionale, mentre Montalegre si trovava nella zona rossa. Ciò significò per la comunità monastica catalana una tragedia, poiché i monaci certosini furono oggetto in quanto religiosi, di una vera e propria “persecuzione religiosa”. Cercherò ora di ricostruire cosa accadde all’interno delle mura della certosa in quel tragico periodo. La comunità era composta da 21 padri e 16 fratelli, a cui il Priore Dom Luis Cierco, raccomandò di non tentare nessun tipo di difesa o di fuga in caso di assalto armato. La domenica 19 luglio, percepito l’imminente pericolo, alle 8 fu celebrata una Missa Pro tempori belli, ed il Priore informò la comunità sugli avvenimenti tumultuosi nei paraggi del monastero disponendo il silenzio della campana e la sospensione dello spaziamento. Il giorno seguente giunse la notizia che la chiesa di Tiana, ovvero il comune dove era ubicata la certosa, era stata assaltata ed incendiata, quindi i monaci provvidero a tagliarsi completamente i capelli per non far evidenziare la tonsura monastica ed a vestirsi da contadini. Il Padre Procuratore, Dom Celestín Fumet, curò di mettere in salvo tutti gli arredi sacri e tentò vanamente di mediare con i capi dei miliziani, promettendo loro 5000 pesetas, per non far bruciare il convento.

Alle ore 18 cominciò l’assalto, che inizialmente fu pacato poiché corse voce che tra i monaci vi era un anziano ufficiale russo zarista armato, accertatesi della infondatezza della indiscrezione trapelata, le inferocite milizie cominciarono ad incendiare selvaggiamente gli ambienti monastici. Quattro monaci infermi furono picchiati ed abbandonati, altri quattro riuscirono a fuggire ed a nascondersi nei boschi, mentre gli altri ventotto furono costretti a seguire i devastatori fuori dal monastero per recarsi a Badalona, dove sarebbero stati processati. Cominciò questa tragica marcia tra insulti, sputi, minacce e bestemmie, dove subito ebbero la peggio il Priore ed il Procuratore che furono vigliaccamente sparati. Dom Luis cadde ferito gravemente, mentre Dom Celestin stramazzò al suolo morto tra le risate degli spietati assalitori, e gli sguardi degli atterriti confratelli che trovavano conforto in giaculatorie e preghiere in attesa consapevole del loro martirio. Dopo qualche chilometro, fu la volta del Vicario Dom Miguel Dalmau e dell’Antiquior Dom Benigno Martinez i quali furono sparati anch’essi selvaggiamente, senza rimanere però uccisi, mentre poco dopo fu ucciso Dom Isidoro Pérez, ed anche il sacerdote secolare Pedro de la Riba presente in certosa come ospite. Gli ultimi quattro chilometri per giungere a Badalona, fu una sorta di Via Crucis, poiché per scherno i monaci venivano ogni tanto disposti vicino ad un muro, ed i cinici e spietati miliziani simulavano una fucilazione tra bestemmie e blasfemie di ogni sorta. Giunti a Badalona, gli inermi superstiti, furono assegnati ad un Comitato Rivoluzionario, il quale avrebbe deciso sulla sorte dei malmenati religiosi. La decisone apparentemente positiva, fu quella che i certosini vennero affidati a varie famiglie, le quali avrebbero vigilato su di loro. Tra varie peripezie, il 27 luglio, molti monaci ormai ridotti in clandestinità,  riuscirono a raggiungere le sedi dei consolati di Francia, Svizzera, Stati Uniti Germania e Italia, i quali provvidero tra mille difficoltà a reintegrare i monaci in certose nelle quali regnava la quiete. Coloro che non riuscirono a trovare questa prodigiosa ed inaspettata soluzione, furono costretti a fuggire ed a raggiungere Barcellona esponendosi ad enormi rischi. Il 5 agosto, infatti il fratello converso Guglielmo Soldevilla  fu catturato nel suo ultimo rifugio ed assassinato. In seguito altri tre padri, Dom Manuel Balart, Dom Agustín Navarro e Dom Luis Sellarés  anch’essi costretti alla clandestinità, dopo essere stati catturati il 15 ottobre del 1936, subirono una brutale esecuzione ed i loro corpi gettati in una fossa comune mai individuata. Salì così a sei il bilancio finale dei martiri certosini di Montalegre.

