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Testimonianza di una aspirante certosina

Testimonianza di una aspirante certosina

monaca certosina cartoon

Ecco per voi amici una inedita testimonianza, frutto di una chiacchierata con una aspirante monaca certosina. Ovviamente per rispettare la sua volontà le sue dichiarazioni resteranno anonime.

Ella ha risposto con estrema disponibilità e dolcezza ad una serie di domande che le ho posto.

  1. Come hai fatto a prendere contatti con una certosa femminile?

Ho deciso di prendere contatti con il Priore della certosa del mio paese, ovvero il Brasile, ed a lui ho chiesto come poter superare l’ostacolo della lingua per poter comunicare. Lui è stato molto gentile e mi ha messo in contatto con la Madre di una certosa in Italia. Non è stata difficile la comunicazione.

  1. Quale certosa preferivi tra quelle femminili?

Da subito ho provato una forte attrazione per la Certosa della Trinità in Italia. Ed è qui che ho inviato una lettera presentandomi.

  1. Come hai capito di essere incline allo stile di vita claustrale delle certosine?

Dopo alcune esitazioni, poiché credevo fosse solo un momentaneo innamoramento ed ero intimorita di dover andare in un altro continente. Ma un bel giorno il mio direttore spirituale mi pose di fronte ad una scelta: il Carmelo o la Certosa. Allora ho scelto la Certosa. Mi attira la vocazione al silenzio e alla solitudine, questa vita solo per Dio e, in Lui, per tutti gli uomini. E in Certosa il silenzio e la solitudine sono una caratteristica molto forte.

  1. Come hai affrontato l’idea di distaccarti dalla tua famiglia?

Quando ho deciso di andare in Italia, nonostante una serie di paure ed inquietudini, ho detto ai miei genitori di aver effettuato una scelta drastica. Non soffrivo per me, ma per loro, perché non volevo vederli soffrire. Sapevo che non sarebbero molto d’accordo.

  1. Come hanno reagito i tuoi genitori?

Mia madre è rimasta molto arrabbiata sapendo della clausura certosina, e addirittura mio padre ha provato un risentimento verso la Fede che gli portava via sua figlia.

  1. Quando è arrivato il giorno della partenza, cosa è successo?

Sono stata aiutata ad organizzare il viaggio in Italia dalla mia comunità in parrocchia ed anche dal mio papà, che mi ha accompagnata all’aeroporto nel dicembre del 2007.

  1. Giunta in Italia, chi ti ha accolto?

Sono arrivata in Italia per cominciare un periodo di tre mesi, ed ero visibilmente smarrita. Sono stata accolta in aeroporto da una coppia di volontari che mi hanno accompagnato fino alla Certosa della Trinità.

  1. Come ti è apparsa la certosa appena sei entrata?

Le consorelle e la priora mi hanno accolto con gioia ed amore, e pur non conoscendo la mia lingua mi hanno messo a mio agio da subito.

  1. Da chi era composta la comunità?

Vi erano dodici consorelle di cui io ero la più giovane avendo 21 anni, mentre la più anziana ne aveva 94.

  1. Come ti è sembrata la vita in certosa?

Essendo aspirante, la vita era molto diversa da quella che immaginavo! Essa non era tanto silenziosa e solitaria come credevo, cioè, ci sono i momenti per stare in silenzio e i momenti per parlare. Nella mia immaginazione credevo che il silenzio fosse totale o quasi. Ho vissuto in una cella e facevo quasi tutto quello che facevano le altre monache.

  1. Cosa facevi e cosa non facevi?

Facevo molti lavori fuori della cella, non partecipavo a tutti gli incontri del Noviziato, e non partecipavo a Mattutino tutte le notti. C’è una gradualità nel vivere pienamente la vita certosina, a poco a poco ci si inserisce nelle pratiche monastiche. Nonostante gli incontri in Noviziato, la formazione non avviene in gruppo, ma è personale. La Maestra delle novizie visita periodicamente le sue novizie nella loro cella, e così avvengono gli incontri di formazione individuale. Anche se gli incontri non avvengono più dopo la Professione Solenne, penso che la formazione nella vita monastica non finisce mai, così come in ogni stile di vita cristiana la formazione non finisce che con la morte. Dobbiamo in ogni caso lasciare che sia il Signore a plasmarci.

