• Translate

  • Follow us

  • Memini, volat irreparabile tempus

    agosto: 2014
    L M M G V S D
     123
    45678910
    11121314151617
    18192021222324
    25262728293031
  • Guarda il film online

  • Articoli recenti

  • Pagine

  • Archivi

  • Visita di Benedetto XVI 9 /10 /2011

  • “I solitari di Dio” di Enzo Romeo

  • “Oltre il muro del silenzio”

  • “Mille anni di silenzio”

  • “La casa alla fine del mondo”

  • Live from Grande Chartreuse

  • Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi e-mail.

    Unisciti ad altri 630 follower

  • Disclaimer

    Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001. Rare immagini sono tratte da internet, ma se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione. L'autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno insindacabilmente rimossi.


L’Imitazione di Cristo Capitolo LXXXI°

L’Imitazione di Cristo

Libro III

Capitolo LXXXI°

 

NON CI SI DEVE ATTACCARE ALLE COSE ESTERIORI

O figlio, molte cose occorre che tu le ignori, considerandoti come morto su questa terra, come uno per cui il mondo intero è crocifisso; molte altre cose, occorre che tu vi passi in mezzo, senza prestare ascolto, meditando piuttosto su ciò che costituisce la tua pace. Giova di più distogliere lo sguardo da ciò che non approviamo, lasciando che ciascuno si tenga il suo parere, piuttosto che metterci in accanite discussioni. Se sarai in regola con Dio e terrai conto del suo giudizio, riporterai più facilmente la vittoria.

Signore, a che punto siamo arrivati? Ecco per una perdita nelle cose di questo mondo, si piange; per un piccolo guadagno ci si affatica e si corre. Invece un danno spirituale passa nell’oblio, e a stento, troppo tardi, si ritorna in sé. Ci si preoccupa di ciò che non serve a nulla o a ben poco; e ciò che è sommamente necessario lo si lascia da parte con negligenza. Giacché l’uomo inclina tutto verso le cose esteriori, e beatamente vi si acquieta, se subito non si ravvede.

La tisana dei certosini

La tisana dei certosini

tisaniera

Notoria è l’attività nelle spezierie delle certose, come visto in un precedente post, e di quanti e quali prodotti i monaci furono creatori. Le profonde conoscenze sulle erbe, consentiva loro l’utilizzo specifico per lenire qualsivoglia malessere fisico, per la propria comunità ma anche di quei pellegrini che si recavano presso le loro farmacie. Oggi vi offro la ricetta di una preziosa tisana, dalle proprietà purificanti e lassative. Ogni tipo di tisana ha di per se la caratteristica di produrre un effetto benefico e di sollievo, poiché bevuta calda e fumante dona una sensazione di piacevole rilassamento. Le erbe selezionate per questa ricetta che vi darò sono facilmente reperibili, pertanto vi suggerisco di provarla, funziona davvero!!

Per la sua realizzazione occorrono:

  • 20 grammi di foglie di senna (Cassia senna)
  • 10 grammi di corteccia di frangola (Frangula alnus)
  • 30 grammi di radice di liquirizia (Glycyrrhiza glagra)
  • 30 grammi di foglie di carciofo (Cynara scolymus)
  • 20 grammi di semi di anice (Pimpinella anisum)

Un cucchiaio di questa miscela di erbe per ogni tazza di acqua bollente. Lasciare poi in infusione per 10 minuti circa e dolcificare con miele ed aromatizzare con limone. La somministrazione dovrà avvenire preferibilmente la sera prima di andare a dormire. I risultati saranno efficaci, a dimostrazione della antica sapienza della cultura erboristica certosina nello sfruttare le proprietà salutari delle erbe

Il “medico dei poveri” e la sua esperienza in certosa

Il “medico dei poveri” e la sua esperienza in certosa

Dr. José Gregorio Hernández2

Il personaggio di cui oggi voglio parlarvi, è stato un medico venezuelano in attesa di essere canonizzato, il suo nome è Dr. Jose Gregorio Hernandez. Egli era conosciuto in vita, per la sua bontà, rettitudine e fervente dedizione al fine di  alleviare la sofferenza umana. La  sua formazione umana e religiosa fu dovuta a sua madre, che ha instillato in lui il desiderio di conoscere Dio e l’amore della virtù, iniziandolo alla carità ed ad una tenera devozione alla Beata Vergine. La sua fama di santità, è cresciuta in maniera esponenziale dal giorno della sua morte avvenuta per un incidente d’auto nel 1919, diffondendosi nei paesi dell’America Latina e anche in Nord America ed in Europa. Premesso ciò, vediamo come questo eminente dottore ebbe a che fare con i l’ordine certosino.