Di tutti i feriti gravi, il Priore Dom Cierco, fu ricoverato per otto mesi nell’ospedale di Badalona insieme a Dom Dalmau e Dom Martinez. Dall’ospedale, furono poi trasferiti nel carcere di Barcellona, laddove rimasero tra patimenti e privazioni altri sette mesi, poi finalmente nel giugno del 1938 furono reintegrati alla vita certosina. Il resoconto di questi eventi è giunto a noi dai confratelli superstiti, diretti testimoni di questa turpe storia.

Il sangue versato dai poveri certosini rei di vestire un abito monastico, e di essere cristiani ci riporta alle brutali aggressioni subite nei secoli passati. Il raccapriccio di questo violento episodio, è rappresentato, tra gli altri, dal fatto che sembra incredibile ed inaccettabile che ciò che vi ho decritto sia successo nel XX° secolo. E pensare che questo è solo un episodio di una pagina di storia della Guerra Civile spagnola totalmente da aborrire!!!

Fatto salvo che la condanna degli assassini e dei loro ideali non compete a questo blog, umilmente ci rimettiamo tutti al giudizio del Signore. Ho solo voluto, attraverso questo resoconto tentare di mantenere viva la memoria storica con l’intento di rendere omaggio a questi uomini testimoni di fede, e nella speranza che il ricordo del loro sacrificio estremo valga oggi come insegnamento per le generazioni future.

La sorte occorsa a tutti i componenti dell’intera comunità, ho ritenuto di fornirla nei dettagli in una lista completa della comunità di Montalegre, a disposizione di chiunque voglia consultarla.

L’Imitazione di Cristo Capitolo III°

L’Imitazione di Cristo

Libro I

Capitolo III°

L’AMMAESTRAMENTO DELLA VERITÀ

Felice colui che viene ammaestrato direttamente dalla verità, così come essa è, e non per mezzo di immagini o di parole umane; ché la nostra intelligenza e la nostra sensibilità spesso ci ingannano, e sono di corta veduta. A chi giova un’ampia e sottile discussione intorno a cose oscure e nascoste all’uomo; cose per le quali, anche se le avremo ignorate, non saremo tenuti responsabili, nel giudizio finale? Grande nostra stoltezza:trascurando ciò che ci è utile, anzi necessario, ci dedichiamo a cose che attirano la nostra curiosità e possono essere causa della nostra dannazione. “Abbiamo occhi e non vediamo” (Ger 5,21). Che c’importa del problema dei generi e delle specie? Colui che ascolta la parola eterna si libera dalle molteplici nostre discussioni. Da quella sola parola discendono tutte le cose e tutte le cose proclamano quella sola parola; essa è “il principio” che continuo a parlare agli uomini (Gv 8,25). Nessuno capisce, nessuno giudica rettamente senza quella parola. Soltanto chi sente tutte le cose come una cosa sola, e le porta verso l’unità e le vede tutte nell’unità, può avere tranquillità interiore e abitare in Dio nella pace. O Dio, tu che sei la verità stessa, fa’ che io sia una cosa sola con te, in un amore senza fine. Spesso mi stanco di leggere molte cose, o di ascoltarle: quello che io voglio e desidero sta tutto in te. Tacciano tutti i maestri, tacciano tutte le creature, dinanzi a te: tu solo parlami.