  1. Quanto era distante la realtà da della vita in certosa da come l’avevi immaginata?

La Certosa era abbastanza diversa da quello che avevo pensato, ma nel senso che viverla era molto meglio! Temevo la rigidità della regola, invece essa è austera, sobria in ogni senso ma non rigida e pervade la gioia e la discrezione. Tutto si fa per amore.

  1. Quanto ti ha spaventato il silenzio?

Al contrario mi ha attratto sempre di più. Molti entrano in Certosa pensando alle tante penitenze, al silenzio assoluto, alla solitudine assoluta, ma in effetti non è così. La Certosa è “una comunione di solitari per Dio”. C’è veramente molto silenzio e molta solitudine, ma c’è anche la vita comunitaria. Se ci sono delle urgenti comunicazioni si usano dei bigliettini da lasciare negli sportelli usati per l’introduzione del cibo nella cella.

  1. E la notte? Quanto dormivi?

Io dormivo circa 7 ore per notte, nel silenzio e nella solitudine della cella.

  1. Il bilancio di questi tre mesi?

Ebbene, in questi tre mesi andavo a Mattutino due volte a settimana, non partecipavo ad alcuni incontri del Noviziato, né andavo in Capitolo alla domenica con la Comunità per la lettura degli Statuti. Andavo in refettorio e agli spaziamenti. All’inizio c’è un po’ meno di solitudine, perché si devono imparare tante cose!

  1. Come ti è sembrato tornare a casa?

Nel marzo del 2008 faccio ritorno in Brasile, con il dolore nel cuore, tornata con la convinzione ferma di fare ritorno al più presto in certosa. Tutti i miei parenti ed amici mi hanno accolta calorosamente con un aria di festa, ma io ero cupa ed innervosita che tutte quelle persone non capivano la mia sofferenza.

  1. Cosa ti mancava?

Il silenzio, mi sentivo come un pesce fuor d’acqua. Ebbi ed ho ancora la sensazione di non appartenere più a questo mondo.

  1. Ora cosa farai?

Dovrò attendere per poter entrare definitivamente, ma nel frattempo sono esposta a tutte le prove che il Signore vorrà inviarmi, affinché possa Lui compiere i suoi disegni d’amore per me.

Grazie

a questa amica che ha voluto concedermi questa preziosa intervista, nutro la certezza che essa rappresenti un valido contributo per tutti coloro che sono attratti dalla ricerca di Dio all’interno di una certosa.

Possa san Bruno illuminare il prosieguo del cammino di questa giovane aspirante monaca certosina.

L’Imitazione di Cristo Capitolo LXVII°

L’Imitazione di Cristo

Libro III

Capitolo LXVII°

 CHIEDERE L’AIUTO DI DIO, NELLA FIDUCIA DI RICEVERE LA SUA GRAZIA

O figlio, io sono “il Signore, che consola nel giorno della tribolazione” (Na 1,7). Vieni a me, quando sei in pena. Quello che pone maggiore ostacolo alla celeste consolazione è proprio questo, che troppo tardi tu ti volgi alla preghiera. Infatti, prima di rivolgere a me intense orazioni, tu vai cercando vari sollievi e ti conforti in cose esteriori. Avviene così che nulla ti è di qualche giovamento, fino a che tu non comprenda che sono io la salvezza di chi spera in me, e che, fuori di me, non c’è aiuto efficace, utile consiglio, rimedio durevole.

Ora, dunque, ripreso animo dopo la burrasca, devi trovare nuovo vigore nella luce della mia misericordia. Giacché ti sono accanto, dice il Signore, per restaurare ogni cosa, con misura, non solo piena, ma colma.

C’è forse qualcosa che per me sia difficile; oppure somiglierò io ad uno che dice e non fa? Dov’è la tua fede? Sta saldo nella perseveranza; abbi animo grande e virilmente forte. Verrà a te la consolazione, al tempo suo. Aspetta me; aspetta: verrò e ti risanerò.

E’ una tentazione quella che ti tormenta; è una vana paura quella che ti atterrisce. A che serve la preoccupazione di quel che può avvenire in futuro, se non a far sì che tu aggiunga tristezza a tristezza? “Ad ogni giorno basta la sua pena” (Mt 6,34). Vano e inutile è turbarsi o rallegrarsi per cose future, che forse non accadranno mai.

