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  • Memini, volat irreparabile tempus

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Quel silenzio che parla…

Quel silenzio che parla…

Nell’articolo di oggi, ecco un autorevole testimonianza dell’Arcivescovo di Cagliari Giuseppe Mani, che anni fa ebbe l’opportunità di vivere per qualche giorno all’interno delle mura di una certosa.

Vi lascio al suo racconto, denso di particolari ed emozioni incancellabili.

“La caratteristica dei suoi monaci è la solitudine e la continua preghiera. Curioso di conoscere la loro vita e farne esperienza, quando ero direttore spirituale del Seminario Romano, chiesi di trascorrere quindici giorni da loro. E’ proibito dalle loro Costituzioni ammettere chiunque all’interno del chiostro e del coro ma miracolosamente mi fu concesso, trovando come scusa che, essendo direttore spirituale di un seminario mi sarei potuto trovare nella situazione di discernere qualche vocazione certosina.
Fui accolto alla Certosa di Serra S. Bruno, in Calabria, dal Priore, Dom Pierre Marie Anquez: mi anticipò che nessun ospite aveva mai retto più di tre giorni. La presi come una sfida. Fui condotto nella cella, una casetta di più stanze, e dopo aver rovistato tutto e messo in ordine la mie cose il tempo non passava mai. Venne a trovarmi un Padre, il mio Angelo custode, Dom Basilio Caminada, un gigante, malato di sclerosi a placche, camminava come Frankenstein. Si mise a disposizione per qualsiasi necessità. I primi tre giorni da solo furono molto duri, non sapevo come sarebbe finita e mi tornavano alla mente le parole del priore. Ad un certo punto capitò qualcosa. Sentii di non essere solo ma solitario. In cella c’era un Altro con me: il Signore. Da quel momento la cella si trasformò in cielo, “sicut Caelum”, i giorni e le notti volarono tra lo studio, la preghiera personale e il coro con i monaci. Era un vero Paradiso. Giunto al quattordicesimo giorno, il Padre Priore venne e trovarmi e a complimentarsi con me. Mi chiese addirittura se avessi una vocazione certosina. Rimane quella una delle esperienze fondanti della mia vita. Imparai il messaggio della Certosa: la solitudine è l’abitazione di Dio. Per indicare qualche Padre di forte spessore spirituale dicevano “uomo di grande solitudine e deserto”. Dio si incontra lì. Ovviamente non soltanto lì, ma la solitudine e il silenzio sono gli spazi privilegiati in cui rivela la sua Presenza. Il Papa, visitando domenica scorsa(9/6/2011) la Certosa, ha detto: “Ritirandosi nel silenzio e nella solitudine, l’uomo, per così dire, si “espone” al reale nella sua nudità, si espone a quell’apparente “vuoto” per sperimentare invece la Pienezza, la presenza di Dio, della Realtà più reale che ci sia, e che sta oltre la dimensione sensibile. E’ una presenza percepibile in ogni creatura: nell’aria che respiriamo, nella luce che vediamo e che ci scalda”.
Penso a tutti i certosini sparsi nella diocesi e in particolare nelle nostre città. Quante persone sole vivono giorno e notte nelle loro case sempre in attesa di qualcuno. Se scoprono che la loro solitudine è abitata e la Presenza del Signore attende di essere scoperta nella fede, tutto si trasformerà in una anticamera del Paradiso. Penso ad anche alcuni sacerdoti vissuti per anni nelle carceri comuniste e che sono usciti luminosi e pieni della Presenza. La solitudine fa paura. Ecco perché la gente tiene sempre la televisione o la radio accesa. Bruno ci ricorda che “ la solitudine è un faticoso combattimento. Dio dona ai suoi atleti la ricompensa, cioè la pace che il mondo ignora e la gioia dello Spirito santo”. La fatica del combattimento richiede “uomini coraggiosi” e “atleti”. “Rientrare in se stessi” o “dimorare con se stessi” è indispensabile per gli uomini che devono assumere delle responsabilità”.

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