Quanto più uno si sarà fatto interiormente saldo e semplice, tanto più agevolmente capirà molte cose, e difficili, perché dall’alto egli riceverà lume dell’intelletto. Uno spirito puro, saldo e semplice non si perde anche se si adopera in molteplici faccende, perché tutto egli fa a onore di Dio, sforzandosi di astenersi da ogni ricerca di sé. Che cosa ti lega e ti danneggia di più dei tuoi desideri non mortificati? L’uomo retto e devoto prepara prima, interiormente, le opere esterne che deve compiere. Così non saranno queste ad indurlo a desideri volti al male; ma sarà lui invece che piegherà le sue opere alla scelta fatta dalla retta ragione. Nessuno sostiene una lotta più dura di colui che cerca di vincere se stesso. Questo appunto dovrebbe essere il nostro impegno: vincere noi stessi, farci ogni giorno superiori a noi stessi e avanzare un poco nel bene.

In questa vita ogni nostra opera, per quanto buona, è commista a qualche imperfezione; ogni nostro ragionamento, per quanto profondo, presenta qualche oscurità. Perciò la constatazione della tua bassezza costituisce una strada che conduce a Dio più sicuramente che una dotta ricerca filosofica. Non già che sia una colpa lo studio, e meno ancora la semplice conoscenza delle cose – la quale è, in se stessa, un ben ed è voluta da Dio -; ma è sempre cosa migliore una buona conoscenza di sé e una vita virtuosa. Infatti molti vanno spesso fuori della buona strada e non danno frutto alcuno, o scarso frutto, di bene, proprio perché si preoccupano più della loro scienza che della santità della loro vita. Che se la gente mettesse tanta attenzione nell’estirpare i vizi e nel coltivare le virtù, quanta ne mette nel sollevare sottili questioni filosofiche non ci sarebbero tanti mali e tanti scandali tra la gente; e nei conviventi non ci sarebbe tanta dissipazione. Per certo, quando sarà giunto il giorno delgiudizio, non ci verrà chiesto che cosa abbiamo studiato, ma piuttosto che cosa abbiamo fatto; né ci verrà chiesto se abbiamo saputo parlare bene, ma piuttosto se abbiamo saputo vivere devotamente. Dimmi: dove si trovano ora tutti quei capiscuola e quei maestri, a te ben noti mentre erano in vita, che brillavano per i loro studi? Le brillanti loro posizioni sono ora tenute da altri; e non è detto che questi neppure si ricordino di loro. Quando erano vivi sembravano essere un gran che; ma ora di essi non si fa parola. Oh, quanto rapidamente passa la gloria di questo mondo! E voglia il cielo che la loro vita sia stata all’altezza del loro sapere; in questo caso non avrebbero studiato e insegnato invano. Quanti uomini si preoccupano ben poco di servire Iddio, e si perdono a causa di un vano sapere ricercato nel mondo. Essi scelgono per sé la via della grandezza, piuttosto di quella dell’umiltà; perciò si disperde la loro mente (Rm 1,21). Grande è, in verità, colui che ha grande amore; colui che si ritiene piccolo e non tiene in alcun conto anche gli onori più alti. Prudente è, in verità, colui che considera sterco ogni cosa terrena, al fine di guadagnarsi Cristo (Fil 3,8). Dotto, nel giusto senso della parola, è, in verità, colui che fa la volontà di Dio, buttando in un canto la propria volontà.

In Onda su Cartusialover

In Onda su Cartusialover

Bartolomeo I° ed un giovanissimo Dom Jacques Dupont

Il post che oggi vi propongo, mi è stato possibile realizzarlo grazie al prezioso contributo filmato inviatomi da un caro affezionato lettore di Cartusialover. Ciò a conferma della possibile, e da me auspicata,  partecipazione attiva dei frequentatori di questo blog, ideale spazio aperto a chiunque voglia contribuire all’obiettivo prefissatomi.

L’eccezionale documento che vi mostrerò è una  rara (forse unica) testimonianza filmata della visita del Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I° alla certosa di Serra San Bruno. Questo evento, che vi ho già descritto, è un tassello appartenente alla  storia della certosa calabrese e pertanto trovo importante diffondere questo videoclip.

