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Le profezie di Dom Giovanni Mazza

Le profezie di Dom Giovanni Mazza

ritratto Dom Antonio Mazza

Gli aneddoti che sto per narrarvi, sono legati ad un personaggio che vestì l’abito certosino nella certosa napoletana di san Martino. I personaggi in questione, in verità sono due.

Antonio e Giovanni Mazza furono due fratelli calabresi entrambi nativi di Monteleone, ovvero il nome che il comune italiano di Vibo Valentia aveva nel Regno di Napoli, poi Regno delle due Sicilie. Per introdurvi al racconto, è d’obbligo una breve biografia dei due fratelli.

Dom Antonio Mazza

Come già detto fu nativo di Monteleone, ed intraprese una brillante carriera di studi, che lo portarono a diventare professore di legge, egli era inoltre dotato di una profonda cultura. Ma ben presto fu infiammato da una vocazione per la vita monastica, che lo portò ad entrare nella certosa di Napoli, a san Martino egli fece la professione solenne il 21 marzo del 1526. Da subito mostrò il suo zelo verso la vita certosina, facendosi apprezzare per le sue doti. Ciò portò Dom Antonio ad essere eletto priore (1527-1546), per la gioia dei suoi confratelli che avevano in lui un grande consigliere, che si distinse anche per la sua lodevole misericordia ai poveri ed agli emarginati. Fu scelto per essere Visitatore della provincia certosina di san Bruno, e fu ricordato per la sua diplomazia e rettitudine che non ebbero uguali. Dopo una vita trascorsa tra l’amore dei suoi confratelli, morì tra lacrime e disperazione di costoro, il 6 ottobre del 1546.

Dom Giovanni Mazza

Nel tentativo di seguire le orme del fratello Antonio, Giovanni, nato nel 1501, studiò legge a Napoli ma non concluse gli studi poiché fu anch’egli attratto dalla vita certosina. Entrò da giovanissimo, a soli diciassette anni, e prima del fratello, nella certosa di san Martino, il 26 febbraio del 1517, nella quale visse per ben cinquanta anni senza mai cambiar cella. Era particolarmente silenzioso ed incline a profferire poche frasi, ma, pensate,  estratte dalle sacre scritture! Si narra che era molto zelante nel coltivare frutti ed erbe che soleva distribuire ai suoi confratelli dicendo: “Edent pauperes et saturabuntur”ovvero i poveri mangeranno e saranno saziati.

Si narra della sua particolare attenzione al cibo, non solo non mangiava la carne come imposto dalla regola, ma addirittura si privava anche di formaggio, uova e pesce, abbandonandosi spesso a digiuni prolungati interrotti da pane, acqua, frutta e qualche verdura. Insomma estremamente integerrimo alla regola certosina, ed anzi spesso la rese ancora più severa indossando permanentemente sotto la cocolla un cilicio e raramente usava calzature, affrontando con penitenza i rigori dei freddi inverni. Il suo fervente zelo lo portava a fare veglie estenuanti, Dom Giovanni era sempre il primo a giungere in chiesa per il mattutino, si narra che sovente aspettava il sagrista addetto all’apertura del portone. Fu devoto alla beata Vergine, celebrandone ogni giorno la Santa Messa, durante la quale fu spesso colto in estasi dai suoi confratelli testimoni delle sue doti mistiche. La fama della sua santità cominciò ad oltrepassare le mura della certosa napoletana, diffondendosi senza controllo.

pannello

Le profezie

Fu così, che la notorietà di Dom Giovanni Mazza attrasse l’imperatore Carlo V° d’Asburgo, il quale, di ritorno dalla spedizione di Tunisi, dopo essere stato acclamato  dai certosini di Padula,  il 30 novembre del 1535 ,  volle andare a trovare il religioso certosino a san Martino. Per accogliere l’imperatore a Napoli, si recarono tutti i priori delle certose del Regno: Dom Benedetto de Silice Alatrino (Serra), Dom Nicolò de Muro (Padula), Dom Girolamo (Chiaromonte), Dom Girolamo Bucciarelli (Capri) oltre ad Dom Antonio Mazza.

L’incontro fu incentrato sulle lodi del monaco all’imperatore per l’impresa effettuata, ma fu uno spunto per esortare Carlo V° a tornare celermente in Germania ed affrontare gli eretici luterani. Dom Giovanni rassicurò il monarca e gli predisse che accompagnato dalle sue orazioni, la vittoria sarebbe stata certa. Si racconta, che per effetto di quel colloquio il monarca negli ultimi anni di vita si rinchiuse nel monastero di Yuste, dove terminò i suoi giorni nella quiete monastica.

Ma i vaticini del pio certosino, continuarono, allorquando Giovanni d’Austria, figlio di Carlo V° nominato generalissimo della flotta della Lega Santa con la quale sconfisse gli Ottomani nella battaglia di Lepanto del 1571, si recò a Napoli. Come suo padre, fu rapito dalla fama del profetico certosino dal quale volle farsi benedire, e si recò per incontrarlo alla certosa di san Martino. Dopo il primo incontro, egli fu folgorato dall’aura di santità del certosino che divenne il suo padre spirituale per tutta la sua permanenza a Napoli. Prima di salpare Giovanni d’Austria ricevette una benedizione particolare, a cui fece seguito una estasi nella quale venne pronunciata una profezia circa la vittoria che sarebbe occorsa  a Lepanto. La vittoria avvenne la domenica 7 ottobre 1571, in contemporanea al termine delle sue orazioni Dom Giovanni Mazza cadde in un estasi che durò circa due ore, ed  alla quale assistettero tutti i suoi confratelli testimoni di quel prodigioso evento. Il monaco riavutosi gridò: Vittoria, vittoria, vittoria! Benedicta sit sancta Trinitas. Al ritorno da Lepanto Giovanni d’Austria volle ringraziare il certosino che trentasei anni prima aveva già fatto un’altra profezia a suo padre. Ormai vecchio, Dom Giovanni rifiutò ogni medicina e continuando la sua severa regola di vita andò incontro al giorno della sua morte, che ovviamente aveva già profetizzato ai suoi confratelli, che lo cinsero di amore fino all’ultima ora della sua vita terrena che finì nel 1582.

Operò diversi miracoli e guarigioni anche dopo la sua morte, ma dei quali purtroppo si è perduta memoria. L’intenzione di questo articolo, è di celebrare il ricordo di questi due fratelli certosini, protagonisti indiretti di eventi storici, ma ormai dimenticati e condannati all’oblio. A loro vada una prece.

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