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Intervista a Dom Antão Lopes priore di Scala Coeli

Intervista a Dom Antão Lopes 

priore di Scala Coeli

antao_cartuxa_evora

L’intervista all’attuale Priore della certosa di Scala Coeli di Evora in Portogallo, è breve ma molto intensa ve la propongo nel suo contenuto audio (in lingua portoghese) e nel testo tradotto in italiano. Essa è tratta da un reportage del 1999 di “Rádio Renascença” (Portugal)

Introduzione

Speaker: La rigorosa chiusura in cui vivono i monaci certosini non è mai rotta, neanche per la sepoltura dei morti. Le donne rimangono all’esterno e solo gli uomini possono entrare per vedere la sepoltura dei suoi familiari. In un gesto di spogliamento come hanno sempre vissuto, i certosini sono sepolti senza bara, avvolto in un lenzuolo semplice, in copertura superficiale accanto ai chiostri.

L’Ordine dei Certosini è stato fondato più di 900 anni da San Bruno. Per secoli i monaci certosini ad Evora,  hanno vissuto isolati in rigoroso silenzio e preghiera fino al 1834, data dell’estinzione degli ordini religiosi e il conseguente esproprio di tutti i beni della Chiesa. Il Convento della Certosa di Évora è stato venduto all’asta e trasformato in Scuola Agraria, e gran parte delle opere d’arte sacra è scomparsa senza lasciare traccie. Solo nel 1960, quando questa proprietà è entrata in possesso di Eugenio de Almeida, la Certosa è stata restituita ai monaci. Gli eremiti sono tornati a Évora, ma hanno ricevuto un monastero danneggiato e solo ora, finalmente, sono riusciti grazie al sostegno dello Stato e dell’Unione Europea ad ottenere ingenti lavori di restauro.

Il Presidente della Repubblica Jorge Sampaio, ha deciso di visitare il Convento e la chiesa rinascimentale e barocca di Santa Maria Scala Coeli (1999). Questa visita di Sampaio ha aperto le porte della ferrea clausura. Tutto perché i rigidi Statuti della Certosa vietano visite al convento, tranne una rara opportunità al Capo dello Stato e il suo entourage, uomo o donna. E questo è successo lo scorso Martedì, è stata un’occasione storica in cui tutti hanno attraversato le porte della Certosa di Évora senza rischio di scomunica.

Per conoscere di più sulla vita della Certosa, alla vigilia del gran giorno della visita, la “Radio Renascença” ha parlato con un padre che vive lì da 35 anni.

Padre Antão ha accettato di rispondere sulla vita silenziosa dei certosini.

L’ intervista

Padre Antão: La Certosa è un Ordine fondato 900 anni fa, e siamo arrivati in Portogallo 400 anni fa. L’idea primitiva, l’idea del fondatore San Bruno, era di ripristinare la vita dei monaci eremiti dei primi secoli della Chiesa che vivevano persi nei boschi. l’idea di San Bruno era che i monaci (poi chiamiamo certosini) vivessero come solitari, come eremiti, ma raccolti in comunità. Quindi sono stati fondati i monasteri in cui ogni monaco ha una cella dove trascorre l’intera giornata. E durante la settimana lavora da solo, mangia, legge e prega da solo. Ci incontriamo nella Messa e nell’Ufficio Divino. La domenica parliamo e mangiamo insieme, abbiamo una vita comunitaria. Così è stata un’idea per fare la sintesi tra solitudine e comunità.

Intervistatore: Ma penso che la tua vita quotidiana è rigorosa, è molto solitaria.

Padre Antão: È proprio rigorosa in questo senso di solitudine, perché c’è un rigore che le persone là fuori, quelle che non ci conoscono, pensano che sia strano e anche pensano che mangiamo poco o male. Abbiamo una vita austera semplicemente a causa della povertà, perché non abbiamo grandi comunità. Quello che per noi non è facile, ma soprattutto per coloro che vengono, il più difficile è vivere in solitudine.

Intervistatore: Ma voi monaci non parlate mai?

Padre Antão: Parliamo la domenica e nei giorni di festa, ed un pomeriggio per settimana andiamo in giro per i campi. Due pomeriggi sono dedicati alla conversazione. Ma per noi questo invece di essere difficile è bello. Abbiamo bisogno di isolare gli altri, così abbiamo più tempo e più facilità per parlare con Dio, più tempo alla unione con Dio e alla preghiera.

Intervistatore: Come si resiste una settimana senza mai parlare con nessuno?