Buona Visione

Documento filmato

Il caro amico, oltre al video amatoriale mi ha inviato una breve descrizione di quel giorno, che vi riporto testualmente:

“La sera, era il 21 marzo del 2001, in cui giunse S.S. Bartolomeo I alla certosa di Serra San Bruno eravamo rimasti in pochi ad attenderlo, ed io ero l’unico che aveva a portata di mano una videocamera. I reporter ufficiali, avevano abbandonato il campo, poiché il Patriarca giunse con notevole ritardo rispetto all’orario prefissato. Come si può notare dal breve filmato, era già buio e la ripresa risulta frettolosa e caotica. Ma è sempre un pezzetto di storia da aggiungere alla “mia” certosa.”  

Grazie, quindi all’amico Girolamo Onda, ed a tutti quanti altri vorranno contribuire attivamente con documenti e testimonianze inedite.

Dossier certose attive: Benifaca

Dossier certose attive: Benifaca

La certosa di Benifaca

La certosa di Santa Maria di Benifaca, situata nei pressi di Castellon de la Plana e Tarragona, è l’unico convento di monache certosine presente sul territorio spagnolo. Esse si insediarono in un preesistente antico monastero cistercense, acquistato e ristrutturato dall’Ordine certosino nel 1960.

Il 24 settembre del 1967, alcune monache spagnole, precedentemente formatesi nella certosa italiana di Giaveno, fecero il loro ingresso, cominciando l’attività monastica.

Da allora ininterrottamente essa si svolge regolarmente. Vi offro di seguito un prezioso documento filmato, impreziosito da un leggiadro canto, ed a seguire alcune immagini della comunità e della struttura monastica. Nonostante la stretta clausura delle monache, data l’importanza storica del sito, è consentito visitare la chiesa il refettorio ed altri ambienti, il giovedì dalle tredici alle quindici.

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L’Imitazione di Cristo Capitolo II°

L’Imitazione di Cristo

Libro I

Capitolo II°

L’UMILE COSCIENZA DI SÉ

L’uomo, per sua natura, anela a sapere; ma che importa il sapere se non si ha il timor di Dio? Certamente un umile contadino che serva il Signore è più apprezzabile di un sapiente che, montato in superbia e dimentico di ciò che egli è veramente, vada studiando i movimenti del cielo.

Colui che si conosce a fondo sente di valere ben poco in se stesso e non cerca l’approvazione degli uomini. Dinanzi a Dio, il quale mi giudicherà per le mie azioni, che mi gioverebbe se io anche possedessi tutta la scienza del mondo, ma non avessi l’amore? Datti pace da una smania eccessiva di sapere: in essa, infatti, non troverai che sviamento grande ed inganno. Coloro che sanno desiderano apparire ed essere chiamati sapienti. Ma vi sono molte cose, la cui conoscenza giova ben poco, o non giova affatto, all’anima. Ed è tutt’altro che sapiente colui che attende a cose diverse da quelle che servono alla sua salvezza. I molti discorsi non appagano l’anima; invece una vita buona rinfresca la mente e una coscienza pura dà grande fiducia in Dio. Quanto più grande e profonda è la tua scienza, tanto più severamente sarai giudicato, proprio partendo da essa; a meno che ancor più grande non sia stata la santità della tua vita.

