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L’indomito Dom Ephrem Coutarel

L’indomito Dom Ephrem Coutarel

Ritratto di Dom Ephrem Coutarel,

Nella mia continua ricerca, mi sono imbattuto nella affascinante storia di questo certosino che ha vissuto la sua vita monastica durante la tremenda persecuzione religiosa a seguito della Rivoluzione francese. In precedenti articoli vi avevo narrato storie drammatiche che coinvolsero monaci certosini cosiddetti refrattari alle nuove leggi anticlericali. La storia che oggi vi narro ha per protagonista Jean Coutarel, nato il 27 marzo del 1764 a Freyssinoux, un piccolo villaggio rurale nei pressi di Auvergne, in una famiglia di nove figl. Jean vive la sua infanzia con i suoi genitori in un ambiente benestante, cresce  ricevendo una buona educazione ed ottimi insegnamenti religiosi da un suo zio prevosto, che contribuisce alla sua formazione cristiana. Ne consegue una particolare inclinazione verso la vita monastica certosina, che ha conosciuto dai racconti ricevuti da un suo domestico che aveva frequentato la certosa di Valbonne. L’attrazione per la vita eremitica e la forte spiritualità dell’ordine, fanno crescere in lui il desiderio di entrare in una certosa ed abbracciare la vita monastica. Prende così contatti con la certosa di Port Saint Marie, laddove poco dopo, nel 1784, entrerà diventando novizio  dimostrando da subito una particolare inclinazione per il rigore e la disciplina. Il maestro dei novizi, percepisce la sua forte personalità e decide di fargli continuare il percorso di formazione monastica alla Grande Chartreuse. Il giovane Jean è accolto bene, dimostrando di poter proseguire il suo cammino seguendo il propositum cartusiense, in maniera più draconiana. Il 13 gennaio del 1786, Jean indossa l’abito certosino scegliendo il nome di Ephrem per poi ricevere la professione solenne l’anno successivo il 14 gennaio del 1787, continuando con gioia e dedizionea dedicarsi ad una zelante vita claustrale. Ma gli eventi che accadranno a seguito della Rivoluzione francese e la conseguente legge anticlericale del 18 agosto 1792, stravolgeranno la sua vita e quella dell’intera comunità monastica, turbando la quiete del chiostro. Il Priore avvisa la comunità delle nuove leggi sulla nazionalizzazione delle proprietà ecclesiastiche. Le proprietà terriere monastiche vengono vendute a privati cittadini.  Dom Ephrem nonostante la sua giovane età (26 anni) concorda con il suo Priore ed afferma “che intende vivere e morire nella sua condizione di certosino a Dio piacendo”.  Consultata l’intera comunità il Priore appura che la maggioranza intende proseguire la vita monastica e non cedere alle nuove leggi.  La tragedia sta per cominciare.

La certosa viene occupata da 600 uomini che turbando la vita claustrale, prendono possesso degli alloggi dei monaci impotenti, che assistono inermi al comportamento blasfemo dei soldati che danneggiano con sdegno alcuni simboli sacri, consentendo l’ingresso di concubine per sollazzare i propri sordidi piaceri. I poveri monaci che non intendono abbandonare la certosa, sperano in una risoluzione della squallida invasione, e rivolgono le loro preghiere a tale causa.  Ma purtroppo al peggio non vi è mai fine, ed il 6 ottobre (giorno di san Bruno) del 1792 arriva la conferma dello scioglimento della comunità monastica, composta da 30 padri e 40 fratelli conversi, che deve disperdersi ed abbandonare la certosa entro il giorno 14. Tre padri lasciano l’abito monastico, dopo la messa solenne per assumere abito secolare, gli altri fuggono cercando rifugio, poiché la  legge lascia poche alternative al più recalcitrante: lasciare il Paese o rimanere illegalmente in Francia.  Dom Ephrem vive la sua clandestinità nei paraggi della Grande Chartreuse, in rifugi e spelonche da lui ben note poiché eccellente conoscitore della zona. Viene rifocillato ed assistito dalla popolazione dei villaggi ed in cambio di questo sostegno, Dom Coutarel rende alcuni servizi come dire messa, battezzare i bambini, celebrare matrimoni, visitare i malati, confessare i fedeli a Saint-Laurent-du-Pont, Saint-Pierre-de-Chartreuse, Saint-Pierre-d’Entremont e Villette. Nell’estate del 1793, Dom Coutarel ritorna in certosa segretamente  ma dopo varie peripezie viene acciuffato ed arrestato. Come tante  migliaia di religiosi viene incarcerato e sommariamente condannato alla deportazione sulla nave The Republican  destinazione Guyana. Il viaggio fu effettuato durante un inverno gelido con un mare spesso burrascoso, durante il quale centinaia di prigionieri persero la vita. La Provvidenza volle che grazie alla sua forte fibra Dom Ephrem resistesse a questa dura prova fino all’ordine di rilascio comunicato da un generale in data 11 aprile 1795. Appena sbarcato egli volle fare ritorno nei paraggi della Grande Chartreuse, dedicandosi alla stesura di testi che contribuirono al successivo reintegro dei monaci in certosa. Nel 1804, egli divenne parroco di Villette, vicino a Grenoble e nel 1813,  partecipò con estremo zelo ai negoziati per il ripristino dell’ordine in Francia.  Il 16 luglio del 1816 dopo svariate contrattazioni,  e terminata la tempesta rivoluzionaria,  i poveri certosini poterono riprendere la attività claustrale nel silenzio e nella preghiera.

Dom Ephrem morì nel  1842 nella Grande Certosa, dopo 55 anni di professione religiosa. Voglio ricordarlo per aver profondamente contribuito con il suo encomiabile zelo per la conservazione del rito nel triste periodo di transizione tra il 1816 ed il 1830, insegnando alle nuove generazioni di confratelli le radici della vita certosina, fissando in maniera indelebile la massima  “Cartusia nunquam reformataquia nunquam deformata.” Siamo grati dunque a questo eroe certosino la cui storia risulta essere poco conosciuta.

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2 Risposte

  1. grande personaggio, forte insegnamento per affrontare le prove più drammatiche della vita

  2. Apasionante y admirable historia la de este monje cartujo. Me sorprendió en verdad, como también día a día me sorprende cada palabra que leo y vivo desde esta espiritualidad. Doy gracias a Dios por la vida de San Bruno, Dom Ephrem y los cientos de monjes y monjas santos que, anonimamente, día a día nos traen aires de santidad y deseos renovados de aspirar a los bienes celestiales, menospreciando los terrenos. Dios los bendiga y guarde hoy y siempre. Están en mis oraciones. Karina.

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