Nel 1907, improvvisamente Hernandez ebbe una svolta nella sua vita e decise di abbandonare l’incarico di docente universitario per abbracciare la vita religiosa. Il suo direttore spirituale lo aiutò a contattare il priore della certosa di Farneta, il quale accolse con fervore il giovane ed insigne dottore. Il 16 luglio del 1908, il dottor Josè Gregorio giunse alla certosa di Farneta per dare inizio alla sua attività claustrale come novizio. Ricevette la cerimonia di ingresso per un novizio, ovvero la lavanda dei piedi, rito che simboleggia l’abbandono della polvere del secolo del mondo esterno per dedicarsi interamente alla regola fatta di preghiera e devozione. Durante il primo periodo, circa un mese, il novizio venezuelano dovette indossare la mantella nera sugli abiti civili in attesa della conferma del postulato se la dedizione e la volontà fossero stati fermi. Trascorso questo periodo, egli ricevette il parere della comunità riunita nella sala capitolare alla presenza del padre Priore, l’esito fu positivo. Il nome che egli scelse per la vita monastica in certosa fu fra Marcello e dopo la presa dell’abito, si sottopose alla rasura ed al taglio dei baffi che egli portava abitualmente. Ricevette la consegna della cella, sul cui portone vi era l’iscrizione:

“Vir obediens loquetur victoriam”

Il 29 agosto del 1908 comincia la nuova vita di fratello Marcello già dottor Josè Gregorio Hernandez, una vita scandita dalla dura regola certosina.

Ma la Provvidenza interviene stravolgendo i progetti dell’ex dottore.

Difatti la salute del venezuelano non supportò la sua vocazione, esposto alle severe condizioni di vita imposte dalla regola, l’organismo di Hernandez non resistette. Il Padre Priore,  ed il Maestro dei novizi resisi conto del cedimento fisico del giovane, furono costretti  a consigliarne per prudenza il rientro in Venezuela,  dopo soli nove mesi dal suo ingresso a Farneta. Per questo motivo, e contro la sua volontà, il dottor José Gregorio fu costretto a spogliarsi dall’abito monastico e lasciare la amata Certosa. Ritornato in patria 21 aprile 1909,  egli non abbandonò mai l’dea di riprendere la vita monastica, ma la salute in altre circostanze glielo impedì sempre. Si dedicò quindi  alle attività accademiche nell’Università, e passò gli ultimi anni della sua vita a promuovere trattamenti  e terapie gratuite per i poveri ed i diseredati. Al momento della morte, il medico dei poveri esclamò con soave rassegnazione:

Oh Beata Vergine!!

A causa di diverse grazie documentate, nell’anno 1949 ebbe inizio il processo di canonizzazione.

In seguito Josè Gregorio è stato dichiarato venerabile da papa Giovanni Paolo II il 16 gennaio 1986, sono in molti ad attenderne la beatificazione.

Il suo operato al servizio degli umili portò quest’uomo ad offrirsi a Dio anche se in maniera diversa da come egli avrebbe voluto.

targhe di grazie ricevute dal dottore dei poveri

targhe di grazie ricevute dal “medico dei poveri”

 

 

L’Imitazione di Cristo Capitolo LXXX°

L’Imitazione di Cristo

Libro III

Capitolo LXXX°

 