Non volerti gonfiare, dunque, per alcuna arte o scienza, che tu possegga, ma piuttosto abbi timore del sapere che ti è dato. Anche se ti pare di sapere molte cose; anche se hai buona intelligenza, ricordati che sono molte di più le cose che non sai. Non voler apparire profondo (Rm11,20;12,16); manifesta piuttosto la tua ignoranza. Perché vuoi porti avanti ad altri, mentre se ne trovano molti più dotti di te, e più esperti nei testi sacri? Se vuoi imparare e conoscere qualcosa, in modo spiritualmente utile, cerca di essere ignorato e di essere considerato un nulla. E’ questo l’insegnamento più profondo e più utile, conoscersi veramente e disprezzarsi. Non tenere se stessi in alcun conto e avere sempre buona e alta considerazione degli altri; in questo sta grande sapienza e perfezione. Anche se tu vedessi un altro cadere manifestamente in peccato, o commettere alcunché di grave, pur tuttavia non dovresti crederti migliore di lui; infatti non sai per quanto tempo tu possa persistere nel bene. Tutti siamo fragili; ma tu non devi ritenere nessuno più fragile di te.

Si sono dischiuse le porte del cielo

Si sono dischiuse

le porte del cielo

di

Dom Jacques Dupont

Priore della Certosa

Dom Jacques Dupont legge il messaggio

A corollario della presentazione del Museo della certosa di Serra San Bruno, voglio proporvi il testo integrale del discorso eseguito da Padre Dom Jacques Dupont, in occasione della inaugurazione del complesso museale.

 Discorso per l’inaugurazione del museo:                                                                                                                                                                         (Serra San Bruno , maggio 1994)

Attesa da vari anni, l’inaugurazione del Museo della Certosa è un avvenimento di cui è difficile misurare significato e portata. Avvenimento singolare perché rari sono i monasteri certosini che offrono una simile struttura alla gente. Avvenimento eccezionale per il fatto che, per realizzare questo Museo, si è sottratto un pezzo di terreno finora dentro le mura del monastero. Tale spostamento della cinta o clausura è stato reso possibile soltanto con l’approvazione del Capitolo Generale dell’Ordine Certosino.

Che cosa ha potuto giustificare una pratica simile? Che cosa ha stimolato i monaci a intraprendere e a condurre a termine tali lavori, malgrado innumerevoli difficoltà? I certosini non possono rimanere a Serra San  Bruno se non vivendo da certosini. Alcuni anni or sono si diffuse la notizia che i certosini stavano per lasciare la Certosa. Grande fu il subbuglio tra i serresi e tutti calabresi. Questa minaccia, per fortuna, fu allontanata, ma diventò tanto più evidente il fatto che l’avvenire della Certosa è condizionato da misure che permettono ai monaci di vivere la loro vocazione specifica. I certosini devono preservare la loro clausura per poter svolgere una vita contemplativa nella solitudine, secondo la chiamata che Dio ha rivolto loro e che la Chiesa ha riconosciuto. I giovani che desiderano consacrarsi a Dio nel silenzio del «deserto» hanno diritto di trovare in Certosa le condizioni più adatte. Perciò fu necessario ristabilire le regole tradizionali di clausura e di separazione dal mondo. A meno di rinunciare ad esse­re sé stessi, i certosini devono vivere separati dal mondo.

D’altra parte, rizzare delle barriere, chiudere delle porte, allontanare la gente non poteva essere la soluzione. Il problema dell’incontro del mondo con la Certosa, problema delicato più di ogni altro, sarebbe rimasto intatto e si sarebbe anzi aggravato con dei conflitti assai sterili. Pur cercando di proteggere la loro solitudine, i certosini non possono ignorare tutti coloro che desiderano conoscere la loro vita; i monaci non possono rimandare quelli che vengono a cercare un sostegno morale o un conforto spirituale.

Da questo nacque l’idea di realizzare ciò che è diventato il Museo della Certosa.

A dire il vero, la parola Museo è impropria, perché non si tratta di una mostra di opere d’arte o di ricordi sui certosini.

