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Documentario sulla certosa portoghese di Scala Coeli

Documentario sulla certosa portoghese di Scala Coeli

certosa di Scala Coeli

Dopo avervi di recente proposto il bel video “Quaresima in certosa”, ho scovato un vecchio documentario girato nella certosa portoghese di Scala Coeli ad Evora andato in onda il 15 ottobre 1994 dalla televisione lusitana RTP.

Un reportage sugli ordini religiosi dal titolo “O Quotidiano das Ordens”, nel quale si illustra la vita claustrale certosina, anche attraverso le immagini degli ambienti monastici. Oltre al video potete leggere, in seguito, la traduzione in italiano del testo del documentario.

 

Gli Ordini Militari e Religiosi in Portogallo.

Contributi per la  storia.

Con l’estinzione degli ordini religiosi nel 1834, la Certosa di Santa Maria Scala Coeli è diventata possesso della “Casa Pia di Évora”, poiché questo è l’intento del documento di fondazione previsto nel caso dell’uscita dei monaci.

Quindi lo Stato ha acquisito il monastero nel 1863 per installare una scuola agraria. Con l’estinzione di questa scuola nel 1869, l’edificio è stato venduto in una piazza pubblica e acquisito dal “Pari del Regno” Jose Eugenio Maria de Almeida, il cui figlio lo avrebbe trasformato tre anni dopo. Il mantenimento del monastero in possesso della famiglia di Eugenio de Almeida, nonostante le vicissitudini sofferte, è quindi possibile in modo esemplare una ricostruzione da Vasco Maria Eugenio de Almeida “il Conte di Vilalva”.

La ricostruzione del monastero iniziata negli anni difficili del dopoguerra, ha dato lavoro a molti lavoratori che hanno trovato il loro sostentamento e ha fatto risorgere l’attuale Certosa, seguendo per quanto possibile, il progetto primitivo del monastero.

Le opere hanno obbligato il rovesciamento degli allegati costruiti, per ripristinare all’intero il suo aspetto eremítico. L’única eccezione, è stata la costruzione della nuova biblioteca.

I certosini appartengono agli ordini contemplativi e cercano di vivere un orientamento totale a Dio, una ricerca dell’Assoluto, la separazione dal mondo, il silenzio e la penitenza. Così, cercare Dio più ardentemente dentro di noi, risulta più facile trovarlo, più pienamente possederlo, sono le linee guida consacrate negli statuti, parte dell’organizzazione interna consolidata dai costumi.

La Certosa è stata fondata da San Bruno che, impressionato dagli eccessi dell’Arcivescovo Manasse, se è ritirato nel 1084 sulle Alpi, accompagnato da alcuni amici, iniziando una dei più austeri ordini religiosi: il silenzio perpetuo, l’astinenza assoluta di carne, una gran divisione del tempo tra preghiera e lavoro. La vita contemplativa è uno degli aspetti essenziali dei certosini, così come la devozione alla Madonna. Tutta la vita dei certosini trascorre sulla protezione di Maria, per cui sentono un’amore filiale. Maria serve come modello alla loro vita contemplativa, oltre ad essere il loro ideale vivo.

Infatti, La Madonna è un modello della creatura consacrata a Dio e sempre unita a Lui e, come Madre di tutti, ha la missione di formare e far diventare un monaco a somiglianza di Gesù. Pertanto, ecco il fatto di essere chiamata Madre singolare dei certosini. E totalmente impregnata la spiritualità certosina della sua presenza attraverso una vita che risponde al messaggio lasciato da lei.

Accettando l’invito dell’Arcivescovo di Evora Dom Teotonio di Braganza, il capitolo generale nel 1584 ha autorizzato la fondazione del primo monastero certosino in Portogallo. La missione è stata data ad un gruppo di sette monaci, come i compagni che hanno formato con San Bruno il primo monastero dell’Ordine. Hanno dato corpo al monastero di Santa Maria Scala Coeli nel 1588, situato nel territorio di Évora.

