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“L’umiltà di Ugo e Guglielmo abate di san Teodofredo”

“L’umiltà di Ugo e Guglielmo abate di san Teodofredo”

“L’umiltà di Ugo e Guglielmo abate di san Teodofredo”

Nel dipinto di Vicente Carducho sulla storia dell’Ordine certosino che oggi vi propongo, viene illustrato un episodio accaduto nei primi anni di vita della comunità certosina.

Il pittore ci descrive con estrema maestria, attraverso l’immagine, una peculiarità di coloro che abbracciavano tale stile di vita dedito alla meditazione ed alla preghiera, ovvero l’umiltà. In questo caso viene descritta la già menzionata umiltà di Ugo, vescovo di Grenoble che come descrittovi spesso si recava dai suoi amici certosini, tant’è che spesso in arte viene raffigurato in abiti monastici. Carducho per mostrare l’estrema umiltà del vescovo barbuto lo raffigura sulla destra che con una scopa sta spazzando un corridoio della certosa. Contemporaneamente su di una scala al centro della rappresentazione pittorica possiamo distinguere Bruno, caratterizzato dall’aureola sul capo ed un gruppo di confratelli, tra i quali spicca quello alla sua sinistra. Quest’ultimo è Guglielmo, già abate di san Teodofredo, ed entrato in certosa per abbracciare la vita monastica cartusiana. Egli con le mani chiede a Bruno di voler eseguire umili lavori cosi come quelli svolti da Ugo, reclamandone la propensione per bramosia di umiltà. Appare evidente quindi che tra le tante virtù di coloro che diedero inizio allo stile di vita austero dei certosini, vi fosse anche l’umiltà.

Del resto era un fermo convincimento tra i contemporanei che chi diventava certosino, sarebbe stato in grado di “trasformare la superbia del mondo in umiltà, e il lusso in povertà!”.  La struttura dell’ambiente dove si svolge il fatto descritto, è chiaramente una forzatura pittorica poiché sappiamo come il primo insediamento nel deserto di Cartusia era privo di strutture murarie così imponenti. Ennesimo dipinto dal forte contenuto didattico per i novizi, e per coloro che ne presero visione all’atto della sua realizzazione.

 

Puzzle

preview42 piece“L’umiltà di Ugo e Guglielmo abate di san Teodofredo”

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Una Risposta

  1. Nell’osservare con attenzione il dipinto di Vicente Carducho che non conoscevo e che, come si asserisce; rappresenta un tratto di storia dei primi anni di vita dell’Ordine certosino.
    Viene spontaneo associare la figura di quell’altro monaco certosino che volge le spalle al fondatore, alla deprecata azione del priore Guglielmo da Messina. Come ho riportato nel mio libro, “L’Angelo di Sibilla”, nei primi anni di vita della comunità certosina, questo discusso personaggio, in qualità di priore della certosa di Serra San Bruno; per oscure vicende mai chiarite, avanzò la richiesta al Papa di allora (1192), Celestino III, il passaggio all’ordine cistercense. Infatti nel 1192, nell’eremo di Serra i Cistercensi sostituirono i Certosini. Gli scrittori certosini del XVI secolo descrivono questo passaggio come un “tradimento” di Guglielmo da Messina nei riguardi della sua comunità. Anche il famoso storico, Dom Benedetto Tromby, scrisse di questo avvenimento, e concluse che questo accadde per “ispirazione divina” (Deo inspirante) e con l’autorità del sommo Pontefice. Il tutto con l’approvazione di re Tancredi; espressa con diploma del 5 febbraio 1193.
    Lomorandagio.

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