Il visitatore troverà qui tutte le informazioni sulla storia della Certosa, sul monastero, sulla vita dei monaci, nonché sulle tappe della formazione e sull’Ordine certosino. Abbiamo voluto però dare, innanzitutto, ai visitatori la possibilità di partecipare in qualche modo alla vita nascosta dei monaci, di essere introdotti nel mistero della loro esistenza così come si svolge dentro la clausura. Così il Museo comprende una cella da monaco simile a un eremo di certosino, un’altra sala del Museo è stata sistemata ad immagine della chiesa dove i monaci celebrano la liturgia di giorno e di notte. In una parola, si è cercato di ricreare un ambiente, di suscitare un’atmosfera particolare. L’intenzione era quella di rendere tanto vicina la presenza dei certosini che risvegliasse un’eco nel cuore e nell’anima dei visitatori.

In questo senso, il Museo offre realmente accoglienza e condivisione dell’ideale dei monaci per coloro che desiderano conoscerlo e goderne. Nello stesso tempo, i certosini possono dedicarsi alla loro vita contemplativa nella solitudine e nel silenzio, caratteristiche essenziali della Certosa.

Ma forse ci si chiede a buon diritto: i nuovi rapporti tra il mondo e la Certosa ne saranno veramente migliorati? Questa apertura del Museo, coincidendo con una chiusura più stretta del monastero non sarà a vostre spese? No, assolutamente no. Voglio e posso assicurarvi che tutto ciò sarà a vostro favore, anche se i contatti esterni con i monaci non saranno come potreste desiderare.

Come ha ricordato la Santa Sede in un recente documento indirizzato ai religiosi, «le urgenti necessità pastorali non devono far dimenticare che il miglior servizio di una comunità religiosa alla Chiesa è quello di essere fedeli al proprio carisma». Al contrario «la scarsa considerazione del carisma non è utile né alla Chiesa né alla comunità stessa».

Quindi, per noi certosini, aiutare gli altri vuol dire essere ciò che dobbiamo essere: degli«esseri gratuiti» che hanno lasciato il mondo, la loro famiglia, il loro paese, per seguire Cristo nel «deserto», per pregare con Cristo giorno e notte, e per offrirsi con Lui per la salvezza di tutti gli uomini. Se noi certosini possiamo progredire nella fedeltà alla nostra vocazione di preghiera e di sacrificio, allora diventeremo dei ceri «che ardono per nulla, per la bellezza del mondo, per lo sguardo di Dio».

Allora la Certosa sarà più che mai un focolare di luce, di calore e di amore, quando potremo raggiungere il fine della nostra consacrazione, attendendo a Dio solo, «infiammati d’amore divino», come il nostro padre San Bruno.

Un giorno un tale si avvicinò a un monaco per chiedergli: «Perché ci sfuggi?». E l’altro rispose: «Dio sa che vi amo, ma non posso essere contemporaneamente con Dio e con gli uomini». Altri hanno il compito di vivere in mezzo al mondo una vita consacrata, portando Dio agli uomini; i monaci contemplativi però devono lasciare il mondo per attendere all’Unico Necessario. Un altro giorno lo stesso monaco rispose a uno che voleva venire da lui: «Se vieni, ti aprirò. Ma se apro a te, aprirò a tutti, allora non rimarrò più in questo luogo». Udendo ciò il visitatore disse:

«Se andandoci lo caccio, non ci vado più». Non si può negare che la vita dei certosini è un mistero, che richiede fede per viverla e fede per capirla. Siamo separati dal mondo, ma senza esserne tagliati fuori; siamo uniti a tutti, essendo uniti a Dio; siamo presenti al mondo non in modo visibile, ma nel cuore di Cristo. Secondo le Costituzioni dell’Ordine certosino, «se aderiamo veramente a Dio, la nostra mente si spande, il nostro cuore si dilata tanto da poter abbracciare l’universo in tutta la sua ampiezza». Difatti l’intimità con Dio «dilata il cuore di modo che possa abbracciare in Lui le aspirazioni e i problemi del mondo», le prove e le preoccupazioni di tutti gli uomini.

Sì, ve lo assicuro, avete tutti un posto importante nei nostri cuori, perché grande, molto grande è il nostro amore per tutti voi.

Targa museo