Tuttavia, è umano lasciarsi ingannare da queste fantasie; ed è segno della nostra pochezza d’animo lasciarsi attrarre tanto facilmente verso le suggestioni del nemico. Il quale non bada se ti illuda o ti adeschi con cose vere o false; non badare se ti abbatta con l’attaccamento alle cose presenti o con il timore delle cose future.

“Non si turbi dunque il tuo cuore, e non abbia timore” (Gv 14,27). Credi in me e abbi fiducia nella mia misericordia. Spesso, quando credi di esserti allontanato da me, io ti sono accanto; spesso, quando credi che tutto, o quasi, sia perduto, allora è vicina la possibilità di un merito più grande. Non tutto è perduto quando accade una cosa contraria. Non giudicare secondo il sentire umano. Non restare così schiacciato da alcuna difficoltà, da qualunque parte essa venga; non subirla come se ti fosse tolta ogni speranza di riemergere. Non crederti abbandonato del tutto, anche se io ti ho mandato, a suo tempo, qualche tribolazione o se ti ho privato della sospirata consolazione. Così, infatti, si passa nel regno dei cieli. Senza dubbio, per te e per gli altri miei servi, essere provati dalle avversità è più utile che avere tutto a comando. Io conosco i pensieri nascosti; so che, per la tua salvezza, è molto bene che tu sia lasciato talvolta privo di soddisfazione, perché tu non abbia a gonfiarti del successo e a compiacerti di ciò che non sei. Quel che ho dato posso riprenderlo e poi restituirlo, quando mi piacerà. Quando avrò dato, avrò dato cosa mia; quando avrò tolto, non avrò tolto cosa tua; poiché mio è “tutto il bene che viene dato”; mio è “ogni dono perfetto” (Gc 1,17).

Non indignarti se ti avrò mandato una gravezza o qualche contrarietà; né si prostri l’animo tuo: io ti posso subitamente risollevare, mutando tutta la tristezza in gaudio. Io sono giusto veramente, e degno di molta lode, anche quando opero in tal modo con te.

Se senti rettamente, se guardi alla luce della verità, non devi mai abbatterti così, e rattristarti, a causa delle avversità, ma devi piuttosto rallegrarti e rendere grazie; devi anzi considerare gaudio supremo questo, che io non ti risparmi e che ti affligga delle sofferenze.

“Come il padre ha amato me, così anch’io amo voi” (Gv 15,9), dissi ai miei discepoli diletti. E, per vero, non li ho mandati alle gioie di questo mondo, ma a grandi lotte; non li ho mandati agli onori, ma al disprezzo; non all’ozio, ma alla fatica, non a godere tranquillità, ma a dare molto frutto nella sofferenza.

Ricordati, figlio mio, di queste parole!

Dalla Mystica Theologia di Ugo de Balma

Dalla Mystica Theologia

di Ugo de Balma

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Dopo avervi fatto conoscere in un precedente articolo Ugo de Balma, voglio proporvi un brano tratto dalla sua opera “De Mystica Theologia”. Una leggiadro canto di lode dedicato alla Madonna, pervaso di un vibrante amore e che si sviluppa in un abbandono totale ed assoluto nelle braccia della Madre di Cristo.

Mi rivolgo a te ( Beata Vergine Maria )  misericordiosissima più di tutte le creature, che posi lo sguardo sugli umili anche in colpa, a te che sei potentissima, poichè per tuo mezzo fu riparata la caduta degli angeli, e la porta della vita fu aperta agli uomini, a te che intercedi a favore del povero. Per te tutti loderanno senza fine l’amatissimo Re eterno che nutristi al tuo seno, e che fu perciò unito a te con ineffabile vincolo d’amore.

Ti prego, sollevami dalla mia miseria e ottienimi, per tua grazia, la perfetta purificazione dei miei peccati, affinchè possa finalmente anch’io stringere a me con lo stesso tuo amore colui che hai amato con tutte le tue forze.