Padre Antão: No, non è mai. Perché tra noi parliamo due pomeriggi e anche parliamo con Dio. Non è così…con nessuno. Non siamo da soli e non siamo in silenzio da soli. Siamo occupati con la vita interiore di ciascuno. Ti spiego meglio…è una vita che si chiama contemplativa, si chiama vita di preghiera ed è molto complessa, è una vita di lettura. Abbiamo molto più tempo libero, andiamo alla biblioteca che è una nobile tradizione per conoscere la relazione divina, per avere familiarità con le cose di Dio. Abbiamo più tempo libero di parlare con Dio e più tempo per la preghiera liturgica. Siamo l’Ordine che canta di più! Sono 4 ore al giorno nelle quali cantiamo nel coro.

Intervistatore: Ma questo può essere considerato una sorta di fuga dal mondo?

Padre Antão: Come regola generale, coloro che fuggono del mondo rimangono 2 o 3 giorni qui. (ride)

Intervistatore: Allora, come si fa a essere così vicino al mondo e così lontano? Come affrontare questa contraddizione?

Padre Antão: Penso che c’è una risposta soprannaturale, è una fede un po’ più forte del solito. Per noi Dio ci basta, mentre per le persone di altre religioni Dio non gli basta. È qualcosa di vocazione, un carisma che Dio ci dà, riempie di soddisfazione il tempo e non è difficile quando c’è veramente l’interesse per le cose di Dio che ci fa dimenticare le altre cose che non sono di Dio. Si deve riconoscere che la vita certosina è ancora un po’ più impegnativa, perché all’interno dei monasteri c’è una cella e ogni cella è un piccolo monastero dove il monaco trascorre da solo. Pertanto, questa solitudine è un po’ più alta, però penso che la spiegazione sarebbe che la fede anche sia un po’ maggiore. E Dio lo sa, forse anche l’amore del monaco sia un po’ maggiore, almeno nella intenzione e nella ricerca di Lui.

Intervistatore: Quanti siete ora?

Padre Antão: Qui ci sono 12 e più altri 2 che sono in formazione. Inoltre ci sono altri 4 portoghese professi, anche di questa Certosa, che sono stati inviati ad altre Certose. In nostro Ordine siamo di varie nazionalità. Abbiamo inviato un portoghese di fondare una Certosa in Brasile, una in Francia e una in Italia. E la tradizione del nostro Ordine è questa, perché siamo pochi, perché la nostra vocazione è difficile e si diceva che “c’erano Gesù e gli apostoli” e noi monaci siamo una sorta di ricordo di questo apostolato.

Intervistatore: Voi monaci avete tutto il tempo di vita per pregare, quindi pregate su che cosa?

Padre Antão: Il tempo è riempito con un sacco di lettura cui l’oggetto è la Bibbia ed anche i commenti sulla Bibbia e le conseguenze come i dogmi e la dottrina cristiana. Io vivo più di 40 anni nell’Ordine e posso riconoscere che dopo 40 anni io conosco Dio molto meglio di quando sono entrato ed avevo 20 anni. Ammiriamo le cose che Dio ha fatto, ci dispiace le cose che Dio ci chiede e non ci siamo riusciti. Nella preghiera si parla con Dio su ciò che sappiamo e con più conoscenza, perché restiamo più tempo in preghiera. Dico spesso che non sappiamo se a Dio piace la nostra preghiera, ma abbiamo apprezzato molto la nostra preghiera, ci sentiamo felici con la nostra preghiera.

Intervistatore: Padre, con questo clima di silenzio e di raccoglimento, cosa accadrà domani in Certosa, sarà un’invasione.

Padre Antão: Sì, siamo un po’ a disagio, ma sarà una ora e, in un certo senso, sono due cose diverse. In primo luogo ci sarà una Messa e la comunità ovviamente parteciperà. Poi ci sarà una visita del Presidente e la comunità resterà nella cella. Solo il signore Padre Priore ed io ci incontreremo con le autorità che arrivano. Dunque, la comunità non avrà distrazione speciale a causa della visita di estranei. Verranno qui per vedere la Certosa e non i certosini.

Intervistatore: E come il signore guarda la ristrutturazione di questa Chiesa che è già vecchia?

Padre Antão: Bene, siamo contenti, perché in realtà è un peccato che questa Chiesa sia stata trasformata in un granaio di cereali nel secolo scorso. Siamo venuti al monastero ed era in uno stato indegno di Dio. Quindi per noi, questa chiesa da restaurare è qualcosa che Dio merita, è degno e giusto che la casa di Dio sia in uno stato degno. A causa della nostra povertà, questo era impossibile, ma lo Stato ci ha aiutato e siamo molto lieti. Grazie! La chiesa è per Dio vederla e anche da servire al culto divino e, così, continuerà. Noi, con la fede che abbiamo, pensiamo che ne valeva la pena che Dio avesse la sua casa ripristinata.

