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La Grangia di Casacelle

La Grangia di Casacelle

casacelle 1

Per parlarvi della Grangia di Casacelle, intendo partire dal concetto di Grangia, etimologicamente deriverebbe dal francese arcaico “granche”, che a sua volta verrebbe dal latino volgare “granica”, ed indicherebbe il luogo dove si conserva il grano (granarium).

Furono vere e proprie fattorie, in cui fratelli conversi e donati  lavoravano sotto la direzione di un magister grangiae, essi oltre a lavorare in loco dormivano, mangiavano e pregavano. Si resero indispensabili quindi la costruzioni di un dormitorio, un refettorio ed una cappella.

Questo insediamento è situato ad occidente di Giugliano, un comune in provincia di Napoli, ed era quindi di proprietà dei certosini della certosa di San Martino. Un casolare già esistente, fu acquistato nel 1337 da fra Lorenzo Venato di Napoli dell’ Ordine de Minori, da Bonifacio de Guardia e da Bartolomeo Caracciolo detto Cavaliere Carafa. Costoro erano gli esecutori testamentari di Carlo d’Angiò Duca di Calabria, e fecero questo acquisto, “per dote” della nascente certosa di San Martino. Il complesso monastico napoletano fu fondato da Carlo di Calabria nel 1325, ed accolse i primi monaci nel 1337. Successivamente la regina Giovanna II d’Angiò, che regno dal 1414 al 1435, concesse ai certosini la riduzione del feudo di Casacelle in “burgensatico”, ovvero piena proprietà. Tali privilegi furono confermati dai re Alfonso e Ferrante d’Aragona negli anni successivi. Nel 1515 la grangia si espanse, poiché i certosini acquistarono da Stefano Pontone altri 22 moggi, e nel 1533 da Tiberio e Giacomo de Buchis un’altra masseria con un altro fabbricato “massaria in più pezzi con casa grande”. Sempre da notizie documentarie, si apprende che il 15 ottobre del 1608, i certosini napoletani si impegnarono a riedificare la cappella esistente, dedicata a SanTammaro. La nuova chiesetta, preceduta da un angusto vestibolo, presenta un impianto ad aula con abside piana e portale timpanato sul lato sud. L’abside è rivolta ad est, come nelle chiese bizantine, ed è sovrastata da un campanile a vela. All’interno, sulla parete ovest, sono visibili due nicchie per le acquasantiere ed una cornice rettangolare in stucco. Essa fu costruita fuori dal recinto della grangia stessa, che ormai contava circa 300 moggi!

I granai ed  magazzini servivano per contenere i prodotti delle terre limitrofe in cui si coltivavano broccoli, fave, grano e viti, quest’ultime consentivano la succedanea produzione del famoso vino “asprinio”.

La grangia rimase proprietà della certosa fino alla rivoluzione del 1799. Ai primi dell’Ottocento, Gioacchino Murat la concesse al suo ministro delle Finanze, Jean-Antoine-Michel Agar conte di Mosbourg (1771-1844).
L’unica parte della grangia databile con precisione è la cappella, la quale, come abbiamo visto, fu riedificata nel 1608. In seguito degrado ed abbandono hanno reso quasi inaccessibile il luogo di questo insediamento rurale certosino. Alcune foto vi testimoniano le imponenti costruzioni, ridotte ormai in ruderi fatiscenti.
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2 Risposte

  1. Mi permetto di segnalarvi alcune inesatezze,o meglio confusioni, riportate sul suo blog riguardo questo sito archeologico. Sono l’arch. Antonio Pirozzi di Giugliano e per anni ho svolto ricerche archivistiche e strumentali su questo sito sia per conto della sovintendenza che per conto proprio e anche per il fatto che le mie ricerche sono iniziate nel 2000 con la tesi di Laurea ed il relativo restauro del borgo. Quali sono le inesatezze: e vero che i monaci dal 1337 incominciarono ad acquistare terreni e proprietà, e questo e riportato nel libro “Inventario di tutte le Scritture Sistenti Nell’archivio della Real Certosa di S. Martino appartenenti alle Grancie di Aversa e Casacelle compilato da Don Vincenzo Pirozzi Priore della Real Certosa e terminato nel 1766, ma non acquistarono la masseria. I monaci incominciarono a soggiornare nella masseria (senza il pagamento della gabella) dal 23 febbraio 1373 per effetto della donazione voluta dalla Regina Giovanna I. Il borgo fu acquistato (e ho la copia dell’atto di acquisto) dalla Certosa solamente il 10 novembre 1533 alla presenza del notaio Domenico Fiorentino e dei venditori i fratelli Giacomo e Tiberio De Bucchis. Quando ha scritto sopra ” il Monastero acquistò nel 1533 da Tiberio e Giacomo de Bucchis un’altra masseria con un altro fabbricato “massaria in più pezzi con casa grande” trattasi proprio del borgo. Fu pagato 3000 ducati. L’altra inesattezza riguarda il fatto che ai primi dell’800 la grancia fu concessa da Gioacchino Murat al suo ministro delle Finanze, Jean-Antoine-Michel Agar conte di Mosbourg (1771-1844). Questo è errato perche al conte furono concessi solo alcuni terreni a Casacelle, mentre la grancia passò nel 1806 per volere di re Ferdinando IV al barone Scipione della Marra che l’acquisi per benemerito, essendo quest’ultimo generale in carriera . Alla morte di quest’ultimo, la Grancia poi passò, dal 1850 ,alla Parrochia di Parete. Per la cronaca il borgo fu costruito nel 749 d.c. dal Gisulfo II duca di Benevento duante il ducato beneventano e concesso negli stessi anni al Monastero di S. Vincenzo a Volturno in prov. di Isernia.

    • Grazie! per la precisa puntualizzazione e l’attenta correzione delle inesattezze. Se ha informazioni su le altre grange della certosa di san Martino, da poter pubblicare su questo blog, se vuole, mi contatti.
      Saluti

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