La Chiesa Conventuale, probabilmente disegnata da Felipe Terzi nel 1588, è stata sconsacrata e utilizzata come fienile nella scuola agraria, oggi ancora è visibili all’interno dei segni lasciati da tale utilizzo che ha rovinato definitivamente il dorato e gli stalli del coro e, in generale, l’intera struttura dell’edificio. Ciò ha rappresentato l’isolamento dei monaci come i primi monaci, costituisce l’attuale certosino di Évora per il suo monastero. In cerca di ritirarsi del mondo non per convenienza, ma per essere più vicino a Dio.

La tradizione monastica invita il monaco per la preghiera personale e segreta con Dio, promosso dall’Ufficio Divino e la Lectio Divina. Questa preghiera è per il certosino un elemento chiave, L’Ufficio Divino e la preghiera personale ricordano il rapporto del monaco con Dio attraverso le osservanze monastiche.

In questa vocazione liturgica, la vita certosina acquista il suo pieno significato e valore, forma la sua genuina espressione e lo rende visibile alla sua realtà, una vita totalmente dedicata a Dio. La liturgia è il miglior modo che il monaco trova per unirsi alla preghiera di Cristo e diffonderla nel mondo.

Nel mistero liturgico il monaco anche trova il contenuto della sua vita e il modello della sua contemplazione. In tutto il monastero regna l’austerità e nonostante le manifestazioni più esuberanti, come le cappelle di “Antonio e Simoes” del 1673 e del Canonico Martins del 1710, la sua ricchezza ornamentale si limita all’uso di piastrelle oltre agli attrezzi religiosi.

La chiesa conventuale attuale è un altro esempio del modo di vita dei certosini. L’altare maggiore è di estrema semplicità, è evidenziato Cristo Crocifisso a dimensione naturale ed in contrasto con le stesse dimensioni delle altre immagini e la pala d’altare in cui è inserito.

Ogni spazio della chiesa è occupato dagli stalli del coro, che praticamente vanno all’altare principale, non c’è navata, ma sì un ampio spazio occupato dal coro e altare maggiore.

In questo spazio si svolgono le riunioni liturgiche del giorno certosino. Ma questa vita di isolamento trova in biblioteca una porta aperta al mondo esterno. Qui il monaco fa le sue letture e simbolicamente rompe la distanza che lo separa da una realtà non visibile, ma presente nel suo quotidiano.

I pasti sono costituiti da una semplice dieta, sono presi in cella, da soli, 2 volte al giorno, uno alle 11 e un altro alle 17.30.

Questa austerità è presente nel refettorio comune di pareti nude segnate dalla presenza della croce di Cristo, in cui i monaci partecipano di un pasto in comunità, una volta per settimana o in giorni di festa.

Il monastero certosino è una famiglia i cui membri, sacerdoti e fratelli, sono tutti monaci e partecipano di una vocazione unica, di modi diversi, monaci sacerdote e monaci che non sono sacerdoti. I membri di vocazione laicale sono chiamati fratelli. Come monaci, anche loro cercano Dio, si consacrano al Suo servizio e adorazione, vivono separati dal mondo e partecipano della vita e funzioni del monastero con pari diritti e doveri. La differenza di vita, è nel modo di impiegare i mezzi per eseguire la stessa vocazione contemplativa. Se il monaco ha più tempo per ritirarsi e studiare in cella, il fratello farà il lavoro manuale un elemento peculiare della sua vita. La giornata di ogni fratello è composta da un insieme di elementi equilibrati dell’attività spirituale e materiale. I fratelli hanno la responsabilità della vita materiale del monastero, in cui si vive di modo povero ed evitando il più possibile le relazioni con l’esterno. Ecco perché tutti gli uffici possono essere sfruttati nel monastero.

