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Dal racconto di un amico

Dal racconto di un amico

Ingresso alla certosa dello Spirito Santo a Farneta

                                            Ingresso alla certosa dello Spirito Santo a Farneta

Ho ricevuto da un caro amico di Cartusialover, una sua testimonianza riguardante una visita fatta nella certosa di Farneta. Spesso vi ho detto che, è quasi impossibile l’accesso di un estraneo in un convento certosino, salvo rare eccezioni,e comunque dietro richiesta vagliata attentamente dal padre Priore, ed accolta.  Pertanto quella che sto per proporvi è una testimonianza rara e particolare, poiché contrariamente a quelle propostevi finora, di aspiranti o postulanti, questa ci è fornita da un laico. Egli rimane rapito dalla atmosfera quasi incantata respirata in certosa, un punto di vista diverso  e comunque un tassello importante utile alla divulgazione ed alla diffusione del carisma certosino. Leggiamo ora le sue spontanee e profonde considerazioni:

“Caro, ieri, dopo tanta attesa sono potuto andare in Certosa. Sono arrivato al portone alle 6.45 in tempo per poter partecipare alla santa messa delle 7. Premetto, che avevo telefonato giorni prima per prendere accordi con il padre Priore.

E’ venuto ad aprirmi il coadiuvator, che sarebbe il fratello converso responsabile della foresteria, e ci siamo salutati con un sorriso ed un abbraccio.

In Chiesa sono andato da solo entrando in un piccolo corridoio dove sta la bacheca, ovvero la tabula hebdomadaria, con gli impegni quotidiani dei certosini e la richiesta di preghiere e per persone ammalate o per defunti, che vi mette il Priore.

Per una piccola scala sono salito nella parte alta dove stanno pochi scranni per i pochi eventuali ospiti, e da dove si domina l’unica navata con i monaci e l’altare. L’amico fa riferimento alla cosiddetta tribuna, che accoglie i rari ospiti.

tribuna Farneta

Fin dalla prima volta che ho potuto assistervi, sono rimasto colpito dall’intimità della loro celebrazione, fatta di Silenzio, di pause di meditazione personale dopo la lettura dei Testi Sacri, di canto gregoriano. Anche l’officiante nel dire Messa, quasi non parla e resta spesso con le braccia aperte a croce.

monaco celebra sull'altare

Ma come posso spiegare a parole quel Silenzio, che porta il canto degli uccelli all’interno di quelle mura? Ci vuole un salto dello spirito…

Fin dai primi attimi diventa tutto meditazione, rapporto personale con l’Assoluto, anche se ci troviamo noi ospiti e la comunità di “eremiti”, insieme.

Mi piace sempre arrivare presto al posto che mi è assegnato, per sentire la campana che chiama alla Messa. La suona un monaco alla volta entrando nella chiesa, come se fossero pellegrini che si adunano da villaggi diversi. Si passano la lunga corda che pende al centro della Navata, affinchè ognuno può velocemente accomodarsi al proprio posto.

Non si “accendono le luci” nella chiesa, bensì la luce che viene naturale dalle finestre aiuta ciascuno all’interiorità.

Non ci sarà commento al Vangelo: “ perche la Parola di Dio non ha bisogno di spiegazioni ma parla con voce particolare al cuore di ciascuno di noi: Abbiamo portato alla radice la regola benedettina, vi abbiamo tolto il  parlare”, così mi disse un giorno il padre Priore, quando gli sottolineai la bellezza nell’intimità della loro celebrazione.

Se vado oggi ad una Messa “normale”, dove tutto è luce, suoni, parole,commenti e chiacchierare, ti dico sinceramente che mi sento a disagio e vorrei essere là in Certosa, a volte mi verrebbe da andarmene: ma sicuramente questo è frutto del mio orgoglio.

Quando sono uscito dalla chiesa, ho incontrato nel cortile della foresteria, il frate portinaio. “Anche tu qui Aldo? Eri alla Messa ed hai fatto la comunione?”

Si -gli ho risposto- sono venuto stamattina presto.

Non ti ho visto. Ma del resto io non guardo mai chi passa per andare verso l’altare”

Ci siamo salutati e mi sono rimaste appiccicate addosso le sue parole:

non guardo mai.

Ogni tanto mi giungono gocce di umiltà come queste sue tre parole, stando in Certosa. Nessuno là mi insegna, neanche il padre Priore l’ha mai fatto, ma unicamente ti accompagnano e ti stimolano nel cammino personale della spiritualità con qualche parola semplice, perché sanno che ognuno di noi ha un suo cammino proprio ed imprescindibile.

Un luogo che io amo in Certosa è il cimitero.

chiostro antico con cimitero e puteale

Chiostro antico con cimitero e puteale

Questo è composto da due rettangoli di prato con croci di legno ad indicare i luoghi della sepoltura.

Mi piace il loro rito funebre, il mettere il corpo nello stesso posto dove già sono le ossa di altri certosini che hanno vissuto là. E’ come se la fraternità tra i monaci non terminasse con la Morte, ma insieme attendessero la Resurrezione.

Un giorno giravamo con il Padre che fa da maestro dei novizi, per far visitare il convento ai miei due figli e io mi accorsi di un cumulo di terra fresca. Chiesi al padre chi fosse morto e lui mi rispose che era il “vecchierello”, così chiamava il Priore un frate converso che io avevo sempre conosciuto fermo su di una carrozzella. “ A primavera ci cresceranno tanti fiorellini…” aggiunse il Padre continuando a camminare.

Molte volte sorrido della loro semplicità; è una virtù che nel nostro mondo sembra scomparsa o la incontriamo raramente solo nei bambini.

Io ringrazio la Provvidenza che mi ha portato a conoscere il loro mondo di preghiera ed a condividere per alcune ore il  Silenzio che regna tra quelle mura. Credimi, ma certo ne sei partecipe, quando esci dal portone non siamo più gli stessi.

Io la prima volta che lo feci ero talmente rallentato da non riuscire ad inserire più della seconda marcia mentre guidavo, e tutti  che mi suonavano ed imprecavano…ma a me non importava nulla: ero così leggero!”

Non esitate a contattarmi, se volete esternare simili esperienze.

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4 Risposte

  1. mi puoi contattare?
    andrea

  2. Confermo quanto raccontato in questa esperienza; anche io ho visitato e ho soggiornato a Farneta diverse volte. Vi abito a pochi chilometri. Adesso ho un po’ perso i contati. Vorrei sapere chi è il nuovo priore.

  3. Un’esperienza, quella da lei raccontata, che mi tocca il cuore. Ogni tanto, dalla Sicilia, mi reco a Serra San Bruno, per respirare un po’ quell’aria pura e semplice che mi ha affascinato sin da quando ho cominciato a conoscere la spiritualità certosina. Ho letto la storia di san Bruno e alcune testimonianze e riflessioni di certosini, che mi hanno aiutato, per quel poco che riesco a comprendere, il nocciolo di questa spiritualità. La nostalgia e il fascino dell’Assoluto mi prendono l’anima e tutto al confronto si relativizza.

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