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  • Memini, volat irreparabile tempus

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L’espulsione dalla Grande Chartreuse

L’espulsione dalla Grande Chartreuse

Oggi 29 aprile, ricorre un ignobile anniversario che riguarda l’espulsione subita dai certosini della Grande Chartreuse in questo giorno del 1903.

Proverò a raccontarvi questa spregevole pagina di storia recente, frutto di odiose leggi anticlericali andate in vigore in Francia  a seguito della Rivoluzione e che si concluderanno con la definitiva separazione tra Stato e Chiesa avvenuta nel 1905.

I monaci certosini erano stati già allontanati nel 1792, ma vi avevano fatto ritorno nel 1816 e fino a quel tragico giorno di aprile, erano tornati a pregare e meditare nella loro quiete monastica.

Ma all’inizio del XX° secolo, la comunità certosina dovette subire un ulteriore tempesta, poiché nuovi leggi obbligavano la soppressione degli ordini religiosi e la confisca dei loro beni. L’intera regione del Delfinato, era indignata per la decisione presa nei confronti dei certosini della Grande Chartreuse. La Camera dei Deputati, nonostante qualche velata opposizione il 26 marzo del 1903, si era opposta alla richiesta di autorizzazione a continuare a svolgere vita monastica fattagli pervenire dalle autorità dell’Ordine, con una lettera del Priore Generale Dom Michel Baglin. L’ordine fu perentorio gli “angeli bianchi”, dovevano smobilitare nonostante il forte impegno sociale extraclaustrale, poiché vi ricordo che nella Correrie dal 1876 era ospitata una scuola gratuita per sordomuti, la prima scuola per handicappati sorta in  Francia. I liquidatori, chiusero la scuola e la distilleria del liquore “Chartreuse”, che fu in seguito impiantata a Tarragona in Spagna. Il 15 aprile fu chiuso ufficialmente il convento, gli ispettori del governo affidarono la guardia a Dom Clovis e Dom Louis Paul, ed i monaci tutti furono perentoriamente invitati a prepararsi per uscirne definitivamente. Ma il 17 aprile il commissario governativo incaricato, recandosi presso la certosa si rese conto che i monaci erano contravvenuti agli ordini impartitegli, ed allo stesso tempo dovette assistere con somma meraviglia ad una imponente mobilitazione popolare. Difatti migliaia di cittadini avevano tentato di sbarrare la strada alle autorità, ed acclamavano a gran voce a favore dei monaci. Nonostante le copiose nevicate di quei giorni, la popolazione rimase assiepata nei dintorni del monastero anche nei giorni successivi, quando i due poveri monaci addetti alla guardia  furono accusati di contravvenire alla legge, e che le autorità volevano arrestare. Il sostegno della popolazione fu commovente, le cronache narrano di ronde notturne organizzate all’esterno della certosa a salvaguardia dei monaci. Tra questi sostenitori spiccava la figura di un omone grosso ed alto due metri soprannominato il grande Valentin, egli era un carpentiere che si oppose strenuamente all’allontanamento dei certosini dei quali era fedele estimatore, e divulgatore delle azioni misericordiose dei monaci verso i poveri della regione. Ma oltre ai contadini ed agli umili, si aggiunsero anche le altre classi della società a deplorare le intenzioni coercitive del governo Combes. Ciononostante, venne autorizzato di deportare forzatamente i monaci rei di opporsi alla legge vigente. La mattina del 28 aprile il 2° battaglione di Linea ed altri reggimenti del Genio militare partirono da Grenoble, raggiunti da due squadre di Dragoni provenienti da Chambery, e diretti alla certosa. La notizia subito si diffuse e con il suono delle campane delle chiese migliaia di cittadini furono avvisati e si raccolsero per andare a sostenere i certosini. Alle ore 2 e 40 del 29 aprile lo schieramento militare, si dispose lungo le mura ed alle porte del monastero. Alle cinque i varchi furono abbattuti ed i monaci raggiunti dai sodati, che con la forza espulsero gli eremiti riuniti negli stalli del coro della chiesa. La folla inerme non potè reagire, ed assistette impotente all’intervento coatto e dal forte impatto simbolico esercitato dai militari.  Nell’uscire dalla loro dimora, e dopo aver benedetto la folla di manifestanti, furono tradotti a piedi per dieci chilometri sotto una gelida pioggia fino a Saint Lurent du Pont, accompagnati dal conforto del popolo e non disdegnando di rivolgere un ultimo sguardo alle loro celle ed agli ambienti claustrali. Prima di imbarcarsi su di un convoglio ferroviario che avrebbe condotti gli eremiti nella casa rifugio di monte Oliveto a Pinerolo in Italia, il Priore volle benedire per l’ultima volta la moltitudine di persone, scosse impaurite e disorientate per la perdita dei misericordiosi religiosi. Ho piacere di ricordare che a seguito di questo triste evento, Captain Colas des Francs e il colonnello Frederic de Coubertin (fratello del barone Pierre) dettero le loro dimissioni dall’esercito. Alcune antiche cartoline, ricordano quel triste evento svoltosi centodieci anni fa, in cui possiamo vedere i fatti che vi ho appena descritto. La comunità certosina della Grande Chartreuse, rimase in esilio in Italia, installandosi a Farneta, e durante tutto il tempo dell’esilio, fino al 1940, la certosa toscana godette dei privilegi e del titolo della Grande Chartreuse.

Il racconto di oggi spero possa essere di monito, in quest’epoca caratterizzata da una sempre viva connotazione anticlericale che contribuisce fortemente a spingere, seppur sul piano etico, ad un impoverimento dell’uomo.

La salvezza del mondo risiede nella volontà delle anime che credono

(Léon Degrelle)

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3 Risposte

  1. Grazie Roberto che, ancora una volta, hai voluto richiamare un tratto di vita certosina rendendo pubblica questa spregevole pagina non da dimenticare; certamente frutto di quelle odiose leggi anticlericali francesi di cui fai cenno.
    Quanto ci sarebbe da dire su queste azioni deprecabili dell’animo umano che di tanto in tanto affiorano e creano irreparabili danni alla parte più buona, più inerme e più pia dell’intero nostro pianeta.
    Mi limito a invitare tutti i fratelli che condividono l’amore per il prossimo e per il mondo certosino, in questa triste ricorrenza, ad unirsi ai degni nostri fratelli che appaiono nella seconda foto e che, al passaggio dei padri certosini, con il semplice gesto di togliersi il cappello hanno manifestato l’esistenza della parte nobile degli esseri umani.
    Lomorandagio.

  2. Nello scorrere una vecchia guida turistica di “Serra San Bruno e la sua Certosa” del 1970, a cura di Agostino Rebecchi, a pag. 55 ho trovato questa importante notizia che riporto integralmente:
    “ E’ di notevole menzione il fatto che, durante la persecuzione antireligiosa in Francia, quando i Certosini della Casa Madre di Grenoble dovettero espatriare, Achille Fazzari ebbe la generosità di mettere a disposizione dell’Ordine Certosino la sua tenuta di Ferdinandea.”.
    Vorrei brevemente precisare che Achille Fazzari era un valoroso Ufficiale garibaldino proprietario della Ferdinandea. La Ferdinandea è un territorio montano del comune di Stilo (Calabria) molto vicino a Serra San Bruno. Era l’antica residenza estiva di Ferdinando II di Borbone. Questo luogo, per la sua magnificenza, è stato decantato da Matilde Serao con una bella poesia pubblicata dal “Corriere di Roma” il 19 settembre 1886.

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