Il chiostro del monastero, uno dei più grandi del paese, misura 98 m. per ogni lato che compone il quadrato, esso era solo il nucleo centrale attorno al quale il monastero è stato costruito, è utilizzato in tutto il suo spazio. Una miscela di giardino e frutteto, lago e anche il cimitero. Sono coltivate le arance con altri prodotti che sono alimento e fonte di reddito della comunità. Accanto alla biblioteca un piccolo chiostro, come serbatoio, fornisce alcune freschezza e riserva acqua ad altre attività del monastero. L’acquedotto che portava l’acqua alla città e serve il lato ovest a circondare alla zona dove i monaci svolgono l’attività agricola.

Ci sono 3 incontri liturgici nel giorno ordinario certosino. La veglia la notte a mezzanotte, la Santa Messa al mattino e vespri il pomeriggio. Tutto l’ufficio divino è cantato con la partecipazione di tutta la comunità.

Nella Certosa è conservato l’antico rito e canto gregoriano del tempo della fondazione dell’Ordine. Soprattutto nella veglia notturna, tutto si sviluppa in ambiente di raccoglimento interiore, silenzio e semplicità. Un elemento importante nella vita del monaco è la campana che regola il suo tempo, organizza la vita della comunità e chiama alla preghiera.

Per vivere una vita di preghiera e penitenza nel suo modo strettamente contemplativo, ogni monaco ha la sua cella individuale. Le celle sono disposte lungo il nord e il sud del chiostro e il cibo raggiunge dall’esterno attraverso un sistema di porta eccentrico che impedisce il contatto diretto tra l’esterno e l’interno.

I pasti sono preceduti da preghiere e esiste in ogni cella una cappella dove l’eremita può fare le sue preghiere. All’interno della camera da letto, un tavolo ribaltabile serve per prendere i pasti ed eseguire altri lavori. Un armadio e un letto con materasso di foglie di mais sono il riempimento di questa visione. Un atrio comune alle divisioni fornisce uno spazio più ampio per qualsiasi situazione che hanno bisogno. Accanto alla camera da letto, una piccola sala per lettura dove l’eremita legge i libri sacri e gli statuti dell’ordine oppure scrive le lettere che compongono il collegamento diretto all’esterno dell’universo certosino.

Oltre a  queste divisioni, ciascuna cella ha uno spazio esterno che può funzionare come frutteto o giardino, e dove l’eremita svolge tutta l’attività manuale all’esterno di cui ha bisogno. Anche in questa zona si trova l’installazione sanitaria (il bagno) della cella.

Nonostante il voto di silenzio che accettano quando entrano nell’Ordine, i certosini hanno un modi di comunicare tra loro, individualmente e con la comunità. Tra l’eremita e il fratello che svolgono compiti come preparare e consegnare il cibo, piccoli messaggi di testi vanno oltre questa apparente difficoltà.

La comunità dispone di un quadro con regole che informa quotidianamente con rigore e discrezione la vita quotidiana del convento(tabula). Tuttavia, se necessario, il superiore del monastero incontrerà qualsiasi dei fratelli che fanno riferimento ad esso.

Anche nella morte, questa vita radicale di silenzio e austerità rimane. Il piccolo cimitero esistente nel monastero, segnato da una croce in pietra, ricorda anche l’umile vita del monaco certosino. Ritirarsi dal mondo per dedicarsi alla solitudine, una vita di intensa preghiera che qualcosa non è, ma un modo particolare di vivere ed esprimere il mistero pasquale di Cristo, partecipando in modo particolare del suo passaggio in questo mondo al Padre. Per questo motivo sono sorti i monasteri, che si trovano nel cuore dello stesso mistero.

E quale migliore esempio potrebbe essere dato per finire la serie degli ordini religiosi e militari in Portogallo, che la vita quotidiana della Certosa, che nel XX secolo incarnano il meglio dello spirito della fede. La stessa fede che ha motivato il XII secolo la creazione dei primi ordini militari e il consolidamento di nuovi conventi e congregazioni religiose nell’area geografica in cui si sarebbe fondata la nazionalità.

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