Quando mi sfugge la purezza dello sguardo , basta che ritorni a guardarti oh Vergine Maria , come potrebbe guardarti solo un figlio innamorato della Madre. Quando tutto perde interesse per me, e ogni persona è causa di turbamento , ritorno ancora a Te Umile Ancella del Signore, il tuo “vivere” come ancella umile e amorosa, mi indica la via del servizio umile del prossimo e mi dona il gusto del Bene , il gusto del donarsi , il gusto di voler essere sempre l’ultimo della fila. Che parole ricche di verità quelle che spesso mi dicono ” Maria intercede sempre per i suoi figli ” e quante volte ci hai preso per mani, stremati dal mondo, e  ci hai portato ancora una volta al Padre al Figlio e allo Spirito Santo.  Quante volte ? posso dire molte , si perchè sento il bisogno del TUO Materno Amore ! come può un uomo vivere ignorandoti ? come possiamo ignorare la Regalità di Cristo Risorto ? Tu Madre mia Maria e Madre di ogni uomo e donna, ci aspetti , ci inviti, ci chiami, ci sproni, a pregare, a pregarti, a confidare in Gesù, confidare in Te, a Credere nel Padre Buono, e nello Spirito Santo che molte volte per grazia ricevuta illumina il nostro intelletto quando ci avviciniamo timorosi e svogliati alla Sacra scrittura. Sono attimi preziosi ,attimi che bastano  a ritemprare lo Spirito e la mente, a sanare le ferite che vengono inferte al Cuore che ti ama .

Sotto la tu  protezione cerchiamo rifugio santa Madre di Dio: non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova ,ma liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e Benedetta .

Amen

L’Imitazione di Cristo Capitolo LXVI°

L’Imitazione di Cristo

Libro III

Capitolo LXVI°

INVOCARE E BENEDIRE DIO NELLA TRIBOLAZIONE

“Sia sempre benedetto il tuo nome” (Tb 3,23), o Signore; tu che hai disposto che venisse su di me questa tormentosa tentazione. Sfuggire ad essa non posso; devo invece rifugiarmi in te, perché tu mi aiuti, mutandomela in bene. Signore, ecco io sono nella tribolazione: non ha pace il mio cuore, anzi è assai tormentato da questa passione.

Che dirò, allora, o Padre diletto? Sono stretto tra queste angustie; “fammi uscire salvo da un tale momento. Ma a tale momento io giunsi” (Gv12,27) perché, dopo essere stato fortemente abbattuto e poi liberato per merito tuo, tu ne fossi glorificato. “Ti piaccia, o Signore, di salvarmi tu” (Sal 39,14); infatti che cosa posso fare io nella mia miseria; dove andrò, senza di te? Anche in questo momento di pericolo dammi di saper sopportare; aiutami tu, o mio Dio: non avrò timore di nulla, per quanto grande sia il peso che graverà su di me. E frattanto che dirò? O Signore, “che sia fatta la tua volontà” (Mt 26,42). Bene le ho meritate, la tribolazione e l’oppressione; e ora debbo invero saperle sopportare, – e, volesse il cielo, sopportare con pazienza – finché la tempesta sia passata e torni la bonaccia.

La tua mano onnipotente può fare anche questo, togliere da me questa tentazione o mitigarne la violenza, affinché io non perisca del tutto: così hai già fatto più volte con me, “o mio Dio e mia misericordia” (Sal 58,17). Quanto è a me più difficile, tanto è più facile a te “questo cambiamento della destra dell’Altissimo” (Sal 76,11).

Buona Pasqua 2014

Buona Pasqua 2014

Mater misericordiae, Tu nos ab hoste protege et hora mortis suscipe” (Maria, Madre di Grazia, Madre di Misericordia, proteggici dal nemico ed accoglic

Anche quest’anno ci accingiamo a celebrare la Santa Pasqua, ma in attesa della risurrezione meditiamo sulla passione di Gesù Cristo. Proviamo a rivivere questo tragico momento attraverso l’immagine di un affresco situato nella certosa di Calci. Precisamente nel Chiostro Grande, lato ovest di fronte ai cimiteri dei monaci, su di un portale che conduce al corridoio che porta al chiostro priorale ed  alla chiesa. Nella pittura murale campeggia la scritta: “Videte si est dolor sicut dolor meus” cioè Guardate il mio dolore e vedete se c’è uno simile al mio.