CONTRO L’INUTILE SCIENZA DI QUESTO MONDO

Figlio, non ti smuovano i ragionamenti umani, per quanto eleganti e profondi; ché “il regno di Dio non consiste nei discorsi, ma nelle virtù” (1Cor 4,20). Guarda alle mie parole; esse infiammano i cuori e illuminano le menti; conducono al pentimento e infondono molteplice consolazione. Che tu non legga mai neppure una parola al fine di poter apparire più dotto e più sapiente. Attendi, invece, alla mortificazione dei vizi; cosa che ti gioverà assai più che essere a conoscenza di molti difficili problemi. Per quanto tu abbia molto studiato ed appreso, dovrai sempre tornare al principio primo. Sono io “che insegno all’uomo la sapienza” (Sal 93,10); sono io che concedo ai piccoli una conoscenza più chiara di quella che possa essere impartita dall’uomo. Colui per il quale sono io a parlare, avrà d’un tratto la sapienza e progredirà assai nello spirito. Guai a coloro che vanno ricercando presso gli uomini molte strane nozioni, e poco si preoccupano di quale sia la strada del servizio a me dovuto. Verrà il tempo in cui apparirà il maestro dei maestri, Cristo signore degli angeli, ad ascoltare quel che ciascuno ha da dire, cioè ad esaminare la coscienza di ognuno. Allora Gerusalemme sarà giudicata in gran luce (Sof 1,12). Allora ciò che si nascondeva nelle tenebre apparirà in piena chiarezza; allora verrà meno ogni ragionamento fatto di sole parole.

Sono io che innalzo la mente umile, così da farle comprendere i molti fondamenti della verità eterna; più che se uno avesse studiato a scuola per dieci anni. Sono io che insegno, senza parole sonanti, senza complicazione di opinioni diverse, senza contrapposizione di argomenti; senza solennità di cattedra. Sono io che insegno a disprezzare le cose terrene, a rifuggire da ciò che è contingente e a cercare l’eterno; inoltre, a rifuggire dagli onori, a sopportare le offese, a riporre ogni speranza in me, a non desiderare nulla all’infuori di me e ad amarmi con ardore, al di sopra di ogni cosa. In verità ci fu chi, solo con il profondo amore verso di me, apprese le cose di Dio; e le sue parole erano meravigliose.

Abbandonando ogni cosa, egli aveva imparato assai più che applicandosi a sottili disquisizioni. Ad alcuni rivolgo parole valevoli per tutti; ad altri rivolgo parole particolari. Ad alcuni appaio con la mite luce di figurazioni simboliche, ad altri rivelo i misteri con grande fulgore. La voce dei libri è una sola, e non plasma tutti in egual modo. Io, invece, che sono maestro interiore, anzi la verità stessa, io che scruto i cuori e comprendo i pensieri e muovo le azioni degli uomini, vado distribuendo a ciascuno secondo che ritengo giusto.

Preghiere del mattino ( Dom Vesley)

Preghiere del mattino

( Dom Vesley)

Dom Miche de Vesly, dipinto di Audran (1648)

Dom Miche de Vesly, dipinto di Audran (1648)

Tempo fa vi ho fatto conoscere in un articolo, Dom Jean Michel de Vesly, Generale dell’ordine certosino dal 1594 al 1600 noto per i suoi scritti. Tra i tanti oggi voglio offrirvi due deliziose preghiera rivolte a l Cuore di Gesù Cristo, e da recitare all’inizio della giornata, più precisamente appena svegliati, e prima di recitare ogni altra orazione. I testi sono davvero melodiosi, e spero vogliate gradirne la lettura.

Al momento del risveglio

 

Gesù sommamente amabile, ti ringrazio per avermi preservato dalla morte improvvisa durante le ore di riposo che ho preso.

Mi hai concesso un sonno riposante, ed in seguito mi hai svegliato e mi ha dato la forza di alzarmi con coraggio per mettermi di nuovo al vostro servizio;

Signore, ti ringrazio. Abbi ancora la gentilezza di aiutarmi, di modo che, rafforzato e incoraggiato dalla tua grazia, posso, per il vostro amore e per fare la la Tua santa volontà reciterò con attenzione, rispetto, devozione, tutti i miei uffici e tutte le mie preghiere in unione con la preghiera che voi stesso indirizzate a Dio dal fondo del tabernacolo.

Tutto è per la tua gloria e i tuoi Santi, per la mia salvezza e quella di tutti gli uomini.

Amen! Così sia!

Sia per il vostro dolce Cuore,

O mio Gesù!