La visita del Presidente Sampaio

Speaker: Il giorno successivo in cui il Presidente della Repubblica è andato a Certosa di Évora, è stato, infatti, una visita storica. Le porte della clausura si sono aperte alla visita per contemplare i famosi chiostri, uno dei più grandi del paese, con 9.604 mq e dove la regola non consente che i monaci si trattengano lì. Nonostante la sua bellezza, i chiostri della Certosa servono solo come un luogo di passaggio. Il Padre Priore Isidoro Maria ( priore di Evora nel 1999) ha guidato Jorge Sampaio e il suo entourage, e la ‘Radio Renascença’ li ha accompagnati:

Priore: Non utilizziamo il chiostro per pregare o neanche per leggere, lo utilizziamo per transitare. Ci alziamo di notte per andare a chiesa e cantare fino alle 3 ore. Che meraviglia! (commenta Jorge Sampaio)

Priore: Sì, noi certosini cantiamo molto!

Speaker: È il momento preferito dei certosini. Si alzano alle 23:30 e pregano incessantemente fino alle 3 del mattino. Dopo ritornano all’isolamento in cella. La giornata del certosino trascorre sopratutto in silenzio, a volte si riuniscono a pregare nella Chiesa, ma senza parlare gli uni agli altri. I certosini mangiano da soli nelle loro celle e solo il lunedì possono passeggiare tra i campi. La spiegazione è di Padre Isidoro Maria, Priore della Certosa, in risposta alle domande del Presidente Sampaio.

Sampaio: Bene, i padri vogliono incontri fra tutti noi…

Priore: Noi durante la settimana abbiamo una vita eremitica nel deserto. Le domeniche abbiamo la ricreazione e il lunedi facciamo una passeggiata fuori della Certosa.

Sampaio: E come mangiate? Anche separati?

Priore: Mangiamo da soli, tranne le domeniche ed anche nei giorni di festa mangiamo insieme e parliamo in refettorio. Abbiamo una ricreazione nelle domeniche e giorni di festa.

Speaker: Dal chiostro siamo entrati in cella. Accanto alla porta c’è una porticella, attraverso la quale entra il pasto quotidiano. Al suo interno, si tratta di un luogo con diverse camere e grandi finestre. Nonostante la stufa a legna che si trova nella entrata della cella, che aiuta

ad attenuare i rigori invernali, i mobili sono ridotti all’essenziale: un letto, una sedia, un inginocchiatoio, un tavolo per il lavoro e un ripiano per i libri. Curiosamente i certosini mai scrivono, perché è vietato.

Sampaio: Voi scrivete molto o non?

Priore: Non si può.

Sampaio: Non si può?

Priore: È proibito.

Sampaio: Ah…è vero?

Priore: Sì, ma se il certosino scrive un libro, lo scrive anonimo. Se non edifichiamo per la testimonianza, molto meno edificheremo per la parola.

Speaker: La presenza dei certosini in totale silenzio, ai dodici uomini che vivono dietro le mura del Convento di Évora, il momento che più gradiscono è la preghiera della notte. Insieme nella cappella ed allineati negli stalli del coro di legno, loro pregano durante la notte in piedi, in ginocchio o prostrati, come ha esemplificato il Priore a Jorge Sampaio.

Il Priore fa una dimostrazione negli stalli del coro: Preghiamo così…restiamo seduti, anche in piedi e ci prostriamo. Noi amiamo l’ufficio divino, perché ci alziamo per lodare Dio. Non ci preoccupiamo di niente, solo di Dio. Questo è il periodo più bello, in un silenzio totale e assoluto. Siamo lieti e crediamo che anche il Signore sia  lieto.

Speaker: Vivere totalmente separati dal mondo con la certezza dell’amore di Dio. Abbiamo testimoniato la serenità di questi 12 uomini e il loro modo di vivere la loro misteriosa vocazione di certosini. È vero che mai più vedremo i volti di questi uomini, nè torneremo a passare attraverso le porte della chiusura, ma l’essenza rimane: il rigore della solitudine, la presenza silenziosa di questi monaci è il segno più evidente che il cuore dell’uomo cerca una risposta maggiore di quella che il mondo è capace di dare.

Una Risposta

  1. […] inaugurazione era presente anche Dom Antão Lopes, Priore di Scala Coeli, il quale ha voluto rilasciare un breve testo sull’argomento, spiegandoci […]

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