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Sulle tracce della certosa di Catania

Sulle tracce della certosa di Catania

La certosa di Nostra Signora di Nuova Luce

Oggi vi porterò sulle tracce della certosa catanese di Nostra Signora di Nuova Luce. Fino ad oggi le notizie su questo insediamento certosino in Sicilia erano molto scarse, ma grazie ad una ricerca più accurata realizzata da un mio caro amico, proverò a rendervi note maggiori informazioni raccolte su di essa.

Dobbiamo innanzitutto partire dalla sua precisa ubicazione e dall’epoca della sua fondazione.

Occorre fare un prologo, si narra che durante il tremendo terremoto del 4 febbraio del 1169 i superstiti del sisma, in fuga per cercare rifugio udirono risuonare una voce dal cielo che consigliava loro “Salvum te fac in montem”. Furono indirizzati verso una collina dove apparve prodigiosamente un bagliore!! In questo luogo, ritrovarono, in una  una grotta da cui giungeva la luce, una splendida icona raffigurante la Madonna orante, che probabilmente qualcuno aveva nascosta lì per evitare che fosse rubata dai Saraceni, fu per questo motivo che venne eretta una chiesa intitolata Nostra Signora di Nuova Luce. Molti anni dopo, precisamente nel 1365 Artale di Alagona, conte di Mistretta, sulla scia di una consuetudine diffusa tra i regnanti ed i feudatari, decise di costruire di fianco alla chiesa un convento, allo scopo di lasciare memoria di se ed acquistare fama, oltre che propiziarsi Dio e le preghiere dei monaci per la sua munificenza. La decisione di chiamare i monaci dell’Ordine certosino è da addurre al fatto che, rivolgersi ad un ordine che faceva del silenzio e della solitudine la loro essenza di vita rivolta a Dio, risultava essere una scelta di grande prestigio. Il conte di Mistretta acquistò i terreni necessari sia per la costruzione dell’eremo che per il loro sostentamento. Successivamente contattò il Priore Generale dell’Ordine, Guglielmo II di Raynal, chiedendogli umilmente di accettare la sua donazione a loro favore con l’intento di costituire una nuova certosa. Appresa favorevolmente questa notizia Dom Guglielmo, decise di inviare una delegazione di monaci per visionare l’idoneità dei luoghi e la reale fattibilità del progetto. Giunsero a Catania Dom Giovanni da Salerno, priore della certosa di San Martino a Napoli e Dom Bartolomeo Manasi priore della certosa Porta del Paradiso di Guglionesi i quali vagliarono e valutarono i terreni le rendite e le possibilità di poter costruire un convento con le caratteristiche essenziali di una certosa. Il loro parere sarebbe stato determinante ed inoltre avrebbero sovrinteso ai lavori di costruzione. Dopo le verifiche necessarie, i due priori decisero che il luogo era idoneo per potervi erigere una nuova certosa, e strinsero con Artale di Alagona una convenzione nella quale il conte fondatore si impegnava ad assicurare alla nascente comunità monastica una rendita di duecento once d’oro o rendite da immobili della somma equivalente.

Ad accordo raggiunto, il Vescovo di Catania Simone De Puteo concesse la chiesa e il feudo ai certosini, i quali poterono arrivare nella nuova edificazione monastica. Una colonia certosina composta da quattordici padri, sedici fratelli conversi e sette donati, fecero il loro insediamento. L’attività monastica potè così iniziare probabilmente tra il 1367 ed il 1370, quest’ultima è infatti la data presente sulla lapide in marmo posta sulla facciata dell’edificio. Verosimilmente il primigenio insediamento dei monaci fu contemporaneo ai lavori di completa edificazione del complesso monastico. Artale di Alagona inviò nel 1372, due richieste al pontefice Gregorio XI circa la possibilità di poter assistere alle funzioni religiose nella chiesa della certosa e di poter concedere indulgenza a quei fedeli che potessero visitare la chiesa nelle festività principali. Entrambi le richieste del conte furono accolte senza indugio dal pontefice. Come tutte le certose anche questa di Catania potè disporre di una grangia, situata nei territori di proprietà finitimi, ma non meglio identificata nella sua ubicazione. Molteplici furono le esenzioni da gabelle ed i privilegi accordati alla comunità monastica che potè godere anche di donazioni di beni alimentari, come anguille, tonni, alici fresche o salate provenienti dalle tonnare palermitane. Tuttavia, l’attività monastica che regolarmente si svolgeva nella quiete e nella preghiera, fu ben presto turbata dalla insalubrità del luogo dove sorse la certosa. Difatti nei pressi dell’eremo a valle della collina scorrevano due torrenti chiamati Acquicella ed Acquasanta, i quali formavano una vasta area paludosa che sviluppava aria malsana, la quale diffondeva la malaria. Ben presto si diffuse endemicamente questo male tremendo e sconosciuto che mietè molte vittime nella zona. Nell’estate del 1386, tra i certosini che si ammalarono molti di essi perirono ed i superstiti dovettero abbandonare la certosa. Artale donò loro un luogo più salubre il priorato di Bosconuovo sulle pendici dell’Etna. In questo clima sopraggiunse un evento storico, ovvero l’inizio dello scisma d’Occidente, che si rivelò fondamentale per le sorti future dei certosini in Sicilia. Difatti le conseguenze e le ripercussioni di tale avvenimento, associate ai problemi logistici della salubrità del luogo spinsero i certosini ad abbandonare definitivamente Catania ed a cedere il convento ai benedettini che a loro volta lo concessero ai teresiani. Oggi pochissime tracce restano di quell’antico insediamento certosino, ma le immagini che vi allego sono delle uniche e preziose vestigia della certosa catanese a memoria della sua breve attività monastica.

Immagine della icona della Madonna orante, proveniente dalla certosa di Santa Maria di Nuova Luce, tempera su tavola conservata al museo diocesano di Catania, di autore anonimo.

targa

Immagine della lapide con epigrafe medioevale, che ricorda l’origine della chiesa e la fondazione della certosa. Da notare lo stemma araldico degli Alagona. Essa è conservata nel museo civico di Catania.

acquasantiera

Acquasantiera in marmo, proveniente dall’antica certosa.Sulla sinistra si nota lo stemma degli Alagona, anche questa è conservata al museo civico di Catania.

fronte di sarcofago

Fronte di sarcofago proveniente dalla certosa, raffigurante la Vergine al centro con il bambino  seduta sul trono. In alto lo stemma degli Alagona. Conservata nel museo civico di Catania.

basamento portale

Questo basamento in pietra lavica, è ciò che resta sul luogo dell’antico portale della chiesa.

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4 Risposte

  1. Grazie. Era da molto tempo che cercavo informazioni sulla Certosa di Catania. Bel lavoro.

  2. Tutto molto interessante e ben ricostruito, ma non ho capito solo una cosa: dove si trovava di preciso la Certosa catanese?

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