 

Prima di recitare le altre orazioni

Signore Gesù, ti offro le preghiere che  reciterò oggi
Io ti offro anch’io i miei pensieri, i miei desideri, le mie parole, le mie azioni, le mie sofferenze ed i miei meriti.
Vi offro tutto, solo per Voi, per il Vostro amore,
e di essere gradito di poter fare la Vostra volontà.
Voglio agire sotto la Vostra guida, infinitamente saggia,
 come Voi l’intendete per Voi e con Voi.
E’ con l’aiuto del Vostro dolce Cuore,
che io voglio cominciare a recitare questa preghiera,
continuarla, terminarla ed offrirla in unione con la lode perfetta
della Santa Trinità che si loda e si contempla Ella stessa,
ed in unione con l’amore infinito delle Tre unità che si amano reciprocamente.
Io mi unisco alla infinita passione, che dalla Santa Trinità
discenda nel Vostro Cuore umano,
o Verbo fatto uomo,
e che dal Vostro Cuore ritorni
nel seno della perfetta Santa Trinità.
Così sia!
 

                                                                                                                      R. P. Dom Jean Michel

 

La Messa solenne per san Bruno

La Messa solenne per san Bruno

Dom Jacques Dupont incensa il sacro busto di san Bruno

Dom Jacques Dupont incensa il sacro busto di san Bruno

Cari amici, voglio con questo post farvi un resoconto, seppur a distanza di un mese, delle splendide iniziative svoltesi nel paese di Serra san Bruno in Calabria sede della certosa, nonché luogo che ospita le sacre reliquie del santo fondatore dell’Ordine certosino.

Sabato 19 luglio scorso si sono dischiuse eccezionalmente le porte della certosa calabrese di Serra san Bruno, e per la prima volta, è stata celebrata alle ore 10:30, fuori le mura del monastero, una messa solenne, per festeggiare la data esatta della cinquecentenaria “canonizzazione equipollente” di Bruno (1514-2014). In questa occasione il Priore Dom Jacques Dupont, ha presieduto la celebrazione eucaristica, per la prima volta fuori la certosa, laddove erano presenti la comunità monastica il pubblico ed eccezionalmente il busto reliquiario del santo incensato e benedetto per la suggestiva occasione.

Grazie all’amico Girolamo Onda, che ha testimoniato lo storico evento, seguirà una emozionante rassegna di immagini della cerimonia, prezioso reportage effettuato per farci rivivere quei momenti.

Cerimonia della Messa solenne

Lode a san Bruno

 La manifestazione religiosa, di cui sopra, è stata preceduta il venerdi 18 da ulteriori festeggiamenti per il noto cinquecentenario, difatti nel Museo della Certosa si celebra un altro anniversario, ovvero il ventesimo anno di attività.

Per l’occasione è stata inaugurata una mostra dal titolo “ Bruno: un cammino di santità”, che durerà fino al 6 ottobre. In essa vi saranno esposte quattro grandi tele del pittore calabrese Carmelo Zimatore eseguite in collaborazione con il nipote Diego Grillo tra il 1898 ed il 1902. La peculiarità di questa mostra è rappresentata dalla esposizione inedita al grande pubblico, le immagini delle tele sono un compendio degli ultimi anni della vita di san Bruno in Calabria.

C. zimatore

C. Zimatore

Dipint3

C. Zimatore

 

Sala museo certosa Serra

L’Imitazione di Cristo Capitolo LXXIX°

L’Imitazione di Cristo

Libro III

Capitolo LXXIX°

 

LA NOSTRA PACE NON DOBBIAMO PORLA NEGLI UOMINI

O figlio, se la tua pace l’attendi da qualcuno, secondo il tuo sentimento e il piacere di stare con lui, avrai sempre incertezza ed impacci. Se, invece, tu ricorrerai alla verità, sempre viva e stabile, non sarai contristato per l’abbandono da parte di un amico; neppure per la sua morte. Su di me deve essere fondato l’amore per l’amico; in me deve essere amato chi ti appare degno e ti è particolarmente caro in questa vita; senza di me non regge e non dura l’amicizia; non c’è legame d’amicizia veramente puro, se non sono io ad annodarlo. Perciò tu devi essere totalmente morto ad ogni attaccamento verso persone che ti siano care così da preferire, per quanto sta in te, di essere privo di ogni umana amicizia.

