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Fra Paolo Maria da Fonseca

Fra Paolo Maria da Fonseca

Fra paolo nel 2013

Il personaggio del quale oggi voglio parlarvi è un fratello converso portoghese della comunità della certosa calabrese di Serra. Il suo nome è Paulo Maria da Fonseca, da tutti conosciuto come Fratello Paolo.  In questo articolo, voglio presentarvi la storia della sua conversione alla vita eremitica.

Egli alla nascita, il 27 febbraio del 1942, a Naamacha in Mozambico, viene battezzato con il nome di Joquim Rafael. Dopo aver ricevuto una educazione religiosa, Joquin lasciò la sua terra natìa e la sua casetta di paglia e fango per recarsi in Portogallo per effettuare il servizio di leva. Era il 1961 ed il viaggio dall’Africa all’Europa lo intraprese con un altro suo coetaneo con il quale condividerà oltre al servizio militare la  passione per il calcio. In quegli anni in Portogallo si reclutavano giovani calciatori provenienti dalle colonie africane ed è così che Joaquin ed un tale  Eusébio da Silva Ferreira, approdando a Lisbona per il servizio militare, furono successivamente visionati ed apprezzati per  loro performance calcistiche. La  vita dei due giovani mozambicani sta per essere stravolta, difatti due società professionistiche del campionato di calcio portoghese tesserano i due ragazzi. Dopo qualche mese Eusebio e Joaquin si ritrovarono avversari sui campi di calcio, tra le fila di due squadre rivali il Benfica e lo Sporting di Lisbona. Del primo va detto che è stato uno dei calciatori più famosi e celebrati di tutti i tempi, e che ricevette nella sua carriera vari riconoscimenti. Ma il nostro interesse va su Joaquin Rafael da Fonseca, il quale fece parte della squadra biancoverde della capitale portoghese in un periodo di grande fasto per quel team. Grandi successi, serate di calcio internazionale ad alto livello con il giovane Joaquin, che da sgusciante ala destra condusse la sua squadra alla vittoria di un trofeo europeo, la Coppa delle Coppe del 1964. Si narra che nonostante la giovane età e le distrazioni del mondo calcistico Joaquin veniva amichevolmente chiamato dai compagni di squadra padre, per il suo comportamento educato e remissivo e per la sua religiosità che lo portava a frequentare di sovente la Chiesa. Dopo tanto fasto e clamore, il giovane Joaquin prese una decisione radicale, decidendo con il suo padre spirituale di accostarsi alla vita religiosa, inizialmente salesiana e poi contemplativa, voltando completamente pagina nella sua vita. Egli per spiegare la sua vocazione, asserisce molto semplicemente “Ho sentito la chiamata di Dio e l’ho seguita”, si recò nell’estate del  1968 a soli 27 anni per un periodo di prova alla certosa di Evora, dove ritornò per entrarvi definitivamente il 7 dicembre seguente. Da quel momento ha cominciato la sua vita claustrale con l’abito da fratello converso certosino e prendendo il nome di Paolo. Ad Evora egli rimase ben 19 anni, per poi essere chiamato alla Grande Chartreuse dove svolse la sua attività per qualche anno allorquando chiese di trasferirsi alla certosa calabrese di Serra. Giunse in Calabria per fronteggiare l’esigenza della comunità che aveva bisogno di monaci giovani, e Fra Paolo da allora e tuttora è un elemento importante ed insostituibile per le funzioni che ha svolto e che svolge in certosa. Tra tutte egli ha avuto l’incarico di portiere, ovvero spesso in contatto con i pellegrini ed i turisti che bussano al portone dell’eremo calabrese. Il suo aspetto fisico è notevolmente cambiato trasformandosi da un giovane e smilzo atleta in un attempato e grosso monaco dall’aria bonacciona, dallo sguardo dolce, e dai modi cordiali. Ancora una volta ci sorprende come la Provvidenza abbia stravolto la vita di un giovane che nonostante abbagliato dal successo e dalla notorietà, volta le spalle alla fama, alle coppe ed alla ricchezze materiale per chiudersi nell’isolamento monastico della vita certosina alla ricerca di Dio. Ma la spiegazione di tutto ciò pare venire dalla quiete dell’animo di Fra Paolo e dalla serena beatitudine che traspare dal suo sguardo, che sembra esprimere il “ Fugitiva relinquere et aeterna captare” di san Bruno.

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