La rappresentazione pittorica raffigura Maria con in braccio il corpo di suo figlio appena sceso dalla croce, ed ancora sanguinante. Ai lati della scena principale sono raffigurati anacronisticamente due monaci certosini prostrati con il capo chino in segno di riverenza, che reggono dei cartigli indicanti la seguente iscrizione: “Maria, Mater gratiae, Mater misericordiae, Tu nos ab hoste protege et hora mortis suscipe” ovvero Maria, Madre di Grazia, Madre di Misericordia, proteggici dal nemico ed accoglici nell’ora della morte. Tra il 1740 ed il 1760 Cassio Natili e Agostino Giovanni Guidetti lo dipinsero.

Riconoscendo che il tema della Passione di Nostro Signore risulta essere molto caro ai monaci certosini, voglio altresì offrirvi una asserzione del grande Dionigi di Ryckel, sulla quale vi esorto a riflettere: «Devi meditare ogni giorno, anzi di continuo, la Passione di Cristo: e lo puoi fare in vari modi e con molti atti. Primo: richiamandola alla mente; secondo: compatendo; terzo: imitando; quarto: compiacendotene; quinto: ringraziando; sesto: ammirando; settimo: infiammandoti di amore; ottavo: sostando in contemplazione; nono: abbandonandoti in dolce quiete».

Vogliate ora miei cari amici accettare i miei più sinceri auguri per una serena Pasqua, auspicando che insieme alla risurrezione del Nostro Salvatore possa ritornare la gioia nei nostri cuori.

B U O N A   P A S Q U A 

A

T U T T I    V O I

“Parole dal silenzio”

“Parole dal silenzio”

(Trasmissione radiofonica)

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Vi ho già informato circa l’importanza di quest’anno 2014 per l’Ordine certosino e le relative ricorrenze. Per celebrarle adeguatamente, una emittente radiofonica (radio Serra 98) di Serra san Bruno , ovvero il paese della certosa ove il fondatore dell’ordine terminò i suoi giorni, ha organizzato delle trasmissioni sull’argomento. In questo apprezzabile progetto radiofonico sviluppato in collaborazione con la certosa, di volta in volta si alterneranno, con appuntamento mensile per tutto l’anno discussioni ed ospiti che dibattono su temi certosini. Recentemente è stato sviluppata la possibilità di riascoltare il contenuto di queste puntate registrate in streaming. Ho colto questa opportunità per poter diffondere ed offrire a tutti coloro che vogliono ascoltare queste trasmissioni ricche di contenuti ed ospiti di rilievo. Un grazie particolare all’amico Antonio Zaffino, conduttore delle puntate ed ideatore di tale encomiabile iniziativa.

Ecco a voi la prima puntata della trasmissione “Parole dal silenzio” andata in onda il 30 marzo scorso, dal titolo “Il volto di san Bruno” con la partecipazione di Dom Jacques Dupont in una splendida intervista e di Madre Mirella Muià autrice della splendida icona.

BUON ASCOLTO

L’Imitazione di Cristo Capitolo LXV°

L’Imitazione di Cristo

Libro III

Capitolo LXV°

CONTRO LE LINGUACCE DENIGRATRICI

O figlio, non sopportare di mal animo se certuni danno un cattivo giudizio su di te e dicono, nei tuoi confronti, parole che non ascolti con piacere. Il tuo giudizio su te stesso deve essere ancora più grave; devi credere che non ci sia nessuno più debole di te. Se terrai conto massimamente dell’interiorità, non darai molto peso a parole che volano; giacché, nei momenti avversi, è prudenza, e non piccola, starsene in silenzio, volgendo l’animo a me, senza lasciarsi turbare dal giudizio della gente. La tua pace non riposi nella parola degli uomini. Che questi ti abbiano giudicato bene o male, non per ciò sei diverso.

Dove sta la vera pace, dove sta la vera gloria? Non forse in me? Godrà di grande pace chi non desidera di piacere agli uomini, né teme di spiacere ad essi. E’ appunto da un tale desiderio, contrario al volere di Dio, e da un tale vano timore, che nascono tutti i turbamenti del cuore e tutte le deviazioni degli affetti.