Tanto più ci si avvicina a Dio, quanto più ci si ritira lontano da ogni conforto terreno. Tanto più si ascende in alto, a Dio, quanto più si entra nel profondo di noi stessi, persuadendosi di non valere proprio nulla. Che se uno, invece, attribuisce a sé qualcosa di buono, questi ostacola la venuta della grazia divina il lui; giacché la grazia dello Spirito Santo cerca sempre un cuore umile. Se tu sapessi annichilirti e uscire da ogni affetto di quaggiù, liberandoti da ogni attaccamento di questo mondo, allora, certamente, io verrei a te, con larghezza di grazia; infatti, quando guardi alle creature, ti si sottrae la vista del Creatore. Per amore del Creatore, dunque, vinci te stesso, in tutte le cose; così potrai giungere a conoscere Dio. Se una cosa, per quanto piccola sia, la si ama e ad essa si guarda non rettamente, questa ti ostacola la via verso il sommo Dio, e ti corrompe.

“Parole dal silenzio” quinta puntata

“Parole dal silenzio” quinta puntata

(Trasmissione radiofonica)

500cornice

Ecco a voi  la quinta puntata della trasmissione radiofonica ” Parole dal Silenzio”, andata in onda lo scorso 27 luglio. L’approfondimento di oggi ha per titolo “San Bruno ed il monachesimo”.  Ospite il Priore del monastero di Bose Enzo Bianchi e poi ancora l’intervista registrata al Priore della Certosa e la figura di San Bruno vista attraverso il Rotolo dei morti a cura del professore Tonino Ceravolo.

Facciamoci dunque coinvolgere e catturare dalle dolci parole di Dom Jacques!

“Il monaco nel farsi certosino cerca Dio, non un avventura..”

(Dom Jacques Dupont)

Buon ascolto

Testimonianza di un aspirante certosino 2

Testimonianza di un aspirante certosino 2

cartoon certosino

Ancora una volta voglio offrirvi una spontanea riflessione di un giovane che ha provato l’emozionante vita tra le mura di una certosa, a voi il testo inviatomi.

Sia lodato il nostro Signore Gesù Cristo.

Attraverso questa testimonianza, vengo a descrivere il mio soggiorno nella Certosa di Nossa Senhora di Medianeira.

Dapprima, vorrei dire cosa mi ha portato a scegliere l’’Ordine dei Certosini: mi sono individuato fin dall’inizio con l’aspetto dell’ordine, l’altro motivo è che la contemplazione e il culto divino certosino sono bellissimi, ho sentito dire che il culto contemplativo di loro è il più fantastico. Il mio soggiorno presso il monastero era di due mesi. Quando sono arrivato del viaggio, ho aspettato i monaci che venivano a prendermi, in una piccola strada sterrata senza luce. Quando sono entrato in macchina, ho sentito un forte profumo di purezza, un odore simile al odore di erbe, che mi ha fatto riflettere sul mio ascetismo. I monaci hanno un aspetto diverso…!

All’arrivare nella Certosa, il Padre Maestro mi ha portato alla mia cella e ho iniziato la mia esperienza di monaco certosino. Nella prima settimana, il Padre Maestro mi ha permesso di prendere il caffè nero e mangiare qualcosa al mattino. Nella seconda settimana questo privilegio è terminato. Mi hanno permesso però di dormire su un materasso normale e non su un materasso di paglia. Il Padre Maestro, uno spagnolo, era estremamente pio e allegro, aveva un notevole capacità di relazionarsi con le mie difficoltà, con una sensibilità profonda, tanto da percepire sempre quando stavo male o ero scoraggiato per l’adattarmi al silenzio ed alla clausura, qualcosa di insolito in questi giorni nel mondo qui fuori. Il Priore era come un padre. La giornata iniziava con il batacchio della campana chiamando tutti alla Messa, non aveva omelia e aveva un tipico canto gregoriano e una liturgia autentica della Certosa: è meraviglioso, bellissimo, direi unico. Avevo il mio posto nel coro e ho potuto cantare insieme a loro, perchè sempre ho praticato a casa il modo come loro cantano. Ed il padre maestro ha riconosciuto che ero intonato: la mia dedizione a casa era stata utile.

Dopo la Messa, come primo ho fatto l’esperienza di fratello monaco, io andavo al lavoro in giardino, in cucina oppure in un altro luogo nel monastero. Una volta o l’altra, un monaco iniziava il lavoro con me, poi scompariva nel monastero e quindi io continuavo la mia solitudine con Dio nella contemplazione.

