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Quel conclave del 1352…

Quel conclave del 1352…

Estasi di Dom Jean Birel (V. Carducho)

Estasi di Dom Jean Birel (V. Carducho)

In attesa del nuovo Conclave e del lavoro dei Cardinali che porterà alla scelta del nuovo Pontefice, voglio narrarvi quanto accadde tanti secoli fa, quando un certosino sfiorò l’elezione pontificia.

Innanzitutto va inquadrato il periodo storico nel quale si svolsero gli avvenimenti a cui farò riferimento. Nel 1309, la sede del papato fu spostata da Roma ad Avignone e da quella data e fino al 1377 si avvicendarono ben sette pontefici che risiederono in Francia. Dopo questo brevissimo preambolo, veniamo al conclave del 1352 sul quale mi soffermerò, esso fu indetto a seguito della morte di Clemente VI, avvenuta il 6 dicembre di quell’anno. Pochi giorni dopo, esattamente il 16, i cardinali riunitisi si accordarono in fase iniziale per eleggere un personaggio estraneo al Sacro Collegio. La figura di alto spessore morale e con fama di santità era Jean Birel, Priore generale dell’Ordine certosino. Ma chi era costui?

Jean Birel nacque a Limoges, e nel 1338 decise di diventare certosino entrando nella certosa di Glandier, per le sue enormi qualità divenne dapprima vicario e poi priore, incarico che ricoprì per cinque anni. Nel 1344, Dom Birel si trasferì in un’altra certosa della provincia di Aquitania, Bonnefoy, dove fu priore per un solo anno. Nel 1345 egli fu eletto priore della Grande Chartreuse e quindi Generale dell’Ordine. La vita di quest’uomo fu caratterizzata da una profonda spiritualità e da una grande modestia riconosciuta da tutti i personaggi che ne furono attratti divenendo suoi amici, egli difatti fu amico di Amedeo VII conte di Savoia, e del Delfino Umberto II spronato da Birel ad abbracciare la vita monastica. Ma l’amicizia più importante fu quella avuta con il grande poeta Francesco Petrarca, con il quale intrattenne un imponente rapporto epistolare su tematiche teologiche e dal quale ricevette raccomandazioni sulla condotta di suo fratello Gherardo diventato certosino nella certosa di Montrieux. Ora vi propongo uno stralcio di una lettera indirizzata a Dom Birel che ci testimonia la illimitata stima del Petrarca verso il venerabile certosino, egli si espresse così: “Io vi parlo sorpreso dallo stupore, o Uomo religiosissimo, e in quel medesimo atto di venerazione, come se ora parlassi a Gesù Cristo il quale abita nel vostro spirito. Egli è dono suo che tra gli uomini peccatori, dei quali abbonda il Mondo, voi conduciate un’angelica vita, e fra le densissime tenebre del nostro Secolo dall’alte cime della Certosa, non altrimenti, che dalla sommità dell’Oriente, voi risplendiate a guisa di Lucifero in su mattino.”

Ma torniamo a quel conclave del 1352, fu quindi comprensibile che la scelta dei cardinali ricadde su questa figura di spicco ritenuta dal Petrarca addirittura essere “splendidissimo Lucifero (portatore di luce) del suo Secolo”. Ma una scelta ormai già presa fu stravolta dal cardinale Hélie de Talleyrand-Périgord, figura di spicco del papato avignonese, il quale riuscì a convincere tutti gli elettori del Sacro Collegio che bisognava modificare quell’unanime intenzione di voto. Ciò avvenne perché il cardinale Pèrigord convinse i suoi colleghi adducendo che Birel essendo abituato alla vita austera e meditativa avrebbe avuto problemi nel sostenere la sontuosa esistenza nel Palazzo dei papi di Avignone. Forse altri interessi oltre al preservare il monaco certosino credendo di interpretarne la sua volontà fecero dirottare i voti su un candidato del Sacro Collegio, Etienne Aubert. Questi venne eletto Papa con il nome di Innocenzo VI il 18 dicembre del 1352 subito dopo la sua elezione offrì a Dom Birel la nomina cardinalizia che il certosino con fermezza rifiutò asserendo di “desiderare crescere in virtù piuttosto che in rango”.

Dom Jean Birel, dopo questi episodi che vi ho narrato, accrebbe ulteriormente il suo profilo spirituale e le sue virtù, tra estasi e prodigi mistici visse gli ultimi anni della sua vita in odore di santità, egli morì il 6 gennaio del 1360.

Hélie de Talleyrand-Périgord, rimase amico dei certosini e forse pentitosi del suo intervento nel conclave ne divenne un lauto benefattore, difatti completerà sontuosamente la certosa di Vauclaire fondata da suo fratello Archambaud, assegnando alla comunità monastica una rendita di dodicimila fiorini d’oro l’anno. Durante tutto il suo pontificato, lo stesso Innocenzo VI nutrì una profonda stima ed ammirazione per Dom Birel, definendolo alla sua morte “il principale chierico ed il monaco più illustre del mondo intero”. Inoltre il papa fu prodigo e generoso verso i certosini sovvenzionando lil completamento della sontuosa certosa di Villeneuve des Avignon dove pretese di essere seppellito in un apposita cappella, forse anch’egli per rimediare a quanto accaduto nel conclave del 1352, a guisa di penitenza.

I fatti che vi ho narrato sembrano disperdersi nelle pieghe del tempo e forse ci appaiono molto lontani, ma alla luce degli avvenimenti attuali ed alla vigilia di un nuovo conclave indetto per l’inusitata intenzione di Benedetto XVI che ha scelto di optare per una vita meditativa, eremitica, monastica, li considero attualissimi. Ogni conclave ha avuto una storia particolare ed una intenzione precisa nella indicazione del nuovo successore di Pietro, la fama di santità talvolta non basta per diventare Papa, come ci ha insegnato la storia che vi ho oggi proposto. Non resta quindi, che affidarci alla Divina Provvidenza la quale saprà, attraverso i suoi disegni talvolta indecifrabili, donarci una figura di Pontefice che sappia affrontare con fermezza il difficile momento che la Chiesa attraversa. Parafrasando Petrarca, auspichiamoci dunque un Lucifero del nostro secolo!!

cardinali in conclave

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