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Le vittime di Montalegre del 1936

Le vittime di Montalegre del 1936

Affresco certosa di Montalegre

I tragici fatti che sto per narrarvi, avvennero in un periodo storico che vide la Spagna coinvolta in una terribile Guerra Civile, essa si svolse dal luglio 1936 all’aprile 1939 fra i Nazionalisti ed i Repubblicani. Senza addentrarmi nelle dinamiche che spinsero il popolo spagnolo ad affrontarsi in una odiosa guerra fratricida, vi racconterò il tragico coinvolgimento dei monaci certosini in questo conflitto. Va però premesso che, la furia antireligiosa dei cosiddetti repubblicani, di ispirazione marxista, operanti nella zona rossa fu cruentissima ed essa non si limitò alla distruzione del 70% delle chiese, dei simboli e degli edifici religiosi, ma si abbatté su inermi rappresentanti del clero.    Il numero delle vittime fu impressionante!! Tra il clero secolare furono 4184, 2365 religiosi e 283 religiose, per un totale di 6832 perdite umane. Oltre a 13 vescovi e migliaia di laici morti per odium fidei.

Prima ( Agosto settembre 1936) e dopo (novembre 1938)

Delle tre certose attive presenti in Spagna nel 1936, Miraflores e Aula Dei erano ubicate nella cosiddetta zona nazionale, mentre Montalegre si trovava nella zona rossa. Ciò significò per la comunità monastica catalana una tragedia, poiché i monaci certosini furono oggetto in quanto religiosi, di una vera e propria “persecuzione religiosa”. Cercherò ora di ricostruire cosa accadde all’interno delle mura della certosa in quel tragico periodo. La comunità era composta da 21 padri e 16 fratelli, a cui il Priore Dom Luis Cierco, raccomandò di non tentare nessun tipo di difesa o di fuga in caso di assalto armato. La domenica 19 luglio, percepito l’imminente pericolo, alle 8 fu celebrata una Missa Pro tempori belli, ed il Priore informò la comunità sugli avvenimenti tumultuosi nei paraggi del monastero disponendo il silenzio della campana e la sospensione dello spaziamento. Il giorno seguente giunse la notizia che la chiesa di Tiana, ovvero il comune dove era ubicata la certosa, era stata assaltata ed incendiata, quindi i monaci provvidero a tagliarsi completamente i capelli per non far evidenziare la tonsura monastica ed a vestirsi da contadini. Il Padre Procuratore, Dom Celestín Fumet, curò di mettere in salvo tutti gli arredi sacri e tentò vanamente di mediare con i capi dei miliziani, promettendo loro 5000 pesetas, per non far bruciare il convento.

Alle ore 18 cominciò l’assalto, che inizialmente fu pacato poiché corse voce che tra i monaci vi era un anziano ufficiale russo zarista armato, accertatesi della infondatezza della indiscrezione trapelata, le inferocite milizie cominciarono ad incendiare selvaggiamente gli ambienti monastici. Quattro monaci infermi furono picchiati ed abbandonati, altri quattro riuscirono a fuggire ed a nascondersi nei boschi, mentre gli altri ventotto furono costretti a seguire i devastatori fuori dal monastero per recarsi a Badalona, dove sarebbero stati processati. Cominciò questa tragica marcia tra insulti, sputi, minacce e bestemmie, dove subito ebbero la peggio il Priore ed il Procuratore che furono vigliaccamente sparati. Dom Luis cadde ferito gravemente, mentre Dom Celestin stramazzò al suolo morto tra le risate degli spietati assalitori, e gli sguardi degli atterriti confratelli che trovavano conforto in giaculatorie e preghiere in attesa consapevole del loro martirio. Dopo qualche chilometro, fu la volta del Vicario Dom Miguel Dalmau e dell’Antiquior Dom Benigno Martinez i quali furono sparati anch’essi selvaggiamente, senza rimanere però uccisi, mentre poco dopo fu ucciso Dom Isidoro Pérez, ed anche il sacerdote secolare Pedro de la Riba presente in certosa come ospite. Gli ultimi quattro chilometri per giungere a Badalona, fu una sorta di Via Crucis, poiché per scherno i monaci venivano ogni tanto disposti vicino ad un muro, ed i cinici e spietati miliziani simulavano una fucilazione tra bestemmie e blasfemie di ogni sorta. Giunti a Badalona, gli inermi superstiti, furono assegnati ad un Comitato Rivoluzionario, il quale avrebbe deciso sulla sorte dei malmenati religiosi. La decisone apparentemente positiva, fu quella che i certosini vennero affidati a varie famiglie, le quali avrebbero vigilato su di loro. Tra varie peripezie, il 27 luglio, molti monaci ormai ridotti in clandestinità,  riuscirono a raggiungere le sedi dei consolati di Francia, Svizzera, Stati Uniti Germania e Italia, i quali provvidero tra mille difficoltà a reintegrare i monaci in certose nelle quali regnava la quiete. Coloro che non riuscirono a trovare questa prodigiosa ed inaspettata soluzione, furono costretti a fuggire ed a raggiungere Barcellona esponendosi ad enormi rischi. Il 5 agosto, infatti il fratello converso Guglielmo Soldevilla  fu catturato nel suo ultimo rifugio ed assassinato. In seguito altri tre padri, Dom Manuel Balart, Dom Agustín Navarro e Dom Luis Sellarés  anch’essi costretti alla clandestinità, dopo essere stati catturati il 15 ottobre del 1936, subirono una brutale esecuzione ed i loro corpi gettati in una fossa comune mai individuata. Salì così a sei il bilancio finale dei martiri certosini di Montalegre.

Di tutti i feriti gravi, il Priore Dom Cierco, fu ricoverato per otto mesi nell’ospedale di Badalona insieme a Dom Dalmau e Dom Martinez. Dall’ospedale, furono poi trasferiti nel carcere di Barcellona, laddove rimasero tra patimenti e privazioni altri sette mesi, poi finalmente nel giugno del 1938 furono reintegrati alla vita certosina. Il resoconto di questi eventi è giunto a noi dai confratelli superstiti, diretti testimoni di questa turpe storia.

Il sangue versato dai poveri certosini rei di vestire un abito monastico, e di essere cristiani ci riporta alle brutali aggressioni subite nei secoli passati. Il raccapriccio di questo violento episodio, è rappresentato, tra gli altri, dal fatto che sembra incredibile ed inaccettabile che ciò che vi ho decritto sia successo nel XX° secolo. E pensare che questo è solo un episodio di una pagina di storia della Guerra Civile spagnola totalmente da aborrire!!!

Fatto salvo che la condanna degli assassini e dei loro ideali non compete a questo blog, umilmente ci rimettiamo tutti al giudizio del Signore. Ho solo voluto, attraverso questo resoconto tentare di mantenere viva la memoria storica con l’intento di rendere omaggio a questi uomini testimoni di fede, e nella speranza che il ricordo del loro sacrificio estremo valga oggi come insegnamento per le generazioni future.

La sorte occorsa a tutti i componenti dell’intera comunità, ho ritenuto di fornirla nei dettagli in una lista completa della comunità di Montalegre, a disposizione di chiunque voglia consultarla.

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