Preghiera al Beato Lanuino

Preghiera al Beato Lanuino

blanuino

Oggi 11 aprile, ricorre la celebrazione del beato Lanuino amico e primo successore di Bruno alla guida della certosa calabrese di Serra. Voglio proporvi questa preghiera dedicata al compatrono della certosa di Stefano del Bosco, composta da Dom Elia Catellani

Preghiera al Beato Lanuino

O Beatissimo Lanuino,

l’Amore intenso di Dio ti ha portato con S. Bruno nella solitudine delle Serre per vivere unicamente di Lui e per Lui, fonte di Vita, di Grazia, di Gioia. Aiutaci e sostienici nella nostra Fede, perché, attraverso le vicende di questa vita terrena, teniamo sempre fisso il nostro sguardo a questa Fonte Divina. Il Signore ti ha dotato di qualità naturali eminenti. Hai saputo orientarle al servizio di una vita di preghiera, di una comunità di fratelli, manifestandone la fecondità spirituale e il benefico influsso nella società. Che il tuo esempio e la tua potente intercessione richiamino tante anime giovanili a non temere la rinuncia ai beni effimeri di questo mondo e a corrispondere generosamente all’appello del Signore per il bene dell’Umanità afflitta dalle passioni incontrollate, dall’egoismo, dalla discordia, dalla violenza. Tu sei sempre stato operatore di pace, animato da un cuore buono e misericordioso e da un giudizio equilibrato. Hai risolto dissapori, hai ricondotto prigionieri alle loro famiglie, hai visitato e rappacificato comunità, hai creato “comunione”. Continua, Padre beatissimo, quest’opera di bene in questa tua terra che hai percorso e visitato, e dove hai fondato i primi nuclei abitati. Continua, Ti supplichiamo vivamente, a riconciliare gli animi, ad effondere il tuo Spirito e la tua preghiera su questa regione che hai tanto amato e beneficato. O Celeste compatrono , fa trionfare l’aspirazione all’unione e rendila, unendoci maggiormente al Cristo Signore, ora e per tutti i secoli dei secoli.

Amen.

Con approvazione ecclesiastica, Dom Elia Catellani, monaco brunoniano.

Ugo de Balma

Ugo de Balma

Viae Sion lugent (manoscritto)

Viae Sion lugent (manoscritto)

Il personaggio del quale vi parlerò oggi è Ugo di Balma, notoriamente riconosciuto per aver realizzato l’opera “De mystica teologia” altrimenti nota come “Viae Syon Lugent”, ovvero le parole iniziali del testo. Sulla precisa identità di questo autore si è molto dibattuto, ma ormai sembra certo che si tratti di Dom Ugo di Balma di Dorche e sarebbe appartenuto alla famiglia di Balmey. Non si conoscono molti dati biografici ad eccezione del fatto che Ugo fece studi universitari per poi diventare certosino. Vi sono documenti che attestano che egli fu priore della certosa di Meyrat dal 1289 al 1304, e che è stato uno dei principali autori della spiritualità certosina. Ultime ricerche hanno stabilito che potrebbe trattarsi di un discendente del fondatore della certosa di Meyrat Ponce di Balmay. Nella sua opera, scritta tra il 1272 ed il 1297,  Ugo indica le tre fasi della vita contemplativa, in un prologo e tre capitoli, della triplice via interiore per accedere alla Sapienza e all’unione divina :

  • la via purgativa
  •  la via illuminativa
  • la via unitiva

Ognuno di questi percorsi è considerato un progresso nella vita spirituale. Un vero processo di anagogia,  una ascensione mistica. La via purgativa rappresenta la fase penitenziale, che dispone l’anima al vero studio attraverso il riconoscimento delle proprie colpe; tale via è interpretata validamente dallo stile di vita certosino prende a  simbolo di questo stadio il bacio dei piedi, segno di  umiltà e di contrizione. Seguendo la mozione interiore della carità, l’anima perviene alla via illuminativa, consistente nella diuturna e reiterata meditazione della Scrittura; essa consente un ulteriore progresso verso Dio. La conoscenza che si acquisisce in questa fase non è intellettuale, bensì affettiva, e risulta in parti uguali dall’impegno dispiegato dall’anima umana e dal dono che Dio fa di se stesso, svelandosi per gradi. Tale livello è simboleggiato dal bacio delle mani, segno di soggezione e di riconoscenza. Ultimo stadio della teologia mistica è la via unitiva; si tratta qui della fase fusionale, in cui l’anima mediante la carità e dietro l’azione divina ottiene l’unione con Dio, entrando nel novero dei beati. L’ascensione culmina nella saggezza unitiva, in virtù della quale si può attuare la metamorfosi del soggetto amante nel soggetto amato

In prossimi articoli vi proporrò brani tratti da questa magnifica opera.