Dopo tre ore al lavoro, io tornavo alla cella e aspettavo che arrivasse il pranzo attraverso lo sportello, io pranzavo da solo leggendo un libro: Santorale dei Santi Certosini. Mi ricordo del certosino “Santo Odone”. I miei compagni nella cella erano gli uccelli, una volta o l’altra essi venivano a mangiare nel giardino della mia cella.

Dopo il pranzo, ogni due giorni, il Padre Maestro veniva alla mia cella per chiacchierare e, il più delle volte, noi piangevamo dal tanto ridere, lui era molto amabile e divertente. Dopo egli tornava al lavoro ed alle ore17 vi era la preghiera dei Vespri nel Coro. Io piangevo di emozione davanti del canto dei monaci certosini: il culto divino di loro è meraviglioso.

Dopo io tornavo alla cella con una bottiglia di succo per fare un piccolo pasto con gli avanzi del pranzo. Poi leggevo qualche libro, pregavo per tutti del mondo, per la chiesa, per la mia famiglia. E  poi dormivo dalle 9 fino alle 23 ore, per svegliarmi e pregare il Mattutino, questo era il momento che mi piaceva di più. Io uscivo della mia cella in un freddo gelido, e nel buio del monastero io trovavo uno ad uno gli altri monaci che uscivano dalla cella per adorare Dio fino all’alba. Il cielo era bellissimo, pieno di stelle. Noi restavamo in preghiera fino alle ore 2, oppure quando era un giorno di festa restavamo fino alle ore3.30 lì. Poi io tornavo con il cuore colmo di gioia alla mia cella nella solitudine e nel silenzio.

Ho conosciuto monaci di Belgio, Germania, Stati Uniti, Francia, Spagna, Colombia e Brasile. Loro erano molto accoglienti e pii. Nella passeggiata del lunedì, loro volevano sempre camminare in coppia con me, per parlare delle loro esperienze e sapere delle mie. Tra tutti i monaci, c’è n’era uno che avevo già notato quando eravamo nel coro, lui entrava in una profonda contemplazione, entrava in estasi: mio Dio, che bello!! Oh Bonitas!!! Testimoniando questi momenti ho riflettuto sulla storia della Chiesa cattolica e dei suoi Santi: San Giovanni della Croce, Santa Teresa d’Avila, San Bruno, San Benedetto, Sant’Antonio, San Benedetto e molti altri che hanno raggiunto un alto grado di contemplazione. Mi emozionavo quando un monaco iniziava un canto e gli altri rispondevano in coro. Ho potuto partecipare alla grande passeggiata,spaziamento, che accade una volta l’anno in cui vi è un picnic. Noi attraversavamo fiumi e foreste nella gita, immersi nella natura incontaminata.

Con questa esperienza ho potuto confermare, tra tutti i luoghi religiosi che ho conosciuto, non ha come non dire che nella Certosa c’è qualcosa speciale. Quando sono tornato a casa a maturare più la mia decisione, ho notato che sono un altro cristiano: la mia penitenza di solitudine e silenzio ne era valsa la pena e sento che ha aumentato il mio grado di contemplazione per la misericordia di Dio. Non è facile vivere nel deserto della Certosa, ma Dio premia chi si lancia ciecamente nella follia della Fede, preferendo Lui. Io rimango in preghiera per quasi un giorno per poter donare la mia vita all’Ordine e glorificare a Dio nella Certosa.

Infine, voglio confermare a chi sta leggendo: c’è qualcosa di divino nella Certosa e Dio ha qualcosa da dimostrare che il mondo non offre e che non potrà mai offrire. La Certosa è un luogo di santificazione. Un anno lì, sarebbe come 5 trascorsi qui fuori seppur in contemplazione,  Per questo è forte il grado di ammirazione di questa Ordine. San Giovanni della Croce già ha descritto l’importanza della penitenza e abnegazione delle cose del mondo per raggiungere questa contemplazione.

Siate con Dio e la Vergine Maria.

Oh Bonitas!

Con Gesù e Maria.

Da un’anima innamorata di Dio…

Come vedete dal cuore di un giovane rapito dal carisma della vita trascorsa in certosa, una preziosa testimonianza che lascia trasparire la gioia ed il trasporto verso la vita ascetica. Grazie da parte di tutti i lettori di questo blog.