All’interno del suo trattato sono diversi i riferimenti all’ordine certosino, tra tutti quello di specificare che a differenza di altri ordini che si rifanno alla regola di san Benedetto o a quella di sant’Agostino, i seguaci di san Bruno sono fedeli agli insegnamenti del loro fondatore. “De mystica teologia” si è diffusa nel XV° secolo, influenzando molti autori importanti come  Nicola Cusano, Jean Gerson e Nicolas Kempf. Rimangono molti manoscritti di epoca successiva che riproducono il testo originario. L’importanza di questo autore medievale di spiritualità è notoriamente riconosciuta, essendo il suo testo un pilastro fondamentale per la formazione spirituale.

L’Imitazione di Cristo Capitolo LXIV°

L’Imitazione di Cristo

Libro III

Capitolo LXIV°

PIÙ DI OGNI ALTRA COSA L’AMORE DI SE STESSO RALLENTA IL NOSTRO PASSO VERSO IL SOMMO BENE

O figlio, per avere tutto, devi dare tutto e non più appartenerti per nulla: sappi che l’amore di te stesso ti danneggia più di ogni altra cosa di questo mondo. Ciascuna cosa sta più o meno fortemente a te abbracciata, a seconda dell’amore e della passione che tu porti per essa. Ma se il tuo sarà un amore puro, libero e conforme al volere di Dio, sarai affrancato dalla schiavitù delle cose. Non desiderare ciò che non ti è lecito avere; non volere ciò che ti può essere d’impaccio, privandoti della libertà interiore. Pare incredibile che tu non ti rimetta a me, dal profondo del cuore, con tutto te stesso e con tutte le cose che puoi desiderare ed avere. Perché ti consumi in vana tristezza? Perché ti opprimi con inutili affanni? Sta’ al mio volere, e non subirai alcun nocumento. Se tu andrai cercando questo o quest’altro; se vorrai essere qui oppure là, per conseguire maggiormente il tuo comodo e il tuo piacere, non sarai mai in pace, libero da angosce; perché in ogni cosa ci sarà qualche difetto e dappertutto ci sarà uno che ti contrasta.

Quello che giova, dunque, non è ciò che possa essere da noi raggiunto o fatto più grande, fuori di noi; quello che giova è ciò che viene da noi disprezzato e strappato radicalmente dal nostro cuore. E questo va inteso non solamente della stima, del denaro o delle ricchezze, ma anche della bramosia degli onori e del desiderio di vane lodi: tutte cose che passano, col passare di questo mondo. Non sarà un certo luogo che ti darà sicurezza, se ti manca il fervore spirituale. Non sarà una pace cercata fuori di te che reggerà a lungo, se ti manca quello che è il vero fondamento della fermezza del cuore: vale a dire se tu non sei saldamente in me. Puoi trasferirti altrove, quanto vuoi; ma non puoi migliorare te stesso. Se, affacciandosi un’occasione, la coglierai, troverai ancora, e ancora di più, quello che avevi fuggito.

Preghiera per ottenere la purificazione del cuore e la celeste sapienza.

O Dio, dammi vigore, con la grazia dello Spirito Santo; fa’ che il mio cuore si liberi da ogni vano, angoscioso tormento, senza lasciarsi allettare da vari desideri di cosa alcuna, di poco prezzo o preziosa; fa’ che io guardi tutte le cose come passeggere, e me con esse, parimenti passeggero, poiché nulla resta fermo, sotto il sole, qui dove tutto è “vanità e afflizione di spirito” (Qo 1,14). Quanto è saggio chi ragiona così. Dammi, o Signore, la celeste sapienza; così che io apprenda a cercare e a trovare te, sopra ogni cosa; apprenda a gustare e ad amare te, sopra ogni cosa; apprenda a considerare tutto il resto per quello che è, secondo il posto assegnatogli dalla sapienza. Dammi la prudenza, per saper allontanare chi mi lusinga; dammi la pazienza, per sopportare chi mi contrasta. Perché qui è grande saggezza, nel non lasciarsi smuovere da ogni vuota parola e nel non prestare orecchio alla sirena che perfidamente ci invita. Cominciata in tal modo la strada, si procede in essa con sicurezza.